deprescrizione di psicofarmaci
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/ L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa. E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata. Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale. I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti. Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato. https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/... Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione. Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/ Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa. Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema. Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile Daniela Mariani Cerati
Daniela grazie per queste informazioni. Continuiamo a leggere revisioni della letteratura in cui si registra - da decine di anni! - un allarme per la sovramedicazione delle persone con DI e DSA ma poche o nessuna ricerca sulla (possibile!) deprescrizione che è possibile!. Ciro Ruggerini Il giorno sab 14 ott 2023 alle ore 10:42 daniela <[email protected]> ha scritto:
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo
Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/
L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html
Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa.
E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata.
Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale.
I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti.
Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato.
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/...
Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione.
Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/
Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa.
Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema.
Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it
Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected]
Laermans P e colleghi affrontano il tema della deprescrizione di psicofarmaci negli adulti con disabilità intellettiva non con una sperimentazione secondo le rigide regole delle sperimentazioni, ma pubblicando i risultati del tentativo di applicare nella pratica clinica quanto raccomandato nel documento del Consiglio Superiore della Sanità del Belgio Lignes directrices sur l’utilisation non autorisée de médicaments psychotropes chez les adultes présentant une déficience intellectuelle. Bruxelles: CSS; 2022. Avis n° 9657. https://www.hgr-css.be/file/download/4b6ca9d5-25b2-4dd9-8b7e-296dae3fed1d/Rc... da cui copio quanto segue 10. Consideration for withdrawal of medication and exploration of non-medicinal treatment should be ongoing and described in the treatment plan 17. Medication should be used at the lowest possible dose for the minimum time required. Il campione considerato nell’articolo è composto da 27 adulti con disabilità intellettiva e gravi comportamenti problema di età mediana di 52 anni, ospiti di residenze per disabili, in terapia con antipsicotici da almeno un anno. Sette di questi hanno anche la diagnosi di autismo. Rispettando quanto raccomandato dalle linee guida, in concomitanza con il lento calo del dosaggio del farmaco (tapering) sono stati implementati la psicoeducazione agli ospiti e la supervisione agli operatori psycho-education, coaching, and supervision, these support mechanisms were available to care facilities as part of the intervention. L’analisi dei sottogruppi ( diversi livelli di disabilità intellettiva e disabilità intellettiva con autismo) ha evidenziato che tutti i sottogruppi hanno beneficiato del tapering Subgroup analyses revealed that the tapering process generally had a consistent impact on behaviour, general functioning, side effects, and QoL across most subgroups, including varying degrees of intellectual disability, autism diagnosis, and medication reduction. Il calo della posologia (tapering) è avvenuto in 40 settimane. In due casi è stato possibile sospendere completamente gli antipsicotici, in 22 casi è stato diminuito il dosaggio del 39,7 per cento. In tre casi la deprescrizione non ha avuto successo: in due si è tornati alla dose di partenza e in uno ad una dose superiore. Nei casi in cui il dosaggio di antipsicotici è stato ridotto o sospeso sono stati osservati miglioramenti nella qualità di vita, nel funzionamento generale, nei comportamenti problema e negli effetti collaterali dei farmaci On average, participants reduced their medication dosage by 39.7 %. Following tapering, improvements were observed in Quality of Life and overall functioning, alongside reductions in challenging behaviour and side effects. Per quanto riguarda le persone con autismo, gli autori dicono che la riduzione di antipsicotici, se non adeguatamente controllata, puo’ intensificare le esperienze sensoriali portando potenzialmente a disregolazione emozionale o comportamenti problema . Pertanto è essenziale integrare nel processo di deprescrizione le strategie di supporto per le sensibilità sensoriali, come ambienti strutturati e supporto della regolazione sensoriale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25261248/) the reduction of antipsychotics may intensify sensory experiences in individuals with autism, potentially leading to emotional dysregulation or behaviours of concern if not adequately addressed. Therefore, it is essential to integrate strategies that accommodate sensory sensitivities—such as structured environments and sensory regulation support—into the tapering process (Wigham et al., 2014) Fonte Laermans P, Morisse F, Claes C, Lombardi M, Vandevelde S, Audenaert K, Persoons P, de Kuijper G. Less antipsychotics, more Quality of Life tapering strategies for adults with intellectual disabilities and challenging behaviour. Res Dev Disabil. 