La nostra Società e, purtroppo, anche il Servizio Sanitario Nazionale ha orrore della cronicità e, ancor più, dell’insufficienza mentale. E’ una realtà dalla quale rifugge. Ben pochi hanno il coraggio di parlarne. Tra questi fanno eccezione, in Italia, Mauro Paissan, autore de “Il mondo di Sergio” http://www.angsaonlus.org/mondo_sergio.pdf e, in Francia, Sandrine Bonnaire, regista del film “Elle s’appelle Sabine” http://www.youtube.com/watch?v=uyG1giBUx9E&feature=email Nel libro di Paissan, a pagina 124, si legge “E’ sempre il padre a stilare una lista di farmaci che gli sono stati prescritti negli anni e che, nel caso specifico di Sergio, si sono dimostrati inefficaci, nocivi o con effetto paradosso. Questo un elenco incompleto: Neuleptil, Acutilfosforo, Mogadon, Serenase, Caducid, Matar, Moditen, Tavor, Melleril, Valium, Haldol, decanoas R, Tavor 2,5, Akineton, Gamibetal, Semap, Entumin, Rivotril, trilafon, Minias, Tegretol, EN, Risperdal, Disipal, Depakin” Nel film della Bonnaire è evidente che la metamorfosi di Sabine da ragazzina agile e snella a donna obesa e parkinsoniana è effetto dei neurolettici. Chi ha dimestichezza con la psichiatria adulti è abituato a vedere dei giovani schizofrenici diventati obesi e parkinsoniani. Questo è il prezzo da pagare per liberarsi delle allucinazioni e dai deliri. Ma le persone con autismo, a fronte dei gravissimi effetti collaterali, quali vantaggi traggono dai neurolettici? Si dice che una indicazione ai neurolettici sia la presenza di gravi comportamenti problema, in particolare l’aggressività. Ma se cerchiamo la “evidence” alla base di questa abitudine prescrittiva così devastante, non solo troviamo poco, ma troviamo indicazioni contrarie. Scriveva Stefano Palazzi il 4 agosto 2009 su questo forum “Per quanto non sia possibile assimilare i disturbi autistici alla generalità delle disabilità intellettive, segnalo il sito dove scaricare gratuitamente un articolo del 2009 su: */Neuroleptics in the treatment of aggressive challenging behaviour for people with intellectual disabilities: a randomised controlled trial /*http://www.hta.ac.uk/fullmono/mon1321.pdf Traduco dalle conclusioni: /In questo studio clinico non vi sono prove che il risperidone o l'olanzapina, somministrate in dosi considerate basse, diano vantaggi rispetto al placebo nel breve o lungo periodo per il trattamento dei comportamenti aggressivi problematici in soggetti disabili mentali. A quattro settimane il placebo risultava maggiormente efficace nel ridurre il comportamento aggressivo” Segnalo poi il seguente articolo: Tierney E et al, Parent satisfaction in a multi-site acute trial of risperidone in children with autism: a social validity study, Psychopharmacology (Berl). 2007 Mar;191(1):149-57. Gli autori hanno valutato il livello di soddisfazione dei genitori che hanno partecipato ad una sperimentazione del risperidone verso placebo. La grande maggioranza di loro risulta molto soddisfatta, ma senza nessuna correlazione tra il grado di soddisfazione e l’appartenenza del figlio al gruppo di trattamento o a quello placebo “Of these, 80.0 to 96.8%, expressed satisfaction with their child’s research participation regardless of treatment outcome or assignment to active drug or placebo” La soddisfazione dei genitori è in rapporto con le attenzioni che hanno ricevono durante la sperimentazione, con l’opportunità di avere una buona comunicazione con i ricercatori , con la formazione che hanno ricevuto grazie alla partecipazione alla sperimentazione. Il fatto che la soddisfazione dei genitori non sia in relazione con l’appartenenza al gruppo placebo o alla terapia col farmaco attivo fa pensare che non ci sia stato un impatto significativo del farmaco sulla qualità di vita della famiglia. Insomma. Le persone con autismo, soprattutto adulte, ricevono molti psicofarmaci, hanno molti effetti collaterali indesiderati, molti effetti paradossi e, in troppi casi, nessun vantaggio. Sino ad ora si è praticata la politica dello struzzo. Sarebbe bene cominciare ad affrontare il problema facendolo emergere dal sommerso. Con la speranza che in un futuro non troppo lontano siano disponibili farmaci mirati sui sintomi nucleari dell’autismo che migliorino davvero la qualità della vita, così come avviene per altre condizioni patologiche, a cominciare dalla schizofrenia.
