oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism
Copio da Varese news l’articolo che segue. Di solito prima di trasmettere una notizia presa dalla stampa controllo la fonte e spesso noto notevoli discrepanze. In questo caso mi sono risparmiata questa fatica in quanto ho potuto consultare una delle autrici del lavoro originale, Bice Chini, che fa parte della nostra lista e alla quale chiedo di fare qualche ulteriore commento a quanto detto nell’articolo. E, a nome di tutti, complimenti!!! Varese News del 02-05-2011 Autismo: ormoni per socializzare Dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina per il controllo dei disturbi del comportamento sociale e cognitivo in un modello animale per l’autismo. La ricerca, frutto di una collaborazione tra Cnr, Università Statale, Bicocca, Politecnico di Milano e Università dell’Insubria Negli ultimi anni è emerso il ruolo fondamentale che ossitocina (Ot) e vasopressina (Avp) hanno nel regolare vari aspetti del comportamento sociale, suggerendo un loro possibile impiego in disturbi dello spettro autistico. Una ricerca condotta dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano, in collaborazione con le università di Milano - Statale, Bicocca e Politecnico - dell’Insubria e quella giapponese di Tohoku, evidenzia che gli ormoni Ot e Avp mostrano un’elevata capacità di influire positivamente, su difetti sia di socialità sia di flessibilità cognitiva, in individui adulti, cioè termine dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso. Finanziato sul bando ‘Ricerca Medica’ della Fondazione Cariplo, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, che ha dedicato la copertina alla ricerca. “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Mariaelvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”. Lo studio ha evidenziato che la somministrazione di Ot ed Avp è in grado di ripristinare tutti i deficit riscontrati anche in giovani animali adulti. “Questa capacità è di grande rilevanza perché indica che il sistema Ot/Avp è altamente plastico e capace di modulare l’attività di processi cognitivi complessi anche dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso”, prosegue Marco Parenti dell’università Bicocca di Milano. “I nostri dati indicano che tale capacità risiede nella proprietà dei due neuro peptidi di intervenire nei processi cellulari coinvolti nella definizione dello sviluppo in senso inibitorio o eccitatorio di determinate sinapsi e quindi nel determinare l’equilibrio eccitazione/inibizione neuronale,fondamentale per il corretto funzionamento del cervello”. Un’ulteriore conferma dell’aumentata eccitabilità cerebrale è stata ottenuta dall’analisi delle registrazioni elettroencefalografiche degli animali, effettuata grazie a un software messo a punto al Politecnico di Milano. “I risultati del nostro studio”, conclude Bice Chini, “sono importanti perché, dimostrando che deficit comportamentali e cognitivi legati a un’alterazione dell’eccitabilità neuronale in età evolutiva possono essere modulati in età adulta dai due Ot ed Avp, preludono a potenziali nuovi approcci terapeutici basati sull’uso di queste molecole”. La scheda Chi: Istituto di Neuroscienze del Cnr, università di Milano Statale, Bicocca e Politecnico, università dell’Insubria, università di Tohoku (Ja) Che cosa: dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina nel regolare disordini dello spettro autistico in modelli animali adulti. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Cariplo, è stato pubblicato su Biological Psychiatry: “Pharmacologic rescue of impaired cognitive flexibility, social deficits, increased aggression, and seizure susceptibility in oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism”. Vol.69, Issue 9, Pages 875-882 (1 May 2011) [email protected]
