Sarebbe interessante analizzare il significato dell'effetto placebo come risposta dalle persone con autismo. La loro risposta se nella norma costituisce un valore di queste persone che evidentemente mostrano consapevolezza del ruolo del farmaco. Si potrebbe quindi rivalutare la loro capacità cognitiva? Giovanni Marino Inviato da Samsung Mobile.
Nel 2012 su questa listaabbiamo fatto un’articolata discussione sull’effetto placebo. Copio su questo argomentoun mio messaggio di allora. Le sperimentazionicontrollate col placebo hanno mostrato quanto il placebo sia efficace,soprattutto quando una sedicente terapiaè stata preceduta e accompagnata dai clamori della pubblicità con leconseguenti attese miracolistiche da parte degli utenti disperati. Segnalo a questo propositol’interessante articolo di Adrian Sandler PLACEBO EFFECTS IN DEVELOPMENTAL DISABILITIES: IMPLICATIONS FOR RESEARCH AND PRACTICE Ment Retard Dev Disabil Res Rev. 2005;11(2):164-70. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15977316 L’autore inizia le sueconsiderazioni paragonando la diversa percentuale di miglioramenti col placeboin due studi controllati: sul risperidone e sulla secretina. I responders al placebo inuna sperimentazione col risperidone sono stati il 12%, mentre nello studiosulla secretina sono stati il 30%. L’autore ritiene che duefattori abbiano contribuito al successo del placebo nella sperimentazione sullasecretina: il grande clamore che c’era stato sui media con proclami di miracolie con l’induzione di aspettative miracolistiche, e la via di somministrazioneendovenosa. Dall’interessante articolocopio alcuni stralci: 30% of both the secretin group and theplacebo group showed significant improvement after infusion,according to parent and teacherreports. Some individuals showed improvement incore symptoms of autism, such as eye contact,repetitive behaviors, and communication, while others had adecrease in some associated symptoms,such as sleep problems and diarrhea. In some instances improvements were quitedramatic and occurred as soon as 1 dayafter infusion Media attention led to widespread hope that secretinrepresented a cure for autism, and, by early 1999, an estimated 2500children with autism had received secretin injections. Parents’ hopes are easily amplified by dramatic reporting of anecdotalreports on television, on the Internet, and in newspapers. In early 1999, weembarked on our study in a media-induced atmosphere primed with unusually high expectancy that secretin would beeffective. Headlines proclaimed secretin to be apotential cure for autism. The powerful placebo responses in thesecretin trials may have been the result of heightenedexpectancy. One additional factor that may have contributed is that the secretinand placebo were administered by intravenous infusion. There is something uniquely powerful about the experience of injections and this may account forthe observation that injections elicitstronger placebo effects than oral medications The swallowing of a tablet hardly compares with theexperience of feeling the sting of the needle and watching the blood flow up the tubing, followed by the infusion of themysterious liquid with a syringe Un’altra considerazione dell’autore è la seguente. I genitorisapevano che partecipavano ad una sperimentazione col placebo e quindi sapevanoche l’iniezione poteva essere di placebo. Il miglioramento sarebbe stato verosimilmente maggiore se lasperimentazione fosse stata in aperto, se cioè i genitori avessero avuto lacertezza che si trattava del farmaco di cui avevano sentito declamaremeraviglie. Although the placebo effect in the secretin RCTs is remarkable, it islikely that the magnitude of the placebo effect would have been greater still if thishad been an open trial of secretin. In our RCT, parents knew that there was an even chance that their child had notreceived secretin, and this awareness likely tempered their expectancy ofimprovement. The significance of this observation is that all clinical treatment is in effect “open label,” thereby creatingthe opportunity for larger placeboeffects than those observed in RCTs. Questeconsiderazioni dovrebbero aiutare genitori e terapeuti a fare scelte razionalie in questo dovrebbero aiutare le linee guida stilate da organi privi diconflitto di interessi. Dovrebberoanche aiutare, come dice l’autore, a sfruttare l’effetto placebo non tanto perdare medicine placebo, ma per recuperare il rapporto di fiduciamedico-paziente, che è uno degli ingredienti del placebo e che presumibilmenteè stata l’unica cosa realmente efficace della medicina per molti secoli. Dovrebberoanche ricordare a chi propone nuove terapie di seguire la strada dellasperimentazione fatta a regola d’arte, senza la quale si passa da illusione aillusione 7aprile 2015 Aggiungol’importanza dell’effetto Pigmalione. Se tu ti aspetti che un bambino sia ilprimo della classe, quello lo sarà davvero. Nelnostro caso, quando un bambino è sottoposto ad una terapia che i genitoriritengono molto efficace, gli danno un’attenzione particolare, gli dannofiducia e questa attenzione e questa fiducia migliorano le prestazioni del bambino. E dunque sono esse stesse terapeutiche, indipendentementedalla sostanza chimica che gli viene somministrata Il Lunedì 6 Aprile 2015 20:34, melat <[email protected]> ha scritto: Sarebbe interessante analizzare il significato dell'effetto placebo come risposta dalle persone con autismo. La loro risposta se nella norma costituisce un valore di queste persone che evidentemente mostrano consapevolezza del ruolo del farmaco. Si potrebbe quindi rivalutare la loro capacità cognitiva?Giovanni Marino Inviato da Samsung Mobile. _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Cara Daniela. Io intendevo valutare la risposta al placebo dei soggetti con autismo e non quella dei suoi assistenti . Se danno una risposta nella norma allora bisogna rivalutare la loro capacità cognitiva anche quando sembra compromessa. In altre parole se un soggetto con autismo risponde positivamente al placebo allora bisogna riconoscere la sua normale capacità di valutazione di un farmaco e tutto quello che ne consegue. Saluti Gmarino Il 07/Apr/2015 14:54 "daniela marianicerati" <[email protected]> ha scritto:
Nel 2012 su questa lista abbiamo fatto un’articolata discussione
sull’effetto placebo.
