Il 10 luglio scorso è stato pubblicato l’articolo Alam S, Westmark CJ and McCullagh EA (2023) Diet in treatment of autism spectrum disorders. Front. Neurosci. 16:1031016. doi: 10.3389/fnins.2022.1031016 https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnins.2022.1031016/full Credo che sia molto opportuno trattare questo tema per fare il punto sulle evidenze, al momento molto scarse, sull’efficacia delle tante diete e integratori che vengono utilizzati da numerosi genitori di bambini con autismo, spesso senza nessun controllo medico, nella convinzione errata che le diete non possano dare effetti indesiderati. Gli autori invitano la comunità scientifica a fare ricerche sulle diete con lo stesso rigore che si richiede a qualsiasi provvedimento che venga presentato come terapia, sia esso rappresentato da diete, farmaci o quant’altro, ricercando le evidenze sull’efficacia e sugli effetti indesiderati. Gli argomenti presi in considerazione nell'articolo sono i seguenti • Micronutrients and autism spectrum disorders • Omega-3 fatty acids and autism spectrum disorders • Ketogenic diet and autism spectrum disorders • Specific carbohydrate diet • Dietary proteins and autism • Prebiotic approaches in autism spectrum disorders • Microbial approaches in autism spectrum disorders In questo messaggio mi soffermo sulla dieta chetogenica, tema di cui già ho parlato in un messaggio del 10 dicembre 2020 http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2020-December/003997.html La dieta chetogenica è in fase di studio per il trattamento di molte condizioni patologiche: Alzheimer, SLA, ansia, ADHD, disturbo bipolare, cancro, depressione, diabete, obesità, dolore, Parkinson, schizofrenia, ictus, trauma cerebrale e autismo. C’è un crescente interesse nel potenziale terapeutico della dieta chetogenica per le forme di autismo in comorbilità con l’epilessia. Da alcuni autori è stato anche ipotizzato che l’epilessia inneschi lo sviluppo dell’autismo. Da qui l’ipotesi conseguente in base alla quale i trattamenti che riducono l’incidenza di crisi epilettiche avrebbero il potenziale di prevenire lo sviluppo dell’autismo o, quantomeno, di diminuirne la severità dei sintomi. In bibliografia vengono riportati numerosi lavori nei quali si riferisce di aver ottenuto miglioramenti nei sintomi “core” dell’autismo in modelli animali, con risultati diversi in base al sesso e al genotipo. Anche per gli umani vengono riportati alcuni lavori con risultati positivi sui comportamenti autistici, ma tutti basati su campioni di dimensioni molto piccole. I lavori citati in bibliografia partono dal 2003 (Evangeliou, A., Vlachonikolis, I., Mihailidou, H., Spilioti, M., Skarpalezou, A., Makaronas, N., et al. (2003). Application of a ketogenic diet in children with autistic behavior: Pilot study. J. Child Neurol. 18, 113–118. doi: 10.1177/08830738030180020501) Le prime sperimentazioni di questa dieta nell’epilessia risalgono al 1921 e ancora oggi il meccanismo in base al quale la dieta avrebbe successo non è conosciuto, anche se i ricercatori si sbizzarriscono nel fare molte ipotesi. Despite these successes, the mechanism underlying success of the KD and ketosis is not understood, but most likely involves restoration of aberrant energy metabolism. Possible effectors include adenosine, ketones, lactate dehydrogenase, medium-chain fatty acids (MCFA), neurotrophic factors, O-linked-β-N-acetyl glucosamine (O-GlnNAc), and polyunsaturated fatty acids (PUFA); and affected processes include epigenetic and gene expression mechanisms, the GABAergic and cholinergic systems, inflammatory pathways, mitochondrial dynamics, oxidative stress, synaptic transmission, and the gut microbiome Allo stato attuale vi è consenso sul fatto che gli studi sui modelli animali sono promettenti, ma negli umani non è possibile affermare se vi sia efficacia o meno della dieta chetogenica per il trattamento dei disturbi cerebrali, autismo compreso. Sia per questa che per ogni terapia biologica sarebbe utile individuare dei marcatori predittivi dell’efficacia in modo da somministrare la nuova terapia solo al sottogruppo che ha i marcatori positivi. Si sono posti questo quesito Mu e colleghi che, nell’articolo “Mu, C., Corley, M. J., Lee, R. W. Y., Wong, M., Pang, A., Arakaki, G., et al. (2020). Metabolic framework for the improvement of autism spectrum disorders by a modified ketogenic diet: A pilot study. J. Proteome Res. 19, 382–390. doi: 10.1021/acs.jproteome.9b00581” hanno classificato i soggetti del loro studio come “high or low responders to ketogenic diet treatment” dopo 3 mesi di trattamento e hanno trovato che gli high responders avevano maggiori livelli di 3-hydrossibutyrate e ornitina e bassi livelli di galattosio nei confronti dei low responders. In questi lavori la dieta è stata somministrata per periodi limitati e non è stato chiarito se i risultati positivi negli umani si mantenessero dopo la sospensione della dieta. Nei modelli animali a questo proposito ci sono risultati discordanti. Kossof e colleghi nell’articolo del 2009 “Ketogenic diets: An update for child neurologists. J. Child Neurol. 24, 979–988. doi: 10.1177/0883073809337162” dicono che i bambini che fanno la dieta chetogenica per periodi lunghi sono a maggior rischio di: ritardo della crescita, disturbi gastro-intestinali, deficit di carnitina, calcoli renali, aumento dei lipidi, disturbi cardiaci da carenza di selenio, acidosi tubulare renale di Fanconi, fratture ossee e carenze di micronutrienti. Gli autori concludono che questa dieta merita di essere studiata soprattutto per trovare il meccanismo responsabile del successo nei responders. Se lo si trovasse, si potrebbe puntare esclusivamente su questo senza esporre i bambini agli effetti avversi sopra descritti. Le prime sperimentazione della dieta chetogenica nell’epilessia risalgono al 1921. Per l’autismo vengono riportati risultati parzialmente positivi a partire dal 2003. Ci si domanda perché in tutti questi anni non si siano fatte sperimentazioni rigorose atte a dare una risposta definitiva al quesito se tale dieta funziona o no e, se sì, in quale sottogruppo di persone con autismo Daniela Mariani Cerati
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