Grazie Daniela. Ecco il mio intervento. Dimmi se ci sono punti poco chiari. Grazie Daniela. I commenti che ci terrei a fare riguardano in generale il ruolo di questi peptidi e dei loro recettori nell' autismo. Non ci sono infatti forti evidenze che questi peptidi (e i loro recettori) siano all' origine della patologia (anche se alterazioni epigenetiche del gene che codifica per il recettore dell' ossitocina sono state riportate in un lavoro molto interessante ha cui ha contribuito anche il gruppo di Antonello Persico, come già discusso su questa lista). Tuttavia è stato dimostrato che animali geneticamente modificati che presentano deficit sia di questi peptidi che dei loro recettori hanno difetti del comportamento sociale. Nel nostro lavoro abbiamo approfondito la caratterizzazione di animali in cui era stato deleto il gene che codifica per il recettore dell' ossitocina e abbiamo trovato che questi topolini mostrano, oltre ai deficit di socialità, anche deficit di flessibilità cognitiva pur con capacità di apprendimento normale (una volta appreso un comportamento, non lo abbandonano, mostrando quindi rigidità e inflessibilità), aumentata aggressività e aumentata suscettibilità a convulsioni indotte farmacologicamente. Se aggiungiamo il fatto che altri (tra cui Maria Luisa Scattoni e Laura Ricceri) hanno descritto che questi animali hanno anche deficit di "comunicazione" , appare chiaro che presentano un quadro che riassume, per quanto ovviamente possibile nell' animale, tutti i core sympthoms dell' autismo. E questo avviene, ci tengo a sottolinearlo, in assenza di altri deficit motori, di sensibilità, di ansia o altro che non facciano parte del quadro autistico non sindromico. Sono quindi un buon modello "endofenotipico", cioè che riassume i sintomi caratteristici dell'autismo in assenza di altre manifestazioni patologiche. Pensiamo che quindi questo modello possa essere utile per comprendere perchè e come questi sintomi si presentano insieme, associati, come manifestazione "comune" di alterazioni genetiche le più diverse ed eterogenee. Un' ipotesi è che varie alterazioni genetiche possano avere come risultato "finale" una alterazione dei circuiti modulati da ossitocina e vasopressina, circuiti che si sviluppano alla nascita e che sono fondamentali per la formazione del linguaggio e della socialità. Se questa ipotesi fosse corretta, la possibilità di rimodulare, almeno in parte, questi i circuiti proprio da parte di ossitocina e vasopressina potrebbe essere presente anche in fasi più avanzate della vita e rappresentare una possibile strategia terapeutica. Questa è l' ipotesi che abbiamo testato nella seconda parte del lavoro, sempre sui topi in cui manca il recettore dell' ossitocina, osservando che è infatti possibile ottenere il recupero della sintomatologia anche in giovani animali adulti proprio mediante somministrazione dei due neuropetidi. Questi dati supportano sperimentalmente studi clinici pilota su soggetti autistici "high functioning" in cui la somministrazione di ossitocina ha migliorato le prestazioni in compiti proprio legati alla sfera sociale. Il lavoro ha naturalmente parecchi punti oscuri che occorre ora approfondire: - abbiamo visto che nei topolini "normali" OT ed AVP inducono una riduzione della socialità, quindi un effetto negativo, apparentemente paradossale. Possiamo pensare che se i circuiti di cui parlavamo sopra si sono formati e funzionano correttamente, la loro iper-stimolazione non produrrà effetti benefici, ma disturbi. Quindi la somministrazione di OT dovrà, pensiamo, essere riservata a pazienti selezionati, in base a criteri ancora tutti da definire. - OT ed AVP sembrano agire insieme, con azioni comuni, cosa che non era stata precedentemente apprezzata e che occorre ora studiare in dettaglio. come sempre, il lavoro che resta da fare è ancora molto ma le prospettive sono incoraggianti. cordiali saluti Bice Bice Chini MD, PhD CNR Institute of Neuroscience Dept. Pharmacology, Univ. Milan via Vanvitelli 32, Milan, 20129, Italy email: [email protected] phone 39-02-5031 6958 fax 39-0250316958 -----Messaggio originale----- From: daniela marianicerati Sent: Tuesday, May 03, 2011 3:57 PM To: lista autismo-biologia Subject: [autismo-biologia] oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism Copio da Varese news l’articolo che segue. Di solito prima di trasmettere una notizia presa dalla stampa controllo la fonte e spesso noto notevoli discrepanze. In questo caso mi sono risparmiata questa fatica in quanto ho potuto consultare una delle autrici del lavoro originale, Bice Chini, che fa parte della nostra lista e alla quale chiedo di fare qualche ulteriore commento a quanto detto