Il 2020-06-23 17:31 daniela ha scritto:
Nel numero di marzo 2020, vol 56(2), degli “Annali dell’Istituto Superiore di Sanità” c’è una lunga e approfondita monografia che riguarda i disturbi del neurosviluppo, la disabilità intellettiva e mentale in età adulta.
https://www.annali-iss.eu/index.php/anna/issue/view/51
Questo è molto importante per due motivi: - i disabili intellettivi adulti sono una categoria molto trascurata. C’è un interesse crescente per i bambini disabili, che va via via diminuendo fino a scomparire quando quei bambini disabili diventano adulti disabili - è molto importante che di questi disabili si interessino i ricercatori dell’ISS, organo tecnico-scientifico del Ministero della Salute, in quanto si spera che le riflessioni e le indicazioni poste dall’Istituto ispirino le decisioni politiche e operative del governo su tutto il territorio nazionale.
Uno degli elementi fondamentali della vita adulta, anche se non il solo, è il lavoro. Nello spettro autistico c’è chi puo’ aspirare solo a un lavoro protetto e chi ha le abilità per avere un lavoro produttivo e retribuito, soprattutto quando ci riferiamo alle persone con autismo ad alto funzionamento. Gli adulti con autismo ad alto funzionamento non hanno difficoltà a trovare un lavoro, ma hanno grande difficoltà a mantenerlo, perché la mancanza di abilità sociali esplode non raramente in comportamenti che ne causano il licenziamento. Rita Di Sarro e colleghi hanno prevenuto questo doloroso evento con una lunga preparazione rivolta a cinque giovani adulti sfruttando le leggi attuali sul tirocinio di tipo C e fornendo loro un certificato che permettesse di assumerli come invalidi. Quest’ultimo aspetto non è banale, in quanto si tratta di un’invalidità invisibile. Sono giovani dall’aspetto normale e talora attraente e non raramente hanno abilità di alto livello, per cui i comportamenti strani dovuti alla loro condizione vengono interpretati come segno di maleducazione e non di disabilità. Accanto allo sfruttamento delle leggi sull’assunzione degli invalidi Di Sarro e colleghi hanno impostato un lungo training rivolto da un lato agli aspiranti al lavoro e dall’altro ai datori di lavoro in modo da accorciare le distanze tra le due categorie. Accorciare le distanze significa educare le persone con autismo a rispettare le regole sociali e i datori di lavoro a tollerare eventuali comportamenti fuori dalla norma. Questo paziente lavoro di abilitazione dei disabili da un lato e di informazione e formazione dei normodotati dall’altro, insieme allo sfruttamento sapiente delle leggi a favore della disabilità, troppo spesso disattese, ha avuto quale risultato l’assunzione a tempo indeterminato dei cinque soggetti. Questo complesso lavoro, coronato da successo, è stato descritto nell’articolo The Integrated and Disability Health Program of AUSL Bologna. The Alstom experience for employment access in high functioning autism spectrum disorders Rita Di Sarro, Nicola Varrucciu, Anna Di Santantonio and Ingrid Irene Bonsi Dipartimento di Salute Mentale, Azienda USL di Bologna, Bologna, Italy https://www.iss.it/documents/20126/0/ANN_20_02_15.pdf/1ed3c285-ad21-2338-d84... L’auspicio è che questa prassi diventi la norma e che a tutti gli adulti con disturbi dello spettro autistico sia data la possibilità di lavorare in un ambiente inclusivo, ricordando che il lavoro, come dicono gli autori dell’articolo, ha tanti significati: self-determination, independence, social opportunities. Daniela Mariani Cerati