Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi.
Condivido fino all'ultima parola. Anche nel Centro di Novara si usa questo approccio. Le stanze di terapie aperte ai genitori che diventano ( finalmente) veri co-terapeuti e con i bimbi molto lavoro nelle loro case, nelle loro scuole per generalizzare il più possibile gli apprendimenti. Certo per i terapeuti è più scomodo, più impegnativo. Bisogna mettersi in discussione e non è facile ma i risultati sono davvero migliori. Betti Il 21/nov/2014 00:28 "daniela marianicerati" <[email protected]> ha scritto:
Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi.
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Leggendo questa recensione non ho potuto esimermi da una considerazione. La giusta puntualizzazione di Daniela sull'incapacità delle persone con autismo alla generalizzazione mi rimanda al passato, quando si incolpavano le famiglie del fatto che in contesti esterni il ragazzo riusciva ad adottare comportamenti e ad avere competenze che a casa non esibiva. Viceversa, a casa ci si stupiva che i successi relazionati da un'insegnante non si potessero apprezzare. Oggi sappiamo invece ( al di là del fatto che, ovviamente, esistono famiglie inadeguate, come per tutta la normotipicità ) che anche in soggetti a Media/HF esiste un problema di generalizzazione, a volte molto grave, che sembra indipendente, per quanto ne so, dal livello cognitivo. Questa considerazione DEVE indirizzare verso tipologie di interventi sempre più in ambienti naturali, ricreando situazioni reali in più ambiti di vita possibile. Le ore a tavolino in ambiente asettico, se non seguite da una messa in pratica di quanto acquisito in ambiente naturale, penso rischino di restare una competenza non utilizzabile. Com'è stato detto, difficile a farsi, ma indispensabile. Grazie dell'ascolto Noemi---- Original Message ----- From: benedetta demartis To: Cerati Daniela Mariani ; Autismo Biologia Sent: Thursday, November 20, 2014 2:52 PM Subject: Re: [autismo-biologia] un libro utile Condivido fino all'ultima parola. Anche nel Centro di Novara si usa questo approccio. Le stanze di terapie aperte ai genitori che diventano ( finalmente) veri co-terapeuti e con i bimbi molto lavoro nelle loro case, nelle loro scuole per generalizzare il più possibile gli apprendimenti. Certo per i terapeuti è più scomodo, più impegnativo. Bisogna mettersi in discussione e non è facile ma i risultati sono davvero migliori. Betti Il 21/nov/2014 00:28 "daniela marianicerati" <[email protected]> ha scritto: Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi. _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Brava Noemi. É proprio così. Da più di 20 anni, sommessamente, diciamo queste cose. Nel 2004 ci fu un convegno internazionale, a Pavia, che aveva come titolo "Autismi di laboratorio e autismi ecologici". E tutta l'insistenza che da allora abbiamo tenuto sul tema dei "contesti" (ancor più importante, se possibile, fondamentale a nostro parere, per gli adulti), perchè siano ad un tempo adatti alle caratteristiche dell'autismo e i più ecologici possibile, va esattamente in questa direzione. Complimenti per il suo bel libro ad Arduino e cordiali saluti a tutti Francesco Barale Il giorno 20/nov/2014 19:08, "ANGSA - RAVENNA" <[email protected]> ha scritto:
Leggendo questa recensione non ho potuto esimermi da una considerazione. La giusta puntualizzazione di Daniela sull'incapacità delle persone con autismo alla generalizzazione mi rimanda al passato, quando si incolpavano le famiglie del fatto che in contesti esterni il ragazzo riusciva ad adottare comportamenti e ad avere competenze che a casa non esibiva. Viceversa, a casa ci si stupiva che i successi relazionati da un'insegnante non si potessero apprezzare. Oggi sappiamo invece ( al di là del fatto che, ovviamente, esistono famiglie inadeguate, come per tutta la normotipicità ) che anche in soggetti a Media/HF esiste un problema di generalizzazione, a volte molto grave, che sembra indipendente, per quanto ne so, dal livello cognitivo. Questa considerazione DEVE indirizzare verso tipologie di interventi sempre più in ambienti naturali, ricreando situazioni reali in più ambiti di vita possibile. Le ore a tavolino in ambiente asettico, se non seguite da una messa in pratica di quanto acquisito in ambiente naturale, penso rischino di restare una competenza non utilizzabile. Com'è stato detto, difficile a farsi, ma indispensabile. Grazie dell'ascolto
