segnalo questo articolo sulla genetica, liberamente accessibile, appena apparso sul New England Journal of Medicine: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra1114194 cordiali saluti Daniele Arisi Questa comunicazione e ogni eventuale file allegato sono ad uso esclusivo del destinatario. Il messaggio ed eventuali file allegati non hanno natura personale e le eventuali risposte potranno essere conosciute da pi� soggetti e unit� operative all'interno dell'azienda, che a vario titolo abbiano interesse ad assolvere le specifiche richieste o esigenze oggetto dalla mail. Qualsiasi modifica o distribuzione a terzi � assolutamente vietata. I contenuti di questo messaggio che non riguardano gli interessi ufficiali della nostra societ� non verranno considerati come materiale inviato dal mittente della presente. Ai sensi della legge 547/93 sui reati informatici e del D.P.R. 513/97 sul documento elettronico che hanno confermato il fatto che la posta elettronica debba essere tutelata alla stregua della corrispondenza epistolare o telefonica, la distribuzione e copia della presente E-Mail sono vietati.
Un dettaglio curioso dell'articolo di Mefford et al. sul New England Journal of Medicine segnalato dal collega Arisi è che gli autori lavorano un po' a Washington State e un po' a Washington DC: stesso toponimo a 4500 km di distanza. Notarlo è forse un "tratto autistico normale", in base alla nota di Simon Baron Cohen riportata e commentata da Fortini e Mariani-Cerati. Per chiarire come potrebbero essere le cose, conformemente all'articolo di Mefford et al, allego una tabellina 2x2 con stime approssimate di prevalenza rispetto alla diffusione di Disabilità Mentale e Tratti Autistici. Si è d'accordo con questa ipotesi di stima spannometrica? Saluti cordiali, Stefano P. On 23 Feb 2012, at 13:37, [email protected] wrote:
segnalo questo articolo sulla genetica, liberamente accessibile, appena apparso sul New England Journal of Medicine: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra1114194 cordiali saluti Daniele Arisi
Questa comunicazione e ogni eventuale file allegato sono ad uso esclusivo del destinatario. Il messaggio ed eventuali file allegati non hanno natura personale e le eventuali risposte potranno essere conosciute da più soggetti e unità operative all'interno dell'azienda, che a vario titolo abbiano interesse ad assolvere le specifiche richieste o esigenze oggetto dalla mail. Qualsiasi modifica o distribuzione a terzi è assolutamente vietata. I contenuti di questo messaggio che non riguardano gli interessi ufficiali della nostra società non verranno considerati come materiale inviato dal mittente della presente. Ai sensi della legge 547/93 sui reati informatici e del D.P.R. 513/97 sul documento elettronico che hanno confermato il fatto che la posta elettronica debba essere tutelata alla stregua della corrispondenza epistolare o telefonica, la distribuzione e copia della presente E-Mail sono vietati._______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
________________________________ Da: Stefano Palazzi <[email protected]> A: Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Venerdì 24 Febbraio 2012 21:58 Oggetto: Re: [autismo-biologia] segnalazione Un dettaglio curioso dell'articolo di Mefford et al. sul New England Journal of Medicine segnalato dal collega Arisi è che gli autori lavorano un po' a Washington State e un po' a Washington DC: stesso toponimo a 4500 km di distanza. Notarlo è forse un "tratto autistico normale", in base alla nota di Simon Baron Cohen riportata e commentata da Fortini e Mariani-Cerati. Per chiarire come potrebbero essere le cose, conformemente all'articolo di Mefford et al, allego una tabellina 2x2 con stime approssimate di prevalenza rispetto alla diffusione di Disabilità Mentale e Tratti Autistici. Si è d'accordo con questa ipotesi di stima spannometrica? Noto che manca la voce "assenza di tratti autistici". Vuol dire che è inevitabile che tutti abbiano qualche tratto? Questa ipotesi è basata su ricerche epidemiologiche? Si riferisce a un intervallo di età o a tutta la popolazione? grazie Daniela MC
Come hai ricavato la tabella a partire dall'articolo? La situazione penso sia complessa. Senza andare a fondo sulle cause, che spesso hanno proporzioni diverse a seconda della gravità dell'autismo. (se volete le referenze ve le mando volentieri, però lunedì che ho modo di accedere ai dati) 1% è la statistica "clinica" dello spettro autistico. Questa è composta circa così negli USA 30% autismo (di cui il 50% con RM), 20% asperger (nessuno con RM) e 50% PDD-NOS