R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza ----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo. Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie Inviato da iPhone Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected]> ha scritto: Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!! Marina -- Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected] Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto: E’ stato pubblicato il 30 luglio scorso l’articolo Altered gut microbiota in Rett syndrome · Francesco Strati, · Duccio Cavalieri, · Davide Albanese, · Claudio De Felice, · Claudio Donati, · Joussef Hayek, · Olivier Jousson, · Silvia Leoncini, · Massimo Pindo, · Daniela Renzi, · Lisa Rizzetto, · Irene Stefanini, · Antonio Calabrò and · Carlotta De Filippo Microbiome 2016 4:41 DOI: 10.1186/s40168-016-0185-y Published: 30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell’ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero – cerebrali. “A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15, 16] “ Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all’evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell’ Università di Firenze COMUNICATO STAMPA Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 1014, coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del gene methyl-CpG binding protein 2 (MeCP2). Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185... _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 . In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini /-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/ Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected] <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E’ stato pubblicato il 30 luglio scorso l’articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell’ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero – cerebrali. *“*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>] “ Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all’evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell’ Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] <mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] <mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy." -----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 . In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini /-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/ Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected] <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero - cerebrali. *"*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>] " Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell' Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] <mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] <mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Tutte le persone che la pensano come lei dovrebbero ricordarsi che grazie alla ricerca preclinica si sono comprese tante cose sull'uomo e si dispone di tanti farmaci utili, che funzionano anche nelle persone che pensano che non serva la sperimentazione animale. Le umiliazioni non sono queste. Ciò che dice la prof Marini è' condivisibile al 100% per me. Patrizia Romualdi Inviato da iPad Il giorno 26 ago 2016, alle ore 18:24, Roberto MILITERNI <[email protected]<mailto:[email protected]>> ha scritto: Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy." -----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected]<mailto:[email protected]> Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 . In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini /-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]<mailto:[email protected]>/ Il 25/08/2016 13:04, [email protected]<mailto:[email protected]> ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]<mailto:[email protected]>> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]<mailto:[email protected]>> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]<mailto:[email protected]>/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero - cerebrali. *"*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>] " Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell' Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]<http://autismo33.it>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]>
Carissimi la battuta del Prof.Militerni è soltanto una battuta e non deve essere presa come la negazione della necessità di ricerche su animali. Si deve fare la stessa strada per tutti i farmaci e per tutte le malattie, prima di passare alla sperimentazione sull'uomo. I nostri avversari sono gli animalisti talebani che vorrebbero impedire l'uso delle cavie, con i quali il Prof.Militerni non ha nulla da spartire. Grazie dell'intervento del Prof.Calabrò, al quale non era certamente diretto il riferimento di Armando Mazzoni. Purtroppo sono molti i ciarlatani che profittano delle ricerche serie altrui per accreditare le loro illusorie pseudoterapie. Vale sempre il criterio che la ricerca non deve essere pagata dai malati, altrimenti è falsata a priori ed i suoi risultati non possono valere come prova di evidenza nella EBM. Cordiali saluti Carlo Il giorno 26 agosto 2016 17:38, Roberto MILITERNI < [email protected]> ha scritto:
Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy."
-----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta.
Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+ter m+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BA uthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor %5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAut hor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor %5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAut hor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor% 5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuth or%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAu thor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8
.
In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero - cerebrali. *"*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR14>].
In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR15>]
affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR15>,16
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR16>]
" Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell' Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186
/s40168-016-0185-y
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
-- Prof. Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Università di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Bologna
Ringrazio il prof. Hanau per la precisazione. La mia era solo una provocazione. Ho usato l'aforisma di Shakespeare per segnalare il rischio di rendere a volte semplice quello che per sua natura è estremamente complesso: il comportamento umano. Sarà per questo che a noi psichiatri, che siamo persone un po' particolari, ci interessa tanto! Buon fine settimana Roberto Militerni PS. Gli animali non centrano niente! -----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Carlo Hanau Inviato: sab 27/08/2016 15.24 A: Autismo Biologia Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Carissimi la battuta del Prof.Militerni è soltanto una battuta e non deve essere presa come la negazione della necessità di ricerche su animali. Si deve fare la stessa strada per tutti i farmaci e per tutte le malattie, prima di passare alla sperimentazione sull'uomo. I nostri avversari sono gli animalisti talebani che vorrebbero impedire l'uso delle cavie, con i quali il Prof.Militerni non ha nulla da spartire. Grazie dell'intervento del Prof.Calabrò, al quale non era certamente diretto il riferimento di Armando Mazzoni. Purtroppo sono molti i ciarlatani che profittano delle ricerche serie altrui per accreditare le loro illusorie pseudoterapie. Vale sempre il criterio che la ricerca non deve essere pagata dai malati, altrimenti è falsata a priori ed i suoi risultati non possono valere come prova di evidenza nella EBM. Cordiali saluti Carlo Il giorno 26 agosto 2016 17:38, Roberto MILITERNI < [email protected]> ha scritto:
Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy."