Penso con terrore a quando mio figlio tra non molto sarà adulto e a quelle che sono le alternative di vita ... Provo un enorme vuoto e un grande senso di impotenza... ho lavorato per lui e con lui per tutti questi anni (15) e se penso al dopo la scuola.... Patrizia -------Messaggio originale------- Da: daniela marianicerati Data: 19/01/2012 23.04.08 A: lista autismo-biologia Oggetto: [autismo-biologia] ancora sugli psicofarmaci La nostra Società e, purtroppo, anche il Servizio Sanitario Nazionale ha orrore della cronicità e, ancor più, dell’insufficienza mentale. E’ una realtà dalla quale rifugge. Ben pochi hanno il coraggio di parlarne. Tra questi fanno eccezione, in Italia, Mauro Paissan, autore de “Il mondo di Sergio” http://www.angsaonlus.org/mondo_sergio.pdf e, in Francia, Sandrine Bonnaire, regista del film “Elle s’appelle Sabine” http://www.youtube.com/watch?v=uyG1giBUx9E&feature=email Nel libro di Paissan, a pagina 124, si legge “E’ sempre il padre a stilare una lista di farmaci che gli sono stati prescritti negli anni e che, nel caso specifico di Sergio, si sono dimostrati inefficaci, nocivi o con effetto paradosso. Questo un elenco incompleto: Neuleptil, Acutilfosforo, Mogadon, Serenase, Caducid, Matar, Moditen, Tavor, Melleril, Valium, Haldol, decanoas R, Tavor 2,5, Akineton, Gamibetal, Semap, Entumin, Rivotril, trilafon, Minias, Tegretol, EN, Risperdal, Disipal, Depakin” Nel film della Bonnaire è evidente che la metamorfosi di Sabine da ragazzina agile e snella a donna obesa e parkinsoniana è effetto dei neurolettici. Chi ha dimestichezza con la psichiatria adulti è abituato a vedere dei giovani schizofrenici diventati obesi e parkinsoniani. Questo è il prezzo da pagare per liberarsi delle allucinazioni e dai deliri. Ma le persone con autismo, a fronte dei gravissimi effetti collaterali, quali vantaggi traggono dai neurolettici? Si dice che una indicazione ai neurolettici sia la presenza di gravi comportamenti problema, in particolare l’aggressività. Ma se cerchiamo la “evidence” alla base di questa abitudine prescrittiva così devastante, non solo troviamo poco, ma troviamo indicazioni contrarie. Scriveva Stefano Palazzi il 4 agosto 2009 su questo forum “Per quanto non sia possibile assimilare i disturbi autistici alla generalità delle disabilità intellettive, segnalo il sito dove scaricare gratuitamente un articolo del 2009 su: */Neuroleptics in the treatment of aggressive challenging behaviour for people with intellectual disabilities: a randomised controlled trial /*http://www.hta.ac.uk/fullmono/mon1321.pdf Traduco dalle conclusioni: /In questo studio clinico non vi sono prove che il risperidone o l'olanzapina, somministrate in dosi considerate basse, diano vantaggi rispetto al placebo nel breve o lungo periodo per il trattamento dei comportamenti aggressivi problematici in soggetti disabili mentali. A quattro settimane il placebo risultava maggiormente efficace nel ridurre il comportamento aggressivo” Segnalo poi il seguente articolo: Tierney E et al, Parent satisfaction in a multi-site acute trial of risperidone in children with autism: a social validity study, Psychopharmacology (Berl). 2007 Mar;191(1):149-57. Gli autori hanno valutato il livello di soddisfazione dei genitori che hanno partecipato ad una sperimentazione del risperidone verso placebo. La grande maggioranza di loro risulta molto soddisfatta, ma senza nessuna correlazione tra il grado di soddisfazione e l’appartenenza del figlio al gruppo di trattamento o a quello placebo “Of these, 80.0 to 96.8%, expressed satisfaction with their child’s research participation regardless of treatment outcome or assignment to active drug or placebo” La soddisfazione dei genitori è in rapporto con le attenzioni che hanno ricevono durante la sperimentazione, con l’opportunità di avere una buona