Carissimi, desideravo fare con voi alcuni commenti sul seguente articolo pubblicato da Le scienze, che ha avuto unampia risonanza anche sulla stampa non medica. 05.12.2006 Ossitocina e autismo La sperimentazione ha avuto buoni risultati anche nel migliorare la capacità di dare un significato emotivo al linguaggio. La notizia è stata data allannuale convegno dellAmerican College of Neuropsychopharmacology: opportune dosi di ossitocina, quando somministrate per via intranasale o endovenosa, possono avere significativi effetti su pazienti autistici adulti. "Gli studi effettuati sugli animali hanno mostrato che lossitocina svolge un ruolo importante in molti comportamenti, tra cui le relazioni a due tra genitore-adulto e adulto-adulto, la memoria sociale, la cognizione sociale, la riduzione dellansia e i comportamenti ripetitivi, ha spiegato Jennifer Bartz, ricercatrice della Mount Sinai School of Medicine. Solo recentemente tuttavia è stata considerata la possibilità di somministrazione di questa sostanza, in particolare a soggetti autistici. Questi ultimi, infatti, sembrano mostrare sintomi connessi proprio con il sistema dellossitocina. Nel corso dello studio una coorte di soggetti affetti dal morbo di Asperger ha ricevuto dosi di pitocina (ossitocina sintetica) o un placebo (una soluzione salina) per un periodo di quattro ore. Nel corso di tale lasso di tempo i partecipanti sono stati monitorati con particolare interesse per verificare le eventuali variazioni dei comportamenti ripetitivi, tipici della patologia, tra cui il domandare/chiedere e il toccare. Sono stati così registrati cambiamenti clinici statisticamente significativi, con una rapida riduzione dei comportamenti ripetitivi nel corso della somministrazione, mentre non si è riscontato alcun effetto nel gruppo placebo ( vedi nota in fondo) , il che suggerisce un effettivo impatto sui sintomi. I ricercatori hanno poi indagato gli effetti dellossitocina sulla cognizione sociale. I pazienti autistici sono spesso incapaci di percepire o leggere gli stati emotivi degli altri mediante espressioni facciali e vocali, con il risultato di una riduzione nella capacità di interazione col prossimo. Anche in questo caso si sono avuti risultati interessanti: dai test è emerso come i soggetti riuscissero a migliorare la capacità di dare un significato emotivo al linguaggio. © 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A. Dopo la pubblicazione dellarticolo ho ricevuto diverse mail in cui mi si chiedeva se la terapia con ossitocina si potesse già praticare alle persone con autismo. Naturalmente la mia risposta ha molto deluso. I dati riferiti, riportati dopo il congresso di cui sopra, sono già stati pubblicati: nel 2003 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&cmd=Retrieve&dopt=Ab... e nel 2006 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&cmd=Retrieve&dopt=Ab... Quanto riportato in questi due articoli assomiglia più ad un singolo esperimento sulluomo, che peraltro ha dato un esito incoraggiante, che ad una sperimentazione terapeutica. Si tratta di uninfusione per via endovenosa di ossitocina per quattro ore con la somministrazione di un test psicometrico prima e dopo linfusione. Lo studio del 2003 riferiva di un esperimento su 15 adulti con autismo ad alto funzionamento ai quali era stata somministrata uninfusione endovenosa di ossitocina per quattro ore. Erano stati testati i comportamenti ripetitivi prima e dopo linfusione. Subito dopo luscita dellarticolo ne avevo dato un ampio resoconto sul sito www.angsaonlus.org, dove la mia recensione è ancora visibile. Il bisogno di avere a disposizione terapie farmacologiche è enorme e questo risultato, in cui la performance dei 15 soggetti autistici che avevano ricevuto ossitocina era statisticamente migliore di quella di chi aveva ricevuto il placebo lasciava sperare che a questa seguisse una sperimentazione che potesse poi diventare una terapia. Faccio notare che laffermazione di Le scienze. Sono stati così registrati cambiamenti clinici statisticamente significativi, con una rapida riduzione dei comportamenti ripetitivi nel corso della somministrazione, mentre non si è riscontato alcun effetto nel gruppo placebo è, come spesso succede, esagerata Nellarticolo originale viene detto che: il 40% dei soggetti ha avuto dei risultati positivi col placebo, vi è stata una diminuzione nei comportamenti ripetitivi in 13 soggetti sotto ossitocina e in 6 sotto placebo In sei soggetti i comportamenti ripetitivi sono scomparsi completamente sotto ossitocina e in due sotto placebo. In un soggetto vi è stato un effetto paradosso, cioè un aumento dei comportamenti ripetitivi con ossitocina e una diminuzione con placebo , affermazione ben diversa da quella riportata da Le scienze. A distanza di tre anni viene pubblicato il resoconto di una nuova sperimentazione, sempre in acuto, con la stessa modalità della precedente, nella quale si indaga un altro dei deficit dellautismo: la comprensione delle emozioni, una delle componenti della socialità. Anche in questo caso vi è un miglioramento della performance dopo linfusione nel gruppo trattato maggiore di quello di controllo. Lossitocina è correlata, chimicamente e per sede di sintesi e secrezione, alla vasopressina, sulla quale sta facendo studi in rapporto allautismo, di cui alcuni già pubblicati su riviste internazionali, il gruppo di Psichiatria dellUniversità di Pavia coordinato dal Professor Francesco Barale http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=pubmed&cmd=Retrieve&dopt=Ab... Per quanto mi risulta, il gruppo si sta dedicando ad evidenziare squilibri nel sistema vasopressinergico nei soggetti autistici. Questi studi potrebbero preludere a terapie innovative. Quando cè a disposizione un nuovo neurolettico, esso fa parte di una categoria di farmaci di cui conosciamo i limiti, i rischi e la sua incapacità di influire sui sintomi nucleari dellautismo. Una terapia a base di ossitocina o correlati sarebbe totalmente nuova e dalle premesse si potrebbe sperare che agisse proprio sui sintomi nucleari. Ma qual è lo stato della ricerca, a prescindere dai dati pubblicati? Sono in corso sperimentazioni con la forma nasale? O è pensabile che, anche con periodiche infusioni endovenose leventuale effetto terapeutico si potrebbe mantenere oltre la permanenza della sostanza nellorganismo? Questo lo dico in quanto nella sperimentazione di cui si parla la performance di chi faceva il placebo nella seconda prova, alcuni giorni dopo la prova con ossitocina, era migliore nel pretest rispetto a quella di coloro che avevano fatto il placebo nella prima prova. Linterpretazione degli autori è che lossitocina indurrebbe un apprendimento sociale che, una volta acquisito, si manterrebbe nel tempo anche dopo leliminazione del farmaco. Spero che qualche iscritto alla lista risponda a queste domande, magari con altri punti interrogativi, data la novità del tema. Cordiali saluti Daniela Mariani Cerati
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Daniela Mariani Cerati