Nell’articolo Alam S, Westmark CJ and McCullagh EA (2023) Diet in treatment of autism spectrum disorders. Front. Neurosci. 16:1031016. doi: 10.3389/fnins.2022.1031016 https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnins.2022.1031016/full di cui ho dato un resoconto sulla dieta chetogenica, viene dato ampio spazio anche ai probiotici nel capitolo dal titolo “Microbial approaches in autism spectrum disorders” Per quanto riguarda le premesse biologiche di questo approccio rimando a quanto ho scritto il 13 giugno 2022 al link http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2022-June/004640.html Nella tabella 3 https://www.frontiersin.org/files/Articles/1031016/fnins-16-1031016-HTML-r2/... vengono riportati articoli che vanno dal 2010 ad oggi riguardanti sia studi su animali che su umani e nell’articolo di Kong e colleghi del 2021 viene riportata una sperimentazione con probiotici e ossitocina. I probiotici sono ben tollerati e non danno importanti effetti avversi. Il problema è verificare se e quando sono efficaci nel mitigare i sintomi propri dell’autismo o altri sintomi ad esso associati. Una condizione che dovrebbe essere verificata prima di somministrare probiotici dovrebbe essere la documentazione della composizione del microbiota intestinale delle persone con autismo, o almeno di un sottogruppo di esse, nel quale tale composizione risulti alterata rispetto ai controlli. Già qui i dati della letteratura sono contrastanti. Kantarcioglu e colleghi (Kantarcioglu, A. S., Kiraz, N., and Aydin, A. (2016). Microbiota–gut–brain axis: Yeast species isolated from stool samples of children with suspected or diagnosed autism spectrum disorders and in vitro susceptibility against nystatin and fluconazole. Mycopathologia 181, 1–7. doi: 10.1007/s11046-015-9949-3) hanno trovato una più alta proporzione di Candida albicans nelle feci di bambini con autismo, mentre Adams e colleghi (Adams, J. B., Johansen, L. J., Powell, L. D., Quig, D., and Rubin, R. A. (2011). Gastrointestinal flora and gastrointestinal status in children with autism – comparisons to typical children and correlation with autism severity. BMC Gastroenterol. 11:22. doi: 10.1186/1471-230X-11-22) non hanno trovato differenze nel contenuto di miceti in generale. Iovene e colleghi (Iovene, M. R., Bombace, F., Maresca, R., Sapone, A., Iardino, P., Picardi, A., et al. (2017). Intestinal dysbiosis and yeast isolation in stool of subjects with autism spectrum disorders. Mycopathologia 182, 349–363. doi: 10.1007/s11046-016-0068-6) hanno trovato bassi livelli di Lactobacillus acidophilus nelle feci di bambini autistici, mentre Strati e colleghi (Strati, F., Cavalieri, D., Albanese, D., De Felice, C., Donati, C., Hayek, J., et al. (2017). New evidences on the altered gut microbiota in autism spectrum disorders. Microbiome 5:24. doi: 10.1186/s40168-017-0242-1) hanno trovato alti livelli dello stesso bacillo. Questi dati contrastanti sottolineano l’esigenza di ulteriori ricerche per definire se e come vi sia un’alterata composizione del microbiota nelle persone con autismo, o in un sottogruppo di esse, in modo da comprendere se una supplementazione con probiotici possa impattare sui fenotipi della condizione. In molti campi della medicina si parla di terapie personalizzate e questo dovrebbe avvenire anche nell’approccio ai probiotici per l’autismo. Sarebbe opportuno formare dei sottogruppi omogenei nella composizione del microbiota e cercare una correlazione tra sintomi e composizione specifica del microbiota col fine ultimo di sviluppare una medicina di precisione anche nello spettro autistico, come già avviene in altri campi della medicina. Daniela Mariani Cerati
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