Il comportamento dirompente, distruttivo, auto ed etero-aggressivo è la fase estrema dell’evitamento autistico. L’autismo, il meccanismo patologico che lo caratterizza, tutela se stesso con l’evitamento. Evitamento dell’adattivo.il patologico è preferito all’adattivo. Adattivo è fatica. Evitamento è allontanamento dello sguardo, fuga, indifferenza, interruzione del compito adattivo richiesto, accelerazione nell’eseguirlo, frammentazione dello stesso con patologia, emissione di disturbi…domande insaziabili… ecc…. Il patologico di base, di fondo é altra cosa rispetto all’evitamento. E’ invece l’estenuante infaticabile ripetizione di attività alla fine non funzionali… è il vero destino quotidiano del soggetto autistico che vi aderisce rigidamente. L’abilitazione insegna adattivo perché è funzionale, utile, prezioso, aperto a miglioramenti autonomi. L’abilitazione insegna flessibilità per uscire dall’adesione all’attività patologica che costringe queste persone ad allontanarsi dall’adattivo.. L'adattivo è appreso perché rinforzato, se spontaneo; o insegnato. Esso si organizza in routine adattive. Il patologico espresso è molto complicato da descrivere perché quando non è palese nella sua drammaticità si avvale di modalità solo apparentemente adattive. Queste si riconoscono come patologia quando perdono funzione adattiva, perdono utilità, non hanno possibilità di sviluppo, di evoluzione spontanea. Restano ripetitive e non utili. Magari si complicano ma nel ripetersi. Più alto è il livello intellettivo e più complicata la lettura del patologico autistico ma ha analoga caratteristica, adesività, ripetitività, non funzionalità, inutilità, non evolve.E’ un pensiero, un agire povero. Le attività patologiche dell’autismo sono in agguato in qualsiasi momento e presenti indipendentemente dal livello intellettivo espletato. Meno abilitazione, meno flessibilità e più stazionarietà nel patologico più rischi di problemi, emergenze. Più si vive nella ripetitività di ciò che accade e che deve accadere, più rischio di reazioni a tutela della patologia quotidiana. Il Pz più permane e aderisce al patologico più difficoltà avrà a riprendere attività adattiva vera, utile a sé e agli altri. Lo si chiama all’adattivo e il pz attua evitamento. Lo chiamo e scappa, non ascolta, non considera l’altro che gli impone adattivo ovvero un distacco dal patologico. Gli chiedo ancora di stare nell’adattivo (vieni; fai; ascolta; prendi; scrivi, prendi, smetti…) ecco a quel punto la reazione problematica dirompente. Il grande rifiuto. L’estrema confusione. Nessun valore comunicativo nel comportamento problematico grave se non tornare all’adesivo patologico agognato. Non c’è funzione adattiva nei comportamenti problematici. Chiedono patologia e non adattivo. Non esiste adattivo che li risolva. Non esiste comunicazione adattiva nell’aderire, cercare, ottenere patologia. Il comportamento problema non va interrotto con proposte adattive ma con concessione di patologia. lo riconsegno alle sue stereotipie, alla sua adesività più tipica; alla sua routine ostinata, alle attività più adesive. Nella dimensione autistica non c’è comportamento problema con finalità adattiva, Non c’è mai richiesta di “normalità“ nei comportamenti dirompenti. C’è richiesta dell’abisso mentale autistico, ripetitivo e senza funzione o senso adattivo, mai utile, mai aperto a miglioramento evolutivo. La patologia autistica fondante, quando vi sarà ritornato, interrompe l’attività dirompente. Il passaggio non è mai brusco ma incerto per lo stato di confusione, di attesa dell’operatrice di quanto messo in atto. È un operare senza scopo adattivo, non c’è richiesta di qualcosa con senso, valore adattivo. Dal patologico usuale, basale, quotidiano, potrò poi distoglierlo con brevissime e banali, quanto chiare, richieste adattive (abilitazione). Devo riottenere il controllo ambientale che lui con il comportamenti problema vorrebbe assumere una volta che questo gli appare minacciato o perduto. Ho una reazione abnorme e confusa… gli facilito l'accesso allo spazio patologico conosciuto, suo più tipico, dove lui si perde sempre. Questo lo schema. Inviato da iPhone
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TIZIANO GABRIELLI