comunicazione con i ricercatori , con la formazione che hanno ricevuto grazie alla partecipazione alla sperimentazione. Il fatto che la soddisfazione dei genitori non sia in relazione con l’appartenenza al gruppo placebo o alla terapia col farmaco attivo fa pensare che non ci sia stato un impatto significativo del farmaco sulla qualità di vita della famiglia. Insomma. Le persone con autismo, soprattutto adulte, ricevono molti psicofarmaci, hanno molti effetti collaterali indesiderati, molti effetti paradossi e, in troppi casi, nessun vantaggio. Sino ad ora si è praticata la politica dello struzzo. Sarebbe bene cominciare ad affrontare il problema facendolo emergere dal sommerso. Con la speranza che in un futuro non troppo lontano siano disponibili farmaci mirati sui sintomi nucleari dell’autismo che migliorino davvero la qualità della vita, così come avviene per altre condizioni patologiche, a cominciare dalla schizofrenia.
Condivido e apprezzo la lucidita' del riassunto e la preoccupazione testimoniata. Il grande quesito e' come uscire dall'impasse che le scontate disamine e perenni precisazioni sembrano sottendere. L'evidente deriva terapeutica descritta, risulta sostanzialmente comune e persino tollerata se non proprio favorita e protocollata, in nome delle peraltro oggettive difficoltà che si incontrano nella gestione degli ospiti (con DSA), specie se accolti in strutture residenziali. Questa deriva non sembra facilmente risolvibile. Purtroppo dipende da una serie complessa di ragioni e responsabilità a piu' livelli che sarebbe opportuno dibattere. Tra queste, quelle che personalmente vedo: -uno scarso livello diagnostico ma ancor più "terapeutico", in ambito neuropsichiatrico infantile, induce i genitori ad un "fai da te" spesso accondiscendente e tutelante i meccanismi piu' retrivi e rigidi della sd. Carenza che produce cattive prassi, confusione gestionale, problematiche nelle problematiche e avvia la richiesta di delega e lo stallo educativo (altrimenti possibile e francamente correttivo e ridimensionante gli eccessi comportamentali che andranno poi a giustificare la deriva stessa) che si riproduce a macchia d'olio, nelle diverse espressioni di presa in carico proprio a causa della ricaduta comportamentale alla non ottimale gestione (negli anni) del disabile. - il pessimo cambio di cursore culturale, interpretativo, valutativo, nosografico e terapeutico tra neuropsichiatria infantile e psichiatra adulta (una banale e trattabilissima "stereotipia ideativa" diventa improvvisamente ed inappellabilmente "delirio psicotico" con le immediate ricadute terapeutiche; possibili brusche reazioni, al cambio improvviso e inatteso di un permanere ore senza proposte (colpevolmente abbandonati al nirvana patologico a cui sono solito dedicarsi), diventa un inaccettabile e drammatica reazione avversativa con aspetti psicotici e aggressivita' incontrollata; ecc. Che impone trattamenti adegati... Sembra assurdo, quello che in famiglia si gestiva con estrema tranquillità anche se impropriamente (dal punto di vista abilitativo) diventa improvvisamente ingestibile ( o meglio gestibile ma in altro modo) in strutture specializzate piene di specialisti ed esperti del problema. E tutto il possibile bagaglio di nozioni e competenze (incongrue) psichiatriche si riduce a progressivi carichi farmacologici per sedare, contenere, limitare ( aprendo ulteriori se non proprio infiniti spazi a nuovo (farmacologico) vuoto di proposte, occupazioni, abilitazione.. a sua volta origine del danno che le ha avviate. - una propensione (apparentemente senza alternative) all'approccio farmacologico da parte della psichiatria, priva di scienza abilitativa riconosciuta (per il DPS) e incapace di una coerenza di indagine e verifica della reale indicazione delle molecole somministrate. Determinazione