Il termine irritabilità è molto vago. Cosa significa?
Katarina Rotta e colleghi (Rotta, K., VanDerwall, R., Ehrhardt, K., & Poling, A. (2022). Pharmacological interventions for adults with autism spectrum disorder. In J. B. Leaf, J. H. Cihon, J. L. Ferguson, & P. F. Gerhardt (Eds.), Handbook of quality of life for individuals with autism spectrum disorder (pp. 293–310). Springer Nature Switzerland AG. https://doi.org/10.1007/978-3-030-98507-3_17 ) fanno a questo proposito alcune considerazioni che qui riporto
“Molti bambini e adolescenti con ASD si autoaggrediscono, distruggono gli oggetti, hanno arrabbiature dirompenti, e fanno altre cose che riducono la qualità della loro vita, limitano la loro libertà e indipendenza e pongono seri problemi a chi sta loro vicino (Matson & Rivet, 2008; Matson et al., 2011; Minshawi et al., 2014; Summers et al., 2017). I medici frequentemente vedono questi comportamenti come indicatori di “irritabilità” e risperidone e aripiprazolo sono entrambi approvati dalla FDA per trattare l’irritabilità in bambini e adolescenti con ASD.
“Irritabilità” non è una malattia, e le reazioni che essa comprende sono spesso comportamenti operanti appresi che spesso possono essere trattati efficacemente con interventi non farmacologici (Poling et al., 2017)”
Katarina Rotta e colleghi operano alla Western Michigan University. Fa piacere vedere che alle stesse conclusioni è arrivato il panel dell’Istituto Superiore di Sanità che ha pubblicato un aggiornamento della linea guida per adulti il 23 dicembre 2023 https://www.iss.it/documents/20126/8968214/Linea_Guida_ASD_adulti_dic2024.pd... dove, a pagina 194, sta scritto “L’intervento comportamentale e cognitivo-comportamentale rappresenta la prima linea di intervento per la riduzione dei comportamenti problematici che deve sempre precedere l’eventuale terapia farmacologica. Va inoltre ricordato che l’individuazione e l’applicazione delle procedure comportamentali deve sempre seguire la preliminare individuazione delle funzioni del comportamento problema” Per l’applicazione di questo principio, condiviso da italiani e americani e probabilmente da tutta la comunità scientifica, occorre avere a livello capillare esperti capaci di fare “la preliminare individuazione delle funzioni del comportamento problema” prima e di guidare “l’intervento per la riduzione dei comportamenti problematici” poi. Bisogna valorizzare quelli che già ci sono nel Servizio Sanitario Nazionale, provvedere alla formazione di altri e sfruttare le competenze che già ci sono nel privato mediante convenzioni tra il Servizio Sanitario Nazionale e i privati che dimostrino di avere le competenze necessarie per affrontare questi gravissimi problemi. Daniela Mariani Cerati