Gentili iscritti, la grave preoccupazione che viene espressa dalle famiglie circa le terapie farmacologiche in autismo non può essere ignorata e spero vogliate concedermi di esprimere alcune considerazioni. In particolare ora che si discute dei minori, ma non da meno per l'età adulta, in cui le terapie spesso sono stratificate negli anni, con la moltiplicazione degli effetti collaterali. Da anni, ad ogni occasione pubblica, al pari degli Esperti nei trattamenti per l'autismo, ribadiamo che il ricorso al farmaco deve essere attuato solo dopo che siano stati osservati: * un'indagine agli aspetti internistici e metabolici * la messa in campo di interventi cognitivo comportamentali per affrontare eventuali comportamenti disadattivi * un'analisi del contesto e delle opportunità fornite al bambino/persona con autismo ( su questo punto vorrei anche richiamare al pericolo in cui si incorre quando un'analisi dei comportamenti viene effettuata senza il suffragio di un clinico, nell'adulto spesso assente, offrendo così lo spunto ad interpretazioni che non considerano gli aspetti organici e spesso giungono a conclusioni semplicistiche, imputando ogni cosa ad un problema di comportamento ). Eppure, la pratica quotidiana ci conferma che _il ricorso al farmaco è frequentissimo_, anche e soprattutto in situazioni in cui la presa in carico e gli interventi abilitativi sono molto carenti . Se questo accade sui minori, per i quali in molte parti di questo Paese esistono Servizi e percorsi dedicati all'autismo all'interno delle UONPIA ( più o meno efficinti ), ben più sovente ciò accade per l'adulto, per il quale la presa in carico sanitaria specialistica (Psichiatra) è ancora disattesa, o attuata parzialmente, in molti territori del nostro Paese. Dunque, realisticamente, come possiamo affermare che gli aspetti su elencati vengano osservati, prima di arrivare alla prescrizione? Come possiamo pensare che si sia attuata ogni prudenza se i Servizi stessi dimostrano di essere in affanno nel rispettare delibere da loro stessi emanate e i LEA? _E' un dato di fatto che il farmaco abbia in realtà compensato la carenza di Servizi ._ Prendetevi il tempo per leggere pagine di gruppi di genitori di adulti su FB e ne rimarrete scioccati!! Persone angosciate ed angoscianti che si consultano l'un l'altra per dosaggi di farmaci (!!) perchè prive di riferimenti autorevoli al riguardo. I Prescrittori non vedono i loro assistiti per anni, a volte, e la terapia che dovrebbe essere proposta per settimane diviene cronica, quando ad essa non vengano aggiunti altri farmaci per contrastarne gli effetti collaterali. La conseguenza è l'instaurarsi di una sfiducia totale delle famiglie verso il Prescrittore stesso, perchè non sfugge al famigliare la trasformazione che gli effetti collaterali producono su molti degli autistici trattati. Abbiamo poi gli effetti paradossi, in cui il farmaco aumenta proprio le manifestazioni che intendeva curare. Ho usato questo verbo e, rileggendo, mi rendo conto di quanto sia inopportuno. Nessun farmaco cura l'autismo, questo dicono i sacri testi. Chi di noi ha visto prescritti farmaci per il proprio figlio , è stato informato che essi erano off label ?? La mia esperienza personale è piuttosto tragica, nonostante mio figlio sia stato seguito, al manifestarsi di gravi effetti collaterali, da una Psichiatra coscienziosa che lo ha monitorato con dedizione . Altri, purtroppo, hanno invece minimizzato ed imputato a fatti comportamentali ciò che, solo dopo molti consulti, è stato francamente dichiarato come "discinesia tardiva". Sono consapevole che parlare di questo mi espone a commenti ingenerosi del tipo " ma è un problema personale !!", ma come sempre nella mia lunga militanza in angsa ho spesso scelto di rinunciare alla privacy per poter testimoniare senza possibilità di smentite quanto stavo affermando. A ciò si aggiunga che dal 1996 ho rapporti diretti, telefonici o epistolari con una moltitudine di famiglie e potrei portare numerosi esempi a suffragio di quanto scrivo. In particolare sono stata molto colpita dalla morte di un giovane che conoscevo per soffocamento, dovuto a disfagie non precocemente individuate ( sono informati i famigliari e/o gli educatori delle strutture in cui molti adulti risiedono, della necessità di monitoraggio di tali effetti collaterali e dell'urgenza di riferirlo al clinico prescrittore? ) . _Per tutto ciò, sono dunque qui ad emettere una condanna definitiva per ogni terapia farmacologica e chi la prescrive? Certamente no, _non solo perchè personalmente non potrei averne l'autorevolezza, ma perchè credo che in coscienza molti facciano del loro meglio. Allo stesso tempo posso testimoniare che altrettanti , impossibilitati da una routine incombente , dalla carenza di Servizi dedicati ( che creano mancanza di esperienza specifica ) e dalle insufficienti risorse umane, trascurano gli elementi imprescindibili affinchè le terapie vengano prescritte solo _dopo_ aver tentato ogni alternativa e _per periodi brevi_, _con monitoraggi frequenti, a_nche attaverso esami bioumorali e quanto altro necessiti per attuare la massima prudenza. La posta in gioco è altissima, e credo che il nostro ruolo di famigliari attivi ci imponga di non abdicare alla funzione di sorveglianza che da sempre angsa ha ricoperto, fin dal 1985. Allora sfidammo le Istituzioni e cultura dell'epoca, per il bene dei nostri figli, senza temere critiche . Attualmente in questa lista si discute di un argomento di pertinenza medica , ma oppongo ad eventuali critiche sulla mia mancanza di una professionalità adeguata il fatto che siamo suffragati da una letteratura solida e da molte testimonianze dirette, fatti che ritengo possano consentire un richiamo ad una riflessione ulteriore anche ai non addetti. Ringrazio la D.ssa Cerati , a cui va ogni riconoscenza perchè da anni dedica tempo ed infinta dedizione alla revisione di lavori pubblicati in campo internazionale. Molti dei Professionisti qui iscritti hanno spesso manifestato il loro ringraziamento per questo lavoro di ricerca e di commento rigoroso che loro stessi, se impegnati nella pratica clinica, non riescono molte volte ad effettuare. Dunque, anche con il suo contributo, credo tutto ciò sufficiente a testimoniare la pertinenza di un _richiamo ad una revisione di queste nuove LG ,in un'ottica maggiormente prudenziale , _raccogliendo le preoccupazioni di molti famigliari e _tenendo realisticamente conto della scarsa competenza specifica_ ancora esistente in alcuni territori ( che pure prescrivono ) . Nel contempo, occorre lavorare affinchè vi sia maggiore disponibilità di Servizi di presa in carico per l'autismo , e vengano stesi protocolli volti ad una maggiore attenzione agli aspetti internistici e sensoriali. Qualora sia necessario prescrivere un farmaco, proponiamo che vengano osservati protocolli più rigidi di ___prescrizioni____brevi e rivedibili , _accompagnate a controlli della salute generale, in considerazione della risposta singolare che molte persone con autismo manifestano a diverse molecole. Tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una contestuale implementazione dei Servizi territoriali in cui si diano risposte per tutto l'arco di vita, riservando le prescrizioni farmacologiche a Neuropsichiatri e Psichiatri che abbiano maturato ( o stiano maturando !) esperienza in autismo . Forse, se questo si realizzasse, il farmaco non rappresenterebbe più la soluzione "tampone" per ogni vuoto e nè i Professionisti, nè le Famiglie, dovrebbero rincorrere posizioni difensive . Grazie dell'attenzione Noemi Cornacchia Presidente angsa Emilia Romagna
