Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Cari iscritti, Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario. https://authors.elsevier.com/a/1d1AY-Ly9N%7EYL<https://authors.elsevier.com/a/1d1AY-Ly9N~YL> Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a due straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza". Buona serata a tutti ! Antonio Persico Antonio M. Persico Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza Università di Messina & Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino" via Consolare Valeria, 1 98125 Messina email: [email protected]
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione. Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza". Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc. Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability” “The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)” L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali. Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche. Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009). Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone. Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema. Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
https://authors.elsevier.com/a/1d1AY-Ly9N%7EYL [1]
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a due straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
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Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista. In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari... Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità. Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo. Antonio Persico ________________________________ Da: autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela <[email protected]> Inviato: sabato 15 maggio 2021 22:14 A: Autismo Biologia <[email protected]> Oggetto: Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione. Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza". Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc. Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability” “The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)” L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali. Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche. Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009). Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone. Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema. Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a due straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
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_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Sono d'accordo su quello che dice il prof. Persico. I centri di eccellenza naturalmente ci danno garanzie di qualità, ma si possono trasformare in boomerang per noi famiglie. Penso per esempio all'unico centro esperto in Piemonte sugli adulti con autismo, che come un imbuto è arrivato a far confluire oltre 750 utenti, ma con una lista d'attesa che supera l'anno! E penso al grande disagio di chi ha bisogno urgente di una visita per problemi di comportamento che oltre all'attesa deve affrontare anche una o due ore di viaggio per arrivare a Torino. Bene sta facendo il dr. Keller che tramite la DGR del Piemonte sta procedendo a formare sull'autismo almeno un referente psichiatra in ogni provincia. Anche se c'è una grande resistenza tra gli psichiatri ad occuparsi di autismo. La stessa formazione si sta realizzando per le equipe dedicate delle neuropsichiatrie infantili. Certo è un percorso lento, ma questa a mio parere è l'unica strada da percorrere per raggiungere (come sottolinea Persico) una formazione diffusa. Una presa in carico reale. Un confronto tra esperti per restare sul pezzo, imparare anche dagli altri e fare un bagno di umiltà. Una vera medicina di prossimità! Ci serve questo, il Covid ce lo ha insegnato! Non deve rimanere un'utopia ma solo la giusta applicazione delle Linee d'indirizzo. Lo stiamo chiedendo con forza come Angsa, Anffas, Gruppo Asperger e Fish. E ora finalmente lo chiedono con noi la SINPIA, gli psichiatri e gli psicologi dei servizi pubblici, denunciando l'impossibilità di seguire bene i propri utenti con le poche risorse messe a disposizione per le neuropsichiatrie infantili e i dipartimenti di salute mentale. Questo sforzo lo stiamo chiedendo anche al ministero dell'università e della ricerca affinché escano dagli atenei specialisti in varie professioni che conoscano bene l'autismo, altrimenti difficilmente i nostri figli piccoli o adulti potranno avere il diritto ad un futuro dignitoso. Certo le resistenze al cambiamento ci sono, ma noi continuiamo a lottare tutti insieme, e nel frattempo, grazie prof. Persico! Benedetta Demartis Il Lun 17 Mag 2021, 07:59 Antonio Persico <[email protected]> ha scritto:
Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista.
In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari...
Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità.
Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo.
Antonio Persico
------------------------------ *Da:* autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela <[email protected]> *Inviato:* sabato 15 maggio 2021 22:14 *A:* Autismo Biologia <[email protected]> *Oggetto:* Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione.
Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc.
Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability”
“The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)”
L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali.
Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche.
Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009).
Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone.
Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema.
Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a due straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
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Quello che è da evitare è la politica dello struzzo: ignorare il fatto che in molti casi di autismo si pone il problema di prescrivere psicofarmaci e pertanto la prescrizione deve essere fatta nel modo migliore possibile e nei tempi che rispondano al bisogno, che non raramente ha i caratteri dell’urgenza. Riporto due esempi. Un’amica neuropsichiatra infantile, che lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, mi diceva che si era sempre dedicata alla organizzazione e alla riabilitazione, mai alla prescrizione di farmaci, ma vedeva bene, nei bambini che seguiva, quando la riabilitazione non bastava ed era necessario affiancarle una terapia farmacologica. Per questo inviava il bambino ad uno psichiatra di adulti, sempre lo stesso, che in questo modo si faceva un’esperienza di prescrizione di farmaci ai bambini. L’altro esempio riguarda il caso di un ragazzo di 14 anni, seguito sin dall’infanzia in modo ottimale dal punto di vista psicoeducativo, che improvvisamene ha cominciato a presentare aggressività verso la madre e la sorella minore. La NPI del territorio era in maternità e non era stata sostituita. Il Centro autismo dell’ASL ha risposto che non faceva urgenze. La madre rifiutava nel modo più assoluto di portarlo al Pronto Soccorso dell’ospedale sia perché conosceva l’incompetenza dei medici ospedalieri sia per paura del Covid. Fortunatamente si trattava di una famiglia ben informata e benestante che ha risolto il problema con una visita privata grazie alla quale è stato iniziato l’aripiprazolo, che è stato efficace contro la intollerabile aggressività. Nel primo caso l’ottima NPI, consapevole della propria inadeguatezza nell’uso dei farmaci e della necessità di psicofarmaci in alcuni momenti della vita dei suoi assistiti, si è organizzata personalmente con una collaborazione amichevole. Il secondo caso evidenzia diverse carenze nell’organizzazione dell’assistenza neuropsichiatrica: da quella, gravissima, di non sostituire le maternità, a quella di non prevedere interventi urgenti, la cui necessità è del tutto prevedibile per chi conosce la storia naturale dell’autismo. Daniela Mariani Cerati Il 2021-05-17 01:03 Antonio Persico ha scritto:
Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista.
In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari...
Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità.
Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo.
Antonio Persico
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DA: autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela <[email protected]> INVIATO: sabato 15 maggio 2021 22:14 A: Autismo Biologia <[email protected]> OGGETTO: Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione.
Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che
questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc.
Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability”
“The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)”
L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali.
Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche.
Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children
and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009).
Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche
timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive
effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone.
Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema.
Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a
due
straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
_Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza_
_Università di Messina_
_& Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” _
_A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"_
_via Consolare Valeria, 1_
_98125 Messina_
_email: [email protected]_
_ _
Links: ------ [1] https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https:%2F%2Fauthors.elsevier.com%2Fa%2F1d1AY-Ly9N~YL&data=04%7C01%7Cantonio.persico%40unime.it%7C49ddc091f25a48a4b7dd08d917de3339%7C84679d4583464e238c84a7304edba77f%7C0%7C0%7C637567066505555076%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C3000&sdata=UMiFcMlXKBuPkmkGyiw2bBEuvgEuJ8K9oVn3QRR6%2Flk%3D&reserved=0 [1] _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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Ringrazio e saluto il Prof. Persico, con il quale ho avuto il piacere di collaborare per quattro formativi anni. L'autismo sta cambiando, non solo nei numeri, ma soprattutto nelle manifestazioni sintomatologiche. Le manifestazioni legate a comportamenti problematici nell'autismo con disabilità intellettiva hanno più frequentemente richiesto trattamenti farmacologici maggiormente inclini alla sedazione ed alla stabilizzazione umorale. Le nuove diagnosi, mi riferisco all'autismo livello 1, rappresentano una quadro completamente nuovo. Ci troviamo quotidianamente ad affrontare casi di adolescenti o giovani adulti che giungono a colloquio con epifenomeni sintomatologici a cui sottende una condizione di neurodiversità non rilevata. Basti pensare a molte situazioni di evitamento scolastico, fobie sociali, disturbi del comportamento alimentare, DOC, crisi "pseudomaniacali" ecc... Tutte situazioni che, se declinate alla luce della condizione di neurodiversità preesistente, determinano una complessità maggiore ed una differente risposta rispetto alle normali terapie farmacologiche con cui verrebbero trattati i disturbi per cui si richiede il confronto, disturbi che a questo punto diventano secondari. Ancor più in questi casi, emerge la necessità di una integrazione tra comprensione delle difficoltà di adattamento alle circostanze ambientali legate alle rigidità, e l'intervento psicofarmacoterapeutico, spesso necessario al fine di dare una svolta più rapida ed efficace al decorso. Nell'autismo Livello 1, ho riscontrato che le terapie antidepressive e stabilizzanti del tono umorale, e quindi anche gli antipsicotici di ultima generazione a basso dosaggio, risultano spesso essere la scelta decisiva per far sbloccare situazioni che altrimenti non avrebbero dato risultati. *Riccardo Alessandrelli* *ASL02 Abruzzo* Dirigente medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile *Università G. D'annunzio di Chieti-Pescara* Facoltà di Psicologia Scuola di Specializzazione in Pediatria Scuola di Specializzazione in Psichiatria *Studi privati:* Lanciano Via Piave, 23 66034 (CH) Roma Via Gallonio, 8 presso Studio Caretto e Associati Vasto Piazza Verdi, 1 (CH) Bari via Ferrannini, 11 presso Studio PerLa *Recapiti* *mobile+39 3290192911* e-mail: [email protected] Privacy Le informazioni contenute nella comunicazione che precede possono essere riservate e sono, comunque, destinate esclusivamente alla persona o all'ente sopraindicati. La diffusione, distribuzione e/o copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita. La sicurezza e la correttezza dei messaggi di posta elettronica non possono essere garantite. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, Vi preghiamo di contattarci immediatamente. Grazie. This communication is intended only foruse by the address. It may contain confidential or privileged information.Transmission cannot be guaranteed to be secure or error-free. If you receivethis communication unintentionally, please inform us immediately. Thank you. Il giorno lun 17 mag 2021 alle ore 10:28 daniela <[email protected]> ha scritto:
Quello che è da evitare è la politica dello struzzo: ignorare il fatto che in molti casi di autismo si pone il problema di prescrivere psicofarmaci e pertanto la prescrizione deve essere fatta nel modo migliore possibile e nei tempi che rispondano al bisogno, che non raramente ha i caratteri dell’urgenza.
Riporto due esempi. Un’amica neuropsichiatra infantile, che lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, mi diceva che si era sempre dedicata alla organizzazione e alla riabilitazione, mai alla prescrizione di farmaci, ma vedeva bene, nei bambini che seguiva, quando la riabilitazione non bastava ed era necessario affiancarle una terapia farmacologica. Per questo inviava il bambino ad uno psichiatra di adulti, sempre lo stesso, che in questo modo si faceva un’esperienza di prescrizione di farmaci ai bambini.
L’altro esempio riguarda il caso di un ragazzo di 14 anni, seguito sin dall’infanzia in modo ottimale dal punto di vista psicoeducativo, che improvvisamene ha cominciato a presentare aggressività verso la madre e la sorella minore. La NPI del territorio era in maternità e non era stata sostituita. Il Centro autismo dell’ASL ha risposto che non faceva urgenze. La madre rifiutava nel modo più assoluto di portarlo al Pronto Soccorso dell’ospedale sia perché conosceva l’incompetenza dei medici ospedalieri sia per paura del Covid. Fortunatamente si trattava di una famiglia ben informata e benestante che ha risolto il problema con una visita privata grazie alla quale è stato iniziato l’aripiprazolo, che è stato efficace contro la intollerabile aggressività.
Nel primo caso l’ottima NPI, consapevole della propria inadeguatezza nell’uso dei farmaci e della necessità di psicofarmaci in alcuni momenti della vita dei suoi assistiti, si è organizzata personalmente con una collaborazione amichevole. Il secondo caso evidenzia diverse carenze nell’organizzazione dell’assistenza neuropsichiatrica: da quella, gravissima, di non sostituire le maternità, a quella di non prevedere interventi urgenti, la cui necessità è del tutto prevedibile per chi conosce la storia naturale dell’autismo. Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-17 01:03 Antonio Persico ha scritto:
Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista.
In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari...
Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità.
Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo.
Antonio Persico
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DA: autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela <[email protected]> INVIATO: sabato 15 maggio 2021 22:14 A: Autismo Biologia <[email protected]> OGGETTO: Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione.
Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che
questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc.
Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability”
“The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)”
L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali.
Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche.
Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children
and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009).
Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche
timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive
effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone.
Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema.
Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
[1] [1]
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a
due
straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
_Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza_
_Università di Messina_
_& Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” _
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Carissima, Carissimo, *nessuno ha mai proposto un solo centro per ogni Regione.* <https://drive.google.com/file/d/1PputNtei8_bshzq1bkcal4-1Kv2f79LG/view> *Nel maggio 2017 la specializzazione che io propongo da molti anni è stata accettata da tutti gli esperti e le associazioni nazionali nel Documento di posizione condiviso * https://drive.google.com/file/d/1PputNtei8_bshzq1bkcal4-1Kv2f79LG/view La Presidente pro tempore Demartis a pag.4 allora affermava che quella Posizione condivisa doveva servire per l'aggiornamento della Linea guida del 2011 e delle sue realizzazioni nelle Regioni. Quattro anni sono passati e ancora non si è visto il risultato che si desiderava, perché l'ISS ha preferito ripartire da zero e pretendere di costruire "scientificamente e burocraticamente" un castello di carta che è costato quasi un milione di Euro dei fondi per l'autismo e si è rivelato a febbraio 2021 come un'azione di medicina difensiva dei prescrittori dalle millanta richieste di danni che in Italia non ci sono mai state. Alla pag.13, seconda colonna, si trova la descrizione dei centri specializzati in rete sul modello dell'HUB & SPOKE, che deve seguire minori e adulti con autismo. Si legga anche la pag.14, sulle Reti territoriali, con l'esempio del Centro pilota regionale per gli adulti di Torino al quale fanno riferimento i Centri autismo adulto delle singole ASL del Piemonte. In Emilia Romagna vi sono 3 centri HUB ai quali fanno riferimento quelli provinciali, SPOKE, che hanno mediamente un bacino di utenza di mezzo milione di abitanti. Non a caso sono le due Regioni dove si è istituito il registro dei casi di autismo. In Emilia Romagna si sono fatte indagini a tappeto sulle prescrizioni di farmaci alle persone con malattia o disabilità mentale, che hanno richiesto un impegno per una profonda razionalizzazione. Lo strumento scelto è il Sistema CURE e la sua cartella clinica elettronica, introdotta adesso nella psichiatria dopo quasi tre anni di preparazione, alla quale hanno partecipato le associazioni di malati. Nelle Regioni di taglia media si dovrebbe avere *un centro regionale HUB* di livello superiore al quale fanno riferimento nei capoluoghi *tanti centri specialistici SPOKE* quante sono le province, che per media dimensione sono circa mezzo milione di abitanti, in un territorio che normalmente è ben collegato da mezzi pubblici con il capoluogo di Provincia. Le distanze da percorrere per le normali esigenze di cure al centro SPOKE sono relativamente ridotte e soltanto raramente la persona con autismo dovrebbe fare ricorso al centro HUB. L'esperienza dei centri per l'ADHD dovrebbe insegnare, ma la SINPIA male sopporta questa organizzazione, che impone un registro dei casi e controlla che la prescrizione del metifenidato (Ritalin) sia fatta da questo centro specializzato, uno ogni provincia, che deve monitorare e trasmettere i dati all'autorità centrale. Si badi bene che la prescrizione del metifenidato è molto più semplice, più efficace e meno rischiosa di quella degli antipsicotici. Al proposito si deve dire che le persone con autismo che presentano anche l'ADHD (oltre il 30% del totale) già ora hanno diritto di accedere al centri specialistico per l'ADHD. Chiedo perciò di comunicarmi i casi nei quali questo diritto viene rispettato perché la mia modesta esperienza mi dice che sono nulli o molto rari. Ringrazio ed attendo vostre segnalazioni al mio indirizzo [email protected] e spero che la mia ipotesi sia smentita dai fatti. Cordiali saluti Carlo Hanau Il giorno lun 17 mag 2021 alle ore 12:51 Riccardo Alessandrelli < [email protected]> ha scritto:
Ringrazio e saluto il Prof. Persico, con il quale ho avuto il piacere di collaborare per quattro formativi anni. L'autismo sta cambiando, non solo nei numeri, ma soprattutto nelle manifestazioni sintomatologiche. Le manifestazioni legate a comportamenti problematici nell'autismo con disabilità intellettiva hanno più frequentemente richiesto trattamenti farmacologici maggiormente inclini alla sedazione ed alla stabilizzazione umorale. Le nuove diagnosi, mi riferisco all'autismo livello 1, rappresentano una quadro completamente nuovo. Ci troviamo quotidianamente ad affrontare casi di adolescenti o giovani adulti che giungono a colloquio con epifenomeni sintomatologici a cui sottende una condizione di neurodiversità non rilevata. Basti pensare a molte situazioni di evitamento scolastico, fobie sociali, disturbi del comportamento alimentare, DOC, crisi "pseudomaniacali" ecc... Tutte situazioni che, se declinate alla luce della condizione di neurodiversità preesistente, determinano una complessità maggiore ed una differente risposta rispetto alle normali terapie farmacologiche con cui verrebbero trattati i disturbi per cui si richiede il confronto, disturbi che a questo punto diventano secondari. Ancor più in questi casi, emerge la necessità di una integrazione tra comprensione delle difficoltà di adattamento alle circostanze ambientali legate alle rigidità, e l'intervento psicofarmacoterapeutico, spesso necessario al fine di dare una svolta più rapida ed efficace al decorso. Nell'autismo Livello 1, ho riscontrato che le terapie antidepressive e stabilizzanti del tono umorale, e quindi anche gli antipsicotici di ultima generazione a basso dosaggio, risultano spesso essere la scelta decisiva per far sbloccare situazioni che altrimenti non avrebbero dato risultati.
*Riccardo Alessandrelli* *ASL02 Abruzzo* Dirigente medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile
*Università G. D'annunzio di Chieti-Pescara* Facoltà di Psicologia Scuola di Specializzazione in Pediatria Scuola di Specializzazione in Psichiatria
*Studi privati:* Lanciano Via Piave, 23 66034 (CH) Roma Via Gallonio, 8 presso Studio Caretto e Associati Vasto Piazza Verdi, 1 (CH) Bari via Ferrannini, 11 presso Studio PerLa
*Recapiti* *mobile+39 3290192911* e-mail: [email protected]
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Le informazioni contenute nella comunicazione che precede possono essere riservate e sono, comunque, destinate esclusivamente alla persona o all'ente sopraindicati. La diffusione, distribuzione e/o copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita. La sicurezza e la correttezza dei messaggi di posta elettronica non possono essere garantite. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, Vi preghiamo di contattarci immediatamente. Grazie.
This communication is intended only foruse by the address. It may contain confidential or privileged information.Transmission cannot be guaranteed to be secure or error-free. If you receivethis communication unintentionally, please inform us immediately. Thank you.