di cui circa il 20% con RM. Quindi tirando le somme ci si aspetterebbe che circa il 25% delle persone nello spettro abbiano Ritardo Mentale. Questo valore è più basso di quello comunemente presentato, ma questo perché in realtà molti studi che presentano la percentuale di RM semplicemente prendono per buoni dati vecchi e riferiti al solo autismo, senza "ricalcolarla" (un po' come quando viene dato per buono il 90% come componente genetica dell'autismo quando in realtà è più bassa ed intorno al 60-70%). Se invece prendiamo come campione la popolazione con RM, il 35% è nello spettro autistico. Vi ricordo che l'autismo è definito "in due battute" come tutti i disordini psichiatrici. Cioé si richiedono una serie di comportamenti PIU' separatamente il fatto che creino impedimenti nella vita quotidiana. Togliendo questo ultimo vincolo le statistiche cambiano di molto. Diversi studi, non solo Baron-Cohen, hanno evidenziato che il numero di persone (indipendentemente dal funzionamento) che rispettano i criteri diagnostici dello spettro autistico sono tra il 2.5 e il 3%. Prendendo questo come campione (e restringendo i margini della normalità da 70-130 di QI a 80-120 di QI) il numero di "autistici" con RM scende al 14% (quindi quelli sotto 70 sarebbero ancora meno) e il 12% ha un QI superiore (contro il 5% della popolazione normale). Il problema dove sta? Sta nel fatto che una buona fetta di persone con QI nella norma e con "molti tratti autistici" non viene diagnositicata, o perché non considerato necessario o perché comunque sviluppa capacità di adattamento tali da non aver bisogno di una diagnosi. Uno studio recente dell'Happé tra parentesi ha dimostrato con studi su tutta la popolazione che la correlazione tra intelligenza e numero di tratti autistici è bassa (20%), e altri studi hanno visto che specialmente nei maschi tende ad essere in qualche modo non monotona (tendono ad aumentare sotto un QI di 80 e sopra ad un QI 120 abbassandosi verso la media). Ritornando ai meccanismi che ho trascurato all'inizio, si è visto anche che le capacità sociali e le stereotipie sono solo blandamente correlate (0.3) e che i ritardi del linguaggio / assenza di linguaggio sembrano seguire strade genetiche spesso completamente diverse (motivo anche per cui intelligenza e linguaggio saranno tolti dal DSM-5 come criteri). E' altamente probabile che in realtà (si citava Baron-Cohen) le teorie siano "tutte corrette", semplicemente lo sono per persone diverse. Volendo tagliare con l'accetta probabilmente si possono immaginare "due poli" uno in cui i bambini sono colpiti da mutazioni con effetto grande (aberrazioni cromosomiche, delezioni, etc..) in cui in realtà intelligenza e caratteristiche autistiche sono relativamente legate. Dall'altro lato ci sono persone che presentano tratti autistici (solitamente più lievi, anche in chi ha una diagnosi) che sono semplice rimescolamento di tratti presenti nei genitori (e che probabilmente hanno anche, entro certi limiti, un vantaggio evolutivo se si sono mantenuti) e in questo caso deriva additivamente da moltissimi alleli più o meno rari. Ovviamente vista la continuità dello spettro ci saranno tutta una serie di casi intermedi in cui questi fattori si sommano, sottraggono, e intervengono altri meccanismi. A questo riguardo ho recentemente letto uno studio che da uno studio con una grande popolazione (se non erro dell'ordine delle 700 persone) di autistici ha ricavato delle classi latenti di QI e ha evidenziato oltre che le differenze totali come ad esempio i tratti autistici sembrino essere molto più legati alla differenza tra VIQ e PIQ (in entrambi i sensi) piuttosto che al loro valore assoluto. Il giorno 25/feb/2012, alle ore 12.10, daniela marianicerati ha scritto:
Da: Stefano Palazzi <[email protected]> A: Autismo Biologia <[email protected]> Inviato: Venerdì 24 Febbraio 2012 21:58 Oggetto: Re: [autismo-biologia] segnalazione
Un dettaglio curioso dell'articolo di Mefford et al. sul New England Journal of Medicine segnalato dal collega Arisi è che gli autori lavorano un po' a Washington State e un po' a Washington DC: stesso toponimo a 4500 km di distanza. Notarlo è forse un "tratto autistico normale", in base alla nota di Simon Baron Cohen riportata e commentata da Fortini e Mariani-Cerati. Per chiarire come potrebbero essere le cose, conformemente all'articolo di Mefford et al, allego una tabellina 2x2 con stime approssimate di prevalenza rispetto alla diffusione di Disabilità Mentale e Tratti Autistici. <Prevalenza autismo.jpg> Si è d'accordo con questa ipotesi di stima spannometrica?