-----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta.
Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+ter m+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BA uthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor %5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAut hor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor %5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAut hor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor% 5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuth or%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAu thor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8
.
In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero - cerebrali. *"*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR14>].
In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR15>]
affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR15>,16
<https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.118
6/s40168-016-0185-y#CR16>]
" Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell' Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186
/s40168-016-0185-y
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] <mailto:[email protected] <[email protected]>>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
-- Prof. Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Università di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Bologna
Ringrazio anche io Carlo, che conosco e stimo da anni, per il suo chiarimento. Se ho travisato il riferimento del prof. Militerni, chiedo venia. La frase che lui cita viene spesso usata per molti significati, in ogni caso il riferimento agli animali che era presente nella sua mail era chiaro e io ho interpretato forse troppo frettolosamente, ma chi come noi tutta la vita lavorativa deve giustificare il proprio lavoro preclinico, e difendersi o quasi vergognarsi per pensare di usare gli animali per poi traslare all'uomo, credetemi, è' stanco di continui attacchi. Lo sanno bene gli psichiatri quanto si è capito dell'uomo, studiando i topi e i ratti! Grazie ad entrambi x i chiarimenti. Cordiali saluti Patrizia Romualdi Inviato da iPad Il giorno 27 ago 2016, alle ore 18:38, Carlo Hanau <[email protected]<mailto:[email protected]>> ha scritto: Carissimi la battuta del Prof.Militerni è soltanto una battuta e non deve essere presa come la negazione della necessità di ricerche su animali. Si deve fare la stessa strada per tutti i farmaci e per tutte le malattie, prima di passare alla sperimentazione sull'uomo. I nostri avversari sono gli animalisti talebani che vorrebbero impedire l'uso delle cavie, con i quali il Prof.Militerni non ha nulla da spartire. Grazie dell'intervento del Prof.Calabrò, al quale non era certamente diretto il riferimento di Armando Mazzoni. Purtroppo sono molti i ciarlatani che profittano delle ricerche serie altrui per accreditare le loro illusorie pseudoterapie. Vale sempre il criterio che la ricerca non deve essere pagata dai malati, altrimenti è falsata a priori ed i suoi risultati non possono valere come prova di evidenza nella EBM. Cordiali saluti Carlo Il giorno 26 agosto 2016 17:38, Roberto MILITERNI <[email protected]<mailto:[email protected]>> ha scritto: Se fossi una persona con un disturbo dello spettro autistico mi sentirei profondamente umiliato se qualcuno cercasse di spiegare i miei comportamenti paragonandomi a un topo. "There are more things in heaven and earth, Horatio, than are dreamt of in your philosophy." -----Messaggio originale----- Da: autismo-biologia per conto di Marina Marini Inviato: ven 26/08/2016 15.48 A: [email protected]<mailto:[email protected]> Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14.Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 . In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini /-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110<tel:%28%2B39%290512094110>; cellulare (+39)3454316414<tel:%28%2B39%293454316414>; e-mail [email protected]/<http://[email protected]/> Il 25/08/2016 13:04, [email protected]<mailto:[email protected]> ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]<mailto:[email protected]>> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]<mailto:[email protected]>> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110<tel:%28%2B39%290512094110>; cellulare (+39)3454316414<tel:%28%2B39%293454316414>; e-mail [email protected]/<http://[email protected]/>
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E' stato pubblicato il 30 luglio scorso l'articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell'ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero - cerebrali. *"*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>] " Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all'evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell' Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]<mailto:a%[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]> <mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]> -- Prof. Carlo Hanau già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari Università di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Bologna _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected]<mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]<mailto:[email protected]>
Il 26/08/2016 15:48, Marina Marini ha scritto:
Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta.
Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma#> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14. Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility.Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^1 , Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^2 , Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^3 , Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^4 , Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^5 , Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^6 , Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^7 , Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560>^8 .
In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto:
E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza
----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia"<[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome
Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo.
Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie
Inviato da iPhone
Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected] <mailto:[email protected]>> ha scritto:
Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!!
Marina
/-- // Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected]/
Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto:
*E’ stato pubblicato il 30 luglio scorso l’articolo* Altered gut microbiota in Rett syndrome ·Francesco Strati, ·Duccio Cavalieri, ·Davide Albanese, ·Claudio De Felice, ·Claudio Donati, ·Joussef Hayek, ·Olivier Jousson, ·Silvia Leoncini, ·Massimo Pindo, ·Daniela Renzi, ·Lisa Rizzetto, ·Irene Stefanini, ·Antonio Calabrò and ·Carlotta De Filippo /Microbiome /2016 *4*:41 *DOI: *10.1186/s40168-016-0185-y *Published: *30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell’ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero – cerebrali. *“*A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [14 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14>]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>] affecting complex physiological and behavioural states of the host [15 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15>,16 <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16>] “ Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all’evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell’ Università di Firenze ** *COMUNICATO STAMPA* /Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett/ Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 10^14 ,^coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Machdi San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del genemethyl-CpG binding protein 2(/MeCP2). / Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185...
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] <mailto:[email protected]> ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] <mailto:[email protected]>
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a:[email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
In qualità di coautore, sento il dovere di rispondere alle numerose mail giunte in questi giorni a commento del nostro lavoro. Voglio innanzitutto ringraziare la Prof.ssa Marini, anche a nome di tutti i colleghi che con fatica hanno contribuito alla realizzazione del progetto, perchè credo abbia colto il senso più profondo dello studio, concernente le alterazioni del micro/micobiota intestinale nella s. di Rett. Come sottolineato da Daniela a commento del comunicato, il tema è di grande interesse scientifico ed esistono ampie evidenze a sostegno del fatto che alterazioni del microbiota intestinale possono esercitare profonde influenze sul SNC. Ricordo a questo proposito che alla fine degli anni '80 - ero da poco stato assunto all'Università - fu organizzato a Firenze un enorme Congresso Internazionale intitolato "Brain-Gut Axis". Bene, pur non disconoscendo l'enorme importanza del cervello nel controllo delle varie funzioni digestive (secrezione, motilità...), è ormai evidente che oltre al "Brain-Gut Axis" esiste un "Gut-Brain axis" e che metaboliti prodotti nell'intestino possono influenzare specifiche funzioni cerebrali contribuendo, almeno in parte allo sviluppo di ansia, depressione... Giusto per fare un esempio, il triptofano presente in alcuni alimenti viene normalmente metabolizzato dalla 5OH-triptofano decarbossilasi a 5OH-triptamina o serotonina : questo è almeno in parte la ragione dell'attività anti-depressiva attribuita al cioccolato, ricco in triptofano. In alcuni individui, tuttavia, per effetto di alterazioni del microbiota, può verificarsi l'attivazione di un enzima, l'indolamina 2-3 diossigenasi, che attraverso una diversa via metabolica porta allo sviluppo di ac. chinurenico e chinolinico. Quest'ultimo, accumulandosi nel cervello può esercitare un importante azione neurotossica. Venendo nello specifico al nostro studio, mi sembra opportuno precisare che nessuno pretendeva di trovare una causa della s. di Rett, come peraltro ci è stato obiettato in maniera piuttosto semplicistica da uno dei Referee: la causa della Rett è a tutti nota e risiede in specifiche