Al fattore di rischio "polveri sottili" si aggiungono altri fattori di rischio, sempre nell'ambito di sostanze tossiche presenti nell'aria che respiriamo: diesel, piombo, manganese, mercurio e cloruro di metilene. La loro presenza in quantità elevate nell’aria della città di residenza della madre al momento del parto è risultata associata con disturbi dello spettro autistico nei figli, con un rischio relativo che va da 1,5 per la presenza di metalli in generale a 2 per diesel e mercurio. Questi i risultati di uno studio epidemiologico pubblicato il 18 giugno su ENVIRONMENTAL HEALTH PERSPECTIVES Perinatal Air Pollutant Exposures and Autism Spectrum Disorder in the Children of Nurses’ Health Study II Participants Andrea L. Roberts, Kristen Lyall, Jaime E. Hart, Francine Laden, Allan C. Just, Jennifer F. Bobb, Karestan C. Koenen, Alberto Ascherio and Marc G. Weisskopf http://dx.doi.org/10.1289/ehp.1206187 Lo studio ha i limiti degli sudi epidemiologici nei quali i parametri presi in considerazione sono molto grossolani (data di nascita del figlio, indirizzo della madre al momento della nascita e livelli di inquinamento dell’aria della zona di residenza nell’anno di rilevazione più vicino all’anno di nascita del figlio). Ha però anche il pregio dei grossi numeri: una coorte di 116,430 donne, infermiere residenti in 14 stati USA, seguite dal 1989 con questionari biennali. I nati tra il 1987 e il 2002 sono stati: 325 con autismo e 22.101 senza autismo, che sono serviti da controlli. E’ noto che queste sostanze sono tossiche per il sistema nervoso, inducono stress ossidativo e risposte infiammatorie, processi che sono stati implicati nella genesi dell’autismo (Metals, traffic related pollution (e.g., diesel) and styrene are neurotoxins, induce inflammatory responses in humans and animals, (Block and CalderonGarciduenas 2009; Diodovich et al. 2004; Lee et al. 2011) and lead to oxidative stress in in vitro studies and in vivo animal studies (Valko et al. 2005), processes which have been implicated in autism (Vargas et al. 2005).) Non è facile ricavare regole di prevenzione individuale da queste importanti ricerche. Ci sono invece validissimi motivi in più per combattere l’inquinamento atmosferico. Il lavoro si puo’ leggere integralmente al link http://www.pdfdownload.org/pdf2html/view_online.php?url=http%3A%2F%2Fehp.nie... ________________________________ Da: daniela marianicerati <[email protected]> A: lista autismo-biologia <[email protected]> Inviato: Martedì 4 Dicembre 2012 19:51 Oggetto: [autismo-biologia] autismo e polveri sottili L’autismo sta emergendo ogni giorno di più come problema di sanità pubblica. Un tempo considerata malattia rara, ora risulta essere molto frequente. Nessuno sa se vi sia stato un aumento della reale incidenza o solo un aumento delle diagnosi. Sta di fatto che è una condizione grave, frequente e che accompagna l’individuo affetto dalla culla alla tomba. Da queste premesse è nato il progetto CHARGE: Childhood Autism Risks from Genetics and Environment http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1513329/ Per potere studiare l’influsso dei fattori ambientali e genetici e della loro reciproca interazione il gruppo di studio ha arruolato centinaia di bambini dai 24 ai 60 mesi di età: un gruppo con autismo, un gruppo a sviluppo regolare e un gruppo con ritardo mentale semplice. I fattori di rischio che vengono esplorati sono quelli già noti per essere dannosi alla salute, di cui si conosce la correlazione con altre malattie, ma di cui non si è mai esplorato il rischio riproduttivo o il rischio specifico nei primi anni di vita. Che l’inquinamento da traffico e, in particolare, da polveri sottili sia nocivo per la salute è a tutti noto, se non altro per i blocchi del traffico che le città sono costrette a proclamare quando la concentrazione delle polveri sottili supera i limiti ritenuti pericolosi dall’OMS. Il gruppo CHARGE ha testato il rapporto tra inquinamento da traffico, e in particolare tra concentrazione di polveri sottili (particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro), e autismo. I dati di partenza sembrano piuttosto grossolani: l’indirizzo della madre alla nascita e l’elenco degli indirizzi della madre nei tre trimestri di gravidanza e del bambino nel primo anno di vita. Questi dati sono stati registrati per 279 bambini con autismo e 245 controlli di pari età e genere. Gli autori hanno poi messo in relazione la composizione dell’aria nelle sedi delle abitazioni, ricavata dalle tabelle ufficiali, dei due gruppi. I risultati hanno mostrato che nei bambini con autismo era più frequente la residenza in una zona col più alto quartile di esposizione all’inquinamento da traffico sia durante la gravidanza che nel primo anno di vita rispetto ai controlli (Rischio relativo 1,98 durante la gravidanza e 3,1 durante il primo anno di vita) Le misure di esposizione regionale al diossido di azoto e alle polveri sottili, con particelle di diametro inferiore a 2,5 e a 10 micron, erano pure associate all’autismo sia durante la gravidanza (Rischio relativo per il diossido di azoto 1,81; Rischio relativo per esposizione a PM2.5:: 2.08 e 2,17 per PM10) che durante il primo anno di vita (Rispettivamente 2.06, 2.12 ; 2,14) I dati sono stati pubblicati il 26 novembre scorso sulla rivista Arch Gen Psychiatry., doi:10.1001/jamapsychiatry.2013.266 con un articolo dal titolo “Traffic-Related Air Pollution, Particulate Matter, and Autism” Heather E. Volk, PhD, MPH; Fred Lurmann; Bryan Penfold; Irva Hertz-Picciotto, PhD; Rob McConnell, MD Lo studio CHARGE per l’autismo ricorda lo studio Framingham per le malattie cardiache, nato nel 1948, quando l’infarto del miocardio mieteva tante vittime nel pieno della maturità e non si conoscevano i fattori di rischio. Anche allora il primo approccio è stato epidemiologico e ha dato tantissimi frutti. C’è però una grande differenza. La conoscenza dei fattori di rischio per la cardiopatia ischemica (fumo, colesterolo, sedentarietà ecc) serve per la prevenzione primaria, ma anche per quella secondaria, ovvero per arrestare la progressione della malattia quando questa è presente. Quello che emerge dalle ricerche sull’eziologia dell’autismo è invece che c’è una finestra temporale di suscettibilità ai fattori di rischio, la vita intrauterina e il primo anno di vita, durante la quale il danno, una volta prodotto, è irreversibile. Da ciò si deduce che i dati che emergono da un approccio, finalmente serio e moderno allo studio delle cause dell’autismo, possono avere dei risvolti pratici sulla prevenzione di nuovi casi, ma non sulla terapia delle persone che ne soffrono. La ricerca di terapie biologiche che allevino i gravi sintomi dell’autismo e di fattori di rischio devono probabilmente percorrere strade diverse e non si dovrebbe sacrificarne una a vantaggio dell’altra. _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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