2025 Jul;162:105020. doi: 10.1016/j.ridd.2025.105020. Epub 2025 Apr 22. PMID: 40267652. Mio commento. La difficile deprescrizione di antipsicotici ad adulti in trattamento da anni con questi farmaci è la conseguenza di una malpractice diffusa a livello internazionale. Qualsiasi terapia, e a maggior ragione una terapia con farmaci che possono avere pesanti effetti indesiderati, dovrebbe essere costantemente monitorata nel tempo, sospesa quando più dannosa che utile o, quanto meno, prescritta al minor dosaggio efficace. Gli autori ipotizzano che il calo del dosaggio di antipsicotici sia stato favorito da: psycho-education, coaching, and supervision. Questi elementi dovrebbero essere sempre presenti nell’arco della vita dei disabili e non dovrebbero mai essere sostituiti da un aumento del dosaggio degli psicofarmaci Daniela MC Il 2023-10-14 10:39 daniela ha scritto:
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo
Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/
L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html
Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa.
E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata.
Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale.
I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti.
Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato.
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/...
Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione.
Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/
Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa.
Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema.
Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile
Daniela Mariani Cerati
Daniela, grazie come sempre per le tue segnalazioni. Ciro Ruggerini Il giorno sab 31 mag 2025 alle ore 14:25 daniela via autismo-biologia < [email protected]> ha scritto:
Laermans P e colleghi affrontano il tema della deprescrizione di psicofarmaci negli adulti con disabilità intellettiva non con una sperimentazione secondo le rigide regole delle sperimentazioni, ma pubblicando i risultati del tentativo di applicare nella pratica clinica quanto raccomandato nel documento del Consiglio Superiore della Sanità del Belgio
Lignes directrices sur l’utilisation non autorisée de médicaments psychotropes chez les adultes présentant une déficience intellectuelle. Bruxelles: CSS; 2022. Avis n° 9657.
https://www.hgr-css.be/file/download/4b6ca9d5-25b2-4dd9-8b7e-296dae3fed1d/Rc...
da cui copio quanto segue
10. Consideration for withdrawal of medication and exploration of non-medicinal treatment should be ongoing and described in the treatment plan
17. Medication should be used at the lowest possible dose for the minimum time required.
Il campione considerato nell’articolo è composto da 27 adulti con disabilità intellettiva e gravi comportamenti problema di età mediana di 52 anni, ospiti di residenze per disabili, in terapia con antipsicotici da almeno un anno. Sette di questi hanno anche la diagnosi di autismo. Rispettando quanto raccomandato dalle linee guida, in concomitanza con il lento calo del dosaggio del farmaco (tapering) sono stati implementati la psicoeducazione agli ospiti e la supervisione agli operatori psycho-education, coaching, and supervision, these support mechanisms were available to care facilities as part of the intervention.
L’analisi dei sottogruppi ( diversi livelli di disabilità intellettiva e disabilità intellettiva con autismo) ha evidenziato che tutti i sottogruppi hanno beneficiato del tapering
Subgroup analyses revealed that the tapering process generally had a consistent impact on behaviour, general functioning, side effects, and QoL across most subgroups, including varying degrees of intellectual disability, autism diagnosis, and medication reduction.
Il calo della posologia (tapering) è avvenuto in 40 settimane. In due casi è stato possibile sospendere completamente gli antipsicotici, in 22 casi è stato diminuito il dosaggio del 39,7 per cento. In tre casi la deprescrizione non ha avuto successo: in due si è tornati alla dose di partenza e in uno ad una dose superiore. Nei casi in cui il dosaggio di antipsicotici è stato ridotto o sospeso sono stati osservati miglioramenti nella qualità di vita, nel funzionamento generale, nei comportamenti problema e negli effetti collaterali dei farmaci On average, participants reduced their medication dosage by 39.7 %. Following tapering, improvements were observed in Quality of Life and overall functioning, alongside reductions in challenging behaviour and side effects.
