Che l’autismo sia una condizione complessa di cuiraramente si trova una causa unica necessaria e sufficiente è noto.Ma a questa complessità bisogna dare una specificazione, cercare quali elementiinteragiscono nella patogenesi e soprattutto quali sono eliminabili aifini della prevenzione e della cura. E’ il quesito a cui vuole rispondere il lavoro pubblicatorecentemente su NeuroToxicology 45 (2014)67–80, Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression,and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, LauraLatini, Filippo Sean Giorgi MariaZingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani,Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, FlavioKeller E’ un lavoro molto complesso nel quale, in un modelloanimale, si dimostra un’interazione tra suscettibilità genetica, sesso maschilee inquinanti ambientali (metilmercurio per os) a due dosaggi differenti: il piùbasso ininfluente e il più alto patogeno solo per gli animali di sesso maschileportatori dell’anomalia genetica. Riporto il resoconto fatto ieri da Panorama della Sanità Fondazione Santa Lucia, Istituto superiore di sanita' eCampus biomedico insieme per prevenire l'autismo Da unostudio sperimentale la proposta di un modello a tre fattori, genetici, ormonalie ambientali, per comprendere il rischio autismo. ROMA.“Attualmente, le cause dell’autismo” afferma in una nota l’Irccs FondazioneSanta Lucia di Roma “sono ancora sconosciute, ma esiste un consenso nelsostenere che alla base dell’autismo non vi sia un unico fattore, ma che essosia il risultato della interazione fra fattori diversi. Sicuramente il fattoregenetico riveste una notevole importanza ma studi statistici ed evidenzeclinico/sperimentali indicano come un grosso perso rivestano anche variazioniormonali durante lo sviluppo e possibili tossici ambientali. È a partire daquesti elementi che tre anni fa, grazie ad un finanziamento della fondazioneUSA Autism Speaks, è stata avviata una ricerca dell’Irccs Fondazione SantaLucia e del Campus Bio-Medico, in collaborazione con l’Istituto Superiore diSanità e l’Università di Pisa. I risultati dello studio sono stati recentementepubblicati on line sulla rivista Neurotoxicology. In questo studio, condotto daLaura Latini del Laboratorio di Neuroriabilitazione Sperimentale diretto daMarco Molinari (Irccs FSL), insieme a Filippo Biamonte del Laboratorio delleNeuroscienze dello Sviluppo e della Plasticità Neurale diretto da Flavio Keller(Campus Bio-Medico), sono state dimostrate le interazioni a livello cellulare ecomportamentale dei tre principali fattori imputati nella genesi del disturboautistico: il fattore genetico, il fattore sessuale ed il fattore ambientale.Gli esperimenti sono stati eseguiti analizzando gli effetti degli ormonisessuali, della alterazione genetica della sintesi di Relina, (proteina fondamentalenell’embriogenesi), e della esposizione a mercurio nel periodo prenatale eperinatale sullo sviluppo di comportamenti autistici. Ognuno dei fattori presoisolatamente non era in grado di sviluppare comportamenti autistici, mentrel’interazione fra loro induceva la comparsa di diversi indicatori del disordineautistico sia a livello cellulare che comportamentale. In sintesi, lo studiodimostra che comportamenti autistici possono derivare dalla coesistenza dicondizioni ormonali, genetiche e ambientali che prese singolarmente non hannorilevanza patologica. Lo studio fornisce una importante prova sperimentale allavalidità della ipotesi patogenetica multifattoriale e pone le basi sperimentaliper studiare a livello cellulare e comportamentale la complessa triadeambiente/genetica/ormoni considerata l’ipotesi più accreditata sulla patogenesidell’autismo”.
Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression,and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, LauraLatini, Filippo Sean Giorgi MariaZingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani,Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, FlavioKeller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80, Gli autori hanno lavorato su un modello animale, iltopo reeler eterozigote, per studiarel’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo statoeterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosirelativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande ilclassico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico dimalattie multifattoriali. Avendo scelto come fattore ambientale ilmetilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per lapatologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo ainterpretazioni patogenetiche e terapeutiche. Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, hoposto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte) Ecco domande e risposte Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sonoequiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportanouna tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicitàdegli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza enell'allattamento? Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente allatossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventualetossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è dadire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sonodosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad unaesposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata),ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcunialimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni,tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio. Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio sitratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni sianoreversibili con la chelazione? Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, pensosia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità,sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione almercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio nonavrebbe nessuna conseguenza terapeutica.
