pongo qualche domanda agli esperti:
2- se è vero che negli autistici si registrano diminuzioni di questi metalli non contrasta la ipotesi del Dan che invece per casi limiti di aumento prevedono addirittura la chelazione? saluti g marino
Premetto che io segnalo l'articolo e chiedo un parere sullo stesso ai colleghi invitandoli a leggere l'originale, a farsi una loro idea e a comunicarla agli iscritti alla lista. L'ipotesi degli autori è che i metalli pesanti, in particolare il mercurio, una volta assorbiti, non vengano eliminati in quantità adeguate e si verifichi un accumulo in vari organi e particolarmente nel cervello. Questo per una diminuita capacità detossificante dovuta a carenza di enzimi deputati all'eliminazone di tali sostanze tossiche, in particolare del glutatione. Di per sè il riscontro di livelli di metalli pesanti inferiori alla norma potrebbe interpretarsi in senso contrario, cioè che essi fanno bene, dal momento che i sani hanno livelli superiori. Nel testo si dice che i livelli di metalli nei capelli dei bambini normali, che hanno dagli uno ai sei anni, sono direttamente proporzionali all'esposizione a tali metalli da parte delle madri, dato ricavato da una semplice intervista. Nei bambini con autismo invece non c'è questa proporzionalità. Io vorrei che i colleghi leggessero e commentassero il testo. Ci sono tante cose che mi hanno lasciata perplessa. Si tratta di bambini da uno a sei anni, sia per i casi che per i controlli. E' pensabile che l'amalgama dentaria della madre si faccia sentire ancora sul livello di metalli pesanti di bambini di sei anni? Fra l'altro l'amalgama è incriminata per il mercurio e in questo caso il mercurio dei bambini con autismo è sì più basso, ma non a livelli statisticamente significativi. Gli autori comunque nelle conclusioni sono molto prudenti, invitano a fare nuove ricerche e mettono in evidenza loro stessi i limiti della loro ricerca. E' per questo che il lavoro mi è sembrato quantomeno degno di essere letto e meditato. Alla prossima Daniela