Penso che il problema evocato non riguardi solo le persone con autismo, ma la maggior parte degli adulti con handicap cognitivo/mentale grave. Si tratta di far evolvere una società che considera queste persone un semplice "peso" da "parcheggiare" da qualche parte, "MENO UGUALI" di chi è in pieno possesso delle facoltà di intendere e di volere nel diritto alla salute, come in altri campi... Segnalo al proposito le "buone pratiche" consigliate dalla HAS (Haute Autorite de Sante) francese in un documento del maggio 2009: "Maladie d'Alzheimer et maladies apparentes: prise en chargee des troubles du comportement perturbateurs", dove a proposito dei farmaci si consiglia di evitare le prescrizioni inopportune, sistematiche o prolungate di psicotropi, in particolare sedativi e neurolettici. (testo completo in francese: www.has-sante.fr) Naturalmente la malattia di Alzheimer è cosa diversa dall'autismo, ma alcune problematiche sono comuni alle due condizioni e, se è vero che quanto si fa coi bambini puo' servire anche agli adulti, è altrettanto vero che anche l'esperienza con anziani che presentano deficits cognitivi gravi puo' servire... E poi, associarsi a molti altri perché si applichino buone pratiche potrebbe dare più forza... Luciana Bressan
Dopo che Bice Chini ci ha fatto sognare prospettandoci una possibile recente disponibilità di farmaci che agiscono su quello che è lo zoccolo duro dellâautismo, la difficoltà a interagire socialmente con gli altri esseri umani, io tornerei al triste presente, a quellâaspetto dellâautismo di cui si tende a non parlare mai: la vita adulta. Essa occupa la gran parte della vita di queste persone che hanno una disabilità che mina in profondità la qualità della vita, ma non la quantità . Si parla sempre di piccoli e, recentemente, di piccolissimi, ma parlare di adulti è quasi un tabù. I venditori di âmetodiâ non ne parlano perché, in modo palese o velato, tendono a far credere che chi compra il loro metodo da adulto non avrà più problemi. Il SSN qualcosa fa, ma sempre meno, dallâetà prescolare alla maggiore età , poi li abbandona. La scuola non câè più fisiologicamente. La mamma fino allâultimo respiro difende il figlio dallâabbandono, cerca di tenere alta, per quanto puoâ, la sua qualità di vita . Ma lâultimo respiro arriva e si apre un lungo periodo di vita in cui il figlio câè, ma la mamma non più. Di questa triste realtà , tanto triste che nessuno ne vuole parlare, i fondatori dellâANGSA si sono occupati fin dalla sua costituzione e hanno evitato di usare la parola âbambiniâ, usando invece la parola âsoggettiâ proprio per ricordare che la grave condizione si prolunga oltre lâetà infantile e dura tutta la vita Ed ecco che un numero sempre maggiore di soci ANGSA, associazione che nel 2010 compie 25 anni, sono fratelli e, soprattutto, sorelle. Una di queste, che è sempre stata vicina al fratello, ma lo è in modo particolare dopo la perdita della mamma, ci esprime le sue preoccupazioni e ci fa notare le criticità nella gestione del fratello da molti punti di vista e, in particolare, nella gestione dei farmaci. Credo che valga la pena di esaminare il caso di questo giovane ultratrentenne perché credo che non sia un caso isolato. Dopo la morte della mamma il giovane è ospite di una struttura che si trova a 75 KM dalla famiglia, scelta dallâAUSL in quanto meno costosa di quella proposta dalla sorella, a 20 Km da casa. Nonostante questo, la sorella fa il possibile per essergli vicino, compatibilmente con gli impegni famigliari ( ha due figli piccoli) e professionali ( è maestra di scuola dellâinfanzia) La sorella lo conosce molto bene e ha lâimpressione che i farmaci che sta assumendo non gli facciano bene. Sappiamo che i farmaci sono solo sintomatici e il parere di chi conosce il paziente da molti anni, che è in sintonia con lui, che con lui sa âcomunicareâ nonostante tutto, dovrebbe essere la guida della terapia. I farmaci sono Mattino: 1) EN fiale da 2 ml dose 1/2 fiala, 2) DISIPAL dose 1 compressa, 3) PROZIN da 100 mg dose 1/2 compressa. Dopo pranzo: 1) EN fiale da 2 ml dose 1/2 fiala, 2) PROZIN 1/2 compressa. Sera: 1) EN da 5 ml dose 1 fiala, 2) PROZIN dose 2 compresse, 3) DALMADORM dose 2 compresse.
