Buonasera, la ringrazio per le utilissime diapositive. Mattia Il giorno mer 29 lug 2020 alle ore 17:44 daniela <[email protected]> ha scritto:
E’ una buona notizia il coinvolgimento dei pediatri nel processo finalizzato alla diagnosi precoce di autismo purchè alla diagnosi segua immediatamente una presa in carico del bambino che inizi da una informazione e formazione pratica dei genitori. Tra la diagnosi e la presa in carico c’è poi un altro anello della catena importantissimo: la comunicazione della diagnosi.
Dalle modalità con le quali questa viene fatta dipende non solo il corretto inizio di un percorso terapeutico, che nella maggior parte dei casi durerà tutta la vita, ma anche la difesa dalle numerosissime truffe dei cosiddetti terapeuti che promettono miracoli impoverendo le famiglie dal punto di vita economico e psicologico. I genitori sono tanto più sensibili al canto delle sirene quanto più è piccolo il figlio e l’aspetto del bambino con autismo, solitamente bello e privo degli elementi somatici caratteristici di molte altre disabilità, non aiuta ad accettare la diagnosi e tanto meno la prognosi.
Nell’ottobre 2008 Antonia Parmeggiani, docente di Neuropsichiatria infantile all’Università di Bologna, ha dedicato una articolata relazione al tema della comunicazione della diagnosi, che resta del tutto attuale anche dopo dodici anni.
In allegato le diapositive di quella relazione. Buona lettura Daniela Mariani Cerati
Carissima Daniela,
Grazie per il tuo intervento che mi da modo di approndire di più quanto commentato in breve su Facebook. Le schede di cui hai riportato la notizia fanno parte integrante di una strategia nazionale che vede impegnate tutte le regioni italiane nell'implementazione di una rete dei servizi territoriali (neonatologie-pediatrie-asili nido/scuole dell'infanzia-neuropsichiatrie infantili e centri deputati all'intervento) per un'efficace e efficiente riconoscimento/diagnosi e intervento precoce.
Le attività regionali prevedono la sorveglianza pediatrica ed il collegamento dei pediatri con le unità di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, la formazione a tutti i livelli (degli educatori degli asili nido e dei docenti delle scuole dell'infanzia, degli operatori sanitari e socio-sanitari, delle famiglie etc.), la definizione ed implementazione di protocolli condivisi e il monitoraggio regionale/nazionale ad opera dei centri pivot, delle Regioni, dell'ISS e del Ministero della Salute.
Sono anni che i professionisti stanno lavorando su questo fronte ma per la prima volta si segnala una forte collaborazione e prospettive condivise sia con le associazioni, società scientifiche, clinici, rete educativa che con le istituzioni.
Un caro saluto, Maria Luisa
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Maria Luisa Scattoni, PhD
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