Per quanto riguarda le persone con autismo, gli autori dicono che la riduzione di antipsicotici, se non adeguatamente controllata, puo’ intensificare le esperienze sensoriali portando potenzialmente a disregolazione emozionale o comportamenti problema . Pertanto è essenziale integrare nel processo di deprescrizione le strategie di supporto per le sensibilità sensoriali, come ambienti strutturati e supporto della regolazione sensoriale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25261248/)
the reduction of antipsychotics may intensify sensory experiences in individuals with autism, potentially leading to emotional dysregulation or behaviours of concern if not adequately addressed.
Therefore, it is essential to integrate strategies that accommodate sensory sensitivities—such as structured environments and sensory regulation support—into the tapering process (Wigham et al., 2014)
Fonte Laermans P, Morisse F, Claes C, Lombardi M, Vandevelde S, Audenaert K, Persoons P, de Kuijper G. Less antipsychotics, more Quality of Life tapering strategies for adults with intellectual disabilities and challenging behaviour. Res Dev Disabil. 2025 Jul;162:105020. doi: 10.1016/j.ridd.2025.105020. Epub 2025 Apr 22. PMID: 40267652.
Mio commento. La difficile deprescrizione di antipsicotici ad adulti in trattamento da anni con questi farmaci è la conseguenza di una malpractice diffusa a livello internazionale. Qualsiasi terapia, e a maggior ragione una terapia con farmaci che possono avere pesanti effetti indesiderati, dovrebbe essere costantemente monitorata nel tempo, sospesa quando più dannosa che utile o, quanto meno, prescritta al minor dosaggio efficace.
Gli autori ipotizzano che il calo del dosaggio di antipsicotici sia stato favorito da: psycho-education, coaching, and supervision.
Questi elementi dovrebbero essere sempre presenti nell’arco della vita dei disabili e non dovrebbero mai essere sostituiti da un aumento del dosaggio degli psicofarmaci Daniela MC
Il 2023-10-14 10:39 daniela ha scritto:
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo
Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/
L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html
Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa.
E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata.
Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale.
I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti.
Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato.
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/...
Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione.
Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/
Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa.
Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema.
Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it
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Non è bello intervenire solo per un plauso, ma qui è più che doveroso. Non vedo purtroppo la stessa sensibilità nel nostro paese e questo dipende a mio avviso da due vizi a monte. Il primo. Chi si occupa di autismo in età adulta (lo psichiatra) non conosce gli interventi educativi di supporto e dunque non sa che si può supportare efficacemente, in buona misura, la deprescrizione degli psicofarmaci. Il secondo (più grave). il nostro sistema sanitario non eroga alcun intervento non se non quello farmacologico, nonostante le indicazioni delle linee guida per gli adulti. Dunque tutto si gioca lì e sovente se un paziente ha dei problemi la prima risposta è l'innalzamento del dosaggio, a prescindere (innalzamento che poi diviene la norma, perchè quando il quadro si sistema a nessuno viene in mente che si possa pensare a tornare al dosaggio precedente) Questa visione, come ho già detto, si ripercuote sui centri per i ragazzi autistici (diurni e residenziali), i quali di fronte a comportamenti problematici chiedono un confronto con lo psichiatra di riferimento (l'unico interlocutore credibile, secondo loro) per cui il sistema perpetua e rinforza questa stortura. Le famiglie non hanno potere contrattuale perchè di fronte alla presa di posizione degli operatori del centro a cui affidano i loro figli si trovano di fronte all'aut aut (o si fa come suggerisce lo psichiatra - e lì bisogna vedere chi trovi - o oppure il figlio viene dimesso e le famiglie si trovano a piedi..). Occorre un mutamento di prospettiva che coinvolga dall'alto al basso tutta la filiera degli operatori che si occupano dei ragazzi con autismo creando delle realtà nuove e virtuose. Massimo
Il 31/05/2025 14:21 CEST daniela via autismo-biologia <[email protected]> ha scritto:
Laermans P e colleghi affrontano il tema della deprescrizione di psicofarmaci negli adulti con disabilità intellettiva non con una sperimentazione secondo le rigide regole delle sperimentazioni, ma pubblicando i risultati del tentativo di applicare nella pratica clinica quanto raccomandato nel documento del Consiglio Superiore della Sanità del Belgio
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https://www.hgr-css.be/file/download/4b6ca9d5-25b2-4dd9-8b7e-296dae3fed1d/Rc...