nell’articolo. E, a nome di tutti, complimenti!!! Varese News del 02-05-2011 Autismo: ormoni per socializzare Dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina per il controllo dei disturbi del comportamento sociale e cognitivo in un modello animale per l’autismo. La ricerca, frutto di una collaborazione tra Cnr, Università Statale, Bicocca, Politecnico di Milano e Università dell’Insubria Negli ultimi anni è emerso il ruolo fondamentale che ossitocina (Ot) e vasopressina (Avp) hanno nel regolare vari aspetti del comportamento sociale, suggerendo un loro possibile impiego in disturbi dello spettro autistico. Una ricerca condotta dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano, in collaborazione con le università di Milano - Statale, Bicocca e Politecnico - dell’Insubria e quella giapponese di Tohoku, evidenzia che gli ormoni Ot e Avp mostrano un’elevata capacità di influire positivamente, su difetti sia di socialità sia di flessibilità cognitiva, in individui adulti, cioè termine dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso. Finanziato sul bando ‘Ricerca Medica’ della Fondazione Cariplo, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, che ha dedicato la copertina alla ricerca. “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Mariaelvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”. Lo studio ha evidenziato che la somministrazione di Ot ed Avp è in grado di ripristinare tutti i deficit riscontrati anche in giovani animali adulti. “Questa capacità è di grande rilevanza perché indica che il sistema Ot/Avp è altamente plastico e capace di modulare l’attività di processi cognitivi complessi anche dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso”, prosegue Marco Parenti dell’università Bicocca di Milano. “I nostri dati indicano che tale capacità risiede nella proprietà dei due neuro peptidi di intervenire nei processi cellulari coinvolti nella definizione dello sviluppo in senso inibitorio o eccitatorio di determinate sinapsi e quindi nel determinare l’equilibrio eccitazione/inibizione neuronale,fondamentale per il corretto funzionamento del cervello”. Un’ulteriore conferma dell’aumentata eccitabilità cerebrale è stata ottenuta dall’analisi delle registrazioni elettroencefalografiche degli animali, effettuata grazie a un software messo a punto al Politecnico di Milano. “I risultati del nostro studio”, conclude Bice Chini, “sono importanti perché, dimostrando che deficit comportamentali e cognitivi legati a un’alterazione dell’eccitabilità neuronale in età evolutiva possono essere modulati in età adulta dai due Ot ed Avp, preludono a potenziali nuovi approcci terapeutici basati sull’uso di queste molecole”. La scheda Chi: Istituto di Neuroscienze del Cnr, università di Milano Statale, Bicocca e Politecnico, università dell’Insubria, università di Tohoku (Ja) Che cosa: dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina nel regolare disordini dello spettro autistico in modelli animali adulti. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Cariplo, è stato pubblicato su Biological Psychiatry: “Pharmacologic rescue of impaired cognitive flexibility, social deficits, increased aggression, and seizure susceptibility in oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism”. Vol.69, Issue 9, Pages 875-882 (1 May 2011) [email protected] _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
Grazie Dr.ssa Bice! davvero incoraggiante questa ricerca! Cordialità Sonia Zen ----- Original Message ----- From: Bice Chini To: lista autismo-biologia Sent: Tuesday, May 03, 2011 11:32 PM Subject: Re: [autismo-biologia] oxytocin receptor null mice: a neurobehavioralmodel of autism Grazie Daniela. Ecco il mio intervento. Dimmi se ci sono punti poco chiari. Grazie Daniela. I commenti che ci terrei a fare riguardano in generale il ruolo di questi peptidi e dei loro recettori nell' autismo. Non ci sono infatti forti evidenze che questi peptidi (e i loro recettori) siano all' origine della patologia (anche se alterazioni epigenetiche del gene che codifica per il recettore dell' ossitocina sono state riportate in un lavoro molto interessante ha cui ha contribuito anche il gruppo di Antonello Persico, come già discusso su questa