Il giorno lun 17 mag 2021 alle ore 10:28 daniela <[email protected]> ha scritto:
Quello che è da evitare è la politica dello struzzo: ignorare il fatto che in molti casi di autismo si pone il problema di prescrivere psicofarmaci e pertanto la prescrizione deve essere fatta nel modo migliore possibile e nei tempi che rispondano al bisogno, che non raramente ha i caratteri dell’urgenza.
Riporto due esempi. Un’amica neuropsichiatra infantile, che lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, mi diceva che si era sempre dedicata alla organizzazione e alla riabilitazione, mai alla prescrizione di farmaci, ma vedeva bene, nei bambini che seguiva, quando la riabilitazione non bastava ed era necessario affiancarle una terapia farmacologica. Per questo inviava il bambino ad uno psichiatra di adulti, sempre lo stesso, che in questo modo si faceva un’esperienza di prescrizione di farmaci ai bambini.
L’altro esempio riguarda il caso di un ragazzo di 14 anni, seguito sin dall’infanzia in modo ottimale dal punto di vista psicoeducativo, che improvvisamene ha cominciato a presentare aggressività verso la madre e la sorella minore. La NPI del territorio era in maternità e non era stata sostituita. Il Centro autismo dell’ASL ha risposto che non faceva urgenze. La madre rifiutava nel modo più assoluto di portarlo al Pronto Soccorso dell’ospedale sia perché conosceva l’incompetenza dei medici ospedalieri sia per paura del Covid. Fortunatamente si trattava di una famiglia ben informata e benestante che ha risolto il problema con una visita privata grazie alla quale è stato iniziato l’aripiprazolo, che è stato efficace contro la intollerabile aggressività.
Nel primo caso l’ottima NPI, consapevole della propria inadeguatezza nell’uso dei farmaci e della necessità di psicofarmaci in alcuni momenti della vita dei suoi assistiti, si è organizzata personalmente con una collaborazione amichevole. Il secondo caso evidenzia diverse carenze nell’organizzazione dell’assistenza neuropsichiatrica: da quella, gravissima, di non sostituire le maternità, a quella di non prevedere interventi urgenti, la cui necessità è del tutto prevedibile per chi conosce la storia naturale dell’autismo. Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-17 01:03 Antonio Persico ha scritto:
Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista.
In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari...
Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità.
Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo.
Antonio Persico
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DA: autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela <[email protected]> INVIATO: sabato 15 maggio 2021 22:14 A: Autismo Biologia <[email protected]> OGGETTO: Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione.
Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che
questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc.
Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability”
“The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)”
L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali.
Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche.
Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children
and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009).
Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche
timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive
effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone.
Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema.
Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
[1] [1]
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a
due
straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
_Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza_
_Università di Messina_
_& Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” _
_A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"_
_via Consolare Valeria, 1_
_98125 Messina_
_email: [email protected]_
_ _
Links: ------ [1]
[1]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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-- Prof. Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari nelle Università di Modena e Reggio Emilia e di Bologna. Presidente di A.P.R.I. Odv ETS pagina Facebook al link: https://www.facebook.com/APRI.ONLUS/
Credo che prima di partire con TERAPIE farmacologiche che possono sicuramente essere utili sia sempre necessaria un attenta e dettagliata valutazione del quadro clinico. POtrebbe essere utile comprendere quale sia il Disturbo PRimario e un anamnesi dello SVILUPPO rappresenta uno step fondamentale. E' vero che non dobbiamo misconoscere la neurodiversità sottostante ma dobbiamo parimenti fare attenzione a non includere un pò tutto nella cornice ASD , e non per un problema di etichette ma per comprendere la possibile evoluzione di quel quadro ed essere poi in grado di ridurre e/o sospendere la terapia farmacologica nel momento in cui un intervento comportamentale individualizzato comincia a dare i suoi risultati . Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna Da: "Riccardo Alessandrelli" <[email protected]> A: "Autismo Biologia" <[email protected]> Inviato: Lunedì, 17 maggio 2021 11:22:50 Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I Ringrazio e saluto il Prof. Persico, con il quale ho avuto il piacere di collaborare per quattro formativi anni. L'autismo sta cambiando, non solo nei numeri, ma soprattutto nelle manifestazioni sintomatologiche. Le manifestazioni legate a comportamenti problematici nell'autismo con disabilità intellettiva hanno più frequentemente richiesto trattamenti farmacologici maggiormente inclini alla sedazione ed alla stabilizzazione umorale. Le nuove diagnosi, mi riferisco all'autismo livello 1, rappresentano una quadro completamente nuovo. Ci troviamo quotidianamente ad affrontare casi di adolescenti o giovani adulti che giungono a colloquio con epifenomeni sintomatologici a cui sottende una condizione di neurodiversità non rilevata. Basti pensare a molte situazioni di evitamento scolastico, fobie sociali, disturbi del comportamento alimentare, DOC, crisi "pseudomaniacali" ecc... Tutte situazioni che, se declinate alla luce della condizione di neurodiversità preesistente, determinano una complessità maggiore ed una differente risposta rispetto alle normali terapie farmacologiche con cui verrebbero trattati i disturbi per cui si richiede il confronto, disturbi che a questo punto diventano secondari. Ancor più in questi casi, emerge la necessità di una integrazione tra comprensione delle difficoltà di adattamento alle circostanze ambientali legate alle rigidità, e l'intervento psicofarmacoterapeutico, spesso necessario al fine di dare una svolta più rapida ed efficace al decorso. Nell'autismo Livello 1, ho riscontrato che le terapie antidepressive e stabilizzanti del tono umorale, e quindi anche gli antipsicotici di ultima generazione a basso dosaggio, risultano spesso essere la scelta decisiva per far sbloccare situazioni che altrimenti non avrebbero dato risultati. Riccardo Alessandrelli ASL02 Abruzzo Dirigente medico Specialista in Neuropsichiatria Infantile Università G. D'annunzio di Chieti-Pescara Facoltà di Psicologia Scuola di Specializzazione in Pediatria Scuola di Specializzazione in Psichiatria Studi privati: Lanciano Via Piave, 23 66034 (CH) Roma Via Gallonio, 8 presso Studio Caretto e Associati Vasto Piazza Verdi, 1 (CH) Bari via Ferrannini, 11 presso Studio PerLa Recapiti mobile+39 3290192911 e-mail : [ mailto:[email protected] | [email protected] ] Privacy Le informazioni contenute nella comunicazione che precede possono essere riservate e sono, comunque, destinate esclusivamente alla persona o all'ente sopraindicati. La diffusione, distribuzione e/o copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita. La sicurezza e la correttezza dei messaggi di posta elettronica non possono essere garantite. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, Vi preghiamo di contattarci immediatamente. Grazie. This communication is intended only foruse by the address. It may contain confidential or privileged information.Transmission cannot be guaranteed to be secure or error-free. If you receivethis communication unintentionally, please inform us immediately. Thank you. Il giorno lun 17 mag 2021 alle ore 10:28 daniela < [ mailto:[email protected] | [email protected] ] > ha scritto: Quello che è da evitare è la politica dello struzzo: ignorare il fatto che in molti casi di autismo si pone il problema di prescrivere psicofarmaci e pertanto la prescrizione deve essere fatta nel modo migliore possibile e nei tempi che rispondano al bisogno, che non raramente ha i caratteri dell’urgenza. Riporto due esempi. Un’amica neuropsichiatra infantile, che lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, mi diceva che si era sempre dedicata alla organizzazione e alla riabilitazione, mai alla prescrizione di farmaci, ma vedeva bene, nei bambini che seguiva, quando la riabilitazione non bastava ed era necessario affiancarle una terapia farmacologica. Per questo inviava il bambino ad uno psichiatra di adulti, sempre lo stesso, che in questo modo si faceva un’esperienza di prescrizione di farmaci ai bambini. L’altro esempio riguarda il caso di un ragazzo di 14 anni, seguito sin dall’infanzia in modo ottimale dal punto di vista psicoeducativo, che improvvisamene ha cominciato a presentare aggressività verso la madre e la sorella minore. La NPI del territorio era in maternità e non era stata sostituita. Il Centro autismo dell’ASL ha risposto che non faceva urgenze. La madre rifiutava nel modo più assoluto di portarlo al Pronto Soccorso dell’ospedale sia perché conosceva l’incompetenza dei medici ospedalieri sia per paura del Covid. Fortunatamente si trattava di una famiglia ben informata e benestante che ha risolto il problema con una visita privata grazie alla quale è stato iniziato l’aripiprazolo, che è stato efficace contro la intollerabile aggressività. Nel primo caso l’ottima NPI, consapevole della propria inadeguatezza nell’uso dei farmaci e della necessità di psicofarmaci in alcuni momenti della vita dei suoi assistiti, si è organizzata personalmente con una collaborazione amichevole. Il secondo caso evidenzia diverse carenze nell’organizzazione dell’assistenza neuropsichiatrica: da quella, gravissima, di non sostituire le maternità, a quella di non prevedere interventi urgenti, la cui necessità è del tutto prevedibile per chi conosce la storia naturale dell’autismo. Daniela Mariani Cerati Il 2021-05-17 01:03 Antonio Persico ha scritto:
Sono io che ringrazio Daniela per la bellissima opportunità di condividere informazioni e di scambiare opinioni, offerta da questa lista.
In riferimento alla proposta di Daniela, comprendo e condivido la necessità di migliorare la qualità degli interventi e assicurare che ci sia sufficiente esperienza da parte del medico prescrittore, vista la delicatezza dell'ambito in cui ci muoviamo. Al tempo stesso, centralizzare tutta l'attività prescrittiva in un unico centro regionale avrebbe, a mio modesto avviso, diversi effetti negativi. Da un lato penalizzerebbe i pazienti, che dovrebbero in alcuni casi farsi 1-2 ore di macchina per raggiungere il Centro ogni volta (alcune Regioni sono molto grandi) oppure in alternativa obbligherebbe i medici del Centro a gestire le prescrizioni per telefono o via web, cosa che dal punto di vista medico-sanitario e legale non è certamente ottimale. Dall'altro, renderebbe impossibile prescrivere anche terapie "ovvie" sul territorio, con immediate ripercussioni negative sui pazienti stessi. Infine, perdonatemi l'ardire, rischierebbe di convincere il Centro di Eccellenza di essere veramente "Eccellente" e di non aver bisogno di confronto, mentre più passano gli anni più mi accorgo che un bagno di umiltà è ciò che rende veramente grandi medici e ricercatori. Abbiamo tutti da imparare tanto dall'esperienza dei nostri colleghi, da un aggiornamento costante, dall'ascolto dei nostri pazienti e dei loro familiari...
Per tutti questi motivi, mi permetterei di proporre una "via di mezzo", ossia tra i due e i quattro centri prescrittori per ogni Regione che, oltre a svolgere la loro attività, condividano una periodica discussione di casi o addirittura, perché no, anche visite congiunte per casi di particolare severità, e che si impegnino insieme a produrre tanta formazione. Una diffusione capillare del sapere nell'arco di massimo un decennio può stabilizzare "al rialzo" la capacità media di tutti gli specialisti di prescrivere le terapie giuste al bambino giusto, in modo che ad un certo punto non ci sia più la necessità, o quantomeno l'indispensabilità, di Centri di Eccellenza. Probabilmente è un po' utopico, diranno alcuni, ma in fondo è questione di scelte e di priorità.
Naturalmente bisogna anche iniziare a fare un lavoro di formazione più accurato nelle nostre Scuole di Specializzazione, da cui troppo spesso ancora si esce molto più competenti nella psicofarmacologia delle patologie neurologiche e dell'epilessia, che di quelle comportamentali e da anomalo neurosviluppo.
Antonio Persico
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DA: autismo-biologia < [ mailto:[email protected] | [email protected] ] > per conto di daniela < [ mailto:[email protected] | [email protected] ] > INVIATO: sabato 15 maggio 2021 22:14 A: Autismo Biologia < [ mailto:[email protected] | [email protected] ] > OGGETTO: Re: [autismo-biologia] Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I
Ringrazio, a nome degli iscritti alla lista, il Professor Antonio Persico, che ci dà la possibilità di scaricare in anteprima un articolo che in realtà è un trattato di psicofarmacologia dell’autismo, da studiare con attenzione e da tenere per consultazione.
Vorrei sottolineare l’affermazione “Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che
questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Credo che nessuno possa essere in disaccordo con questa affermazione, ma l’acquisizione di esperienza cinica nella prescrizione dei farmaci va favorita con una organizzazione ad hoc.
