Il problema della comorbilitá psichiatrica negli adulti con disturbi dello spettro autistico é gravissimo, mette in croce i soggetti che ne sono affetti e le loro famiglie ed é di difficile gestione per i professionisti. Da poco nella letteratura medica se ne comincia a parlare. Nahar A e coll. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30316630 dall’analisi delle cartelle cliniche di 33 soggetti adulti con la doppia diagnosi hanno ricavato quanto segue: la patologia psichiatrica é iniziata mediamente a 16 anni; circa la metá dei soggetti presentava piú di un disturbo psichiatrico; le diagnosi psichiatriche piú comuni sono state: disturbo ossessivo – compulsivo 48.4%, disturbo bipolare 39.3%, psicosi 27.2% Una cosa ben nota, ma che finalmente viene detta a chiare lettere é “Overall response to treatment was minimal” “Comorbid psychiatric illnesses in individuals with HFA show poor response to treatment.” Dunque la presenza di malattie psichiatriche coesistenti ma distinte dall’ autismo autorizza a utilizzare farmaci, e altri approcci terapeutici, specifici per le malattie in comorbilitá, ma questi approcci terapeutici, quando é presente anche l’autismo, non funzionano. Data la rilevanza del problema, questa carenza di terapie efficaci dovrebbe stimolare una intensa ricerca biologica e clinica. Non mi risulta che ci siano linee guida sulla terapia delle comorbilitá psichiatriche nell’autismo. La presentazione di casi singoli, anche se rappresenta un timido contributo, é pertanto molto utile. Questo é stato fatto da Victoria Bell e colleghi https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6020257/#ref16 e speriamo di trovare presto altri contributi non solo relativi a singoli casi, ma relativi a linee guida da seguire nei tanti casi di comorbilitá per i quali ora si va a tentativi, molti dei quali risultano fallimentari Daniela Mariani Cerati