lista). Tuttavia è stato dimostrato che animali geneticamente modificati che presentano deficit sia di questi peptidi che dei loro recettori hanno difetti del comportamento sociale. Nel nostro lavoro abbiamo approfondito la caratterizzazione di animali in cui era stato deleto il gene che codifica per il recettore dell' ossitocina e abbiamo trovato che questi topolini mostrano, oltre ai deficit di socialità, anche deficit di flessibilità cognitiva pur con capacità di apprendimento normale (una volta appreso un comportamento, non lo abbandonano, mostrando quindi rigidità e inflessibilità), aumentata aggressività e aumentata suscettibilità a convulsioni indotte farmacologicamente. Se aggiungiamo il fatto che altri (tra cui Maria Luisa Scattoni e Laura Ricceri) hanno descritto che questi animali hanno anche deficit di "comunicazione" , appare chiaro che presentano un quadro che riassume, per quanto ovviamente possibile nell' animale, tutti i core sympthoms dell' autismo. E questo avviene, ci tengo a sottolinearlo, in assenza di altri deficit motori, di sensibilità, di ansia o altro che non facciano parte del quadro autistico non sindromico. Sono quindi un buon modello "endofenotipico", cioè che riassume i sintomi caratteristici dell'autismo in assenza di altre manifestazioni patologiche. Pensiamo che quindi questo modello possa essere utile per comprendere perchè e come questi sintomi si presentano insieme, associati, come manifestazione "comune" di alterazioni genetiche le più diverse ed eterogenee. Un' ipotesi è che varie alterazioni genetiche possano avere come risultato "finale" una alterazione dei circuiti modulati da ossitocina e vasopressina, circuiti che si sviluppano alla nascita e che sono fondamentali per la formazione del linguaggio e della socialità. Se questa ipotesi fosse corretta, la possibilità di rimodulare, almeno in parte, questi i circuiti proprio da parte di ossitocina e vasopressina potrebbe essere presente anche in fasi più avanzate della vita e rappresentare una possibile strategia terapeutica. Questa è l' ipotesi che abbiamo testato nella seconda parte del lavoro, sempre sui topi in cui manca il recettore dell' ossitocina, osservando che è infatti possibile ottenere il recupero della sintomatologia anche in giovani animali adulti proprio mediante somministrazione dei due neuropetidi. Questi dati supportano sperimentalmente studi clinici pilota su soggetti autistici "high functioning" in cui la somministrazione di ossitocina ha migliorato le prestazioni in compiti proprio legati alla sfera sociale. Il lavoro ha naturalmente parecchi punti oscuri che occorre ora approfondire: - abbiamo visto che nei topolini "normali" OT ed AVP inducono una riduzione della socialità, quindi un effetto negativo, apparentemente paradossale. Possiamo pensare che se i circuiti di cui parlavamo sopra si sono formati e funzionano correttamente, la loro iper-stimolazione non produrrà effetti benefici, ma disturbi. Quindi la somministrazione di OT dovrà, pensiamo, essere riservata a pazienti selezionati, in base a criteri ancora tutti da definire. - OT ed AVP sembrano agire insieme, con azioni comuni, cosa che non era stata precedentemente apprezzata e che occorre ora studiare in dettaglio. come sempre, il lavoro che resta da fare è ancora molto ma le prospettive sono incoraggianti. cordiali saluti Bice Bice Chini MD, PhD CNR Institute of Neuroscience Dept. Pharmacology, Univ. Milan via Vanvitelli 32, Milan, 20129, Italy email: [email protected] phone 39-02-5031 6958 fax 39-0250316958 -----Messaggio originale----- From: daniela marianicerati Sent: Tuesday, May 03, 2011 3:57 PM To: lista autismo-biologia Subject: [autismo-biologia] oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism Copio da Varese news l’articolo che segue. Di solito prima di trasmettere una notizia presa dalla stampa controllo la fonte e spesso noto notevoli discrepanze. In questo caso mi sono risparmiata questa fatica in quanto ho potuto consultare una delle autrici del lavoro originale, Bice Chini, che fa parte della nostra lista e alla quale chiedo di fare qualche ulteriore commento a quanto detto nell’articolo. E, a nome di tutti, complimenti!!! Varese News del 02-05-2011 Autismo: ormoni per socializzare Dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina per il controllo dei disturbi del comportamento sociale e cognitivo in un modello animale per l’autismo. La ricerca, frutto di una collaborazione tra Cnr, Università Statale, Bicocca, Politecnico di Milano e Università dell’Insubria Negli ultimi anni è emerso il ruolo fondamentale che ossitocina (Ot) e vasopressina (Avp) hanno nel regolare vari aspetti del comportamento sociale, suggerendo un loro possibile impiego in disturbi dello spettro autistico. Una ricerca condotta dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano, in collaborazione con le università di Milano - Statale, Bicocca e Politecnico - dell’Insubria e quella giapponese di Tohoku, evidenzia che gli ormoni Ot e Avp mostrano un’elevata capacità di influire positivamente, su difetti sia di socialità sia di flessibilità cognitiva, in individui adulti, cioè termine dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso. Finanziato sul bando ‘Ricerca Medica’ della Fondazione Cariplo, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, che ha dedicato la copertina alla ricerca. “Per mettere a punto e validare un possibile approccio terapeutico per i disturbi dello spettro autistico, abbiamo condotto un’approfondita caratterizzazione di modelli murini (topi geneticamente modificati) privi del recettore dell’Ot nel sistema nervoso centrale”, dice Bice Chini dell’In-Cnr, coordinatrice della ricerca. “In mancanza di tale recettore, questi animali mostrano alterazioni della memoria sociale e ridotta flessibilità cognitiva, riproducendo quindi il nucleo centrale della sintomatologia autistica, che consiste in deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti”. I dati dei ricercatori “hanno evidenziato che gli animali non familiarizzano con altri soggetti della stessa specie e, soprattutto, non sono in grado di distinguere un topolino già incontrato da uno nuovo”, spiega Mariaelvina Sala dell’Università Statale di Milano. “Inoltre, presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”. Lo studio ha evidenziato che la somministrazione di Ot ed Avp è in grado di ripristinare tutti i deficit riscontrati anche in giovani animali adulti. “Questa capacità è di grande rilevanza perché indica che il sistema Ot/Avp è altamente plastico e capace di modulare l’attività di processi cognitivi complessi anche dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso”, prosegue Marco Parenti dell’università Bicocca di Milano. “I nostri dati indicano che tale capacità risiede nella proprietà dei due neuro peptidi di intervenire nei processi cellulari coinvolti nella definizione dello sviluppo in senso inibitorio o eccitatorio di determinate sinapsi e quindi nel determinare l’equilibrio eccitazione/inibizione neuronale,fondamentale per il corretto funzionamento del cervello”. Un’ulteriore conferma dell’aumentata eccitabilità cerebrale è stata ottenuta dall’analisi delle registrazioni elettroencefalografiche degli animali, effettuata grazie a un software messo a punto al Politecnico di Milano. “I risultati del nostro studio”, conclude Bice Chini, “sono importanti perché, dimostrando che deficit comportamentali e cognitivi legati a un’alterazione dell’eccitabilità neuronale in età evolutiva possono essere modulati in età adulta dai due Ot ed Avp, preludono a potenziali nuovi approcci terapeutici basati sull’uso di queste molecole”. La scheda Chi: Istituto di Neuroscienze del Cnr, università di Milano Statale, Bicocca e Politecnico, università dell’Insubria, università di Tohoku (Ja) Che cosa: dimostrato il ruolo di ossitocina e vasopressina nel regolare disordini dello spettro autistico in modelli animali adulti. Lo studio, finanziato dalla Fondazione Cariplo, è stato pubblicato su Biological Psychiatry: “Pharmacologic rescue of impaired cognitive flexibility, social deficits, increased aggression, and seizure susceptibility in oxytocin receptor null mice: a neurobehavioral model of autism”. Vol.69, Issue 9, Pages 875-882 (1 May 2011) [email protected] _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ autismo-biologia mailing list [email protected] http://autismo33.it/mailman/listinfo/autismo-biologia
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