Carissimi, Proprio per sistematizzare la grande quantità di informazioni presenti in Letteratura sul tema della farmacologia dell'autismo e per promuovere una farmacologia giustificata, il più possibile corretta e basata sull'evidenza, abbiamo redatto con il contributo, oltre che di diversi miei collaboratori, anche di due dei massimi esperti internazionali sul tema, ossia Benedetto Vitiello e Celso Arango, una review sistematica di tutta la Letteratura (trial randomizzati controllati, studi aperti, studi retrospettivi, case reports) per tutti gli psicofarmaci in relazione all'autismo in età pediatrica (bambini e adolescenti). Il processo di review per questo articolo è in fase conclusiva e stimiamo che potrà essere pubblicato nell'arco di 1-2 mesi. Si tratta del primo ("part I") di tre articoli, il secondo già in cantiere comprende una review sistematica di tutte le terapie sperimentali, innovative, in corso di valutazione di fase I-II-III, ecc. Il terzo invece prenderà tutte le informazioni presenti nei primi due articoli e le utilizzerà per fornire ai clinici degli algoritmi di prescrizione per ogni sintomo, passando quindi da un'analisi farmaco per farmaco, ad un'analisi più pratico-applicativa in ambito clinico. Questo sforzo, come potete immaginare, è stato ed è imponente ma, speriamo che risulterà utile a tutta la comunità. Nasce proprio dal desiderio di far si che l'intervento psicofarmacologico sia utilizzato, ma quando necessario e in modo corretto. Infatti la prescrizione di uno psicofarmaco, quando indicato, ben mirato e correttamente dosato, può veramente migliorare la qualità della vita dei bambini-adolescenti-adulti autistici e delle loro famiglie, mentre un utilizzo improprio può aggravare una condizione già di per sé difficile. Pur con gli inevitabili limiti delle attuali conoscenze, concordo con tutti voi che bisogna far crescere una cultura del corretto utilizzo dei farmaci nei disturbi del neurosviluppo. Cari Saluti a tutti, Antonio Persico Antonio M. Persico Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza Università di Messina & Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90” A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino" via Consolare Valeria, 1 98125 Messina email: [email protected] ________________________________ Da: autismo-biologia <[email protected]> per conto di [email protected] <[email protected]> Inviato: domenica 14 marzo 2021 18:04 A: [email protected] <[email protected]> Oggetto: [autismo-biologia] LINEE GUIDA E FARMACI Gentili iscritti, la grave preoccupazione che viene espressa dalle famiglie circa le terapie farmacologiche in autismo non può essere ignorata e spero vogliate concedermi di esprimere alcune considerazioni. In particolare ora che si discute dei minori, ma non da meno per l'età adulta, in cui le terapie spesso sono stratificate negli anni, con la moltiplicazione degli effetti collaterali. Da anni, ad ogni occasione pubblica, al pari degli Esperti nei trattamenti per l'autismo, ribadiamo che il ricorso al farmaco deve essere attuato solo dopo che siano stati osservati: * un'indagine agli aspetti internistici e metabolici * la messa in campo di interventi cognitivo comportamentali per affrontare eventuali comportamenti disadattivi * un'analisi del contesto e delle opportunità fornite al bambino/persona con autismo ( su questo punto vorrei anche richiamare al pericolo in cui si incorre quando un'analisi dei comportamenti viene effettuata senza il suffragio di un clinico, nell'adulto spesso assente, offrendo così lo spunto ad interpretazioni che non considerano gli aspetti organici e spesso giungono a conclusioni semplicistiche, imputando ogni cosa ad un problema di comportamento ). Eppure, la pratica quotidiana ci conferma che il ricorso al farmaco è frequentissimo, anche e soprattutto in situazioni in cui la presa in carico e gli interventi abilitativi sono molto carenti . Se questo accade sui minori, per i quali in molte parti di questo Paese esistono Servizi e percorsi dedicati all'autismo all'interno delle UONPIA ( più o meno efficinti ), ben più sovente ciò accade per l'adulto, per il quale la presa in carico sanitaria specialistica (Psichiatra) è ancora disattesa, o attuata parzialmente, in molti territori del nostro Paese. Dunque, realisticamente, come possiamo affermare che gli aspetti su elencati vengano osservati, prima di arrivare alla prescrizione? Come possiamo pensare che si sia attuata ogni prudenza se i Servizi stessi dimostrano di essere in affanno nel rispettare delibere da loro stessi emanate e i LEA? E' un dato di fatto che il farmaco abbia in realtà compensato la carenza di Servizi . Prendetevi il tempo per leggere pagine di gruppi di genitori di adulti su FB e ne rimarrete scioccati!! Persone angosciate ed angoscianti che si consultano l'un l'altra per dosaggi di farmaci (!!) perchè prive di riferimenti autorevoli al riguardo. I Prescrittori non vedono i loro assistiti per anni, a volte, e la terapia che dovrebbe essere proposta per settimane diviene cronica, quando ad essa non vengano aggiunti altri farmaci per contrastarne gli effetti collaterali. La conseguenza è l'instaurarsi di una sfiducia totale delle famiglie verso il Prescrittore stesso, perchè non sfugge al famigliare la trasformazione che gli effetti collaterali producono su molti degli autistici trattati. Abbiamo poi gli effetti paradossi, in cui il farmaco aumenta proprio le manifestazioni che intendeva curare. Ho usato questo verbo e, rileggendo, mi rendo conto di quanto sia inopportuno. Nessun farmaco cura l'autismo, questo dicono i sacri testi. Chi di noi ha visto prescritti farmaci per il proprio figlio , è stato