Raccomandazioni della linea guida sulla diagnosi e sul trattamento di adulti con disturbo dello spettro autistico, ammirevole come lavoro per l'impegno e la professionalità con cui è stato svolto. Il punto però è un altro.... Come può una famiglia pretendere ed ottenere che quanto raccomandato nelle linee guida sia realmente applicato??? Dopo 30 anni di convivenza con l'autismo, non ho ancora trovato un professionista che non mi abbia detto: " si ,capisco le linee guida ma.... sono solo raccomandazioni" e quindi in quanto tali, non obbligatoriamente da applicare. Oltre alla necessità di divulgarle e farle conoscere, dovremmo chiedere a chi di dovere, la formula magica affinchè possano realmente essere applicate. O sbaglio??? Buona giornata e buon lavoro a tutti, Patty Il 28/01/2026 12:10, daniela via autismo-biologia ha scritto:
Una anno fa ho citato le linee guida sul trattamento degli adulti con autismo emesse dall’Istituto Superiore di Sanità in merito ai farmaci antipsicotici. Nell’ottobre 2025 è uscita la versione definitiva di detto documento, nel quale il capitolo sugli psicofarmaci inizia soltanto a pagina 253. https://www.iss.it/documents/20126/8968214/Linea_Guida_ASD_adulti_agg2025.pd...
Questo in sintonia con lo stato attuale delle conoscenze in base alle quali la gestione degli adulti, analogamente a quella dei minori, deve consistere in un piano globale che miri alla migliore qualità della vita. Nel progetto di vita gli psicofarmaci devono avere un ruolo complementare, con il minor dosaggio possibile e per il minor tempo possibile, rispetto ad altri elementi prioritari come la condizione abitativa e le attività occupazionali.
Le linee guida sono frutto di un team multidisciplinare, che ha lavorato in modo sinergico facendo un’analisi accurata della letteratura e mettendo a frutto la propria esperienza. Alla stesura di un buon documento devono però seguire buone prassi generalizzate. Il primo passo è divulgare quanto scritto nella linea guida. Il documento va letto attentamente in ogni sua parte, ma mi preme fare notare che un ampio spazio è stato dato agli interventi educativi anche per gli adulti.
L’antica suddivisione della vita in una prima fase nella quale si impara e in una seconda lunga fase nella quale si pratica quanto si è appreso da bambini non è più valida neanche per i normodotati, per i quali è stato coniato il termine “formazione permanente” sia per quanto riguarda l’ambito professionale che per quanto riguarda la vita quotidiana. Questo deve valere a maggior ragione per le persone con disturbi dello spettro autistico, per le quali una valutazione funzionale periodica dovrebbe evidenziare le priorità educative, per attuare le quali un posto prioritario è occupato dagli interventi psicoeducativi di tipo comportamentale e cognitivocomportamentale
Copio dalla linea guida quanto segue “Il Panel della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico negli adulti, suggerisce di utilizzare interventi psicoeducativi di tipo comportamentale e cognitivocomportamentale in adulti con ASD….. Nello specifico, usare l’intervento comportamentale e cognitivo-comportamentale contribuisce ad incrementare le abilità sociali e in particolare le competenze comunicative e di interazione sociale; a ridurre le problematiche comportamentali; ad accrescere la qualità di vita, a ridurre alcuni sintomi core (interessi e comportamenti ripetitivi); ad aumentare le competenze adattive unitamente alla autodeterminazione e all’autostima e a ridurre complessivamente, anche se con esiti variabili, alcune problematiche psichiatriche (depressione ed ansia) ……. L’intervento comportamentale e cognitivo-comportamentali rappresenta la prima linea di intervento per la riduzione dei comportamenti problematici che deve sempre precedere l’eventuale terapia farmacologica”
Per far sì che la linea guida non rimanga lettera morta ma contribuisca a cambiare radicalmente l’approccio all’autismo adulto è stato organizzato il convegno “LINEA GUIDA SULL'AUTISMO NEGLI ADULTI" che avrà luogo a Bologna il 28 Febbraio 2026, organizzato dal Distretto 108tb dei LIONS e da ANGSA Emilia Romagna. Per i particolari dell’evento rimando al link
https://apriautismo.it/wp-content/uploads/2026/01/locandina_completa28feb202...