mutazioni di MECP2 o, molto più raramente, di altri geni (CDKL5, FOXG1). Scopo dello studio era semplicemente quello di verificare se le profonde alterazioni esercitate dalle suddette mutazioni, in particolare di MECP2 a livello digestivo, potessero essere associate ad una disbiosi e, in caso affermativo, se una modificazione nell'equilibrio tra le varie specie batteriche e fungine potesse contribuire allo stato di cronica infiammazione intestinale che caratterizza la s. di Rett. Faccio peraltro presente che nelle conclusioni viene ribadita la necessità di ulteriori studi, volti ad analizzare più in dettaglio le modificazioni dinamiche del microbiota durante le varie fasi di progressione della malattia in un modello animale di Rett (MeCP2-null mouse) ampiamente validato e riconosciuto. Mi sembra inoltre doveroso precisare che nello studio in questione non è stata estrapolata alcuna conclusione sui disturbi dello spettro autistico, data la natura monogenica della s. di Rett che giustifica la sua recente enucleazione da questi ultimi. Per quanto concerne le possibili prospettive terapeutiche, un eventuale intervento mirato a correggere la disbiosi potrebbe a mio avviso contribuire a migliorare lo stato di "mild inflammation" ed i conseguenti disturbi intestinali che caratterizzano queste bambine, non certo a determinare la regressione della malattia. Più complesso è certamente il problema delle alterazioni del microbiota nei disturbi dello spettro autistico, su cui stiamo peraltro lavorando. In uno studio recentemente pubblicato su Cell da S. Manzmanian su un modello animale di autismo (topi nati da mamme *MIA,* cioè con *M*aternal *I*mmune*A***ctivation) è stata documentata una importante disbiosi e dimostrata la reversibilità delle alterazioni metabolomiche e dei disturbi del comportamento (difetti di socializzaione, del linguaggio...) attraverso la somministrazione di Bacteroides /fragilis/. Pur riconoscendo l'importanza dello studio, rimango dell'opinione che sia indispensabile acquisire informazioni più precise su bambini affetti da ASD, prima di pensare ad un intervento con probiotici, nutraceutrici e quant'altro. L'insuccesso di molti interventi volti a correggere il dismicrobismo intestinale ed il conseguente comprensibile scetticismo, sono a mio avviso da imputare al fatto che sono stati utilizzati probiotici "a caso", probabilmente più sotto la pressione di questa o quella industria farmaceutica che sulla base di chiare evidenze scientifiche. Voglio infine replicare alle affermazioni di Armando Mazzoni che ha scritto " i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue". Per quanto mi riguarda non credo di essere un ciarlatano e francamente penso che la frase non fosse attribuita agli autori dello studio; sono invece ampiamente convinto, come peraltro documentato da numerosi lavori pubblicati su riviste autorevolissime, che i disturbi intestinali nella s. di Rett siano molto più frequenti di quanto fino a poco tempo fa si potesse immaginare e che si debba fare ogni sforzo per cercare di migliorare la qualità e le aspettative di vita delle bambine affette. Spero in ogni caso di poter incontrare in qualche occasione e quindi di conoscere di persona Armando, che ritengo essere una persona degnissima di rispetto. Scusandomi per essermi dilungato un pò troppo, Cordiali saluti Prof. A. Calabrò Antonino Calabrò, MD, Ass Prof, Director of the School of Gastroenterology Dept of Experimental and Clinical Biomedical Sciences University of Florence - Florence - Italy --- Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus. https://www.avast.com/antivirus
Volevo chiedere ai gentili componenti della lista cosa sia un Disturbo dello Spettro Autistico monogenico. si fa questa affermazione a fronte, ad esempio, di un WES? Quali altre diagnosi contemporanee? È un correlato statistico, giusto? Altrimenti il monogene in questione sarebbe un marker, o no? Grazie Saluti Da: autismo-biologia [mailto:[email protected]] Per conto di Marina Marini Inviato: venerdì 26 agosto 2016 15:49 A: [email protected] Oggetto: Re: [autismo-biologia] R: Re: Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Il fatto che ci sia chi specula su questi temi senza aver fatto studi specifici non deve distogliere dallo studiare al meglio, con metodiche serie, il fenomeno, soprattutto se si considera che comunque ci sono sempre più prove che la composizione del microbioma intestinale ha grandi influenze su tanti aspetti legati al benessere in generale, e in particolare alla salute e alla performance psichica e mentale. Giusto perché è recentissimo, vi segnalo un interessante studio che lega la flessibilità cognitiva alla composizione del microbioma intestinale e alle influenze che su di esso può avere la dieta. Neuroscience. <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=long+and+short+term+memory+and+microbioma> 2015 Aug 6;300:128-40. doi: 10.1016/j.neuroscience.2015.05.016. Epub 2015 May 14. Relationships between diet-related changes in the gut microbiome and cognitive flexibility. Magnusson KR <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Magnusson%20KR%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 1, Hauck L <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Hauck%20L%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 2, Jeffrey BM <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Jeffrey%20BM%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 3, Elias V <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Elias%20V%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 4, Humphrey A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Humphrey%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 5, Nath R <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Nath%20R%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 6, Perrone A <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Perrone%20A%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 7, Bermudez LE <http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Bermudez%20LE%5BAuthor%5D&cauthor=true&cauthor_uid=25982560> 8. In quanto alla complessità dei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, sono io la prima a sottolineare l'ostacolo che tale complessità comporta; per superare questi aspetti è necessario un approccio "intelligente", come quello che pensiamo di aver identificato (ma ce ne saranno sicuramente anche altri!). Lungi da noi l'idea di generalizzare dei risultati ottenuti in campi affini ma non del tutto sovrapponibili. A tal fine, vorrei portare due contributi metodologici derivanti dalla nostra esperienza diretta, che portano a due conclusioni apparentemente discordi: - Lo studio di un numero relativamente piccolo di casi di bambini affetti da Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici ha mostrato, con nostra sorpresa, dei fenotipi comuni inattesi, riconducibili a una situazione, sicuramente generalizzata, di stress ossidativo e/o di stato infiammatorio: questo apre la strada a possibili trattamenti, deontologicamente giustificabili e aventi come finalità un miglioramento dei sintomi. - Le alterazioni morfologiche degli eritrociti descritte nella sindrome di Rett non hanno una rispondenza PUNTUALE nei Disturbi dello Spettro Autistico non monogenici, anche se sono presenti, come se ogni sindrome desse luogo a morfologie anomale ma diverse (nostro dato ancora non pubblicato). L'esperienza da noi accumulata ci spinge certamente a non generalizzare in maniera automatica, ma allo stesso tempo ci suggerisce di approfondire gli studi per conoscere le basi eziopatologiche comuni all'ASD e cercare di individuare approcci terapeutici che abbiano una base scientifica. Grazie per l'attenzione Marina Marini -- Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected] Il 25/08/2016 13:04, [email protected] ha scritto: E' per questo motivo che l'argomento mi trova sempre scettica. In questo caso non mi convince il tentativo di generalizzazione da una condizione monogenica al resto dello spettro. Ci sono secondo me anche ipotesi molto più semplici da indagare. Problemi come la difficoltà a masticare o la selettività alimentare possono influenzare la composizione della flora intestinale, senza andare tanto lontano? Esistono studi su persone nello spettro che hanno/non hanno problemi nell'alimentazione? Claudia Celenza ----Messaggio originale---- Da: "Armando Mazzoni" <mailto:[email protected]> <[email protected]> Data: 25/08/2016 11.17 A: "Autismo Biologia" <mailto:[email protected]> <[email protected]> Ogg: Re: [autismo-biologia] Fwd: Re: Altered gut microbiota in Rett syndrome Segnalo cosa ben risaputa: i disturbi intestinali (presunti) sono una dei cavalli di battaglia dei ciarlatani che propinano cure e diete, spesso non innocue; gli ambienti istituzionali, però, non sono totalmente impermeabili a questo sottobosco, come a tanti altri dell'autismo. Benvenute quindi le ricerche serie con augurio di buon e utile esito per gli autistici e per le loro famiglie Inviato da iPhone Il giorno 19 ago 2016, alle ore 12:17, Marina Marini <[email protected]> ha scritto: Mi complimento con gli autori di questo lavoro di grande qualità e molto interessante! A proposito del commento di Daniela, concordo sul fatto che lo studio di una patologia monogenica ha il vantaggio di poter studiare una popolazione omogenea ma richiede uno sforzo organizzativo notevole per la rarità della sindrome. Trovo inoltre molto utile che nel lavoro siano stati riportati anche i dati relativi a un nutrito gruppo di soggetti sani di controllo, in quanto ancora si sa poco del microbiota sano. Sicuramente questo studio sarà un punto di partenza anche per future comparazioni. Nei Disordini dello Spettro Autistico non associati a mutazioni monogeniche, la grande disomogeneità eziologica e clinica potrebbe scoraggiare studi di questo genere, ma il nostro gruppo ha elaborato una proposta che pensiamo possa essere vincente: associare allo studio osservazionale uno studio interventistico con un prodotto nutraceutico che potenzialmente potrebbe sia migliorare alcuni aspetti clinici sia alterare in senso positivo il microbioma e/o le