R: R: R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
E' certamente riduttivo studiare il comportamento umano attraverso i topi, sempre che lo spettro autistico sia una questione di comportamento. Sono una profana ma da quanto ho capito è così che si fa la diagnosi. Può darsi che mio figlio si sentirebbe umiliato, ma quello che più conta è che lo studio dei topi abbia qualche potenzialità, anche se parziale. L'umiliazione si mette da parte in fretta. Claudia Celenza ----Messaggio originale---- Da: "Roberto MILITERNI" <[email protected]> Data: 26/08/2016 17.38 A: "Autismo Biologia"<[email protected]>, <[email protected]> Ogg: [autismo-biologia] R: R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome R: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome --> Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy." -----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 . In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini /-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/ Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In
questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una
condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche
ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a
masticare o la selettività alimentare possono influenzare la
composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano?
Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi
nell'alimentazione?
Claudia Celenza
----Messaggio originale----
Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]>
Data: 25/08/2016 11.17
A: "Autismo Biologia"<[email protected]>
Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in
Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono
una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e
diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non
sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti
altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile
esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini
<[email protected] <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità
e molto interessante!
A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo
studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter
studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo
organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo
inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i
dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo,
in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente
questo studio sarà un punto di partenza anche per future
comparazioni.
Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni
monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica
potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo
ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente:
associare allo studio osservazionale uno studio interventistico
con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia
migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo
il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche
(stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto
è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti
finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- //
Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department
of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of
Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax
(+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo*
Altered gut microbiota in Rett syndrome
·Francesco Strati,
·Duccio Cavalieri,
·Davide Albanese,
·Claudio De Felice,
·Claudio Donati,
·Joussef Hayek,
·Olivier Jousson,
·Silvia Leoncini,
·Massimo Pindo,
·Daniela Renzi,
·Lisa Rizzetto,
·Irene Stefanini,
·Antonio Calabrò and
·Carlotta De Filippo
/Microbiome /2016 *4*:41
*DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y
*Published: *30 July 2016
Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica:
le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili
alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse
relazioni entero - cerebrali.
*"*A strict relationship between the gut microbiota and the
central nervous system (CNS) has been observed, and numerous
studies have shown alterations of the gut microbiota in the
heterogeneous group of neurological disorders belonging to the
autism spectrum disorders (ASDs) [14
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>].
In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities
through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>]
affecting complex physiological and behavioural states of the
host [15
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>]
"
Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la
sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare
dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non
piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla
conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente
significativi.
Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo
multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a
dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica
italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio
di questo tipo richiede.
Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa
gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell'
Università di Firenze **
*COMUNICATO STAMPA*
/Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/
Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con
chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da
considerare una specie di "superorganismo" in cui una
moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota
intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le
cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici
di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema
è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici
patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti
anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena
pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di
ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di
Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in
collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale
Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali
della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha
per la prima volta documentato importanti alterazioni nel
microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un
disordine neurologico progressivo generalmente legato a
mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le
bambine affette da questa complessa patologia presentano
disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85%
dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie
batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida)
documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di
cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in
particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che
affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla
Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof.
Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa
Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive
terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia.
Link lavoro:
Strati et al, Microbiome 2016
https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
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Lista di discussione autismo-biologia
ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).
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Il Lunedì 29 Agosto 2016 19:37, "[email protected]" <[email protected]> ha scritto: E' certamente riduttivo studiare il comportamento umano attraverso i topi, sempre che lo spettro autistico sia una questione di comportamento. Sono una profana ma da quanto ho capito è così che si fa la diagnosi. Può darsi che mio figlio si sentirebbe umiliato, ma quello che più conta è che lo studio dei topi abbia qualche potenzialità, anche se parziale. L'umiliazione si mette da parte in fretta. Claudia Celenza Illavoro sugli animali non serve per fare diagnosi, ma per cercare lecause e la genesi delle malattie, nonché per sperimentare terapieinnovative. Faccioun esempio.Inun certo numero di bambini con autismo si é trovata una mutazione ouna delezione del gene Shank 3. Questamutazione é la causa dei disturbi del neurosviluppo o non ha nulla ache fare con essi? Conl’ingegneria genetica é possibile avere topi con mutazioni odelezioni di Shank3 e vedere se questi presentano alterazionicomportamentali evocative dell’autismo.Nel2011 é uscito l’articolo “Shank3 mutantmice display autistic-like behaviours and striatal dysfunction” http://www.nature.com/nature/journal/v472/n7344/full/nature09965.html Questolavoro dimostra che l’associazione tra disturbi del neurosviluppoe mutazioni dello Shank3 é causale e non casuale, quindi vale lapena studiare questo gene, la sua funzione e le sue disfunzioni e, partendo da dette disfunzioni, ipotizzare nuoveterapie, che andranno sperimentate sul topo Shank3 prima che sugli esseri umani Daniela MC
Vorrei anche ricordare che adesso facciamo in tanti la fila per un intervento di Analisi Applicata del Comportamento - Comportamento Verbale e che il suo artefice, Skinner, uso i topi per i suoi esperimenti Inviato da iPhone
Il giorno 29 ago 2016, alle ore 21:45, daniela marianicerati <[email protected]> ha scritto:
Il Lunedì 29 Agosto 2016 19:37, "[email protected]" <[email protected]> ha scritto:
E' certamente riduttivo studiare il comportamento umano attraverso i topi, sempre che lo spettro autistico sia una questione di comportamento. Sono una profana ma da quanto ho capito è così che si fa la diagnosi. Può darsi che mio figlio si sentirebbe umiliato, ma quello che più conta è che lo studio dei topi abbia qualche potenzialità, anche se parziale. L'umiliazione si mette da parte in fretta. Claudia Celenza
Il lavoro sugli animali non serve per fare diagnosi, ma per cercare le cause e la genesi delle malattie, nonché per sperimentare terapie innovative. Faccio un esempio. In un certo numero di bambini con autismo si é trovata una mutazione o una delezione del gene Shank 3. Questa mutazione é la causa dei disturbi del neurosviluppo o non ha nulla a che fare con essi? Con l’ingegneria genetica é possibile avere topi con mutazioni o delezioni di Shank3 e vedere se questi presentano alterazioni comportamentali evocative dell’autismo. Nel 2011 é uscito l’articolo “Shank3 mutant mice display autistic-like behaviours and striatal dysfunction”
http://www.nature.com/nature/journal/v472/n7344/full/nature09965.html
Questo lavoro dimostra che l’associazione tra disturbi del neurosviluppo e mutazioni dello Shank3 é causale e non casuale, quindi vale la pena studiare questo gene, la sua funzione e le sue disfunzioni e, partendo da dette disfunzioni, ipotizzare nuove terapie, che andranno sperimentate sul topo Shank3 prima che sugli esseri umani Daniela MC
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