La scoperta di tante condizioni monogeniche che causano disturbi dello spettro autistico, associato o meno a disabilità intellettiva o altre disabilità, ha stimolato una vasta ricerca preclinica, in particolare sull’importanza che ha per il buon funzionamento di un gene la quantità del gene stesso. E’ interessante notare che questa ricerca dimostra che, come osservato per altre condizioni monogeniche, una quantità in difetto o in eccesso di uno stesso gene possa avere lo stesso risultato fenotipico e quindi sulla patologia. Il lavoro in questione è: “ Odamah K, Nishizawa Criales MT, Man HY. NEXMIF overexpression is associated with autism-like behaviors and alterations in dendritic arborization and spine formation in mice. Front Neurosci. 2025 Jun 18;19:1556570. doi: 10.3389/fnins.2025.1556570. PMID: 40606839; PMCID: PMC12215126." Gli autori, dopo avere precedentemente osservato che nell’uomo affetto dalla patologia il gene NEXMIF è aumentato, mentre loro esperimenti precedenti indicavano che il topo mancante del gene NEXMIF presenta sintomi simil-autistici e disabilità intellettiva, in questo lavoro dimostrano anche nell’animale da esperimento e “in vitro” che effetti simili sono stati ottenuti aumentando la quantità del gene. Molto interessante è la correlazione tra gli effetti del sovradosaggio, oltre che sul comportamento, anche a livello molecolare e cellulare La sovra espressione di NEXMIF nei topi ha avuto come conseguenze: alterata comunicazione, deficit nella memoria a breve termine, ridotto comportamento sociale, iperattività, comportamenti ristretti e ripetitivi, comportamenti simil ansiosi, e alterata nocicezione in età adolescenziale. Così come avevano visto nell’animale senza il gene (KO), anche nell’animale nel quale il gene era sovra espresso si osservano anomalie nella crescita dendritica e nella formazione delle spine, disregolazione dei geni coinvolti nella funzione sinaptica, nella differenziazione neuronale, nella memoria, nel funzionamento recettoriale e nel comportamento. Si può dire che, al di là del valore conoscitivo che il lavoro ha, il dato più importante che si evince è proprio la conferma che la regolazione è molto fine e non accetta nessun tipo di modificazione. Nel lavoro è anche ipotizzato attraverso quale meccanismo l’aumento del gene porti agli stessi risultati della sua abolizione o diminuzione. Siamo lontani da applicazioni terapeutiche ma ci avviciniamo ad una migliore conoscenza dei fini meccanismi che regolano il comportamento nella fisiologia e nella patologia Daniela Mariani Cerati