Noemi---- Original Message -----
*From:* benedetta demartis <[email protected]> *To:* Cerati Daniela Mariani <[email protected]> ; Autismo Biologia <[email protected]> *Sent:* Thursday, November 20, 2014 2:52 PM *Subject:* Re: [autismo-biologia] un libro utile
Condivido fino all'ultima parola. Anche nel Centro di Novara si usa questo approccio. Le stanze di terapie aperte ai genitori che diventano ( finalmente) veri co-terapeuti e con i bimbi molto lavoro nelle loro case, nelle loro scuole per generalizzare il più possibile gli apprendimenti. Certo per i terapeuti è più scomodo, più impegnativo. Bisogna mettersi in discussione e non è facile ma i risultati sono davvero migliori. Betti Il 21/nov/2014 00:28 "daniela marianicerati" <[email protected]> ha scritto:
Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi.
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
------------------------------
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Mi scusi ma perché dice che questo non si fa? È' il modo di operare di tutti, purtroppo a dei costi differenti ma se dobbiamo dare risultati è necessario almeno inizialmente fare mesi di domiciliare e relazionarsi con i vari contesti con cui il bambino interagisce e apprende in modo costante Inviato da iPad
Il giorno 20/nov/2014, alle ore 14:25, daniela marianicerati <[email protected]> ha scritto:
Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi.
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Se fosse "il modo di operare di tutti" non saremmo qui a complicarci la vita, da un trentennio, perchè le cose migliorino. Purtroppo. Noemi ----- Original Message ----- From: Francesca Montana To: daniela marianicerati ; Autismo Biologia Sent: Thursday, November 20, 2014 11:33 PM Subject: Re: [autismo-biologia] un libro utile Mi scusi ma perché dice che questo non si fa? È' il modo di operare di tutti, purtroppo a dei costi differenti ma se dobbiamo dare risultati è necessario almeno inizialmente fare mesi di domiciliare e relazionarsi con i vari contesti con cui il bambino interagisce e apprende in modo costante Inviato da iPad Il giorno 20/nov/2014, alle ore 14:25, daniela marianicerati <[email protected]> ha scritto: Spesso si dice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è la scarsità di risorse economiche. Io credo che il principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continua a offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è sempre fatto. Nella Sanità si fa ambulatorio. Gli utenti devono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo: una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cui c’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo in quell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utente che va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà i comportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso in cui poi dovrà spendere queste abilità. Il terapeuta dovrà fare una scala di priorità, calarsi negli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabilire degli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturali educatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzare con consulenze ravvicinate. E’ quello che da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora Maurizio Arduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manuale per addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili di bambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diverse dello spettro. Chi non sa cosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quello che esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dalla fanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modello di come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattutto nelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamenti programmati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitori mandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro è intitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino e l’editore è Einaudi. _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected] ------------------------------------------------------------------------------ _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici). Fondazione Augusta Pini ed Istituto del Buon Pastore Onlus. Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
