Buongiorno Daniela Se l’autismo ( parlo di quello grave che viene diagnosticato nei primi anni di vita) é una condizione biologica, si dovrebbero cercare i meccanismi patogenetici biologici e su quelli agire, come si fa nelle altre condizioni biologiche. Lei ci sta ricordando che non c'è nessun "se" su questa affermazione; rimane quindi difficile non essere d'accordo con la sua opinione che segue. Non capisco poi come ancora si faccia riferimento a ipotesi di ricerca degli interventi abilitativi (educativi, relazionali, etc) evidence based e ipotesi di ricerca sui meccanismi patogenetici biologici e su come agirvi, sempre come fossero isole separate, senza immaginare quanto potrebbero beneficiare l'uno dell'altro. Qui ci sono ovviamente impostazioni e principi di base di alcune discipline che ostacolano in modo pesantissimo questa integrazione. Su un altro fronte la Cultura dell'Autismo, le discussioni sull'orgoglio autistico, sulla Neurodiversità, e noi stesse famiglie, scateniamo discussioni insensate se si debbano pronunciare o no le parole malato, cura, condizione e mille altre. C'è un quadro della situazione che tutti sappiamo molto grave, soprattutto sul da farsi in modo strutturale e a lungo termine, ma nel momento di rappresentarlo il quadro cambia in mille forme e colori diversi a secondo di chi la rappresenta. E in questo caleidoscopio soluzioni anche solo mitigatorie per il prima e per il dopo, non riescono ad avvicinarsi e non si riescono facilmente ad immaginare.
Il 8 settembre 2017 alle 11.15 [email protected] ha scritto:
E’ di questi giorni la notizia che l’NIH, il Ministero della Salute degli Stati Uniti, ha devoluto 100 milioni di dollari per finanziare alcuni Centri di eccellenza per l’autismo.
NIH awards nearly $100 million for Autism Centers of Excellence program
https://www.nih.gov/news-events/news-releases/nih-awards-nearly-100-million-...
E’ una notizia buona, ma che io trovo deludente per quesi motivi:
per una condizione tanto grave e tanto diffusa dagli Stati Uniti mi aspetterei dei finanziamenti di miliardi e non solo di milioni
leggendo i progetti finanziati non vedo orizzonti innovativi, soprattutto non vedo ricerche di tipo biologico. I trattamenti abilitativi devono essere supportati e implementati perché sono gli unici oggi disponibili, ma essi non cambiano radicalmente la storia naturale dell’autismo e non impediscono che nel corso della vita all’autismo si sovrappongano altre gravi condizioni psichiatriche.
Se l’autismo ( parlo di quello grave che viene diagnosticato nei primi anni di vita) é una condizione biologica, si dovrebbero cercare i meccanismi patogenetici biologici e su quelli agire, come si fa nelle altre condizioni biologiche.
In alcuni progetti si parla marginalmente di farmaci, e precisamente il “Duke University, Durham, North Carolina- Understanding and potentially treating ASD-ADHD combination” si propone di verificare se i farmaci stimolanti possono essere utili nelle persone con autismo e ADHD. “They will also test whether the stimulant medication used to treat ADHD will help children with both conditions.” Nella pratica clinica questa prova viene fatta quotidianamente e in tutti i casi a mia conoscenza ha dato risultati oltremodo negativi: non ha migliorato nulla e ha provocato altri gravi disturbi.
Nel progetto della “University of California, Davis – Improving ASD treatments based on symptoms, features” si parla di behavioral and drug interventions appropriate for each subtype. Non si dice di quali farmaci si tratta. Saranno i soliti neurolettici per i quali gli effetti indesiderati sono certi e quelli desiderati dubbi o assenti?
Stessa cosa per il progetto University of California, Los Angeles - Tracing ASD symptoms to their origins
They will also test a medication to see if it can improve social functioning
Quali farmaci hanno in mente i ricercatori?
Le considerazioni di cui sopra sono mie personali e riflettono solo mie impressioni, non avendole io condivise con nessun collega o amico. Accetto ben volentieri giudizi diversi dal mio Daniela Mariani Cerati
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