Non è bello intervenire solo per un plauso, ma qui è più che doveroso. Non vedo purtroppo la stessa sensibilità nel nostro paese e questo dipende a mio avviso da due vizi a monte. Il primo. Chi si occupa di autismo in età adulta (lo psichiatra) non conosce gli interventi educativi di supporto e dunque non sa che si può supportare efficacemente, in buona misura, la deprescrizione degli psicofarmaci. Il secondo (più grave). il nostro sistema sanitario non eroga alcun intervento non se non quello farmacologico, nonostante le indicazioni delle linee guida per gli adulti. Dunque tutto si gioca lì e sovente se un paziente ha dei problemi la prima risposta è l'innalzamento del dosaggio, a prescindere (innalzamento che poi diviene la norma, perchè quando il quadro si sistema a nessuno viene in mente che si possa pensare a tornare al dosaggio precedente) Questa visione, come ho già detto, si ripercuote sui centri per i ragazzi autistici (diurni e residenziali), i quali di fronte a comportamenti problematici chiedono un confronto con lo psichiatra di riferimento (l'unico interlocutore credibile, secondo loro) per cui il sistema perpetua e rinforza questa stortura. Le famiglie non hanno potere contrattuale perchè di fronte alla presa di posizione degli operatori del centro a cui affidano i loro figli si trovano di fronte all'aut aut (o si fa come suggerisce lo psichiatra - e lì bisogna vedere chi trovi - o oppure il figlio viene dimesso e le famiglie si trovano a piedi..). Occorre un mutamento di prospettiva che coinvolga dall'alto al basso tutta la filiera degli operatori che si occupano dei ragazzi con autismo creando delle realtà nuove e virtuose. Massimo
Il 31/05/2025 14:21 CEST daniela via autismo-biologia <[email protected]> ha scritto:
Laermans P e colleghi affrontano il tema della deprescrizione di psicofarmaci negli adulti con disabilità intellettiva non con una sperimentazione secondo le rigide regole delle sperimentazioni, ma pubblicando i risultati del tentativo di applicare nella pratica clinica quanto raccomandato nel documento del Consiglio Superiore della Sanità del Belgio
Lignes directrices sur l’utilisation non autorisée de médicaments psychotropes chez les adultes présentant une déficience intellectuelle. Bruxelles: CSS; 2022. Avis n° 9657.
https://www.hgr-css.be/file/download/4b6ca9d5-25b2-4dd9-8b7e-296dae3fed1d/Rc...
da cui copio quanto segue
10. Consideration for withdrawal of medication and exploration of non-medicinal treatment should be ongoing and described in the treatment plan
17. Medication should be used at the lowest possible dose for the minimum time required.
Il campione considerato nell’articolo è composto da 27 adulti con disabilità intellettiva e gravi comportamenti problema di età mediana di 52 anni, ospiti di residenze per disabili, in terapia con antipsicotici da almeno un anno. Sette di questi hanno anche la diagnosi di autismo. Rispettando quanto raccomandato dalle linee guida, in concomitanza con il lento calo del dosaggio del farmaco (tapering) sono stati implementati la psicoeducazione agli ospiti e la supervisione agli operatori psycho-education, coaching, and supervision, these support mechanisms were available to care facilities as part of the intervention.
L’analisi dei sottogruppi ( diversi livelli di disabilità intellettiva e disabilità intellettiva con autismo) ha evidenziato che tutti i sottogruppi hanno beneficiato del tapering
Subgroup analyses revealed that the tapering process generally had a consistent impact on behaviour, general functioning, side effects, and QoL across most subgroups, including varying degrees of intellectual disability, autism diagnosis, and medication reduction.
Il calo della posologia (tapering) è avvenuto in 40 settimane. In due casi è stato possibile sospendere completamente gli antipsicotici, in 22 casi è stato diminuito il dosaggio del 39,7 per cento. In tre casi la deprescrizione non ha avuto successo: in due si è tornati alla dose di partenza e in uno ad una dose superiore. Nei casi in cui il dosaggio di antipsicotici è stato ridotto o sospeso sono stati osservati miglioramenti nella qualità di vita, nel funzionamento generale, nei comportamenti problema e negli effetti collaterali dei farmaci On average, participants reduced their medication dosage by 39.7 %. Following tapering, improvements were observed in Quality of Life and overall functioning, alongside reductions in challenging behaviour and side effects.
Per quanto riguarda le persone con autismo, gli autori dicono che la riduzione di antipsicotici, se non adeguatamente controllata, puo’ intensificare le esperienze sensoriali portando potenzialmente a disregolazione emozionale o comportamenti problema . Pertanto è essenziale integrare nel processo di deprescrizione le strategie di supporto per le sensibilità sensoriali, come ambienti strutturati e supporto della regolazione sensoriale (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25261248/)
the reduction of antipsychotics may intensify sensory experiences in individuals with autism, potentially leading to emotional dysregulation or behaviours of concern if not adequately addressed.
Therefore, it is essential to integrate strategies that accommodate sensory sensitivities—such as structured environments and sensory regulation support—into the tapering process (Wigham et al., 2014)
Fonte Laermans P, Morisse F, Claes C, Lombardi M, Vandevelde S, Audenaert K, Persoons P, de Kuijper G. Less antipsychotics, more Quality of Life tapering strategies for adults with intellectual disabilities and challenging behaviour. Res Dev Disabil. 2025 Jul;162:105020. doi: 10.1016/j.ridd.2025.105020. Epub 2025 Apr 22. PMID: 40267652.