Copio su questo argomento un mio messaggio di allora.
Le sperimentazioni controllate col placebo hanno mostrato quanto il placebo sia efficace, soprattutto quando una sedicente terapia è stata preceduta e accompagnata dai clamori della pubblicità con le conseguenti attese miracolistiche da parte degli utenti disperati.
Segnalo a questo proposito l’interessante articolo di Adrian Sandler PLACEBO EFFECTS IN DEVELOPMENTAL DISABILITIES: IMPLICATIONS FOR RESEARCH AND PRACTICE Ment Retard Dev Disabil Res Rev. 2005;11(2):164-70. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15977316
L’autore inizia le sue considerazioni paragonando la diversa percentuale di miglioramenti col placebo in due studi controllati: sul risperidone e sulla secretina. I responders al placebo in una sperimentazione col risperidone sono stati il 12%, mentre nello studio sulla secretina sono stati il 30%. L’autore ritiene che due fattori abbiano contribuito al successo del placebo nella sperimentazione sulla secretina: il grande clamore che c’era stato sui media con proclami di miracoli e con l’induzione di aspettative miracolistiche, e la via di somministrazione endovenosa. Dall’interessante articolo copio alcuni stralci: 30% of both the secretin group and the placebo group showed significant improvement after infusion, according to parent and teacher reports.
Some individuals showed improvement in core symptoms of autism, such as eye contact, repetitive behaviors, and communication, while others had a decrease in some associated symptoms, such as sleep problems and diarrhea.
In some instances improvements were quite dramatic and occurred as soon as 1 day after infusion
Media attention led to widespread hope that secretin represented a cure for autism, and, by early 1999, an estimated 2500 children with autism had received secretin injections.
Parents’ hopes are easily amplified by dramatic reporting of anecdotal reports on television, on the Internet, and in newspapers. In early 1999, we embarked on our study in a media-induced atmosphere primed with unusually high expectancy that secretin would be effective. Headlines proclaimed secretin to be a potential cure for autism.
The powerful placebo responses in the secretin trials may have been the result of heightened expectancy. One additional factor that may have contributed is that the secretin and placebo were administered by intravenous infusion. There is something uniquely powerful about the experience of injections and this may account for the observation that injections elicit stronger placebo effects than oral medications
The swallowing of a tablet hardly compares with the experience of feeling the sting of the needle and watching the blood flow up the tubing, followed by the infusion of the mysterious liquid with a syringe
Un’altra considerazione dell’autore è la seguente. I genitori sapevano che partecipavano ad una sperimentazione col placebo e quindi sapevano che l’iniezione poteva essere di placebo. Il miglioramento sarebbe stato verosimilmente maggiore se la sperimentazione fosse stata in aperto, se cioè i genitori avessero avuto la certezza che si trattava del farmaco di cui avevano sentito declamare meraviglie.
Although the placebo effect in the secretin RCTs is remarkable, it is likely that the magnitude of the placebo effect would have been greater still if this had been an open trial of secretin. In our RCT, parents knew that there was an even chance that their child had not received secretin, and this awareness likely tempered their expectancy of improvement. The significance of this observation is that all clinical treatment is in effect “open label,” thereby creating the opportunity for larger placebo effects than those observed in RCTs.
Queste considerazioni dovrebbero aiutare genitori e terapeuti a fare scelte razionali e in questo dovrebbero aiutare le linee guida stilate da organi privi di conflitto di interessi.
Dovrebbero anche aiutare, come dice l’autore, a sfruttare l’effetto placebo non tanto per dare medicine placebo, ma per recuperare il rapporto di fiducia medico-paziente, che è uno degli ingredienti del placebo e che presumibilmente è stata l’unica cosa realmente efficace della medicina per molti secoli.
Dovrebbero anche ricordare a chi propone nuove terapie di seguire la strada della sperimentazione fatta a regola d’arte, senza la quale si passa da illusione a illusione
7 aprile 2015 Aggiungo l’importanza dell’effetto Pigmalione. Se tu ti aspetti che un bambino sia il primo della classe, quello lo sarà davvero. Nel nostro caso, quando un bambino è sottoposto ad una terapia che i genitori ritengono molto efficace, gli danno un’attenzione particolare, gli danno fiducia e questa attenzione e questa fiducia migliorano le prestazioni del bambino. E dunque sono esse stesse terapeutiche, indipendentemente dalla sostanza chimica che gli viene somministrata
Il Lunedì 6 Aprile 2015 20:34, melat <[email protected]> ha scritto:
Sarebbe interessante analizzare il significato dell'effetto placebo come risposta dalle persone con autismo.
La loro risposta se nella norma costituisce un valore di queste persone che evidentemente mostrano consapevolezza del ruolo del farmaco. Si potrebbe quindi rivalutare la loro capacità cognitiva? Giovanni Marino
Inviato da Samsung Mobile.
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] U
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