La lezione magistrale di Egea Sanna del settembre 2018 fa il punto sulle indicazioni che allo stato attuale sono condivise sulla prescrizione di antipsicotici, altrimenti chiamati farmaci bloccanti i recettori della dopamina, ai bambini e agli adolescenti. https://www.morecomunicazione.it/wp-content/uploads/2018/10/Presentazione-e-... Si parla di comportamenti dirompenti molto gravi che si manifestano in bambini e adolescenti che hanno diagnosi di base diverse, tra cui quella dello spettro autistico. La Sanna chiarisce bene le indicazioni e non nomina affatto l’autismo in quanto tale come indicazione agli antipsicotici. Nella linea guida del 2011 la raccomandazione a due antipsicotici di nuova generazione (risperidone e aripiprazolo) ricalcava questi principi aggiungendo che le sperimentazioni erano state fatte per periodi brevi e che anche nella pratica clinica questi farmaci dovevano essere assunti possibilmente per tempi brevi. L’assunzione di antipsicotici per tempi lunghi porta alla situazione che vediamo nel documentario “Elle s’appelle Sabine” https://www.youtube.com/watch?v=uyG1giBUx9E&t=135s Se nel lungo periodo i disastrosi effetti indesiderati sono sicuri, gli effetti desiderati sono scarsi nei tempi brevi e pressochè assenti nei tempi lunghi, tanto che in Inghilterra è nato un movimento che si propone di interrompere la prescrizione di antipsicotici alle persone con disabilità mentale e autismo, molte delle quali hanno iniziato l’assunzione in età minorile. http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-September/003929.html Purtroppo assistiamo a una pericolosa liberalizzazione della prescrizione di tali farmaci favorita dall’aggiornamento della linea guida italiana sull’autismo che, anziché un punto di riferimento al quale appoggiarsi per comportamenti razionali, rischia di diventare un nuovo rischio di cattivo uso da cui difendersi. Daniela Mariani Cerati
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