Mio commento. La difficile deprescrizione di antipsicotici ad adulti in trattamento da anni con questi farmaci è la conseguenza di una malpractice diffusa a livello internazionale. Qualsiasi terapia, e a maggior ragione una terapia con farmaci che possono avere pesanti effetti indesiderati, dovrebbe essere costantemente monitorata nel tempo, sospesa quando più dannosa che utile o, quanto meno, prescritta al minor dosaggio efficace.
Gli autori ipotizzano che il calo del dosaggio di antipsicotici sia stato favorito da: psycho-education, coaching, and supervision.
Questi elementi dovrebbero essere sempre presenti nell’arco della vita dei disabili e non dovrebbero mai essere sostituiti da un aumento del dosaggio degli psicofarmaci Daniela MC
Il 2023-10-14 10:39 daniela ha scritto:
E’ stato recentemente pubblicato l’articolo
Adams D, Hastings RP, Maidment I, Shah C, Langdon PE. Deprescribing psychotropic medicines for behaviours that challenge in people with intellectual disabilities: a systematic review. BMC Psychiatry. 2023 Mar 28;23(1):202. doi: 10.1186/s12888-022-04479-w. PMID: 36978032; PMCID: PMC10044393. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC10044393/
L’articolo affronta una problematica che è stata più volte affrontata anche su questa lista: la deprescrizione di psicofarmaci nelle persone con disabilità intellettiva e comportamenti problema
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-August/003891.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-March/004128.html
http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html
Sia i medici che le associazioni per la difesa dei diritti da qualche anno hanno preso coscienza del fatto che ai disabili intellettivi vengono somministrati psicofarmaci, soprattutto antipsicotici, per periodi di tempo lunghissimi, spesso a vita. Il motivo più frequente per cui gli psicofarmaci vengono iniziati, talora in tenera età, è la presenza di comportamenti problema. Una volta iniziati, questi trattamenti vengono spesso continuati per la vita, non sempre con il dovuto monitoraggio. Tutto questo rende problematica la deprescrizione soprattutto degli antipsicotici. Quando si intraprende la strada della deprescrizione, si assiste spesso ad un peggioramento delle condizioni del paziente, che spinge a credere che il farmaco faccia bene e perciò non sia eliminabile. Questo non si puo’ sempre escludere ma, se il calo della dose di farmaco è troppo rapido, il peggioramento puo’ essere dovuto all’effetto rimbalzo, in rapporto con il blocco dei recettori della dopamina indotto dai farmaci, che ha come conseguenza l’aumento dei recettori e dunque un aumentato effetto della dopamina stessa.
E’ ormai assodato che la deprescrizione di antipsicotici deve avvenire gradualmente, con una gradualità che deve essere in relazione sia con la dose del farmaco sia con la durata dell’assunzione. Questo per non incorrere nel fenomeno della up-regulation, prima ricordata.
Partendo dalla constatazione che nessun farmaco psicotropo ha le autorizzazioni all’immissione in commercio per i comportamenti problema in assenza di co-occorrenze psichiatriche, gli autori fanno una rassegna dei lavori sulla deprescrizione in disabili intellettivi di ogni età, per evidenziarne gli effetti sui comportamenti problema e sula salute fisica e mentale.
I lavori esaminati sono molto eterogenei per cui è difficile trarre delle conclusioni generali. Sono comunque emersi dei dati interessanti.
Davide Gerrard e colleghi hanno fatto una sperimentazione controllata come si fa con un farmaco sperimentale. Hanno diviso i pazienti in due gruppi, di 25 e 29 persone. Al primo gruppo la deprescrizione è stata associata al Positive Behaviour Support (PBS) somministrato da un team specialistico; al gruppo di controllo la deprescrizione non è stata accompagnata da nessuna azione diversa rispetto a quanto veniva fatto prima. La percentuale di successo nella riduzione e nella sospensione completa dei farmaci è stata significativamente più alta nel gruppo in cui il PBS veniva erogato.
https://www.emerald.com/insight/content/doi/10.1108/AMHID-12-2018-0051/full/...
Non tutti gli autori descrivono dettagliatamente se la deprescrizione è stata associata ad alternative non farmacologiche. Tutti comunque concludono che in generale gli effetti positivi sul comportamento e sulla salute fisica e mentale sono associati ad un modello multidisciplinare concomitante alla deprescrizione.
Gerda M de Kuijper e Pieter J Hoekstra hanno riportato buoni risultati, consistenti nella sospensione completa dei farmaci e nel suo mantenimento al follow up nel 40% di un gruppo di 129 disabili intellettivi ospiti di una residenza. La riduzione del dosaggio fino alla sospensione è stata fatta in 14 settimane con riduzione del 12,5% della dose iniziale ogni due settimane
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29920689/
Alcuni autori riportano una discinesia da sospensione, peraltro transitoria, durante la riduzione di antipsicotici tipici. Diversi autori riportano effetti benefici sulla salute generale, in particolare una riduzione del sovrappeso e della pressione arteriosa.
Questo lavoro ha documentato che una diminuzione del dosaggio di psicofarmaci, in particolare di antipsicotici, nei disabili intellettivi con o senza autismo, fino alla sospensione totale, è possibile in una buona percentuale di casi, senza che vi sia un peggioramento dei comportamenti problema.
Per prevenire le problematiche dell’ “overprescribing “ e della conseguente difficile deprescrizione la prima cosa da fare sarebbe quella di prescrivere gli psicofarmaci solo quando non ci sono alternative, quando i benefici si dimostrino superiori ai rischi e per il minor tempo possibile
Daniela Mariani Cerati
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