Associations among exposure to methylmercury, reduced Reelin expression,
and gender in the cerebellum of developing mice, Filippo Biamonte, Laura
Latini, Filippo Sean Giorgi Maria
Zingariello, Ramona Marino, Roberto De Luca, Sonia D’Ilio, Costanza Majorani,
Francesco Petrucci, Nicola Violante, Oreste Senofonte, Marco Molinari, Flavio
Keller, NeuroToxicology 45 (2014) 67–80,
Gli autori hanno lavorato su un modello animale, il
topo reeler eterozigote, per studiare
l’interazione tra 3 fattori indipendenti, ovvero la mutazione reeler allo stato
eterozigote, il sesso maschile/femminile e l’esposizione ambientale a dosi
relativamente elevate di metilmercurio, secondo un’ipotesi che espande il
classico modello a due fattori “genotipo-ambiente” come modello patogenetico di
malattie multifattoriali.
Avendo scelto come fattore ambientale il
metilmercurio, il lavoro si presta a conseguenze molto rilevanti per la
patologia umana circa la possibilità di trasferire quanto rilevato sul topo a
interpretazioni patogenetiche e terapeutiche.
Per questo motivo, dopo aver letto l’articolo, ho
posto alcuni quesiti a Flavio Keller, che ha condiviso la risposta con gli altri autori principali del lavoro (Molinari e Biamonte)
Ecco domande e risposte
Daniela: le concentrazioni tossiche di metilmercurio sono
equiparabili a qualcosa che esiste nella nostra vita?. I risultati del lavoro supportano
una tossicità dei vaccini contenenti thimerosal? Supportano una tossicità
degli alimenti contenenti mercurio (pesce) in gravidanza e
nell'allattamento?
Keller: Il nostro studio è rilevante limitatamente alla
tossicità del mercurio ambientale (metilmercurio), non per l’eventuale
tossicità del mercurio presente nei vaccini (thimerosal, etilmercurio). C’è da
dire che le dosi che abbiamo utilizzato, anche quelle più basse (2 ppm), sono
dosi che sarebbero probabilmente raggiunte nell’uomo solo in seguito ad una
esposizione massiccia, ad es. in seguito a disastri ambientali (es. Minamata),
ma difficilmente attraverso la normale alimentazione, per quanto alcuni
alimenti come quelli che tu citi (tipicamente i pesci di grosse dimensioni,
tipo salmone ecc.) possano contenere tracce di mercurio.
Daniela: Nel caso di un’intossicazione
perinatale da mercurio si
tratterebbe di un'intossicazione che dà dei danno irreversibili o si potrebbe pensare che i danni siano
reversibili con la chelazione?
Keller: Sulla questione dell’utilizzo dei chelanti, penso
sia evidente che non abbiano alcuna giustificazione: sia per la loro tossicità,
sia perché l’eventuale danno causato da livelli elevati di esposizione al
mercurio sarebbe comunque già avvenuto e quindi la chelazione del mercurio non
avrebbe nessuna conseguenza terapeutica.