Sono più che in accordo con questi commenti. La comunità scientifica, con colpevole ritardo,sta ora risvegliando interesse per questa popolazione. Purtroppo il confronto fra cultura scientifica e stato dei Servizi, a livello nazionale, è impietoso. . La maggioranza di chi legge in questo forum sa cosa intendo,il problema è far capire alla politica e alle amministrazioni che ĺ ' intervento sugli adulti comporta: maggiori autonomie e quindi minore bisogno assistenziale / minori CP e quindi meno farmaci costosi ./minore stress famigliare e conseguente dilazione nel tempo di inserimento residenziale..etc.....e permettetemi di ricordare che le Istituzioni hanno un pesante debito etico verso chi nell'età della plasticità neuronale si è visto negare una diagnosi corretta. Peccato che pochi amministratori leggano in questa lista... Grazie Noemi Cornacchia Il 06/Feb/2017 14:20, "Sonia Zen" <[email protected]> ha scritto:
Sicuramente prima si interviene migliori saranno le possibilità di compensare la disabilità autistica. Ma dato come dice la Linea Guida 21 l'ausilio abilitativo deve essere sempre presente per tutto l'arco della vita. Ci sono studi e esperienze che dimostrano che persone con autismo già grandi hanno avuto ottimi progressi con un trattamento specifico alla loro disabilità. Al di là del rapporto precoce e intensivo c'è sempre margine per migliorare la qualità della vita di tutte le persone con autismo. Sonia Zen Presidente Angsa Veneto
Il giorno 5 febbraio 2017 12:15, <[email protected]> ha scritto:
4 febbraio Armando Mazzoni
“EARLY INTERVENTION oppure EARLY ABANDONMENT?
Negli ultimi lustri letteratura e interventi operativi sono fioriti intorno alla Early Intervention, con approcci seri, documentati, che consigliano di intervenire il più precocemente e intensivamente possibile, avendo oggi degli strumenti diagnostici che permettono di individuare con certezza l’autismo a 24 mesi e forse anche meno.
Tutto bene e sacrosanto fin qui, un cervello in piena evoluzione avrà forse molta più potenzialità plastica e possibilità di rispondere a tali interventi (anche se nessun intervento è ben documentato sugli esiti a lungo termine,da adulti, appunto)… ma ecco che si comincia a sentire l’ombra di una nuova minaccia: se non si interviene tra 2 e 4 anni (domani sarà forse tra 6 mesi e tre anni) certo i risultati non potranno essere che modesti. Non si discute qui la scientificità di questo tipo di considerazione, ma su come si pongono i servizi pubblici e privati intorno a questo tema. Si ha la sensazione che su quest’onda la soglia di età di abbandono stia drasticamente diminuendo e stia diventando non più diciotto anni, ma anche molto meno della metà.
5 febbraio
La linea guida 21” Il trattamento dei disturbi dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti” http://www.snlg-iss.it/cms/files/LG_autismo_def.pdf
non autorizza né al trionfalismo nei confronti del trattamento intensivo comportamentale precoce, né tanto meno a limitare l’impegno abilitativo al solo periodo prescolare. Essa dice
“Tra i programmi intensivi comportamentali il modello più studiato è l’analisi comportamentale applicata (Applied behaviour intervention, ABA): gli studi sostengono una sua efficacia nel migliorare le abilità intellettive (QI) il linguaggio i comportamenti adattativi Le prove a disposizione, anche se non definitive, consentono di consigliare l’utilizzo del modello ABA nel trattamento dei bambini con disturbi dello spettro autistico”
E’ doveroso fare questo intervento a spese dei contribuenti in quanto una sua efficacia é stata dimostrata, pur con i limiti che la linea guida ben sottolinea. Ma poi l’abilitazione deve essere continuata per tutta la vita, cosí come per tutta la vita il diabetico viene seguito a spese del contribuente per controllare al meglio il suo diabete. Daniela MC
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