Il 2020-06-03 13:13 Rita Di Sarro ha scritto:
Gentilissimi, per una bella coincidenza stamattina è arrivato l'ultimo numero de "Il giornale Italiano dei Disturbi del Neurosviluppo", dove troverete il nostro articolo sulle terapie farmacologiche e sulle diagnosi psichiatriche (nei pazienti con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico registrati nei sistemi informativi territoriali). In questo primo articolo sono coinvolti 204 pazienti dei Centri di Salute Mentale di Bologna, Rimini e Piacenza: ringrazio vivamente i colleghi Corrado Cappa e Riccardo Sabatelli per la collaborazione. Abbiamo pronta la valutazione allargata a 531 pazienti della intera Regione, che proveremo ad inviare ad una rivista internazionale. Buona lettura, Rita Di Sarro
E’ molto opportuno che anche in Italia si cominci ad affrontare il gravissimo problema dei farmaci psicotropi negli adulti con autismo e molto promettente è il fatto che chi affronta il problema sia una dirigente del Servizio Sanitario Nazionale con la qualifica di Direttore del Programma integrato disabilità e salute AUSL di Bologna. Dall’articolo che ci ha gentilmente inviato copio alcune affermazioni che trovo importantissime “Rispetto all’efficienza e all’efficacia dei trattamenti psicoattivi, le prescrizioni di farmaci utilizzati nelle varie patologie psichiatriche in popolazioni a sviluppo tipico spesso non considerano che la co-occorrenza non toglie la peculiarità della risposta ai farmaci delle persone con autismo, soprattutto nel basso funzionamento dove l’effetto paradosso avviene frequentemente, così come la perdita di compliance. Sarebbero di fondamentale importanza sperimentazioni controllate a lungo termine in modo da valutare gli effetti dei farmaci psicotropi in persone con autismo, con o senza disabilità intellettiva. Questo anche alla luce della “longevità” delle terapie, spesso iniziate in età dello sviluppo e quindi soggette a gravi effetti collaterali a breve e lungo termine, frequentemente superiori ai benefici” Aggiungo che, oltre alle auspicate sperimentazioni a lungo termine su persone con autismo, bisognerebbe affrontare anche il problema della sospensione dei farmaci, in particolare degli antipsicotici, nelle persone con autismo che li assumono da anni, spesso da decenni, e che vanno avanti nell’assunzione per pura forza d’inerzia. Il problema della sospensione di terapie croniche in altri campi della medicina si pone quando il paziente è asintomatico. Questo raramente si verifica nelle persone con autismo. Più spesso la persona ha delle crisi comportamentali la cui frequenza e intensità si presume che peggiorerebbe se si sospendessero gli antipsicotici. Ha affrontato questo problema lo psichiatra di Nantes René Tuffreau in un articolo del 2010 (Le bulletin scientifiquede l’arapi- 25- printemps 2010) nel quale dice “Esperienze di riduzione progressiva dei neurolettici fino alla totale sospensione mostrano che le crisi comportamentali non aumentano né in frequenza né in intensità. Questo a condizione che la riduzione sia molto lenta, con un calo di un decimo della dose ogni mese o ogni due mesi. Il calo deve essere lento e progressivo tanto più quanto maggiore è il tempo durante il quale è stato protratto il trattamento e quanto maggiore è il dosaggio da cui si parte” (mia traduzione dal francese) In questo modo, senza bisogno di programmare sperimentazioni controllate randomizzate, si comincerebbe a realizzare il principio etico cardine della Medicina “Primum non nocere” Altre considerazioni sull’uso e la sospensione degli antipsicotci nell’autismo da parte di René Tuffreau si trovano al link http://dupuiselise.canalblog.com/archives/2014/02/08/29151128.html Daniela Mariani Cerati