Buongiorno, volevo chiedere se la scelta di studiare la tossicità del solo metilmercurio e non anche del etilmercurio è da attribuirsi all’esistenza di ricerche esaustive su quest’ultimo. Grazie Da: [email protected] [mailto:[email protected]] Per conto di daniela marianicerati Inviato: giovedì 6 novembre 2014 13.44 A: lista autismo-biologia Oggetto: [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression, and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura Latini, Filippo Sean Giorgi Maria Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani, Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio Keller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80, Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il topo reeler eterozigote, per studiare l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di malattie multifattoriali. Avendo scelto come fattore ambientale il metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a interpretazioni patogenetiche e terapeutiche. Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte) Ecco domande e risposte Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e nell'allattamento? Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata), ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni, tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio. Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio si tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano reversibili con la chelazione? Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità, sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non avrebbe nessuna conseguenza terapeutica. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Message for the recipient only, if received in error, please notify the sender and read http://www.eni.com/disclaimer/
Ricordo che da più di dieci anni il Thimerosal non viene più usato come conservante nei vaccini Carlo Hanau Il giorno 06 novembre 2014 14:43, Bertoni Roberto < [email protected]> ha scritto:
Buongiorno,
volevo chiedere se la scelta di studiare la tossicità del solo metilmercurio e non anche del etilmercurio è da attribuirsi all’esistenza di ricerche esaustive su quest’ultimo.
Grazie
*Da:* [email protected] [mailto: [email protected]] *Per conto di *daniela marianicerati *Inviato:* giovedì 6 novembre 2014 13.44 *A:* lista autismo-biologia *Oggetto:* [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori
*Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression, and gender in the cerebellum of developing mice, *Filippo Biamonte, Laura Latini, Filippo Sean Giorgi Maria Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani, Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio Keller, *NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,*
Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il topo reeler eterozigote, per studiare l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di malattie multifattoriali.
Avendo scelto come fattore ambientale il metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a interpretazioni patogenetiche e terapeutiche.
Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte)
Ecco domande e risposte
Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e nell'allattamento?
Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata), ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni, tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio.
Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio si tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano reversibili con la chelazione?
Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità, sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non avrebbe nessuna conseguenza terapeutica.
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-- Prof. Carlo Hanau docente di Statistica medica e di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Dipartimento di Educazione e Scienze umane Università di Modena e Reggio Emilia via Allegri, 9 42121 Reggio Emilia Università di Modena e Reggio Emilia, tel.0522 523137
grazie a Daniela, al Prof. Keller ed agli autori. Le famiglie hanno ora un argomento in più per riflettere sul problema vaccini. Noemi ----- Original Message ----- From: daniela marianicerati To: lista autismo-biologia Sent: Thursday, November 06, 2014 1:43 PM Subject: [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression, and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura Latini, Filippo Sean Giorgi Maria Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani, Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio Keller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80, Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il topo reeler eterozigote, per studiare l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di malattie multifattoriali. Avendo scelto come fattore ambientale il metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a interpretazioni patogenetiche e terapeutiche. Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte) Ecco domande e risposte Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e nell'allattamento? Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata), ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni, tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio. Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio si tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano reversibili con la chelazione? Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità, sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non avrebbe nessuna conseguenza terapeutica. <!--[if !supportLineBreakNewLine]--> <!--[endif]--> ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Anch’io volevo ringraziare Daniela e il Prof Keller per queste importanti informazioni. Vera Stoppioni Da: [email protected] [mailto:[email protected]] Per conto di ANGSA - RAVENNA Inviato: giovedì 6 novembre 2014 16:22 A: daniela marianicerati; Autismo Biologia Oggetto: Re: [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori grazie a Daniela, al Prof. Keller ed agli autori. Le famiglie hanno ora un argomento in più per riflettere sul problema vaccini. Noemi ----- Original Message ----- From: daniela marianicerati <mailto:[email protected]> To: lista autismo-biologia <mailto:[email protected]> Sent: Thursday, November 06, 2014 1:43 PM Subject: [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression, and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura Latini, Filippo Sean Giorgi Maria Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani, Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio Keller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80, Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il topo reeler eterozigote, per studiare l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di malattie multifattoriali. Avendo scelto come fattore ambientale il metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a interpretazioni patogenetiche e terapeutiche. Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte) Ecco domande e risposte Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e nell'allattamento? Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata), ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni, tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio. Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio si tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano reversibili con la chelazione? Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità, sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non avrebbe nessuna conseguenza terapeutica. <!--[if !supportLineBreakNewLine]--> <!--[endif]--> _____ _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Grazie a Daniela e Flavio Keller per queste precisazioni.Sono utilissime Paola Visconti Dott.ssa Paola Visconti Ambulatorio Autismo e DdS UOC. NPI, Ospedale Bellaria IRCSS, Bologna e-mail: [email protected] ----- Original Message ----- From: daniela marianicerati To: lista autismo-biologia Sent: Thursday, November 06, 2014 1:43 PM Subject: [autismo-biologia] NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,: confronto con gli autori Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression, and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura Latini, Filippo Sean Giorgi Maria Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani, Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio Keller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80, Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il topo reeler eterozigote, per studiare l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di malattie multifattoriali. Avendo scelto come fattore ambientale il metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a interpretazioni patogenetiche e terapeutiche. Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte) Ecco domande e risposte Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e nell'allattamento? Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata), ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni, tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio. Daniela: Nel caso di un’intossicazione perinatale da mercurio si tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano reversibili con la chelazione? Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità, sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non avrebbe nessuna conseguenza terapeutica. <!--[if !supportLineBreakNewLine]--> <!--[endif]--> ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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daniela marianicerati -
Dott.ssa Stoppioni Marche Nord -
Paola Visconti