Noto che manca la voce "assenza di tratti autistici". Vuol dire che è inevitabile che tutti abbiano qualche tratto? Questa ipotesi è basata su ricerche epidemiologiche? Si riferisce a un intervallo di età o a tutta la popolazione? grazie Daniela MC
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Giustamente David Vagni chiede come ho costruito la tabella 2x2 che incrocia i tratti autistici con la disabilità mentale. E' un "best guess" con il seguente razionale: a) la prevalenza della disabilità mentale è stimabile a circa il 2% in base alla distribuzione del QI b) il consenso internazionale della prevalenza dello spettro autistico è circa 1% (come indicato nell'articolo del NEJM) c) la soglia tra "molti" e "pochi" tratti autistici non sarà definita fino a quando saranno pubblicati i primi studi basati sul DSM-5 d) la metà di questo 1% potrebbe ragionevolmente accedere ai benefici della "disabilità" (in alcune parti del mondo di più, altrove di meno) Mi auguro vi siano altre stime che utilizzino il criterio della tabellina 2x2 con cui confrontarsi. E' importante tenere conto sia della dimensione autistica sia della dimensione della disabilità per intenderci. Stefano P.
Da: "[email protected]" <[email protected]> A: "[email protected]" <[email protected]> Inviato: Giovedì 23 Febbraio 2012 13:37 Oggetto: [autismo-biologia] segnalazione segnalo questo articolo sulla genetica, liberamente accessibile, appena apparso sul New England Journal of Medicine: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMra1114194 cordiali saluti Daniele Arisi Ringrazio Daniele Arisi per averci segnalato questo interessante articolo che si inserisce in una problematica molto attuale e con molti punti interrogativi. Qual’ è il peso delle malattie monogeniche nello spettro autistico? Quanto pesano le mutazioni monogeniche o le CNV (copy-number variations) contenenti geni strategici nel determinare la grande prevalenza di maschi? Quale utilità ha fare diagnosi di alterazioni genetiche causali che non hanno per ora delle conseguenze terapeutiche? Le conoscenze in questo campo sono in continua evoluzione per cui è molto utile, soprattutto per i clinici, avere a disposizione delle reviews come quella segnalata. Per quanto riguarda le mutazioni genetiche singole a significato causale della disabilità intellettiva, che puo’ essere o meno associata ad autismo, lo studio del cromosoma X nei maschi offre il vantaggio che esso non è duplicato e quindi una sua mutazione, se patogena, ha un corrispettivo clinico. Un dato riferito dall’articolo è che sono note mutazioni in più di 90 geni sul cromosoma X che causano disabilità intellettiva e queste costituiscono circa il 10% dei casi di disabilità intellettiva nei maschi. “Mutations in more than 90 X-linked genes are now known to cause intellectual disability and account for about 10% of cases” Anche la fonte da cui questo dato è tratto è in rete al link ftp://senfiles.healthystartfv.org/Sort%20Literature%20Review%202000%20-%2020xx.Data/Ropers-2010-Genetics%20of%20Early%20On-1245358336/Ropers-2010-Genetics%20of%20Early%20On.pdf Da qui copio quanto segue: “91 different genes have been implicated in XLID, and mutations in 41 of these have been found in patients with NS-XLID” 91 differenti geni sono stati implicati nella disabilità intellettiva legata al cromosoma X e 41 di queste sono state trovate in pazienti con disabilità intellettiva X linked non sindromica. C’è in atto una vivace discussione, che è giunta anche in tribunale, sulla opportunità di fare diagnosi che non hanno conseguenze terapeutiche. Io evidenzierei due ragioni: la prima è che, se il rapporto causa effetto tra mutazione e quadro clinico è sicura, la famiglia smette di cercare altre cause; la seconda è l’opportunità di ricerca che dà la conoscenza di una singola mutazione che da sola puo’ causare disabilità intellettiva. Per ogni gene si puo’ studiare la sua funzione, da qui ampliare la nostra conoscenza sui meccanismo molecolari del funzionamento della mente e trovare nuovi target per farmaci innovativi. Nell’articolo del NEJM si parla anche di un altro argomento caldo: le CNV. Il fatto che esse esistano anche nella popolazione normale rende difficile sia una loro interpretazione che un loro uso a scopo diagnostico. Quello però che sta emergendo è che si iniziano a trovare CNV che non esistono nei soggetti sani, tra queste la delezione 17q21.31 “All 17q21.31 deletions that have been identified are de novo, and the deletion has never been seen in healthy control subjects. Its prevalence is estimated to be approximately 1 in 16,000 persons” Fa piacere leggere un articolo e sentirsi tanto ignoranti. Vuol dire che la ricerca è molto vivace e sta facendo un po’ di luce sui complicatissimi meccanismi del funzionamento del nostro intelletto. E come terapia? Nell’articolo c’è un accenno alla grande speranza del momento “Clinical trials are under way to test new therapies for the fragile X syndrome on the basis of the known function of FMR1.” Se un farmaco risultasse vincente, questo costituirebbe un rinforzo a proseguire nella ricerca e nello sviluppo di nuovi farmaci per le gravi alterazioni dello sviluppo intellettivo .
participants (4)
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d.arisi@ospedale.cremona.it -
daniela marianicerati -
David Vagni -
Stefano Palazzi