Il benessere organizzativo e il benessere degli operatori
Il 27 novembre scorso abbiamo parlato di residenze per disabili partendo dal libro di Ruggerini e colleghi “La passione del possibile. Trent’anni del Charitas di Modena (1990-2020). Un impegno in evoluzione” http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2021-November/004372.html Concludevo il messaggio dicendo “Il libro descrive come queste soluzioni alternative debbano essere soluzioni di qualità, lontanissime dalle tetre Istituzioni descritte nei libri prima menzionati, in continuo confronto con le famiglie degli ospiti, col territorio e, soprattutto, con l’Università, che porta cultura, innovazione, idealità e contrasta la comprensibile tendenza alla demotivazione e all’usura del personale” Per contrastare la comprensibile tendenza alla demotivazione e all’usura del personale è bene indagare lo stato di benessere psicologico degli operatori applicando anche ad essi i principi dell’ABA, in particolare il rinforzo positivo per i comportamenti buoni. Questo principio, apparentemente semplice, viene raramente applicato. La tendenza è quella di rimproverare gli operatori quando non si comportano in modo ottimale e a dare per scontato che i comportamenti virtuosi vengano regolarmente emessi e pertanto non vadano rinforzati. Il benessere psicologico e organizzativo di un’Istituzione, in particolare di una residenza per disabili, si ripercuote sul benessere degli utenti e pertanto ben vengano le ricerche, come quella presentata da Silvia Mangione al recente convegno della Fondazione Sospiro, compiuta in un Centro di Riabilitazione piemontese, individuando punti di forza e criticità, nell’intento di stabilire obiettivi e priorità di lavoro. La ricerca-azione presentata al Convegno è stata oggetto di un articolo pubblicato sul Giornale Italiano dei Disturbi del Neurosviluppo, Volume 6 Numero 3 Dicembre 2021, dal titolo “Il benessere organizzativo e il benessere degli operatori Silvia Magnone , Davide Carnevali” da cui copio la conclusione finale “Investire sul benessere degli operatori equivale a ottenere vantaggi in termini di Qualità della Vita delle persone con disabilità. È quindi fondamentale che un’organizzazione abbia conoscenza del proprio stato di benessere, delle condizioni di malessere e delle aree di possibile miglioramento; in sintesi, che sia in grado di guardarsi allo specchio e di promuovere il cambiamento” Daniela Mariani Cerati
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