informato che essi erano off label ?? La mia esperienza personale è piuttosto tragica, nonostante mio figlio sia stato seguito, al manifestarsi di gravi effetti collaterali, da una Psichiatra coscienziosa che lo ha monitorato con dedizione . Altri, purtroppo, hanno invece minimizzato ed imputato a fatti comportamentali ciò che, solo dopo molti consulti, è stato francamente dichiarato come "discinesia tardiva". Sono consapevole che parlare di questo mi espone a commenti ingenerosi del tipo " ma è un problema personale !!", ma come sempre nella mia lunga militanza in angsa ho spesso scelto di rinunciare alla privacy per poter testimoniare senza possibilità di smentite quanto stavo affermando. A ciò si aggiunga che dal 1996 ho rapporti diretti, telefonici o epistolari con una moltitudine di famiglie e potrei portare numerosi esempi a suffragio di quanto scrivo. In particolare sono stata molto colpita dalla morte di un giovane che conoscevo per soffocamento, dovuto a disfagie non precocemente individuate ( sono informati i famigliari e/o gli educatori delle strutture in cui molti adulti risiedono, della necessità di monitoraggio di tali effetti collaterali e dell'urgenza di riferirlo al clinico prescrittore? ) . Per tutto ciò, sono dunque qui ad emettere una condanna definitiva per ogni terapia farmacologica e chi la prescrive? Certamente no, non solo perchè personalmente non potrei averne l'autorevolezza, ma perchè credo che in coscienza molti facciano del loro meglio. Allo stesso tempo posso testimoniare che altrettanti , impossibilitati da una routine incombente , dalla carenza di Servizi dedicati ( che creano mancanza di esperienza specifica ) e dalle insufficienti risorse umane, trascurano gli elementi imprescindibili affinchè le terapie vengano prescritte solo dopo aver tentato ogni alternativa e per periodi brevi, con monitoraggi frequenti, anche attaverso esami bioumorali e quanto altro necessiti per attuare la massima prudenza. La posta in gioco è altissima, e credo che il nostro ruolo di famigliari attivi ci imponga di non abdicare alla funzione di sorveglianza che da sempre angsa ha ricoperto, fin dal 1985. Allora sfidammo le Istituzioni e cultura dell'epoca, per il bene dei nostri figli, senza temere critiche . Attualmente in questa lista si discute di un argomento di pertinenza medica , ma oppongo ad eventuali critiche sulla mia mancanza di una professionalità adeguata il fatto che siamo suffragati da una letteratura solida e da molte testimonianze dirette, fatti che ritengo possano consentire un richiamo ad una riflessione ulteriore anche ai non addetti. Ringrazio la D.ssa Cerati , a cui va ogni riconoscenza perchè da anni dedica tempo ed infinta dedizione alla revisione di lavori pubblicati in campo internazionale. Molti dei Professionisti qui iscritti hanno spesso manifestato il loro ringraziamento per questo lavoro di ricerca e di commento rigoroso che loro stessi, se impegnati nella pratica clinica, non riescono molte volte ad effettuare. Dunque, anche con il suo contributo, credo tutto ciò sufficiente a testimoniare la pertinenza di un richiamo ad una revisione di queste nuove LG ,in un'ottica maggiormente prudenziale , raccogliendo le preoccupazioni di molti famigliari e tenendo realisticamente conto della scarsa competenza specifica ancora esistente in alcuni territori ( che pure prescrivono ) . Nel contempo, occorre lavorare affinchè vi sia maggiore disponibilità di Servizi di presa in carico per l'autismo , e vengano stesi protocolli volti ad una maggiore attenzione agli aspetti internistici e sensoriali. Qualora sia necessario prescrivere un farmaco, proponiamo che vengano osservati protocolli più rigidi di prescrizioni brevi e rivedibili , accompagnate a controlli della salute generale, in considerazione della risposta singolare che molte persone con autismo manifestano a diverse molecole. Tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una contestuale implementazione dei Servizi territoriali in cui si diano risposte per tutto l'arco di vita, riservando le prescrizioni farmacologiche a Neuropsichiatri e Psichiatri che abbiano maturato ( o stiano maturando !) esperienza in autismo . Forse, se questo si realizzasse, il farmaco non rappresenterebbe più la soluzione "tampone" per ogni vuoto e nè i Professionisti, nè le Famiglie, dovrebbero rincorrere posizioni difensive . Grazie dell'attenzione Noemi Cornacchia Presidente angsa Emilia Romagna
Grazie di cuore a tutti per queste continue ,utilissime informazioni e aspettiamo con ansia protocolli terapeutici validati per i nostri figli. Anna Rita Stasi Il giorno mer 17 mar 2021 alle ore 10:23 Antonio Persico < [email protected]> ha scritto:
Carissimi,
Proprio per sistematizzare la grande quantità di informazioni presenti in Letteratura sul tema della farmacologia dell'autismo e per promuovere una farmacologia giustificata, il più possibile corretta e basata sull'evidenza, abbiamo redatto con il contributo, oltre che di diversi miei collaboratori, anche di due dei massimi esperti internazionali sul tema, ossia Benedetto Vitiello e Celso Arango, una review sistematica di tutta la Letteratura (trial randomizzati controllati, studi aperti, studi retrospettivi, case reports) per tutti gli psicofarmaci in relazione all'autismo in età pediatrica (bambini e adolescenti). Il processo di review per questo articolo è in fase conclusiva e stimiamo che potrà essere pubblicato nell'arco di 1-2 mesi. Si tratta del primo ("part I") di tre articoli, il secondo già in cantiere comprende una review sistematica di tutte le terapie sperimentali, innovative, in corso di valutazione di fase I-II-III, ecc. Il terzo invece prenderà tutte le informazioni presenti nei primi due articoli e le utilizzerà per fornire ai clinici degli algoritmi di prescrizione per ogni sintomo, passando quindi da un'analisi farmaco per farmaco, ad un'analisi più pratico-applicativa in ambito clinico.
Questo sforzo, come potete immaginare, è stato ed è imponente ma, speriamo che risulterà utile a tutta la comunità. Nasce proprio dal desiderio di far si che l'intervento psicofarmacologico sia utilizzato, ma quando necessario e in modo corretto. Infatti la prescrizione di uno psicofarmaco, quando indicato, ben mirato e correttamente dosato, può veramente migliorare la qualità della vita dei bambini-adolescenti-adulti autistici e delle loro famiglie, mentre un utilizzo improprio può aggravare una condizione già di per sé difficile. Pur con gli inevitabili limiti delle attuali conoscenze, concordo con tutti voi che bisogna far crescere una cultura del corretto utilizzo dei farmaci nei disturbi del neurosviluppo.