da cui copio quanto segue
10. Consideration for withdrawal of medication and exploration of non-medicinal treatment should be ongoing and described in the treatment plan
17. Medication should be used at the lowest possible dose for the minimum time required.
Il campione considerato nell’articolo è composto da 27 adulti con disabilità intellettiva e gravi comportamenti problema di età mediana di 52 anni, ospiti di residenze per disabili, in terapia con antipsicotici da almeno un anno. Sette di questi hanno anche la diagnosi di autismo. Rispettando quanto raccomandato dalle linee guida, in concomitanza con il lento calo del dosaggio del farmaco (tapering) sono stati implementati la psicoeducazione agli ospiti e la supervisione agli operatori psycho-education, coaching, and supervision, these support mechanisms were available to care facilities as part of the intervention.
L’analisi dei sottogruppi ( diversi livelli di disabilità intellettiva e disabilità intellettiva con autismo) ha evidenziato che tutti i sottogruppi hanno beneficiato del tapering
Subgroup analyses revealed that the tapering process generally had a consistent impact on behaviour, general functioning, side effects, and QoL across most subgroups, including varying degrees of intellectual disability, autism diagnosis, and medication reduction.
Il calo della posologia (tapering) è avvenuto in 40 settimane. In due casi è stato possibile sospendere completamente gli antipsicotici, in 22 casi è stato diminuito il dosaggio del 39,7 per cento. In tre casi la deprescrizione non ha avuto successo: in due si è tornati alla dose di partenza e in uno ad una dose superiore. Nei casi in cui il dosaggio di antipsicotici è stato ridotto o sospeso sono stati osservati miglioramenti nella qualità di vita, nel funzionamento generale, nei comportamenti problema e negli effetti collaterali dei farmaci On average, participants reduced their medication dosage by 39.7 %. Following tapering, improvements were observed in Quality of Life and overall functioning, alongside reductions in challenging behaviour and side effects.
Per quanto riguarda le persone con autismo, gli autori dicono che la riduzione di antipsicotici, se non adeguatamente controllata, puo’ intensificare le esperienze sensoriali portando potenzialmente a disregolazione emozionale o comportamenti problema . Pertanto è essenziale integrare nel processo di deprescrizione le strategie di supporto per le sensibilità sensoriali, come ambienti strutturati e supporto della regolazione sensoriale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25261248/)
the reduction of antipsychotics may intensify sensory experiences in individuals with autism, potentially leading to emotional dysregulation or behaviours of concern if not adequately addressed.
Therefore, it is essential to integrate strategies that accommodate sensory sensitivities—such as structured environments and sensory regulation support—into the tapering process (Wigham et al., 2014)
Fonte Laermans P, Morisse F, Claes C, Lombardi M, Vandevelde S, Audenaert K, Persoons P, de Kuijper G. Less antipsychotics, more Quality of Life tapering strategies for adults with intellectual disabilities and challenging behaviour. Res Dev Disabil. 2025 Jul;162:105020. doi: 10.1016/j.ridd.2025.105020. Epub 2025 Apr 22. PMID: 40267652.
Mio commento. La difficile deprescrizione di antipsicotici ad adulti in trattamento da anni con questi farmaci è la conseguenza di una malpractice diffusa a livello internazionale. Qualsiasi terapia, e a maggior ragione una terapia con farmaci che possono avere pesanti effetti indesiderati, dovrebbe essere costantemente monitorata nel tempo, sospesa quando più dannosa che utile o, quanto meno, prescritta al minor dosaggio efficace.
