Il 2021-10-11 11:24 [email protected] ha scritto:
Scusate se mi intrometto sono un medico premetto che mi occupo di intestino negli adulti e non nei bambini. La mia esperienza sull'autismo quindi è solo derivata dallo scambio di materiali e Feedback con colleghi/e che invece si occupano specificatamente dell'intestino di bambini autistici (tra cui Cristina Panisi). Mi limiterò quindi a descrivere ciò che accade negli adulti e di come procediamo a trattare il reflusso gastroesofageo. La maggior parte delle volte questo è determinato o correlato ad una disbiosi intestinale, grossa produzione di gas che comporta alterazione della funzione anche a valle, con frequenti reflussi gastroesofagei. Trattare il semplice reflusso gastroesofageo in maniera sintomatica equivale a trattare l’insonnia con la benzodiazepina, cioè ci muoviamo ancora sul sintomo. I pazienti adulti con reflusso hanno frequentemente S.I.B.O. ed LGS (leaky gut syndrome) quindi è necessario intervenire pesantemente sull’intestino con alimentazione specifica ed integratori ad hoc che riequilibrano non solo la flora microbica ma riducano anche la permeabilità intestinale. Limitarsi quindi al sintomo reflusso rimane ancora un approccio parziale. Ricordo peraltro che la flora batterica intestinale ha un ruolo importantissimo nella gestione dei neurotrasmettitori tra cui ultimo e non da ultimo la serotonina (prodotta per il 95% nell’intestino e da cui deriva la melatonina), GABA, Dopamina… Dai colleghi che si occupano dei bambini autistici deriva sempre l'esperienza positiva di un approccio dietologico ed integrativo mirato primariamente su tutto l’intestino. Buona giornata a tutti
Mi pare che in questo messaggio si diano per acquisite delle teorie che ad oggi sono delle interessanti ipotesi di ricerca, ma che non fanno ancora parte delle conoscenze basate sull’evidenza delle prove. Ho parlato del problema della genesi e della terapia del reflusso gastroesofageo con il gastroenterologo Dottor Luigi Solmi di cui riporto il parere “il rapporto tra l'intestino ( il microbiota ) e patologie svariate è sicuramente uno dei campi di maggiore interesse per la ricerca di base ed è possibile che in futuro si debbano rivedere modalità di approccio diagnostico e/o terapeutico rispetto a quanto ora in uso. Va però sottolineato che , a parte alcune condizioni particolari quali in gastroenterologia le infezioni intestinali recidive da Clostridio dove ci sono dati abbastanza precisi , per il resto siamo ancora in una iniziale fase di ricerca senza che i dati si possano per ora ( e chissà fino a quando ) riversare nella pratica clinica. Alcuni Colleghi effettuano una corsa in avanti per adesione a teorie mediche alternative, che non sono però validate dalla scienza ufficiale, che magari sbaglia ma per ora è l'unica a cui si possa fare affidamento basandoci su dati oggettivi. Quindi, come dice la Collega, nel reflusso gastro/esofageo ci dobbiamo limitare a trattare il sintomo e gli eventuali danni con farmaci ed indicazioni alimentari senza trattare la causa (che peraltro è principalmente meccanica, legata ad una ipotonia dello sfintere esofageo inferiore); anche con queste limitazioni otteniamo però buoni risultati in una alta percentuale di casi. Quello che sarà il futuro nessuno lo può prevedere ma, senza alcun intento polemico, personalmente credo che dovendo agire nel presente sia meglio seguire indicazioni standardizzate e dimostrate valide sulla base delle esperienza scientifiche disponibili” Daniela MC