relazione di Evan Eichler al convegno "Un'alleanza per l'autismo" del 2 aprile
Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI, PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Comprendere la genetica dell’autismo” La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica. Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15 L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate. Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21, caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del linguaggio nell’83%, atipie facciali. Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione completa dei denti entro l’anno di vita. Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del numero di neuroni nel cervello. Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in un altro sottogruppo. Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal punto di vista molecolare. Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni patogenetiche de novo. Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma). Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte. Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A e della macrocefalia nella mutazione di CHD8 Daniela Mariani Cerati
sono del tutto d'accordo! ________________________________ Da: autismo-biologia <[email protected]> per conto di daniela via autismo-biologia <[email protected]> Inviato: sabato 5 aprile 2025 11:43 A: [email protected] <[email protected]> Oggetto: [autismo-biologia] relazione di Evan Eichler al convegno "Un'alleanza per l'autismo" del 2 aprile Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI, PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Comprendere la genetica dell’autismo” La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica. Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15 L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate. Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21, caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del linguaggio nell’83%, atipie facciali. Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione completa dei denti entro l’anno di vita. Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del numero di neuroni nel cervello. Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in un altro sottogruppo. Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal punto di vista molecolare. Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni patogenetiche de novo. Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma). Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte. Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A e della macrocefalia nella mutazione di CHD8 Daniela Mariani Cerati _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it<http://www.apriautismo.it> Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected]
Potentissimo articolo, complimenti dottoressa Cerati, quello che vado sempre dicendo che dovremmo rendere ESOMA obbligatorio a tutti i nascituri per poi avere dei sottogruppi omogenei su cui agire. E' vero che con le attuali conoscenze non possiamo ora intraprendere una terapia genica ma molto presto si, quindi agire sulle proteine a valle rimane la strada ora piu' percorribile. Personalmente dovremmo investire più in ricerca e meno nelle terapie comportamentali che sono necessarie ma non sufficienti. Gia 10 anni fa quando mappammo 60 ragazzi in associazione notammo duplicazioni e delezioni su cromosomi diverse e risalendo ai genitori si vedeva che uno di loro aveva mutazioni semplici mentre i figli ne avevano aggiunte delle altre durante la meiosi cellulare aggravando lo stato di salute. Quindi il primo passo è trovare delle proteine che rendono docili e non aggressivi i nostri figli, in modo che possano realmente essere integrati nella società. Grazie di cuore al blog Autismo 33 Distinti saluti Ing. Marco Basile Il sabato 5 aprile 2025 alle ore 12:03:42 CEST, daniela via autismo-biologia <[email protected]> ha scritto: Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI, PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Comprendere la genetica dell’autismo” La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica. Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15 L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate. Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21, caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del linguaggio nell’83%, atipie facciali. Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione completa dei denti entro l’anno di vita. Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del numero di neuroni nel cervello. Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in un altro sottogruppo. Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal punto di vista molecolare. Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni patogenetiche de novo. Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma). Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte. Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A e della macrocefalia nella mutazione di CHD8 Daniela Mariani Cerati _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected]
Il 2025-04-07 19:45 Marco Basile via autismo-biologia ha scritto:
Potentissimo articolo, complimenti dottoressa Cerati,
I COMPLIMENTI VANNO FATTI AD EICHLER, NON A ME, CHE HO SOLO DATO UN RESOCONTO DELLA SUA RELAZIONE quello che vado
sempre dicendo che dovremmo rendere ESOMA obbligatorio a tutti i nascituri
EICHLER HA ESAMINATO L’ESOMA A BAMBINI GIA’ NATI E AI QUALI ERA GIA’ STATA FATTA LA DIAGNOSI DI AUTISMO per poi avere dei sottogruppi omogenei su cui agire.
E' vero che con le attuali conoscenze non possiamo ora intraprendere una terapia genica ma molto presto si, quindi agire sulle proteine a valle rimane la strada ora piu' percorribile. Personalmente dovremmo investire più in ricerca e meno nelle terapie comportamentali che sono necessarie ma non sufficienti. Gia 10 anni fa quando mappammo 60 ragazzi in associazione notammo duplicazioni e delezioni su cromosomi diverse e risalendo ai genitori si vedeva che uno di loro aveva mutazioni semplici mentre i figli ne avevano aggiunte delle altre durante la meiosi cellulare aggravando lo stato di salute. Quindi il primo passo è trovare delle proteine che rendono docili e non aggressivi i nostri figli, in modo che possano realmente essere integrati nella società. Grazie di cuore al blog Autismo 33
Distinti saluti Ing. Marco Basile
Il sabato 5 aprile 2025 alle ore 12:03:42 CEST, daniela via autismo-biologia <[email protected]> ha scritto:
Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti
dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi
eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano
partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere
interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della
Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s
Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI,
PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore
all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema
“Comprendere la genetica dell’autismo”
La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con
l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica.
Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o
delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa
degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi
omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati
identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel
cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15
L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento
dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di
proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire
molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei
genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono
suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono
coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per
l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate.
Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un
sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21,
caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con
disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio
tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del
linguaggio nell’83%, atipie facciali.
Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte
patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con
mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione
completa dei denti entro l’anno di vita.
Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono
caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del
numero di neuroni nel cervello.
Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche
diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in
un altro sottogruppo.
Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni
con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto
sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare
l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal
punto di vista molecolare.
Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo
puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni
patogenetiche de novo.
Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di
geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del
genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le
tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma).
Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre
ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle
proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine
sono coinvolte.
Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito
al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da
sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli
autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte
antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A
e della macrocefalia nella mutazione di CHD8
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________
Lista di discussione autismo-biologia
Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale.
www.apriautismo.it
Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected] _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it
Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected]
Era del tutto prevedibile che il numero di condizioni monogeniche riportato da Eichler il 2 aprile scorso era destinato a crescere, come dimostra la pubblicazione, in data 16 agosto 2025, dell’articolo “Mirahmadi, M., Kahani, S.M., Sharifi-Zarchi, A. et al. Genetic Heterogeneity of Autism Spectrum Disorder: Identification of Five Novel Mutations (RIMS2, FOXG1, AUTS2, ZCCHC17, and SPTBN5) in Iranian Families via Whole-Exome and Whole-Genome Sequencing. Biochem Genet (2025). https://doi.org/10.1007/s10528-025-11226-9 “ https://link.springer.com/article/10.1007/s10528-025-11226-9#citeas nel quale vengono descritte cinque nuove mutazioni (RIMS2, FOXG1, AUTS2, ZCCHC17, e SPTBN5) in famiglie iraniane. L’auspicio degli autori è che l’identificazione delle condizioni monogeniche porti a strategie di terapie personalizzate e diagnosi precoci Our findings contribute to the growing body of knowledge regarding the genetic basis of ASD, paving the way for personalized treatment strategies and early diagnosis. Il 2025-04-05 11:43 daniela via autismo-biologia ha scritto:
Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s
Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI, PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Comprendere la genetica dell’autismo” La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica. Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15 L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate. Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21, caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del linguaggio nell’83%, atipie facciali. Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione completa dei denti entro l’anno di vita. Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del numero di neuroni nel cervello.
Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in un altro sottogruppo. Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal punto di vista molecolare.
Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni patogenetiche de novo. Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma). Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte.
Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A e della macrocefalia nella mutazione di CHD8
Daniela Mariani Cerati
Grazie dottoressa Cerati bellissimo articolo, anche se un po' pessimista sulle terapie geniche, oggi ci sono i primi studi su editing genetico........ Invece terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte, sono completamente d'accordo. Non a caso in una delle ultime ricerche scientifiche il CBD è un neuromodulatore quindi quando viene notato un cambiamento sbalorditivo sui nostri ragazzi è perchè riesce a modulare su alcuni geni corrotti e/o silenziati facendone le funzioni , purtroppo non tutte Buon inizio settimana a tutti Marco Basile Il lunedì 15 settembre 2025 alle ore 11:29:48 CEST, daniela via autismo-biologia <[email protected]> ha scritto: Era del tutto prevedibile che il numero di condizioni monogeniche riportato da Eichler il 2 aprile scorso era destinato a crescere, come dimostra la pubblicazione, in data 16 agosto 2025, dell’articolo “Mirahmadi, M., Kahani, S.M., Sharifi-Zarchi, A. et al. Genetic Heterogeneity of Autism Spectrum Disorder: Identification of Five Novel Mutations (RIMS2, FOXG1, AUTS2, ZCCHC17, and SPTBN5) in Iranian Families via Whole-Exome and Whole-Genome Sequencing. Biochem Genet (2025). https://doi.org/10.1007/s10528-025-11226-9 “ https://link.springer.com/article/10.1007/s10528-025-11226-9#citeas nel quale vengono descritte cinque nuove mutazioni (RIMS2, FOXG1, AUTS2, ZCCHC17, e SPTBN5) in famiglie iraniane. L’auspicio degli autori è che l’identificazione delle condizioni monogeniche porti a strategie di terapie personalizzate e diagnosi precoci Our findings contribute to the growing body of knowledge regarding the genetic basis of ASD, paving the way for personalized treatment strategies and early diagnosis. Il 2025-04-05 11:43 daniela via autismo-biologia ha scritto:
Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s
Dopo i SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI, PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Comprendere la genetica dell’autismo” La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica. Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati identificati diversi sottogruppi tra i quali uno con una delezione nel cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15 L’avvento, nel 2010, di una nuova tecnologia, il sequenziamento dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di proteine, che costituisce l’1% del genoma, ha permesso di scoprire molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate. Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri, un sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21, caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del linguaggio nell’83%, atipie facciali. Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione completa dei denti entro l’anno di vita. Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del numero di neuroni nel cervello.
Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in un altro sottogruppo. Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal punto di vista molecolare.
Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni patogenetiche de novo. Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del genoma, ma su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma). Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine sono coinvolte.
Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di DYRK1A e della macrocefalia nella mutazione di CHD8
Daniela Mariani Cerati
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it Per cancellarsi inviare un messaggio a: [email protected]
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