Prescrivere farmaci alle persone con autismo è cosa difficile e irta di insidie, come molti di noi sanno e come si evince dall’articolo, nel quale più volte si sottolinea la “interindividual variability”
“The great interindividual variability present in ASD also spans clinical response to psychoactive drugs and side effect sensitivity. Clinicians experience a lower level of predictability when prescribing a drug to children with ASD, compared to children with other idiopathic neurodevelopmental disorders (ADHD, OCD, anxiety disorders, affective disorders, etc)”
L’accumulo di esperienza è possibile solo se la prescrizione viene fatta da un centro multidisciplinare esperto che vede un grande numero di casi e li segue nel tempo, in collaborazione con medici internisti e specialisti dedicati, con le famiglie e con i servizi educativi e sociali.
Il farmaco su cui si sono fatte più sperimentazioni è il Risperidone, che viene prescritto a moltissimi bambini e adulti con autismo. Ma Persico e colleghi riportano che i responders al farmaco sono poco meno del 70% (Arnold et al. (2003) ) e dunque i prescrittori devono avere una seconda linea di strategie terapeutiche.
Stessa cosa per l’aripiprazolo (Despite its proven efficacy and tolerability, aripiprazole has a sizable positive effect for irritability and hyperactivity in approximately 30-50% of ASD children
and adolescents, with approximately two thirds either not responding or still showing residual symptoms in need of add-on therapies (Masi et al., 2009; Owen et al., 2009).
Nell’articolo si dice che, in caso di insuccesso dei farmaci più sperimentati, puo’ essere lecito provare farmaci per i quali le sperimentazioni controllate sono inesistenti e i possibili effetti indesiderati sono importanti, come la clozapina; oppure si possono tentare combinazioni di farmaci, per alcune delle quali c’è qualche
timida sperimentazione, (several add-on therapies, such as N-acetylcysteine, memantine and pioglitazone, may enhance the positive
effects of risperidone on reducing behavioral symptoms in ASD (Nikoo et al., 2015; Ghaleiha et al., 2013, 2015)). Altri farmaci vengono menzionati come "add/on therapies", tra cui buspirone e amantadina in aggiunta al Risperidone.
Solo un centro specialistico che abbia in cura qualche centinaio di casi può formarsi un’esperienza utile per la prescrizione di psicofarmaci a utenti così problematici. La prescrizione di psicofarmaci poi deve sempre essere affiancata dalla collaborazione con internisti e altri specialisti dedicati per non rischiare di prescrivere psicofarmaci a chi ha gravi problemi medici ed esprime il proprio dolore o il proprio disagio con comportamenti problema.
Un altro vantaggio della concentrazione dei casi in un unico centro è la possibilità di fare sperimentazioni di nuove terapie, cosa di cui c’è un bisogno vitale per i disturbi dello spettro autistico Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-12 23:41 Antonio Persico ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
[ https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https:%2F%2Fauthors.else... | https://eur01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https:%2F%2Fauthors.elsevier.com%2Fa%2F1d1AY-Ly9N~YL&data=04%7C01%7Cantonio.persico%40unime.it%7C49ddc091f25a48a4b7dd08d917de3339%7C84679d4583464e238c84a7304edba77f%7C0%7C0%7C637567066505555076%7CUnknown%7CTWFpbGZsb3d8eyJWIjoiMC4wLjAwMDAiLCJQIjoiV2luMzIiLCJBTiI6Ik1haWwiLCJXVCI6Mn0%3D%7C3000&sdata=UMiFcMlXKBuPkmkGyiw2bBEuvgEuJ8K9oVn3QRR6%2Flk%3D&reserved=0 ] [1] [1]
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a
due
straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
_Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza_
_Università di Messina_
_& Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” _
_A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"_
_via Consolare Valeria, 1_
_98125 Messina_
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Il 2021-05-18 11:39 Paola Visconti ha scritto:
Credo che prima di partire con TERAPIE farmacologiche che possono sicuramente essere utili sia sempre necessaria un attenta e dettagliata valutazione del quadro clinico.
POtrebbe essere utile comprendere quale sia il Disturbo PRimario e un anamnesi dello SVILUPPO rappresenta uno step fondamentale.
E' vero che non dobbiamo misconoscere la neurodiversità sottostante ma dobbiamo parimenti fare attenzione a non includere un pò tutto nella cornice ASD , e non per un problema di etichette ma per comprendere la possibile evoluzione di quel quadro ed essere poi in grado di ridurre e/o sospendere la terapia farmacologica nel momento in cui un intervento comportamentale individualizzato comincia a dare i suoi risultati .
Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico
IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna
19 maggio Persico e colleghi sono in linea con quanto dice Paola Visconti e inquadrano l’intervento farmacologico in un più ampio intervento psicoeducativo, come si puo’ evincere dalle seguenti citazioni “Within this modern framework, pharmacological therapies, though still relatively unspecific, aim to allow autistic children and adolescents to maximize their benefits from behavioral and psychoeducational interventions, by removing the problematic behaviors which negatively interfere with non-pharmacological therapies and social adjustment (Arnold et al., 2003).” Gli autori inquadrano molto bene lo spazio che, allo stato attuale, hanno le terapie farmacologiche: aiutare i bambini e gli adolescenti con autismo a trarre il massimo beneficio dagli interventi comportamentali e psicoeducativi rimuovendo i comportamenti problematici che interferiscono negativamente con le terapie non farmacologiche e con l’adattamento sociale “Despite its high prevalence, reaching 1/ 54 children and 1/45 adults in the United States, no pharmacological treatment is still directed to core symptoms of ASD, encompassing social and communication deficits, repetitive behaviors, restricted interests, and abnormal sensory processing…omissis As yet, currently available pharmacological treatment in autism is not primarily directed to the core symptoms, but rather to comorbid disorders/symptoms and to problematic behaviors, such as irritability, hyperactivity, anxiety, aggression, self-injurious behavior, sleep disorders and others (Jobski et al., 2017)” Il trattamento farmacologico oggi disponibile non è diretto contro i sintomi propri dell’autismo, ma piuttosto contro alcuni sintomi coesistenti e contro alcuni comportamenti problematici come l’irritabilità, l’iperattività, l’ansia, l’aggressività auto ed etero diretta, i disturbi del sonno ed altri ancora. Quanto è diverso questo linguaggio prudente, che mette in evidenza i chiaro scuri della terapia farmacologica sottolineando che al momento presente gli scuri sono di gran lunga prevalenti sui chiari, dal documento “Raccomandazioni della Linea Guida per la diagnosi e il trattamento di bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico” dell’Istituto Superiore di Sanità del febbraio 2021 https://snlg.iss.it/wp-content/uploads/2021/02/Raccomandazione-1-autismo.pdf nel quale la prima raccomandazione suona così “Quesito In bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico bisognerebbe utilizzare i D2 bloccanti vs. non utilizzare D2 bloccanti? Raccomandazione Il Panel ISS della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico suggerisce di usare i D2 bloccanti piuttosto che non usare i D2 bloccanti in bambini e adolescenti con ASD (raccomandazione condizionata basata su una qualità bassa nelle prove di efficacia)” Questa raccomandazione non tiene conto della letteratura così sapientemente revisionata da Persico e colleghi ed è stata pubblicata ufficialmente dall’organo tecnico del Ministero della Salute italiano in contrasto con altre linee guida, pure recentissime, come la “ESCAP practice guidance for autism: a summary of evidence-based recommendations for diagnosis and treatment” https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00787-020-01587-4 Daniela Mariani Cerati
Il 2021-05-18 11:39 Paola Visconti ha scritto:
E' vero che non dobbiamo misconoscere la neurodiversità sottostante ma dobbiamo parimenti fare attenzione a non includere un pò tutto nella cornice ASD , e non per un problema di etichette ma per comprendere la possibile evoluzione di quel quadro ed essere poi in grado di ridurre e/o sospendere la terapia farmacologica nel momento in cui un intervento comportamentale individualizzato comincia a dare i suoi risultati .
Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico
IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna
20 maggio Sul fatto di ridurre o sospendere la terapia farmacologica Persico e colleghi parlano nel capitolo dedicato agli antipsicotici di prima generazione (First Generation Antipsychotics: FGAs). Dopo avere elencato i possibili effetti desiderati e quelli indesiderati di questi farmaci gli autori dicono che l’incidenza e la severità degli effetti avversi puo’ essere limitata prescrivendo una bassa dose iniziale, aumentando lentamente e gradualmente il dosaggio e limitando la durata del trattamento. FGAs were found most effective on aggressiveness, temper outbursts, hyperactivity, stereotypic behaviors, sensory self-stimulation, and social withdrawal. The dark side of FGAs is represented by their potential for adverse effects, ranging from dry mouth and sedation, to neuroleptic malignant syndrome or tardive dyskinesia. Autistic children may be especially sensitive to acute and chronic extrapyramidal side effects (EPS), namely akathisia, acute dystonia, parkinsonism, and tardive dyskinesia. Despite these caveats, in most children the incidence and severity of adverse effects can be limited by prescribing a low initial dose, by increasing the dosage slowly and gradually over time and by limiting the duration of neuroleptic treatment (Serrano, 1981). Questo "limiting the duration of neuroleptic treatment" nella pratica viene fatto raramente, ma deve essere ben sottolineato. Tutti gli psicofarmaci vanno attentamente monitorati nel tempo e la forza d'inerzia per la quale, quando un farmaco viene iniziato, viene continuato a tempo indefinito, talvolta a vita, deve essere fortemente contrastata Daniela mariani Cerati
Sono perfettamente daccordo con la dott.ssa Visconti. L'uso di farmaci soprattutto nell'età pediatrica è molto frequente e sono davvero pochi i neuropsichiatri che posticipano o modulano il farmaco nell'attesa di verificare la validità di una terapia comportamentale. A mio figlio una npi in sede di rinnovo del progetto convenzionato di logopedia e psicomotricità (di cui non capisco l'utilità per i bambiniaffetti da dsa almeno per i miei figli) ha proposto, così senza che io avessi palesato alcuna ansia e/o chiesto alcunchè, uno psicofarmaco "Stimolante" (non mi ha saputo dire il nome) per rendere mio figlio più presente nella realtà!! Io per fortuna mi sono opposta e sto continuando con l'ABA e il bimbo piano piano sta diventando più presente, con molta fatica e immensi sacrifici da parte mia. Ma mi chiedo se si può consentire ad un età così piccola (6 anni e mezzo) la prescrizione di psicofarmaci senza nessuna valutazione sul bambino? Il problema che a molti bambini che non possono permettersi, per i più vari motivi di fare una terapia comportamentale (mancanza di soldi, di tempo, viaggi lunghi ed estenuanti ecc.), si danno gli psicofarmaci e questa prassi malata continuerà fino a quando ci saranno NPI pressappochisti e le ASP non riconosceranno le terapie comportamentali (ABA) nei LEA per farle usufruire nei centri convenzionati con terapisti formati. Questo è il mio pensiero. Il 20/05/2021 18.15, daniela ha scritto:
Il 2021-05-18 11:39 Paola Visconti ha scritto:
E' vero che non dobbiamo misconoscere la neurodiversità sottostante ma dobbiamo parimenti fare attenzione a non includere un pò tutto nella cornice ASD , e non per un problema di etichette ma per comprendere la possibile evoluzione di quel quadro ed essere poi in grado di ridurre e/o sospendere la terapia farmacologica nel momento in cui un intervento comportamentale individualizzato comincia a dare i suoi risultati .
Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico
IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna
20 maggio
Sul fatto di ridurre o sospendere la terapia farmacologica Persico e colleghi parlano nel capitolo dedicato agli antipsicotici di prima generazione (First Generation Antipsychotics: FGAs).
Dopo avere elencato i possibili effetti desiderati e quelli indesiderati di questi farmaci gli autori dicono che l’incidenza e la severità degli effetti avversi puo’ essere limitata prescrivendo una bassa dose iniziale, aumentando lentamente e gradualmente il dosaggio e limitando la durata del trattamento.
FGAs were found most effective on aggressiveness, temper outbursts, hyperactivity, stereotypic behaviors, sensory self-stimulation, and social withdrawal. The dark side of FGAs is represented by their potential for adverse effects, ranging from dry mouth and sedation, to neuroleptic malignant syndrome or tardive dyskinesia. Autistic children may be especially sensitive to acute and chronic extrapyramidal side effects (EPS), namely akathisia, acute dystonia, parkinsonism, and tardive dyskinesia. Despite these caveats, in most children the incidence and severity of adverse effects can be limited by prescribing a low initial dose, by increasing the dosage slowly and gradually over time and by limiting the duration of neuroleptic treatment (Serrano, 1981).