Cari Saluti a tutti,
Antonio Persico
*Antonio M. Persico*
*Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza*
*Università di Messina*
*& Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90”* *A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"*
*via Consolare Valeria, 1*
*98125 Messina*
*email: [email protected] <[email protected]>*
------------------------------ *Da:* autismo-biologia <[email protected]> per conto di [email protected] <[email protected]> *Inviato:* domenica 14 marzo 2021 18:04 *A:* [email protected] <[email protected]> *Oggetto:* [autismo-biologia] LINEE GUIDA E FARMACI
Gentili iscritti,
la grave preoccupazione che viene espressa dalle famiglie circa le terapie farmacologiche in autismo non può essere ignorata e spero vogliate concedermi di esprimere alcune considerazioni. In particolare ora che si discute dei minori, ma non da meno per l'età adulta, in cui le terapie spesso sono stratificate negli anni, con la moltiplicazione degli effetti collaterali.
Da anni, ad ogni occasione pubblica, al pari degli Esperti nei trattamenti per l'autismo, ribadiamo che il ricorso al farmaco deve essere attuato solo dopo che siano stati osservati:
- un'indagine agli aspetti internistici e metabolici - la messa in campo di interventi cognitivo comportamentali per affrontare eventuali comportamenti disadattivi - un'analisi del contesto e delle opportunità fornite al bambino/persona con autismo ( su questo punto vorrei anche richiamare al pericolo in cui si incorre quando un'analisi dei comportamenti viene effettuata senza il suffragio di un clinico, nell'adulto spesso assente, offrendo così lo spunto ad interpretazioni che non considerano gli aspetti organici e spesso giungono a conclusioni semplicistiche, imputando ogni cosa ad un problema di comportamento ).
Eppure, la pratica quotidiana ci conferma che *il ricorso al farmaco è frequentissimo*, anche e soprattutto in situazioni in cui la presa in carico e gli interventi abilitativi sono molto carenti . Se questo accade sui minori, per i quali in molte parti di questo Paese esistono Servizi e percorsi dedicati all'autismo all'interno delle UONPIA ( più o meno efficinti ), ben più sovente ciò accade per l'adulto, per il quale la presa in carico sanitaria specialistica (Psichiatra) è ancora disattesa, o attuata parzialmente, in molti territori del nostro Paese.
Dunque, realisticamente, come possiamo affermare che gli aspetti su elencati vengano osservati, prima di arrivare alla prescrizione? Come possiamo pensare che si sia attuata ogni prudenza se i Servizi stessi dimostrano di essere in affanno nel rispettare delibere da loro stessi emanate e i LEA? *E' un dato di fatto che il farmaco abbia in realtà compensato la carenza di Servizi .*
Prendetevi il tempo per leggere pagine di gruppi di genitori di adulti su FB e ne rimarrete scioccati!! Persone angosciate ed angoscianti che si consultano l'un l'altra per dosaggi di farmaci (!!) perchè prive di riferimenti autorevoli al riguardo. I Prescrittori non vedono i loro assistiti per anni, a volte, e la terapia che dovrebbe essere proposta per settimane diviene cronica, quando ad essa non vengano aggiunti altri farmaci per contrastarne gli effetti collaterali. La conseguenza è l'instaurarsi di una sfiducia totale delle famiglie verso il Prescrittore stesso, perchè non sfugge al famigliare la trasformazione che gli effetti collaterali producono su molti degli autistici trattati. Abbiamo poi gli effetti paradossi, in cui il farmaco aumenta proprio le manifestazioni che intendeva curare. Ho usato questo verbo e, rileggendo, mi rendo conto di quanto sia inopportuno. Nessun farmaco cura l'autismo, questo dicono i sacri testi. Chi di noi ha visto prescritti farmaci per il proprio figlio , è stato informato che essi erano off label ??
La mia esperienza personale è piuttosto tragica, nonostante mio figlio sia stato seguito, al manifestarsi di gravi effetti collaterali, da una Psichiatra coscienziosa che lo ha monitorato con dedizione . Altri, purtroppo, hanno invece minimizzato ed imputato a fatti comportamentali ciò che, solo dopo molti consulti, è stato francamente dichiarato come "discinesia tardiva". Sono consapevole che parlare di questo mi espone a commenti ingenerosi del tipo " ma è un problema personale !!", ma come sempre nella mia lunga militanza in angsa ho spesso scelto di rinunciare alla privacy per poter testimoniare senza possibilità di smentite quanto stavo affermando. A ciò si aggiunga che dal 1996 ho rapporti diretti, telefonici o epistolari con una moltitudine di famiglie e potrei portare numerosi esempi a suffragio di quanto scrivo. In particolare sono stata molto colpita dalla morte di un giovane che conoscevo per soffocamento, dovuto a disfagie non precocemente individuate ( sono informati i famigliari e/o gli educatori delle strutture in cui molti adulti risiedono, della necessità di monitoraggio di tali effetti collaterali e dell'urgenza di riferirlo al clinico prescrittore? ) .
*Per tutto ciò, sono dunque qui ad emettere una condanna definitiva per ogni terapia farmacologica e chi la prescrive? Certamente no, *non solo perchè personalmente non potrei averne l'autorevolezza, ma perchè credo che in coscienza molti facciano del loro meglio. Allo stesso tempo posso testimoniare che altrettanti , impossibilitati da una routine incombente , dalla carenza di Servizi dedicati ( che creano mancanza di esperienza specifica ) e dalle insufficienti risorse umane, trascurano gli elementi imprescindibili affinchè le terapie vengano prescritte solo *dopo* aver tentato ogni alternativa e *per periodi brevi*, *con monitoraggi frequenti, a*nche attaverso esami bioumorali e quanto altro necessiti per attuare la massima prudenza.
La posta in gioco è altissima, e credo che il nostro ruolo di famigliari attivi ci imponga di non abdicare alla funzione di sorveglianza che da sempre angsa ha ricoperto, fin dal 1985. Allora sfidammo le Istituzioni e cultura dell'epoca, per il bene dei nostri figli, senza temere critiche . Attualmente in questa lista si discute di un argomento di pertinenza medica , ma oppongo ad eventuali critiche sulla mia mancanza di una professionalità adeguata il fatto che siamo suffragati da una letteratura solida e da molte testimonianze dirette, fatti che ritengo possano consentire un richiamo ad una riflessione ulteriore anche ai non addetti.
Ringrazio la D.ssa Cerati , a cui va ogni riconoscenza perchè da anni dedica tempo ed infinta dedizione alla revisione di lavori pubblicati in campo internazionale. Molti dei Professionisti qui iscritti hanno spesso manifestato il loro ringraziamento per questo lavoro di ricerca e di commento rigoroso che loro stessi, se impegnati nella pratica clinica, non riescono molte volte ad effettuare. Dunque, anche con il suo contributo, credo tutto ciò sufficiente a testimoniare la pertinenza di un *richiamo ad una revisione di queste nuove LG ,in un'ottica maggiormente prudenziale , *raccogliendo le preoccupazioni di molti famigliari e *tenendo realisticamente conto della scarsa competenza specifica* ancora esistente in alcuni territori ( che pure prescrivono ) .
