Che parlare di autismo negli adulti sia cosa opportuna lo dice un semplice calcolo aritmetico. L’autismo compromette gravemente la qualità della vita e non la quantità. Stando così le cose, gli anni di vita da adulti sono molti di più di quelli da bambini e adolescenti. E, a dispetto di ciò che acclamano i venditori di miracoli a caro prezzo, di autismo non si guarisce, anche se è possibile acquisire abilità utili per l’autonomia e per un inserimento lavorativo supportato. L’articolo che gentilmente ci ha inviato Marianna Boso è utilissimo proprio perché realistico. Credo che le persone alle quali sino ad oggi è stata fatta diagnosi di autismo in Italia siano soprattutto quelle più gravi, coloro che in inglese vengono definiti low functioning, per i quali ci vorrebbero tante realtà come Cascina Rossago sparse per l’Italia. Anche in Italia però penso che si comincerà a fare diagnosi dei casi non accompagnati da grave ritardo mentale (gli high functioning e gli Asperger) che probabilmente oggi vengono considerati “svitati”, “fannulloni”, “stravaganti”, “originali”, “lavativi”, “strani” e via dicendo. Questi hanno un grande carico di comorbilità psichiatrica, al comparire della quale vengono diagnosticati solo con quella (ossessivi-compulsivi, depressi, maniacali, schizoidi ecc) Il gruppo di Pavia dà un esempio di come una psichiatria adulti puo’ prendere in carico gli adulti con autismo e raggiungere l’eccellenza. Naturalmente uno stesso buon risultato puo’ essere raggiunto con modalità diverse. Il modello del team autismo che accompagna le persone affette dalla culla alla tomba è un’altra modalità che puo’ dare garanzia che gli adulti non siano dimenticati, confusi con altri disabili e trattati in modo incongruo. Un esempio è il TEACCH. Sul sito del TEACCh si parla di adulti soprattutto in rapporto al lavoro supportato http://www.teacch.com/supportedemployment.html Il lavoro però è solo uno degli aspetti della vita adulta anche se è molto importante per la auto percezione dell’individuo come adulto, per la socializzazione e per riempire di significato il tempo della giornata, indipendentemente dalla produttività. Ho parlato a suo tempo della vita adulta col compianto Eric Schopler che mi ha inviato il capitolo: ADULT SERVICES,di Mary E. Van Bourgondien and S. Michael Chapman, tratto dal libro: Mesibov, G B, V. Shea and E. Schopler (2005); The TEACCH Approach to Autism Spectrum Disorders. Ch 11 Adult Services, p. 118. New York; Kluwer Academic/Plenum Pubs. Invierò tale materiale a chi me lo chiederà. Sempre sugli adulti autistici un’amica mi ha segnalato dei siti dell’Ontario http://www.ont-autism.uoguelph.ca/resources.shtml http://www.autismontario.com/Client/ASO/AO.nsf/object/Forgotten+Report+Autis... Copio da uno di questi siti la seguente frase: “Some younger and middle-aged adults may have pretty good lives because of the dedication of their parents” Verrebbe proprio da dire “Tutto il mondo è paese” Ma dice la vecchia canzone “E gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano” Imbiancare pazienza!! La moderna tecnologia lo puo’ impedire. Il guaio è che le madri, al pari egli altri esseri umani, non sono immortali. Alla prossima Daniela
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daniela marianicerati