Gli autori ipotizzano che il calo del dosaggio di antipsicotici sia stato favorito da: psycho-education, coaching, and supervision.
Questi elementi dovrebbero essere sempre presenti nell’arco della vita dei disabili e non dovrebbero mai essere sostituiti da un aumento del dosaggio degli psicofarmaci Daniela MC
Il 2023-10-14 10:39 daniela ha scritto:
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo
Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/
L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html
Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa.
E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata.
Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale.
I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti.
Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato.
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/...
Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione.
Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/
Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa.
Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema.
Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it
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Il 2025-06-02 22:49 azzaretti--- via autismo-biologia ha scritto:
Non vedo purtroppo la stessa sensibilità nel nostro paese e questo dipende a mio avviso da due vizi a monte. Il primo. Chi si occupa di autismo in età adulta (lo psichiatra) non conosce gli interventi educativi di supporto e dunque non sa che si può supportare efficacemente, in buona misura, la deprescrizione degli psicofarmaci. Il secondo (più grave). il nostro sistema sanitario non eroga alcun intervento non se non quello farmacologico, nonostante le indicazioni delle linee guida per gli adulti. Dunque tutto si gioca lì e sovente se un paziente ha dei problemi la prima risposta è l'innalzamento del dosaggio, a prescindere (innalzamento che poi diviene la norma, perchè quando il quadro si sistema a nessuno viene in mente che si possa pensare a tornare al dosaggio precedente)
In un messaggio alla lista scuola ho commentato il documento della SINPIA LA CONTINUITÀ DELLE CURE NEI DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO Documento approvato in Consiglio Direttivo SINPIA il 24 febbraio 2025 https://sinpia.eu/wp-content/uploads/2025/02/documento-continuita-di-cura-se... A proposito della presa in carico degli adulti copio da quel mio messaggio quanto segue “Per quanto riguarda la continuità longitudinale il documento dà per scontato che si continui nella organizzazione attuale secondo la quale c’è una divisione netta tra servizi per l’infanzia e l’adolescenza e servizi per l’età adulta. Ci possono essere soluzioni diverse per le diverse età della vita, tutte valide, ma io credo che per le disabilità complesse, di cui l’autismo fa parte almeno nei livelli 2 e 3, sarebbe preferibile un unico servizio per l’arco della vita, come già avviene in Istituzioni private, che potrebbero essere prese come modelli di buone prassi dal Servizio pubblico; vedi centro per l’autismo di Novara dell’Associazione Enrico Micheli https://www.centroautismomicheli.org/page.php?id=75#:~:text=Il%20Centro%20per%20l'Autismo%20di%20Novara%20%C3%A8%20gestito%20dall,dei%20Disturbi%20Pervasivi%20dello%20Sviluppo. e fondazione Bambini e autismo di Pordenone https://www.bambinieautismo.org/ E’ ottimo ciò che il documento della SINPIA scrive sull’affidamento dei minori con disturbi del neurosviluppo ai servizi per l’età adulta. Ma affidamento a chi? Una mamma presidente di un’associazione ANGSA provinciale scrive “io posso dire di avere un sostegno Sociale, ma dalla Sanità ho prestazioni inefficaci e pretestuose” La mamma di un trentenne con gravi comportamenti dirompenti scrive “Ho chiesto allo psichiatra …. se poteva ricoverarlo per tarare la terapia farmacologica e mi ha risposto: " mi dispiace, purtroppo i reparti psichiatrici non sono adatti” e le ha indicato un centro lontanissimo che notoriamente accetta solo utenti della sua regione. Ad un adulto con disturbo