Buongiorno a tutti. Vorrei commentare brevemente alcune delle osservazioni con cui Daniela MC annuncia l'importante convegno di sabato 9 aprile a Bologna (www.angsaonlus.org/lions_piccoli2011.pdf). Scusandomi per non riuscire a essere presente, per la coincidenza con un'altro evento, cercherò di sintetizzare qui alcune riflessioni. Le 18 ore di intervento settimanale auspicate dalle linee guida sono tante in ambito sanitario-riabilitativo, ma anche troppo poche in ambito socio-educativo. Quando si fanno confronti internazionali c'è rischio di dimenticare che gli standard si riferiscono a sistemi nei quali esistono settori di educazione speciale gestiti, appunto, da organizzazioni scolastiche e sociali sovvenzionate via enti locali, spesso in convenzione con enti non profit (onlus e affini). Nei sistemi che ho conosciuto personalmente, normalmente è l'azienda sanitaria o quella ospedaliera che eroga "cure", ma sono le scuole a offrire "educazione speciale". L'esperienza di Tours è eccezionale e non è generalizzata a tuta la Francia. Non parliamo poi dell'Inghilterra, dove vi sono decine e decine di scuole residenziali. Sarebbe giudicato uno spreco di operatori plurispecializzati che vengono distolti da interventi urgenti e/o complessi e dall'addestramento di personale da utilizzare su ampia scala (1% degli alunni?). L'atteggiamento circa la disabilità che si sta creando in molte scuole porta a riversare nel sociosanitario competenze (un tempo in Italia e tuttora all'estero) appannaggio di classi speciali e differenziate. Nei servizi pubblici si moltiplicano i "gruppi terapeutici". Nel privato convenzionato aumentano i centri socio-riabilitativi. Capita sempre più frequentemente i dirigenti scolastici chiedono al medesimo professionista che ha firmato il piano educativo individualizzato per l'integrazione di sottoscrivere che l'alunno non è idoneo alla scuola (o viceversa) per un'espulsione giustificata su base sanitaria. Quindi le 18 ore di intervento settimanale - a piccoli gruppi - sarebbero più che realistiche nella scuola. Il problema della discriminazione non è risolto facendo frequentare un gruppo terapeutico in ospedale anziché una classe speciale a scuola. La vergogna sociale (stigma) della disabilità va affrontata in modo meno dispendioso. Il rischio è che, quando si taglieranno i costi sociosanitari, ci si accorgerà di essere molto più arretrati di quanto non si creda che già lo si sia. Si veda ad esempio http://www.rainbowschool.org.uk/ Stefano P. Smria-Uonpia DAI SM DP (Ausl & Universita') via Messidoro 20, 44124 Ferrara Ospedale San Giorgio, Blocco D, Piano 2°, Stanza 8 Tel. 0532 235 584, Segr. 0532 23505.1, .2 Fax .3 Info 0532 975123 http://www.ausl.fe.it/azienda/dipartimenti/daismdp/salute-mentale/smria-uonp...