Nel contempo, occorre lavorare affinchè vi sia maggiore disponibilità di Servizi di presa in carico per l'autismo , e vengano stesi protocolli volti ad una maggiore attenzione agli aspetti internistici e sensoriali. Qualora sia necessario prescrivere un farmaco, proponiamo che vengano osservati protocolli più rigidi di *prescrizioni* *brevi e rivedibili , *accompagnate a controlli della salute generale, in considerazione della risposta singolare che molte persone con autismo manifestano a diverse molecole.
Tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una contestuale implementazione dei Servizi territoriali in cui si diano risposte per tutto l'arco di vita, riservando le prescrizioni farmacologiche a Neuropsichiatri e Psichiatri che abbiano maturato ( o stiano maturando !) esperienza in autismo . Forse, se questo si realizzasse, il farmaco non rappresenterebbe più la soluzione "tampone" per ogni vuoto e nè i Professionisti, nè le Famiglie, dovrebbero rincorrere posizioni difensive .
Grazie dell'attenzione
Noemi Cornacchia Presidente angsa Emilia Romagna _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
-- Anna Rita Stasi
Grazie, sarà davvero un un'importante contributo, di farmaci si parla pochissimo. Il Ven 19 Mar 2021, 15:55 ANNA RITA STASI <[email protected]> ha scritto:
Grazie di cuore a tutti per queste continue ,utilissime informazioni e aspettiamo con ansia protocolli terapeutici validati per i nostri figli. Anna Rita Stasi
Il giorno mer 17 mar 2021 alle ore 10:23 Antonio Persico < [email protected]> ha scritto:
Carissimi,
Proprio per sistematizzare la grande quantità di informazioni presenti in Letteratura sul tema della farmacologia dell'autismo e per promuovere una farmacologia giustificata, il più possibile corretta e basata sull'evidenza, abbiamo redatto con il contributo, oltre che di diversi miei collaboratori, anche di due dei massimi esperti internazionali sul tema, ossia Benedetto Vitiello e Celso Arango, una review sistematica di tutta la Letteratura (trial randomizzati controllati, studi aperti, studi retrospettivi, case reports) per tutti gli psicofarmaci in relazione all'autismo in età pediatrica (bambini e adolescenti). Il processo di review per questo articolo è in fase conclusiva e stimiamo che potrà essere pubblicato nell'arco di 1-2 mesi. Si tratta del primo ("part I") di tre articoli, il secondo già in cantiere comprende una review sistematica di tutte le terapie sperimentali, innovative, in corso di valutazione di fase I-II-III, ecc. Il terzo invece prenderà tutte le informazioni presenti nei primi due articoli e le utilizzerà per fornire ai clinici degli algoritmi di prescrizione per ogni sintomo, passando quindi da un'analisi farmaco per farmaco, ad un'analisi più pratico-applicativa in ambito clinico.
Questo sforzo, come potete immaginare, è stato ed è imponente ma, speriamo che risulterà utile a tutta la comunità. Nasce proprio dal desiderio di far si che l'intervento psicofarmacologico sia utilizzato, ma quando necessario e in modo corretto. Infatti la prescrizione di uno psicofarmaco, quando indicato, ben mirato e correttamente dosato, può veramente migliorare la qualità della vita dei bambini-adolescenti-adulti autistici e delle loro famiglie, mentre un utilizzo improprio può aggravare una condizione già di per sé difficile. Pur con gli inevitabili limiti delle attuali conoscenze, concordo con tutti voi che bisogna far crescere una cultura del corretto utilizzo dei farmaci nei disturbi del neurosviluppo.
Cari Saluti a tutti,
Antonio Persico
*Antonio M. Persico*
*Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza*
*Università di Messina*
*& Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90”* *A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"*
*via Consolare Valeria, 1*
*98125 Messina*
*email: [email protected] <[email protected]>*
------------------------------ *Da:* autismo-biologia <[email protected]> per conto di [email protected] <[email protected]> *Inviato:* domenica 14 marzo 2021 18:04 *A:* [email protected] <[email protected]> *Oggetto:* [autismo-biologia] LINEE GUIDA E FARMACI
Gentili iscritti,
la grave preoccupazione che viene espressa dalle famiglie circa le terapie farmacologiche in autismo non può essere ignorata e spero vogliate concedermi di esprimere alcune considerazioni. In particolare ora che si discute dei minori, ma non da meno per l'età adulta, in cui le terapie spesso sono stratificate negli anni, con la moltiplicazione degli effetti collaterali.
Da anni, ad ogni occasione pubblica, al pari degli Esperti nei trattamenti per l'autismo, ribadiamo che il ricorso al farmaco deve essere attuato solo dopo che siano stati osservati:
- un'indagine agli aspetti internistici e metabolici - la messa in campo di interventi cognitivo comportamentali per affrontare eventuali comportamenti disadattivi - un'analisi del contesto e delle opportunità fornite al bambino/persona con autismo ( su questo punto vorrei anche richiamare al pericolo in cui si incorre quando un'analisi dei comportamenti viene effettuata senza il suffragio di un clinico, nell'adulto spesso assente, offrendo così lo spunto ad interpretazioni che non considerano gli aspetti organici e spesso giungono a conclusioni semplicistiche, imputando ogni cosa ad un problema di comportamento ).
Eppure, la pratica quotidiana ci conferma che *il ricorso al farmaco è frequentissimo*, anche e soprattutto in situazioni in cui la presa in carico e gli interventi abilitativi sono molto carenti . Se questo accade sui minori, per i quali in molte parti di questo Paese esistono Servizi e percorsi dedicati all'autismo all'interno delle UONPIA ( più o meno efficinti ), ben più sovente ciò accade per l'adulto, per il quale la presa in carico sanitaria specialistica (Psichiatra) è ancora disattesa, o attuata parzialmente, in molti territori del nostro Paese.