alterazioni epigenetiche e fenotipiche (stress ossidativo e infiammazione). L'unico ostacolo al progetto è il suo costo... Lo abbiamo sottoposto a diversi Enti finanziatori e soperiamo in un esito positivo!!! Marina -- Marina Marini Associate Professor of Applied Biology Department of Experimental, Diagnostic and Specialty Medicine- University of Bologna, Italy voice (+39)0512094-116/094/100; fax (+39)0512094110; cellulare (+39)3454316414; e-mail [email protected] Il 17/08/2016 21:16, daniela marianicerati ha scritto: E’ stato pubblicato il 30 luglio scorso l’articolo Altered gut microbiota in Rett syndrome · Francesco Strati, · Duccio Cavalieri, · Davide Albanese, · Claudio De Felice, · Claudio Donati, · Joussef Hayek, · Olivier Jousson, · Silvia Leoncini, · Massimo Pindo, · Daniela Renzi, · Lisa Rizzetto, · Irene Stefanini, · Antonio Calabrò and · Carlotta De Filippo Microbiome 2016 4:41 DOI: 10.1186/s40168-016-0185-y Published: 30 July 2016 Il lavoro affronta uno dei temi caldi della ricerca biologica: le modificazioni del microbiota nell’ambito di possibili alterazioni della funzione cerebrale a partenza dalle complesse relazioni entero – cerebrali. “A strict relationship between the gut microbiota and the central nervous system (CNS) has been observed, and numerous studies have shown alterations of the gut microbiota in the heterogeneous group of neurological disorders belonging to the autism spectrum disorders (ASDs) [ <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR14> 14]. In addition, the gut microbiota may modulate CNS activities through neural, endocrine, metabolic and immune pathways [ <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15> 15] affecting complex physiological and behavioural states of the host [ <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR15> 15, <https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185-y#CR16> 16] “ Partire da una condizione monogenica ben caratterizzata come la sindrome di Rett è una strada meno problematica per passare dalle ipotesi teoriche all’evidenza dei dati, ma un ostacolo non piccolo è dato dalla rarità di tali condizioni e dalla conseguente difficoltà ad avere campioni numericamente significativi. Questo ed altri ostacoli sono stati superati da un gruppo multidisciplinare e multicentrico di ricercatori italiani, a dimostrazione delle grandi risorse della ricerca biologica italiana e delle grandi capacità organizzative che uno studio di questo tipo richiede. Per entrare nel merito del lavoro copio il comunicato stampa gentilmente inviatomi da uno degli autori, Antonio Calabrò dell’ Università di Firenze COMUNICATO STAMPA Alterazioni del microbiota intestinale nella sindrome di Rett Numerosi studi, condotti nell'ultimo decennio, dimostrano con chiarezza che l'essere umano è a tutti gli effetti da considerare una specie di "superorganismo" in cui una moltitudine di specie batteriche - il cosiddetto microbiota intestinale - quantizzabili in circa 1014, coesiste con le cellule umane che lo compongono, superandole in termini numerici di 10-100 volte. Una alterazione di questo complesso ecosistema è stata chiamata in causa nel determinismo di molteplici patologie, non solo di ordine gastroenterologico ma interessanti anche numerosi altri organi ed apparati. In uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Microbiome, un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dell'Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del CNR e dell'Università di Trento, in collaborazione con la neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Le Scotte di Siena e di uno staff di biologi computazionali della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige (TN), ha per la prima volta documentato importanti alterazioni nel microbiota intestinale delle pazienti con s. di Rett, un disordine neurologico progressivo generalmente legato a mutazioni del gene methyl-CpG binding protein 2 (MeCP2). Le bambine affette da questa complessa patologia presentano disturbi gastrointestinali con elevata frequenza, fino al 70-85% dei casi. L'aumento nell'abbondanza relativa di alcune specie batteriche (bifidobatteri, clostridi) e fungine (candida) documentato nello studio, permette di spiegare lo stato di cronica infiammazione e la genesi dei disturbi intestinali, in particolare della stipsi a volte veramente ostinata, che affligge queste bambine. Lo studio, promosso dalla Gastroenterologia Clinica dell'Università di Firenze (Prof. Antonio Calabrò) e brillantemente coordinato dalla Dr.ssa Carlotta de Filippo del CNR apre importanti prospettive terapeutiche per i soggetti affetti da questa grave malattia. Link lavoro: Strati et al, Microbiome 2016 https://microbiomejournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40168-016-0185... _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] --- Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus. https://www.avast.com/antivirus
participants (7)
-
Antonio Calabrò -
Carlo Hanau -
ccelenza@libero.it -
Marina Marini -
mazzoni.armando@libero.it -
Patrizia Romualdi -
Roberto MILITERNI