Tra i neurolettici è stato scelto il Prozin, la clorpromazina, il più vecchio dei neurolettici, quello dotato di maggior potere sedativo, almeno nella popolazione degli schizofrenici. Con la clorpromaziona, per quanto mi risulta, non è stata fatta nessuna sperimentazione sulle persone con autismo. La scelta sarà stata fatta per sfruttare il potere sedativo? O perché costa 2,01 euro per 20 compresse da 100 mg. di contro ai 156,01 euro del risperidone 3 mg 60 compresse? Abbiamo già discusso a lungo sullâuso dei neurolettici nelle persone autistiche. Eâ chiaro che il singolo caso va esaminato a sé. Ma se la sorella dice che non vede bene il fratello, il curante non dovrebbe ignorare questa fonte, che è la più attendibile, ora che la mamma non câè più. Ma chi è il curante? Copio un altro messaggio della sorella âla responsabilità medica della psichiatra è rivolta soprattutto a persone sofferenti di schizofrenia, Per quanto riguarda mio fratello, la responsabilità è dellâassistente sociale che si occupa dell'handicap adulto, che richiede la sua collaborazione per continuare la terapia prescritta nel 2007 dopo il ricovero in diagnosi e cura, in un momento di acuzie, terapia che a loro parere deve continuare per evitare un altro ricoveroâ
Dunque: apparentemente il pz. è seguito da un medico specialista, che dovrebbe sapere attualizzare la prescrizione di psicofarmaci, ma in realtà la psichiatra non sente il pz come suo, non si impegna ad aggiornare la terapia, continua a prescrivere i farmaci dati alla dimissione da un ricovero del 2007. Non tiene in nessuno conto quanto dice lâattenta e affettuosa sorella e, qualunque cosa succeda, pare che il pz sia condannato a continuare questa cura vita natural durante. E se il pz non è della psichiatra della struttura, di chi è?
Una situazione del tutto simile è descritta nel libro âIl mondo di Sergioâ, Mauro Paissan, Fazi Editore, Roma, marzo 2008, 184 pagine, 16 euro. Copio qualche riga dalla recensione che ho pubblicato sul bollettino dellâangsa, anno XX, 1-2 2008, 79-80 âUnâaltra situazione, che non è solo di Sergio, ma dellâintera categoria delle persone autistiche divenute adulte: non sono di competenza di nessuno. Sergio aggredisce, distrugge, è agitatissimo. Dovrebbe avere il pieno diritto ad essere ricoverato nel reparto di Psichiatria e a ricevere qui la cura per lâemergenza e lâavviamento ad una cura e/o ad un luogo di cura a lui adatto dopo il momento acuto. No. Ai genitori viene detto â questo non è il suo posto. Eâ un handicappato e quindi non è di competenza psichiatricaâ Ma non viene visitato e preso in carico da qualche servizio o professionista che lo ritenga poi di sua competenza. Viene semplicemente dimesso e riaffidato ai genitori che devono fornire lâassistenza che nessun servizio è capace di fornire. Anche questa situazione è la regola e non lâeccezione. Le persone autistiche adulte, a parte lodevoli eccezioni, non sono di nessuno. I servizi di neuropsichiatria infantile non li vogliono perché hanno superato lâetà , i servizi di psichiatria adulti non li vogliono perché sono handicappati ed evidentemente lâonore di essere da loro curati lo hanno solo persone brillanti e intelligenti. Eppure ad un certo punto del libro câè un elenco lunghissimo di farmaci psicotropi, di cui per Sergio è stata verificata lâinefficacia o, spesso, lâeffetto paradosso. Non si capisce chi, se non gli psichiatri, li dovrebbe prescrivere, sospendere, monitorarne gli effetti collaterali, adattarne il dosaggioâ
Il problema della gestione dei farmaci, che dovrebbe far parte di una gestione globale della persona con autismo, e non essere sostitutiva dellâ assenza di un progetto abilitativo/educativo, riguarda la quasi generalità degli adulti con autismo. Sino ad ora si è fatta la politica dello struzzo. Câè qualche segnale positivo che spero venga imitato: la creazione di Centri Autismo che non pongono limiti di età , come è avvenuto a Rimini e a Mondovì e come sta avvenendo col nascente Centro di Ravenna. Si spera che, con la nascita di questi centri, gli adulti non continuino ad essere figli di nessuno. E sperando, come vuole il periodo, in un anno migliore, auguro buon anno a tutti gli iscritti alla lista Daniela
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