Dunque, realisticamente, come possiamo affermare che gli aspetti su elencati vengano osservati, prima di arrivare alla prescrizione? Come possiamo pensare che si sia attuata ogni prudenza se i Servizi stessi dimostrano di essere in affanno nel rispettare delibere da loro stessi emanate e i LEA? *E' un dato di fatto che il farmaco abbia in realtà compensato la carenza di Servizi .*
Prendetevi il tempo per leggere pagine di gruppi di genitori di adulti su FB e ne rimarrete scioccati!! Persone angosciate ed angoscianti che si consultano l'un l'altra per dosaggi di farmaci (!!) perchè prive di riferimenti autorevoli al riguardo. I Prescrittori non vedono i loro assistiti per anni, a volte, e la terapia che dovrebbe essere proposta per settimane diviene cronica, quando ad essa non vengano aggiunti altri farmaci per contrastarne gli effetti collaterali. La conseguenza è l'instaurarsi di una sfiducia totale delle famiglie verso il Prescrittore stesso, perchè non sfugge al famigliare la trasformazione che gli effetti collaterali producono su molti degli autistici trattati. Abbiamo poi gli effetti paradossi, in cui il farmaco aumenta proprio le manifestazioni che intendeva curare. Ho usato questo verbo e, rileggendo, mi rendo conto di quanto sia inopportuno. Nessun farmaco cura l'autismo, questo dicono i sacri testi. Chi di noi ha visto prescritti farmaci per il proprio figlio , è stato informato che essi erano off label ??
La mia esperienza personale è piuttosto tragica, nonostante mio figlio sia stato seguito, al manifestarsi di gravi effetti collaterali, da una Psichiatra coscienziosa che lo ha monitorato con dedizione . Altri, purtroppo, hanno invece minimizzato ed imputato a fatti comportamentali ciò che, solo dopo molti consulti, è stato francamente dichiarato come "discinesia tardiva". Sono consapevole che parlare di questo mi espone a commenti ingenerosi del tipo " ma è un problema personale !!", ma come sempre nella mia lunga militanza in angsa ho spesso scelto di rinunciare alla privacy per poter testimoniare senza possibilità di smentite quanto stavo affermando. A ciò si aggiunga che dal 1996 ho rapporti diretti, telefonici o epistolari con una moltitudine di famiglie e potrei portare numerosi esempi a suffragio di quanto scrivo. In particolare sono stata molto colpita dalla morte di un giovane che conoscevo per soffocamento, dovuto a disfagie non precocemente individuate ( sono informati i famigliari e/o gli educatori delle strutture in cui molti adulti risiedono, della necessità di monitoraggio di tali effetti collaterali e dell'urgenza di riferirlo al clinico prescrittore? ) .
*Per tutto ciò, sono dunque qui ad emettere una condanna definitiva per ogni terapia farmacologica e chi la prescrive? Certamente no, *non solo perchè personalmente non potrei averne l'autorevolezza, ma perchè credo che in coscienza molti facciano del loro meglio. Allo stesso tempo posso testimoniare che altrettanti , impossibilitati da una routine incombente , dalla carenza di Servizi dedicati ( che creano mancanza di esperienza specifica ) e dalle insufficienti risorse umane, trascurano gli elementi imprescindibili affinchè le terapie vengano prescritte solo *dopo* aver tentato ogni alternativa e *per periodi brevi*, *con monitoraggi frequenti, a*nche attaverso esami bioumorali e quanto altro necessiti per attuare la massima prudenza.
La posta in gioco è altissima, e credo che il nostro ruolo di famigliari attivi ci imponga di non abdicare alla funzione di sorveglianza che da sempre angsa ha ricoperto, fin dal 1985. Allora sfidammo le Istituzioni e cultura dell'epoca, per il bene dei nostri figli, senza temere critiche . Attualmente in questa lista si discute di un argomento di pertinenza medica , ma oppongo ad eventuali critiche sulla mia mancanza di una professionalità adeguata il fatto che siamo suffragati da una letteratura solida e da molte testimonianze dirette, fatti che ritengo possano consentire un richiamo ad una riflessione ulteriore anche ai non addetti.
Ringrazio la D.ssa Cerati , a cui va ogni riconoscenza perchè da anni dedica tempo ed infinta dedizione alla revisione di lavori pubblicati in campo internazionale. Molti dei Professionisti qui iscritti hanno spesso manifestato il loro ringraziamento per questo lavoro di ricerca e di commento rigoroso che loro stessi, se impegnati nella pratica clinica, non riescono molte volte ad effettuare. Dunque, anche con il suo contributo, credo tutto ciò sufficiente a testimoniare la pertinenza di un *richiamo ad una revisione di queste nuove LG ,in un'ottica maggiormente prudenziale , *raccogliendo le preoccupazioni di molti famigliari e *tenendo realisticamente conto della scarsa competenza specifica* ancora esistente in alcuni territori ( che pure prescrivono ) .
Nel contempo, occorre lavorare affinchè vi sia maggiore disponibilità di Servizi di presa in carico per l'autismo , e vengano stesi protocolli volti ad una maggiore attenzione agli aspetti internistici e sensoriali. Qualora sia necessario prescrivere un farmaco, proponiamo che vengano osservati protocolli più rigidi di *prescrizioni* *brevi e rivedibili , *accompagnate a controlli della salute generale, in considerazione della risposta singolare che molte persone con autismo manifestano a diverse molecole.
Tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una contestuale implementazione dei Servizi territoriali in cui si diano risposte per tutto l'arco di vita, riservando le prescrizioni farmacologiche a Neuropsichiatri e Psichiatri che abbiano maturato ( o stiano maturando !) esperienza in autismo . Forse, se questo si realizzasse, il farmaco non rappresenterebbe più la soluzione "tampone" per ogni vuoto e nè i Professionisti, nè le Famiglie, dovrebbero rincorrere posizioni difensive .