dello spettro autistico ed epilessia è stato prescritto un farmaco che era efficace per l’epilessia, ma che dava un’insonnia gravissima che teneva sveglia tutta la famiglia. Il neurologo, edotto della cosa, ha detto di continuare. Evidentemente l’insonnia non la considerava di sua competenza Questi sono esempi di malpractice che devono essere corretti, ma la presenza di équipe multidisciplinari, che tengano conto della complessità della situazione e non soltanto di un singolo sintomo credo che sia più realizzabile da parte di un servizio long life specificamente dedito all’autismo o, comunque, ai disturbi del neurosviluppo che da parte di diversi e disparati servizi, sanitari e sociali, che dovrebbero occuparsi di adulti con disturbi del neurosviluppo, ciascuno in modo settoriale. Daniela Mariani Cerati
Gentilissimi, alcuni psichiatri in tutta Italia si occupano di Disturbi del Neurosviluppo e sono Analisti del Comportamento o almeno hanno frequentato i corsi di Alta Formazione dell'ISS. La prescrizione farmacologica è spesso legata a momenti di acuzie, in cui non sono disponibili informazioni comportamentali e sulle variazioni nella quotidianità del paziente (sonno, dolore, ritmi circadiani, alimentazione, etc). Sicuramente sarebbero necessari un monitoraggio farmacologico nel tempo ed una deprescrizione integrata (modello Neurocomportamentale), ma ancora manca nei servizi (residenziali e semiresidenziali, educativa) la competenza nell'osservazione strutturata e sistematica e la capacità di effettuare interventi specifici (comunicazione, tolleranza, etc). Se poi si pensa che stiamo parlando di persone adulte, mi chiedo che percorsi siano stati effettuati in precedenza e con quali esiti: è florido un mondo parallelo, privato, di interventi senza riflessione clinica e spesso senza adeguata formazione di chi li propone. Anche l'inefficacia di diete, psicoterapie e pseudoterapie (musica, cavallo, piscine) non è ribadita a sufficienza: svuotano le tasche delle famiglie e vanno a discapito (anche a scuola) di quelle autonomie che stanno alla base di adattamento e dignità. Noi, nel nostro piccolo, proviamo a cambiare. Saluti, il PIDS di Bologna ----- Messaggio originale ----- Da: "Autismo Biologia" <[email protected]> A: "Autismo Biologia" <[email protected]>, [email protected] Inviato: Martedì, 3 giugno 2025 12:49:25 Oggetto: Re: [autismo-biologia] deprescrizione di psicofarmaci Il 2025-06-02 22:49 azzaretti--- via autismo-biologia ha scritto:
Non vedo purtroppo la stessa sensibilità nel nostro paese e questo dipende a mio avviso da due vizi a monte. Il primo. Chi si occupa di autismo in età adulta (lo psichiatra) non conosce gli interventi educativi di supporto e dunque non sa che si può supportare efficacemente, in buona misura, la deprescrizione degli psicofarmaci. Il secondo (più grave). il nostro sistema sanitario non eroga alcun intervento non se non quello farmacologico, nonostante le indicazioni delle linee guida per gli adulti. Dunque tutto si gioca lì e sovente se un paziente ha dei problemi la prima risposta è l'innalzamento del dosaggio, a prescindere (innalzamento che poi diviene la norma, perchè quando il quadro si sistema a nessuno viene in mente che si possa pensare a tornare al dosaggio precedente)
In un messaggio alla lista scuola ho commentato il documento della SINPIA LA CONTINUITÀ DELLE CURE NEI DISTURBI DEL NEUROSVILUPPO Documento approvato in Consiglio Direttivo SINPIA il 24 febbraio 2025 https://sinpia.eu/wp-content/uploads/2025/02/documento-continuita-di-cura-se... A proposito della presa in carico degli adulti copio da quel mio messaggio quanto segue “Per quanto riguarda la continuità longitudinale il documento dà per scontato che si continui nella organizzazione attuale secondo la quale c’è una divisione netta tra servizi per l’infanzia e l’adolescenza e servizi per l’età adulta. Ci possono essere soluzioni diverse per le diverse età della vita, tutte valide, ma io credo che per le disabilità complesse, di cui l’autismo fa parte almeno nei livelli 2 e 3, sarebbe