Che l’autismo sia una condizione complessa di cui
raramente si trova una causa unica necessaria e sufficiente è noto.
Ma a questa complessità bisogna dare una specificazione, cercare quali elementi
interagiscono nella patogenesi e soprattutto quali sono eliminabili ai
fini della prevenzione e della cura.
E’ il quesito a cui vuole rispondere il lavoro pubblicato
recentemente su NeuroToxicology 45 (2014)
67–80, Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression,
and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura
Latini, Filippo Sean Giorgi Maria
Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani,
Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio
Keller
E’ un lavoro molto complesso nel quale, in un modello animale, si dimostra un’interazione tra suscettibilità genetica, sesso maschile e inquinanti ambientali (metilmercurio per os) a due dosaggi differenti: il più basso ininfluente e il più alto patogeno solo per gli animali di sesso maschile portatori dell’anomalia genetica.
Riporto il resoconto fatto ieri da Panorama della Sanità
Fondazione Santa Lucia, Istituto superiore di sanita' e
Campus biomedico insieme per prevenire l'autismo
Da uno
studio sperimentale la proposta di un modello a tre fattori, genetici, ormonali
e ambientali, per comprendere il rischio autismo.
ROMA.
“Attualmente, le cause dell’autismo” afferma in una nota l’Irccs Fondazione
Santa Lucia di Roma “sono ancora sconosciute, ma esiste un consenso nel
sostenere che alla base dell’autismo non vi sia un unico fattore, ma che esso
sia il risultato della interazione fra fattori diversi. Sicuramente il fattore
genetico riveste una notevole importanza ma studi statistici ed evidenze
clinico/sperimentali indicano come un grosso perso rivestano anche variazioni
ormonali durante lo sviluppo e possibili tossici ambientali. È a partire da
questi elementi che tre anni fa, grazie ad un finanziamento della fondazione
USA Autism Speaks, è stata avviata una ricerca dell’Irccs Fondazione Santa
Lucia e del Campus Bio-Medico, in collaborazione con l’Istituto Superiore di
Sanità e l’Università di Pisa. I risultati dello studio sono stati recentemente
pubblicati on line sulla rivista Neurotoxicology. In questo studio, condotto da
Laura Latini del Laboratorio di Neuroriabilitazione Sperimentale diretto da
Marco Molinari (Irccs FSL), insieme a Filippo Biamonte del Laboratorio delle
Neuroscienze dello Sviluppo e della Plasticità Neurale diretto da Flavio Keller
(Campus Bio-Medico), sono state dimostrate le interazioni a livello cellulare e
comportamentale dei tre principali fattori imputati nella genesi del disturbo
autistico: il fattore genetico, il fattore sessuale ed il fattore ambientale.
Gli esperimenti sono stati eseguiti analizzando gli effetti degli ormoni
sessuali, della alterazione genetica della sintesi di Relina, (proteina fondamentale
nell’embriogenesi), e della esposizione a mercurio nel periodo prenatale e
perinatale sullo sviluppo di comportamenti autistici. Ognuno dei fattori preso
isolatamente non era in grado di sviluppare comportamenti autistici, mentre
l’interazione fra loro induceva la comparsa di diversi indicatori del disordine
autistico sia a livello cellulare che comportamentale. In sintesi, lo studio
dimostra che comportamenti autistici possono derivare dalla coesistenza di
condizioni ormonali, genetiche e ambientali che prese singolarmente non hanno
rilevanza patologica. Lo studio fornisce una importante prova sperimentale alla
validità della ipotesi patogenetica multifattoriale e pone le basi sperimentali
per studiare a livello cellulare e comportamentale la complessa triade
ambiente/genetica/ormoni considerata l’ipotesi più accreditata sulla patogenesi
dell’autismo”.