Mi fa piacere che il nostro giudizio positivo sul libro di MaurizioArduino "Il bambino che parlava con la luce" sia condivisoda tante autorevoli personalita', che contribuiranno a farne un bestseller non solo per addetti ai lavori, ma per ogni cittadino di buonavolonta'. Solo con la diffusione generalizzata della conoscenza e delle buone prassi sipuo' sperare in una inclusione sociale vera e non illusoria.Di sotto un elenco di appuntamenti culturali /di divulgazionescientifica nei quali Maurizio parlera' del suo libro in particolaree dell' autismo in generale. FestivalComunicazione di Camogli http://www.festivalcomunicazione.it/ospiti-2015 nella sessione: LINGUAGGIO SCIENTIFICO Come comunicare le nuove frontiere della ricerca e diffondere la cultura scientifica e come affrontare i grandi temi della tecnologia per l’uomo: ne parleranno il giornalista Piero Angela (Il linguaggio degli oggetti); il biologo Stefano Angelini (Buono per il mare, buono per tutti); lo psicologo Giuseppe Maurizio Arduino (Il linguaggio di chi non ha parole e altre forme di comunicazione nel caso dell’autismo); il matematico Claudio Bartocci (Inventare analogie tra analogie: creatività e pensiero matematico); l’esperto di bioetica Gilberto Corbellini (Comunicare la scienza nell’età del relativismo: informazione, disinformazione e percezione); il fisico del CERN Marco Delmastro (Si può spiegare il bosone di Higgs?); il geologo Mario Tozzi (Il linguaggio delle catastrofi). ilFestival PordenoneLegge DOMENICA20 SETTEMBRE 2015 , con Cinzia RaffinPalazzodella Provincia http://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2015/autori/2223-Maurizio-Ard... ilPsicologia Umbria FestivalFoligno,10 ottobre http://www.ordinepsicologiumbria.it/images/pdf/PROGRAMMA_PSICOLOGIA_UMBRIA_F... Il Giovedì 20 Novembre 2014 14:25, daniela marianicerati <[email protected]> ha scritto: Spesso sidice che l’ostacolo principale all’erogazione degli interventi ottimali è lascarsità di risorse economiche. Io credo cheil principale ostacolo sia la forza d’inerzia. Si continuaa offrire trattamenti inesistenti nelle linee guida solo perché lo si è semprefatto.Nella Sanitàsi fa ambulatorio.Gli utentidevono raggiungere i terapeuti e i terapeuti li aspettano nel loro abitacolo. Venendo all’autismo:una delle difficoltà più diffuse è quella di non sapere generalizzare, per cuic’è il rischio che un’abilità acquisita in un ambulatorio venga spesa solo inquell’ambulatorio. E allora bisogna invertire il senso di marcia. Non più l’utenteche va al terapeuta ma viceversa. In questo modo il bambino acquisirà icomportamenti desiderati ed estinguerà quelli indesiderati nel luogo stesso incui poi dovrà spendere queste abilità.Il terapeutadovrà fare una scala di priorità, calarsinegli ambienti di vita del bambino, ascoltare gli adulti di riferimento, stabiliredegli obiettivi e delle strategie per realizzarli e poi insegnare ai naturalieducatori (genitori e insegnanti) tali strategie. Il tutto da riattualizzarecon consulenze ravvicinate. E’ quelloche da decenni si fa a Mondovì al servizio dell’ASL in cui lavora MaurizioArduino il quale, invece di raccogliere la sua esperienza in un noioso manualeper addetti ai lavori, l’ha raccontata in quattro storie vere o verosimili dibambini che, pur avendo la stessa diagnosi, rappresentano quattro facce diversedello spettro.Chi non sacosa sia l’autismo leggendo il libro lo impara in modo realistico per quelloche esso vuol dire nella vita quotidiana e nel passare degli anni dallafanciullezza all’adolescenza all’età adulta. Chi ha responsabilità nella Sanità ha un modellodi come i terapeuti possono operare non solo in ambulatorio, ma soprattuttonelle case, nelle scuole, nelle palestre. E non solo con appuntamentiprogrammati, ma anche al bisogno, accorrendo agli SOS che insegnanti e genitorimandano in quei momenti di crisi che rappresentano delle vere e proprie emergenze. Il libro èintitolato “Il bambino che parlava con la luce”, l’autore è Maurizio Arduino el’editore è Einaudi.
participants (5)
-
ANGSA - RAVENNA -
benedetta demartis -
daniela marianicerati -
Francesca Montana -
Francesco Barale