Grazie dell'attenzione
Noemi Cornacchia Presidente angsa Emilia Romagna _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
-- Anna Rita Stasi
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo dell'Emilia Romagna. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Nella presentazione del professor Antonio Persico mi ci ritrovo, mentre continuo a non ritrovarmi per nulla nelle raccomandazioni formulate dall’ISS nella nuova linea guida del 2021, a partire dalla nomenclatura usata. Copio dalla line guida LISTA RACCOMANDAZIONI FORMULATE 1. D2 bloccanti Quesito In bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico bisognerebbe utilizzare i D2 bloccanti vs. non utilizzare D2 bloccanti? Raccomandazione Il Panel ISS della Linea Guida sulla diagnosi e trattamento del disturbo dello spettro autistico suggerisce di usare i D2 bloccanti piuttosto che non usare i D2 bloccanti in bambini e adolescenti con ASD (raccomandazione condizionata basata su una qualità bassa nelle prove di efficacia). Mi soffermo innanzitutto sulla nomenclatura: D2 bloccanti. Il panel ha fatto la scelta di usare la nomenclatura basata sulle neuroscienze anziché sulle indicazioni terapeutiche, così come raccomandato da Zohar e colleghi (1) Hanno cioè usato il termine, poco noto al pubblico laico, di D2 bloccanti, anziché quelli, ben noti, di neurolettici o antipsicotici, scelta che sarebbe stata comunque corretta, dal momento che questa terminologia è stata spesso utilizzata anche successivamente alle raccomandazioni di Zohar (digitando su Pubmed “antipsychotics and 2021” https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/?term=+antipsychotics+and+2021 si trovano 846 risultati relativi ad articoli su farmaci antipsicotici solo nel 2021). La scelta fatta crea una evidente contraddizione tra la raccomandazione e la sua esplicazione tratta dalla bibliografia citata, dal momento che i D2 bloccanti sono gli antipsicotici di prima generazione (tipo clorpromaziona e aloperidolo) mentre in bibliografia vengono citati soprattutto gli antipsicotici atipici. E’ sufficiente wikipedia per vedere che il termine D2 bloccanti a loro riferito è improprio. https://it.wikipedia.org/wiki/Neurolettico#Disturbo_bipolare Oltre al risperidone e all’aripiprazolo il panel cita anche la olanzapina di cui Hollander e colleghi (2) dicono “olanzapine will be described as a dopamine multifunctional agent” Amici farmacologi confermano la mia impressione, ovvero che è scorretto definire D2 bloccanti gli antipsicotici atipici (cioè quelli a cui fa riferimento la bibliografia). Infatti il meccanismo d’azione è differente. Per esempio, un antipsicotico come la olanzapina viene definita “dopamine multifunctional agent”, che è molto più corretto da un punto di vista farmacologico. Medesima considerazione vale per quasi tutti gli antipsicotici atipici, che spesso con D2 hanno veramente poco a che fare. Dunque è legittimo, doveroso, chiedersi il perché della scelta della denominazione di “D2 bloccanti” da parte del panel. E’ poco comprensibile ai non addetti ai lavori (per i familiari il termine “antipsicotico” ha certamente altra valenza rispetto a “D2 bloccanti”). Ugualmente, è poco comprensibile ai tanti medici di medicina generale che compilano ricette “a vita”. Sfiora il sospetto che la scelta della terminologia sia stata dettata dal timore della poca condivisibilità da parte dei molti cultori della materia. Daniela Mariani Cerati 1) Zohar J, Stahl S, Moller HJ, Blier P, Kupfer D, Yamawaki S, Uchida H, Spedding M, Goodwin GM, Nutt D. A review of the current nomenclature for psychotropic agents and an introduction to the Neuroscience-based Nomenclature. Eur Neuropsychopharmacol. 2015 Dec;25(12):2318-25. doi: 10.1016/j.euroneuro.2015.08.019. Epub 2015 Sep 7. PMID: 26527055 2) Hollander, E., Wasserman, S., Swanson, E. N., Chaplin, W., Schapiro, M. L., Zagursky, K., & Novotny, S. (2006). A double-blind placebo-controlled pilot study of olanzapine in childhood/adolescent pervasive developmental disorder. Journal of child and adolescent psychopharmacology, 16(5), 541–548. https://doi.org/10.1089/cap.2006.16.5419 Il 2021-03-17 09:53 Antonio Persico ha scritto:
Carissimi,
Proprio per sistematizzare la grande quantità di informazioni presenti in Letteratura sul tema della farmacologia dell'autismo e per promuovere una farmacologia giustificata, il più possibile corretta e basata sull'evidenza, abbiamo redatto con il contributo, oltre che di diversi miei collaboratori, anche di due dei massimi esperti internazionali sul tema, ossia Benedetto Vitiello e Celso Arango, una review sistematica di tutta la Letteratura (trial randomizzati controllati, studi aperti, studi retrospettivi, case reports) per tutti gli psicofarmaci in relazione all'autismo in età pediatrica (bambini e adolescenti). Il processo di review per questo articolo è in fase conclusiva e stimiamo che potrà essere pubblicato nell'arco di 1-2 mesi. Si tratta del primo ("part I") di tre articoli, il secondo già in cantiere comprende una review sistematica di tutte le terapie sperimentali, innovative, in corso di valutazione di fase I-II-III, ecc. Il terzo invece prenderà tutte le informazioni presenti nei primi due articoli e le utilizzerà per fornire ai clinici degli algoritmi di prescrizione per ogni sintomo, passando quindi da un'analisi farmaco per farmaco, ad un'analisi più pratico-applicativa in ambito clinico.
Questo sforzo, come potete immaginare, è stato ed è imponente ma, speriamo che risulterà utile a tutta la comunità. Nasce proprio dal desiderio di far si che l'intervento psicofarmacologico sia utilizzato, ma quando necessario e in modo corretto. Infatti la prescrizione di uno psicofarmaco, quando indicato, ben mirato e correttamente dosato, può veramente migliorare la qualità della vita dei bambini-adolescenti-adulti autistici e delle loro famiglie, mentre un utilizzo improprio può aggravare una condizione già di per sé difficile. Pur con gli inevitabili limiti delle attuali conoscenze, concordo con tutti voi che bisogna far crescere una cultura del corretto utilizzo dei farmaci nei disturbi del neurosviluppo.
Cari Saluti a tutti,
Antonio Persico
_Antonio M. Persico_
_Professore di I Fascia in Neuropsichiatria Infantile e dell'Adolescenza_
_Università di Messina_
_& Programma Interdipartimentale “Autismo 0-90”_ _A.O.U. Policlinico "Gaetano Martino"_
_via Consolare Valeria, 1_
_98125 Messina_
_email: [email protected]_
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DA: autismo-biologia <[email protected]> per conto di [email protected] <[email protected]> INVIATO: domenica 14 marzo 2021 18:04 A: [email protected] <[email protected]> OGGETTO: [autismo-biologia] LINEE GUIDA E FARMACI
Gentili iscritti,
la grave preoccupazione che viene espressa dalle famiglie circa le terapie farmacologiche in autismo non può essere ignorata e spero vogliate concedermi di esprimere alcune considerazioni. In particolare ora che si discute dei minori, ma non da meno per l'età adulta, in cui le terapie spesso sono stratificate negli anni, con la moltiplicazione degli effetti collaterali.
Da anni, ad ogni occasione pubblica, al pari degli Esperti nei trattamenti per l'autismo, ribadiamo che il ricorso al farmaco deve essere attuato solo dopo che siano stati osservati:
* un'indagine agli aspetti internistici e metabolici * la messa in campo di interventi cognitivo comportamentali per affrontare eventuali comportamenti disadattivi
* un'analisi del contesto e delle opportunità fornite al bambino/persona con autismo ( su questo punto vorrei anche richiamare al pericolo in cui si incorre quando un'analisi dei comportamenti viene effettuata senza il suffragio di un clinico, nell'adulto spesso assente, offrendo così lo spunto ad interpretazioni che non considerano gli aspetti organici e spesso giungono a conclusioni semplicistiche, imputando ogni cosa ad un problema di comportamento ).