preferibile un unico servizio per l’arco della vita, come già avviene in Istituzioni private, che potrebbero essere prese come modelli di buone prassi dal Servizio pubblico; vedi centro per l’autismo di Novara dell’Associazione Enrico Micheli https://www.centroautismomicheli.org/page.php?id=75#:~:text=Il%20Centro%20per%20l'Autismo%20di%20Novara%20%C3%A8%20gestito%20dall,dei%20Disturbi%20Pervasivi%20dello%20Sviluppo. e fondazione Bambini e autismo di Pordenone https://www.bambinieautismo.org/ E’ ottimo ciò che il documento della SINPIA scrive sull’affidamento dei minori con disturbi del neurosviluppo ai servizi per l’età adulta. Ma affidamento a chi? Una mamma presidente di un’associazione ANGSA provinciale scrive “io posso dire di avere un sostegno Sociale, ma dalla Sanità ho prestazioni inefficaci e pretestuose” La mamma di un trentenne con gravi comportamenti dirompenti scrive “Ho chiesto allo psichiatra …. se poteva ricoverarlo per tarare la terapia farmacologica e mi ha risposto: " mi dispiace, purtroppo i reparti psichiatrici non sono adatti” e le ha indicato un centro lontanissimo che notoriamente accetta solo utenti della sua regione. Ad un adulto con disturbo dello spettro autistico ed epilessia è stato prescritto un farmaco che era efficace per l’epilessia, ma che dava un’insonnia gravissima che teneva sveglia tutta la famiglia. Il neurologo, edotto della cosa, ha detto di continuare. Evidentemente l’insonnia non la considerava di sua competenza Questi sono esempi di malpractice che devono essere corretti, ma la presenza di équipe multidisciplinari, che tengano conto della complessità della situazione e non soltanto di un singolo sintomo credo che sia più realizzabile da parte di un servizio long life specificamente dedito all’autismo o, comunque, ai disturbi del neurosviluppo che da parte di diversi e disparati servizi, sanitari e sociali, che dovrebbero occuparsi di adulti con disturbi del neurosviluppo, ciascuno in modo settoriale. Daniela Mariani Cerati _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected] -- Dr.ssa Rita Di Sarro Direttore Programma Integrato Disabilità e Salute Centro ADHD e ASD adulti AUSL di Bologna Tel: 051-6597950; 348-3833923 Sostieni la ricerca dell'IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche. Dona il tuo 5 per mille. CF 02406911202. Per maggiori informazioni visita il sito www.isnb.it
Il 2025-06-04 12:03 Rita Di Sarro via autismo-biologia ha scritto:
Gentilissimi, è florido un mondo parallelo, privato, di interventi senza riflessione clinica e spesso senza adeguata formazione di chi li propone. Anche l'inefficacia di diete, psicoterapie e pseudoterapie (musica, cavallo, piscine) non è ribadita a sufficienza: svuotano le tasche delle famiglie e vanno a discapito (anche a scuola) di quelle autonomie che stanno alla base di adattamento e dignità. Noi, nel nostro piccolo, proviamo a cambiare. Saluti, il PIDS di Bologna
A questo proposito ricordo quanto gioca l’effetto placebo in generale e nell’autismo in particolare. Nel bollettino dell’ANGSA N. 1 del 2015 è stato dato un resoconto di un articolo del 2005, ancora valido nel 2015 e, purtroppo, ancora valido nel 2025 “Sandler A. Placebo effects in developmental disabilities: implications for research and practice. Ment Retard Dev Disabil Res Rev. 2005;11(2):164-70. doi: 10.1002/mrdd.20065. PMID: 15977316.” L’articolo del bollettino si puo’ leggere al link https://apriautismo.it/wp-content/uploads/2022/11/2015_Bollettino_ANGSA_1-3.... a pagina 41. Archibald Coochrane, il padre della evidence based medicine, diceva che bisogna considerare inefficace ogni terapia fino a che non sia dimostrato il contrario. Forse una presa in carico competente ed empatica potrebbe diminuire il successo delle terapie illusorie, che hanno presa anche su persone colte e razionali, quando diventano genitori di bambini con gravi disturbi del neurosviluppo, vedi https://www.angsa.it/wp-content/uploads/2015/07/alternative_relazione_ottobr... Daniela MC
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