Il 22 gennaio scorso abbiamo parlato della proposta di terapia delle condizioni di aploinsufficienza, ovvero della possibilità di stimolare il gene sano, nel caso di mancanza di funzione del suo allele, a produrre una maggior quantità della proteina codificata da quel gene per migliorare la funzione che è carente a causa della insufficiente quantità della stessa http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2023-January/004801.html Una condizione particolare di aploinsufficienza si ha nella sindrome di Angelman, dove il fenotipo è interamente dovuto alla mancanza o mutazione del gene UBE3A ubiquitin protein ligase E3A, che si trova sul cromosoma 15q11.2, ereditato dalla madre. Il gene UBE3A ereditato dal padre viene silenziato a livello cerebrale https://www.osservatoriomalattierare.it/malattie-rare/sindrome-di-angelman Il 22 marzo scorso è stato pubblicato l’articolo Scott V. Dindot et al., An ASO therapy for Angelman syndrome that targets an evolutionarily conserved region at the start of the UBE3A-AS transcript.Sci. Transl. Med.15,eabf4077(2023).DOI:10.1126/scitranslmed.abf4077 https://www.science.org/doi/10.1126/scitranslmed.abf4077 Gli autori hanno ottenuto un aumento della proteina mancante disinibendo il gene paterno. Questo è stato ottenuto in vitro su neuroni derivati dalle cellule staminali indotte di un paziente con sindrome di Angelman e nel cervello di scimmie (cynomolgus macaques) alle quali la sostanza disinibente del gene paterno è stata somministrata mediante iniezione lombare intratecale. We further showed that human-targeted ASOs administered to the CNS of cynomolgus macaques by lumbar intrathecal injection repress UBE3A-AS and reactivate the expression of the paternal UBE3A allele throughout the CNS. E’ già in atto una sperimentazione sull’uomo https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04259281 E’ uno studio di tollerabilità e tossicologia in fase 1/. Non si guarda agli effetti terapeutici, ma solo se il farmaco non è tossico e che dosi si possono usare senza danni. Io penso che questo filone di ricerca vada incoraggiato e, a questo fine, bisogna incoraggiare l’esecuzione degli esami genetici per evidenziare le tante condizioni di aploinsufficienza associate all’autismo. Daniela Mariani Cerati
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