Eppure, la pratica quotidiana ci conferma che il ricorso al farmaco è frequentissimo, anche e soprattutto in situazioni in cui la presa in carico e gli interventi abilitativi sono molto carenti . Se questo accade sui minori, per i quali in molte parti di questo Paese esistono Servizi e percorsi dedicati all'autismo all'interno delle UONPIA ( più o meno efficinti ), ben più sovente ciò accade per l'adulto, per il quale la presa in carico sanitaria specialistica (Psichiatra) è ancora disattesa, o attuata parzialmente, in molti territori del nostro Paese.
Dunque, realisticamente, come possiamo affermare che gli aspetti su elencati vengano osservati, prima di arrivare alla prescrizione? Come possiamo pensare che si sia attuata ogni prudenza se i Servizi stessi dimostrano di essere in affanno nel rispettare delibere da loro stessi emanate e i LEA? E' un dato di fatto che il farmaco abbia in realtà compensato la carenza di Servizi .
Prendetevi il tempo per leggere pagine di gruppi di genitori di adulti su FB e ne rimarrete scioccati!! Persone angosciate ed angoscianti che si consultano l'un l'altra per dosaggi di farmaci (!!) perchè prive di riferimenti autorevoli al riguardo. I Prescrittori non vedono i loro assistiti per anni, a volte, e la terapia che dovrebbe essere proposta per settimane diviene cronica, quando ad essa non vengano aggiunti altri farmaci per contrastarne gli effetti collaterali. La conseguenza è l'instaurarsi di una sfiducia totale delle famiglie verso il Prescrittore stesso, perchè non sfugge al famigliare la trasformazione che gli effetti collaterali producono su molti degli autistici trattati. Abbiamo poi gli effetti paradossi, in cui il farmaco aumenta proprio le manifestazioni che intendeva curare. Ho usato questo verbo e, rileggendo, mi rendo conto di quanto sia inopportuno. Nessun farmaco cura l'autismo, questo dicono i sacri testi. Chi di noi ha visto prescritti farmaci per il proprio figlio , è stato informato che essi erano off label ??
La mia esperienza personale è piuttosto tragica, nonostante mio figlio sia stato seguito, al manifestarsi di gravi effetti collaterali, da una Psichiatra coscienziosa che lo ha monitorato con dedizione . Altri, purtroppo, hanno invece minimizzato ed imputato a fatti comportamentali ciò che, solo dopo molti consulti, è stato francamente dichiarato come "discinesia tardiva". Sono consapevole che parlare di questo mi espone a commenti ingenerosi del tipo " ma è un problema personale !!", ma come sempre nella mia lunga militanza in angsa ho spesso scelto di rinunciare alla privacy per poter testimoniare senza possibilità di smentite quanto stavo affermando. A ciò si aggiunga che dal 1996 ho rapporti diretti, telefonici o epistolari con una moltitudine di famiglie e potrei portare numerosi esempi a suffragio di quanto scrivo. In particolare sono stata molto colpita dalla morte di un giovane che conoscevo per soffocamento, dovuto a disfagie non precocemente individuate ( sono informati i famigliari e/o gli educatori delle strutture in cui molti adulti risiedono, della necessità di monitoraggio di tali effetti collaterali e dell'urgenza di riferirlo al clinico prescrittore? ) .
Per tutto ciò, sono dunque qui ad emettere una condanna definitiva per ogni terapia farmacologica e chi la prescrive? Certamente no, non solo perchè personalmente non potrei averne l'autorevolezza, ma perchè credo che in coscienza molti facciano del loro meglio. Allo stesso tempo posso testimoniare che altrettanti , impossibilitati da una routine incombente , dalla carenza di Servizi dedicati ( che creano mancanza di esperienza specifica ) e dalle insufficienti risorse umane, trascurano gli elementi imprescindibili affinchè le terapie vengano prescritte solo dopo aver tentato ogni alternativa e per periodi brevi, con monitoraggi frequenti, anche attaverso esami bioumorali e quanto altro necessiti per attuare la massima prudenza.
La posta in gioco è altissima, e credo che il nostro ruolo di famigliari attivi ci imponga di non abdicare alla funzione di sorveglianza che da sempre angsa ha ricoperto, fin dal 1985. Allora sfidammo le Istituzioni e cultura dell'epoca, per il bene dei nostri figli, senza temere critiche . Attualmente in questa lista si discute di un argomento di pertinenza medica , ma oppongo ad eventuali critiche sulla mia mancanza di una professionalità adeguata il fatto che siamo suffragati da una letteratura solida e da molte testimonianze dirette, fatti che ritengo possano consentire un richiamo ad una riflessione ulteriore anche ai non addetti.
Ringrazio la D.ssa Cerati , a cui va ogni riconoscenza perchè da anni dedica tempo ed infinta dedizione alla revisione di lavori pubblicati in campo internazionale. Molti dei Professionisti qui iscritti hanno spesso manifestato il loro ringraziamento per questo lavoro di ricerca e di commento rigoroso che loro stessi, se impegnati nella pratica clinica, non riescono molte volte ad effettuare. Dunque, anche con il suo contributo, credo tutto ciò sufficiente a testimoniare la pertinenza di un richiamo ad una revisione di queste nuove LG ,in un'ottica maggiormente prudenziale , raccogliendo le preoccupazioni di molti famigliari e tenendo realisticamente conto della scarsa competenza specifica ancora esistente in alcuni territori ( che pure prescrivono ) .
Nel contempo, occorre lavorare affinchè vi sia maggiore disponibilità di Servizi di presa in carico per l'autismo , e vengano stesi protocolli volti ad una maggiore attenzione agli aspetti internistici e sensoriali. Qualora sia necessario prescrivere un farmaco, proponiamo che vengano osservati protocolli più rigidi di prescrizioni brevi e rivedibili , accompagnate a controlli della salute generale, in considerazione della risposta singolare che molte persone con autismo manifestano a diverse molecole.
Tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una contestuale implementazione dei Servizi territoriali in cui si diano risposte per tutto l'arco di vita, riservando le prescrizioni farmacologiche a Neuropsichiatri e Psichiatri che abbiano maturato ( o stiano maturando !) esperienza in autismo . Forse, se questo si realizzasse, il farmaco non rappresenterebbe più la soluzione "tampone" per ogni vuoto e nè i Professionisti, nè le Famiglie, dovrebbero rincorrere posizioni difensive .
Grazie dell'attenzione
Noemi Cornacchia Presidente angsa Emilia Romagna _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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