Dalla ricerca alla pratica clinica: l'esperienza di Bologna
Anni fa ad un corso per animatori di formazione aziendale un docente ci disse ”L’esperienza è spesso la reiterazione all’infinito degli stessi errori” Quest’affermazione è stata, ed è tuttora, profondamente vera nel campo dell’autismo. Nelle Università e nei Servizi si tramandava la brutta favola della mamma frigorifero e ci si comportava di conseguenza: psicoterapia ai genitori, incontri individuali con il bambino di cui nulla dovevano sapere i genitori. Unico incontro tra questi e il terapeuta, nel privato, la riscossione del compenso. L’approccio all’autismo degli ultimi decenni, recepito dalla linea guida italiana del 2011, ha subito una vera rivoluzione: trattamento individualizzato del bambino secondo i principi dell’analisi del comportamento applicata e massimo coinvolgimento dei genitori. La forza d’inerzia si fa sentire ovunque, tanto più nei Servizi pubblici, molti dei quali hanno proseguito sulla vecchia strada, incuranti della rivoluzione copernicana avvenuta nel campo dell’autismo. Non così all’ASL di Bologna. dove l’approccio all’autismo è radicalmente cambiato e dove si è fatto uno sforzo notevolissimo per tradurre nella pratica clinica le evidenze che venivano dalla ricerca. Il passaggio dalla ricerca alla pratica quotidiana impone sempre degli aggiustamenti, in quanto il mondo reale è lontano dal mondo asettico della ricerca. L’importante è che della ricerca si assimilino i principi essenziali da cui trarre una organizzazione e una formazione degli operatori conseguenti. L’attività del Centro Autismo di Bologna si è quindi focalizzata: sulla diagnosi precoce, su un trattamento rivolto a tutte le aree dello sviluppo con particolare riguardo alla comunicazione, sulla consulenza di esperti esterni con la qualifica di BCBA (analisti del comportamento certificati) e, cosa fondamentale, sulla cooperazione dei genitori, che venivano informati e formati sulla gestione dei propri figli in modo da impostare loro stessi il miglior comportamento da tenere nei loro confronti e da condividere le informazioni ricevute con tutto il loro intorno sociale. Il profilo dei bambini trattati, di età dai 24 ai 48 mesi, è stato valutato mediante test validati a livello internazionale prima e dopo il trattamento, durato 24 mesi. Dalla valutazione compiuta prima e dopo si notano i miglioramenti, molto diversi nei singoli bambini e nei diversi gruppi nei quali i bambini erano stati raggruppati al tempo zero. Nulla di trionfale, come ci si deve aspettare quando si trattano casi molto severi, ma miglioramenti sostanziali documentati dai test. Molto lodevole il fatto che tutto il lavoro compiuto è stato pubblicato nell’articolo “Valutazione degli effetti di un intervento ABA Center- Based e relative implicazioni nella pratica clinica nel Centro Autismo Casa del Giardiniere dell’AUSL di Bologna Marco Negrini, Lucia D’Amato, Valeria Vittorini, Maria Cristina Cutrone, Anna Di Santantonio, Niccolò Varrucciu, Rita Di Sarro Giornale Italiano dei Disturbi del Neurosviluppo Volume 6 Numero 2 - Agosto 2021, 89 – 102” La pubblicazione rende possibile la replicazione e, sperabilmente, il miglioramento dell’esperienza. Daniela Mariani Cerati
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