Daniela Mariani Cerati
Il 2025-01-11 14:43 daniela via autismo-biologia ha scritto:
Nelle “Raccomandazioni della linea guida sulla diagnosi e sul trattamento di adulti con disturbo dello spettro autistico”, pubblicate il 23 dicembre scorso dall’Istituto Superiore di Sanità, ampio spazio, precisamente da pagina 254 a pagina 286, è dato ai farmaci antipsicotici.
https://www.iss.it/documents/20126/8968214/Linea_Guida_ASD_adulti_dic2024.pd...
A pagine 263 “il Panel della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico negli adulti, suggerisce di non utilizzare farmaci antipsicotici in adulti con ASD senza disturbi dello spettro schizofrenico (o altri disturbi psicotici) o comportamenti problema”
A pagina 272 “Il Panel della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico negli adulti, suggerisce di utilizzare farmaci antipsicotici in adulti con ASD e co-occorrenza di comportamenti problema” La dizione comportamenti problema è molto aspecifica e con essa si possono indicare comportamenti problematici sì, ma del tutto innocui, che non giustificano la prescrizione di farmaci gravati da importanti effetti indesiderati nel breve e ancor più nel lungo periodo. Per questo motivo si precisa quanto segue “Il Panel, tenuto conto delle definizioni di challenge behaviour presenti nella letteratura scientifica, specifica che la raccomandazione va implementata in presenza di comportamenti etero/autolesivi e/o distruttivi che comportano rischi significativi per la salute e/o la sicurezza della persona e/o di altri”.
La linea guida invita ad un monitoraggio molto ravvicinato soprattutto nelle fasi iniziali, ricordando la peculiarità della risposta ai farmaci nelle persone con autismo, peculiarità che arriva anche all’effetto paradosso “Nelle prime fasi della somministrazione del farmaco antipsicotico è importante inoltre tenere presente che, anche se raramente, l’antipsicotico può peggiorare, anziché migliorare, i sintomi che hanno condotto alla somministrazione del farmaco stesso”
La terapia farmacologica non deve mai essere la sola terapia, ma sempre essere inserita nel quadro di un approccio globale “Prima di avviare il trattamento con antipsicotici è necessario valutare se gli interventi non farmacologici appropriati siano stati presi in considerazione e adeguatamente implementati. Tali interventi possono anche includere la modificazione di eventuali fattori di contesto che potrebbero aver contribuito a innescare o alimentare la sintomatologia. Nelle PcASD (Persone con disturbi dello Spettro Autistico) in trattamento con antipsicotici, appropriati trattamenti non farmacologici devono essere sempre presi in considerazione ed essere associati al trattamento farmacologico “
Perchè queste raccomandazioni vengano messe in atto nella pratica e non restino lettera morta bisogna prevedere una formazione specifica degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale e possibilmente la creazione di servizi ad hoc, che potrebbero essere servizi fruibili per l’intero arco della vita. Chi prescrive psicofarmaci deve saper dialogare con colleghi medici capaci di diagnosticare eventuali patologie organiche alla base dei comportamenti problema e con operatori capaci di operare una diagnosi funzionale degli stessi, che tenga conto anche di eventuali fattori ambientali modificabili. Deve inoltre avere esperienza della peculiare risposta ai farmaci delle persone con autismo, di quali siano i target da monitorare, spesso rinunciando alla descrizione soggettiva, impossibile per molto persone con autismo, deve saper dialogare con i genitori e con le altre persone che vivono con il paziente e deve prevedere una possibile deprescrizione.
Dal momento che l’esperienza si fa solo con l’esperienza, è difficile pensare che tutto ciò venga messo in atto da uno psichiatra che vede poche persone con autismo nella sua vita professionale. Da ciò l’opportunità di prevedere servizi dedicati multiprofessionali, se non si vuole correre il rischio che queste raccomandazioni sagge, equilibrate e in linea con la letteratura scientifica più aggiornata restino solo sulla carta.
Daniela Mariani Cerati
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