sono del tutto d'accordo!

Da: autismo-biologia <autismo-biologia-bounces@autismo33.it> per conto di daniela via autismo-biologia <autismo-biologia@autismo33.it>
Inviato: sabato 5 aprile 2025 11:43
A: autismo-biologia@autismo33.it <autismo-biologia@autismo33.it>
Oggetto: [autismo-biologia] relazione di Evan Eichler al convegno "Un'alleanza per l'autismo" del 2 aprile
 
Il 2 aprile ci sono stati molti eventi che hanno trattato vari aspetti
dell’autismo. Credo che sia stato molto importante che uno di questi
eventi abbia avuto come sede il Ministero della Salute e che vi abbiano
partecipato rappresentanti dei tanti ministeri che dovrebbero essere
interessati all’autismo, a partire dal Ministero dell’Università e della
Ricerca fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

https://www.youtube.com/watch?v=3aVhtia97dI&t=9147s

Dopo i  SALUTI ISTITUZIONALI e la lettura del MANIFESTO AUTISMO: ATTI,
PROPOSTE CONDIVISE ED AZIONI ATTESE, Evan Eichler, professore
all’Università di Washington, ha tenuto una lectio magistralis sul tema
“Comprendere la genetica dell’autismo”
La conoscenza della genetica dell’autismo è andata di pari passo con
l’evoluzione delle tecniche di esplorazione genetica.
Il microarray ha permesso di evidenziare piccole duplicazioni o
delezioni di segmenti di DNA e di iniziare a suddividere la grande massa
degli autismi, definiti soltanto in base ai sintomi, in sottogruppi
omogenei dal punto di vista genetico. Con questa tecnica sono stati
identificati diversi sottogruppi tra i quali uno  con una delezione nel
cromosoma 17 e un altro con delezione nel cromosoma 15
L’avvento, nel 2010,  di una nuova tecnologia, il sequenziamento
dell’esoma, ossia la parte di genoma che codifica per la sintesi di
proteine, che costituisce l’1% del genoma,  ha permesso di scoprire
molte mutazioni de novo, presenti cioè nel bambini affetti e non nei
genitori né nei fratelli. Le mutazioni sono tante, ma si possono
suddividere in base alle reti neurali (pathways) nelle quali sono
coinvolte. Questa suddivisione potrebbe essere la premessa per
l’individuazione di target sui quali agire per future terapie mirate.
Grazie a questa tecnologia è stato individuato, tra gli altri,  un
sottogruppo con mutazione del gene DYRK1A, situato sul cromosoma 21,
caratterizzato da mutazioni tutte de novo e tutte patogenetiche, con
disabilità intellettiva e microcefalia nel 100%, epilessia ad esordio
tardivo nell’89%, ansia nel 95%, autismo e grave compromissione del
linguaggio nell’83%, atipie facciali.
Anche le mutazioni del gene ADNP sono risultate tutte de novo e tutte
patogenetiche, caratterizzate da disabilità intellettiva, autismo con
mancanza quasi completa del linguaggio, anomalie facciali ed eruzione
completa dei denti entro l’anno di vita.
Le mutazioni del gene CHD8 , anch’esse tutte de novo, sono
caratterizzate, nell’80% dei casi, da macrocefalia, con aumento del
numero di neuroni nel cervello.

Vediamo pertanto come fenotipi simili abbiano basi patogenetiche
diverse, talora opposte: microcefalia in un sottogruppo; macrocefalia in
un altro sottogruppo.
Il relatore ha fatto notare quanto sia irrazionale fare sperimentazioni
con una stessa terapia su popolazioni tanto eterogenee, come si è fatto
sino ad ora, e auspica che in futuro le sperimentazioni volte a testare
l’efficacia di nuove terapie si facciano su sottogruppi omogenei dal
punto di vista molecolare.

Allo stato attuale delle conoscenze il 25% circa dei casi di autismo
puo’ essere spiegato da larghi CNV ( copy number variations) e mutazioni
  patogenetiche de  novo.
Negli ultimi 5 anni il gruppo diretto da Echler compie la ricerca di
geni mutati non soltanto sull’esoma, ovvero la porzione codificante del
genoma, ma  su tutto il genoma. Questo nei casi non risolti mediante le
tecniche sopra ricordate (microarray ed esoma).
Echler non ritiene realistica una eventuale terapia genica, mentre
ritiene possibile una terapia che agisca a valle dei geni: sulle
proteine da essi codificate e sulle reti neurali nelle quali le proteine
sono coinvolte.

Echler auspica che a questi progressi nella conoscenza facciano seguito
al più presto progressi nella terapia, che deve essere preceduta da
sperimentazioni su gruppi omogenei e non più sul mare magnum degli
autismi, accomunati da sintomi causati da condizioni biologiche a volte
antitetiche, come nel caso della microcefalia nella mutazione di  DYRK1A
e della macrocefalia nella mutazione di CHD8

    Daniela Mariani Cerati
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Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale.
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