Questo "limiting the duration of neuroleptic treatment" nella pratica viene fatto raramente, ma deve essere ben sottolineato. Tutti gli psicofarmaci vanno attentamente monitorati nel tempo e la forza d'inerzia per la quale, quando un farmaco viene iniziato, viene continuato a tempo indefinito, talvolta a vita, deve essere fortemente contrastata Daniela mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
gent issimi, oltre al tema di un uso accorto dei farmaci , credo sia altrettanto importante valutare con attenzione i sintomi e saper operare diagnosi differenziali. Identificare le varie comorbidita e soprattutto cercare di capire cosa è emerso prima nello sviluppo del bambino/bambina ci aiuta non solo a scegliere con maggior oculatezza i farmaci ma soprattutto a pensare alla traiettoria evolutiva e ai trattamenti che in quel momento sono maggiormente necessari. Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna ----- Messaggio originale ----- Da: "Avv. Ida Iaquinta" <[email protected]> A: "Autismo Biologia" <[email protected]> Inviato: Venerdì, 21 maggio 2021 20:57:09 Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo - parte I Sono perfettamente daccordo con la dott.ssa Visconti. L'uso di farmaci soprattutto nell'età pediatrica è molto frequente e sono davvero pochi i neuropsichiatri che posticipano o modulano il farmaco nell'attesa di verificare la validità di una terapia comportamentale. A mio figlio una npi in sede di rinnovo del progetto convenzionato di logopedia e psicomotricità (di cui non capisco l'utilità per i bambiniaffetti da dsa almeno per i miei figli) ha proposto, così senza che io avessi palesato alcuna ansia e/o chiesto alcunchè, uno psicofarmaco "Stimolante" (non mi ha saputo dire il nome) per rendere mio figlio più presente nella realtà!! Io per fortuna mi sono opposta e sto continuando con l'ABA e il bimbo piano piano sta diventando più presente, con molta fatica e immensi sacrifici da parte mia. Ma mi chiedo se si può consentire ad un età così piccola (6 anni e mezzo) la prescrizione di psicofarmaci senza nessuna valutazione sul bambino? Il problema che a molti bambini che non possono permettersi, per i più vari motivi di fare una terapia comportamentale (mancanza di soldi, di tempo, viaggi lunghi ed estenuanti ecc.), si danno gli psicofarmaci e questa prassi malata continuerà fino a quando ci saranno NPI pressappochisti e le ASP non riconosceranno le terapie comportamentali (ABA) nei LEA per farle usufruire nei centri convenzionati con terapisti formati. Questo è il mio pensiero. Il 20/05/2021 18.15, daniela ha scritto:
Il 2021-05-18 11:39 Paola Visconti ha scritto:
E' vero che non dobbiamo misconoscere la neurodiversità sottostante ma dobbiamo parimenti fare attenzione a non includere un pò tutto nella cornice ASD , e non per un problema di etichette ma per comprendere la possibile evoluzione di quel quadro ed essere poi in grado di ridurre e/o sospendere la terapia farmacologica nel momento in cui un intervento comportamentale individualizzato comincia a dare i suoi risultati .
Dott.ssa Paola Visconti U.O.S.I. Disturbi dello Spettro Autistico
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20 maggio
Sul fatto di ridurre o sospendere la terapia farmacologica Persico e colleghi parlano nel capitolo dedicato agli antipsicotici di prima generazione (First Generation Antipsychotics: FGAs).
Dopo avere elencato i possibili effetti desiderati e quelli indesiderati di questi farmaci gli autori dicono che l’incidenza e la severità degli effetti avversi puo’ essere limitata prescrivendo una bassa dose iniziale, aumentando lentamente e gradualmente il dosaggio e limitando la durata del trattamento.
FGAs were found most effective on aggressiveness, temper outbursts, hyperactivity, stereotypic behaviors, sensory self-stimulation, and social withdrawal. The dark side of FGAs is represented by their potential for adverse effects, ranging from dry mouth and sedation, to neuroleptic malignant syndrome or tardive dyskinesia. Autistic children may be especially sensitive to acute and chronic extrapyramidal side effects (EPS), namely akathisia, acute dystonia, parkinsonism, and tardive dyskinesia. Despite these caveats, in most children the incidence and severity of adverse effects can be limited by prescribing a low initial dose, by increasing the dosage slowly and gradually over time and by limiting the duration of neuroleptic treatment (Serrano, 1981).
Questo "limiting the duration of neuroleptic treatment" nella pratica viene fatto raramente, ma deve essere ben sottolineato. Tutti gli psicofarmaci vanno attentamente monitorati nel tempo e la forza d'inerzia per la quale, quando un farmaco viene iniziato, viene continuato a tempo indefinito, talvolta a vita, deve essere fortemente contrastata Daniela mariani Cerati
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grazie
Il 12/05/2021 23:41 Antonio Persico <[email protected]> ha scritto:
Cari iscritti,
Ho il piacere di inviarvi il link alla Review sistematica sulla psicofarmacologia dell'autismo che è stata appena pubblicata su Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry. Se cliccate sul link, in alto a sinistra troverete "Download pdf" che vi permetterà di scaricare il file contenente le tabelle con tutti i trial randomizzati controllati. Se poi scendete giù dopo le Conclusioni, troverete i file del materiale supplementare. Possono essere utili, perché contengono tutti gli studi "in aperto" e i case report, con dettagli di interesse clinico non secondario.
https://authors.elsevier.com/a/1d1AY-Ly9N%7EYL https://authors.elsevier.com/a/1d1AY-Ly9N~YL
Questo primo articolo ("part I") riguarda la psicofarmacologia attualmente in uso nella pratica clinica; stiamo ora lavorando al secondo articolo ("part II"), che invece riguarda tutti gli studi presenti sul sito ClinicalTrials, che rappresentano le terapie innovative attualmente in fase di studio. Infine concluderemo con un articolo nel quale, analizzando la farmacologia partendo dalle evidenze complessive presentate nei primi due articoli, insieme a due straordinari esperti come Benedetto Vitiello e Celso Arango, cercheremo di fornire al lettore algoritmi ragionati riguardo la scelta dei farmaci di prima/seconda opzione per ogni sintomo e uno schema di dosaggio ragionato. Naturalmente nulla può sostituire l'esperienza clinica, ma insieme agli altri co-autori ci auguriamo che questo grande sforzo di revisione complessiva della Letteratura ed i successivi due contributi promuovano un utilizzo dei farmaci nell'autismo più razionale e "basato sull'evidenza".
Buona serata a tutti !
Antonio Persico
Antonio M. Persico Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza Università di Messina & Responsabile del Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino" via Consolare Valeria, 1 98125 Messina email: [email protected]
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