a somministrare preceduta da un inclusione nosografica della sintomatologia specifica dell'autismo che andrebbe scritta da capo, proprio a causa della peculiarita' del funzionamento e delle profonde incompatibilità con i quadri che tipicamente descrivono i sintomi psichiatrici a cui si vogliono assimilare quelli autistici. Inascoltati. Faccio comunque appello agli scienziati che ancora amano porsi domande, quelli che credono sia fondamentale la lode al dubbio, impegnatevi ad osservare e distinguere attentamente i sintomi nei quadri di autismo. A vedere come lavorando questo mutino e risentano di approcci che nulla hanno a che fare con a farmacopea specialistica psichiatrica. Riscrivete la nosografia. Distingueteli da quella psichiatrica, non per bigotta pedanteria, ma per onorare la precisione della Scienza. Tiziano Gabrelli
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Le raccomandazioni delle linee guida, dovendo rispecchiare quanto tutto il gruppo degli estensori condivide, lasciando perdere le idee personali di ciascuno, sono così scarne che sembrano quasi ovvie e banali. Copio una raccomandazione dal riassunto che della linea guida inglese uscita lo scorso mese http://publications.nice.org.uk/autism-cg170fa il British Medical Journal (BMJ 2013;347:f4865 doi: 10.1136/bmj.f4865 (Published 28 August 2013) Access to health and social care services •Ensure that all children and young people with autism have full access to health and social care services, including mental health services, regardless of their intellectual ability or any coexisting diagnosis. [Based on qualitative studies of the experience of care and the experience and expert opinion of the Guideline Development Group (GDG)] Mia traduzione Accesso ai servizi sanitari e sociali - Assicurarsi che tutte le persone con autismo (bambini e giovani adulti) abbiano pieno accesso ai servizi sanitari e sociali, inclusi i servizi di salute mentale, indipendentemente dalla loro abilità intellettiva o da qualunque coesistente diagnosi. La sottolineatura del diritto all’accesso ai servizi di salute mentale anche per chi ha una disabilità intellettiva sembra ovvia e invece è molto opportuna perché nella realtà assistiamo a una omissione di soccorso o a una diffusa mala pratica nella gestione farmacologica della frequente comorbilità psichiatrica associata all’autismo. Se al momento attuale non abbiamo la pillola per l’autismo, abbiamo un ricco armamentario terapeutico per i disturbi d’ansia e di depressione. Ma se questi disturbi si presentano in una persona con autismo, o non vengono né diagnosticati né curati, o un esperto lontano dalla residenza della famiglia prescrive degli psicofarmaci senza curarsi di farne, lui o un collega vicino alla famiglia, il monitoraggio. L’uso di farmaci in un terreno neurobiologico compromesso è difficile e problematico, ma questo non esime dalla cura di patologie curabili. Le famiglie, soprattutto degli adulti con autismo, si sentono e sono abbandonate. Devono affrontare problemi gravissimi e, alla domanda, “Sul territorio chi vi segue?”la risposta è quasi sempre “Nessuno” ________________________________ Da: daniela marianicerati <[email protected]> A: lista autismo-biologia <[email protected]> Inviato: Giovedì 19 Gennaio 2012 23:03 Oggetto: [autismo-biologia] ancora sugli psicofarmaci La nostra Società e, purtroppo, anche il Servizio Sanitario Nazionale ha orrore della cronicità e, ancor più, dell’insufficienza mentale. E’ una realtà dalla quale rifugge. Ben pochi hanno il coraggio di parlarne. Tra questi fanno eccezione, in Italia, Mauro Paissan, autore de “Il mondo di Sergio” http://www.angsaonlus.org/mondo_sergio.pdf e, in Francia, Sandrine Bonnaire, regista del film “Elle s’appelle Sabine” http://www.youtube.com/watch?v=uyG1giBUx9E&feature=email Nel libro di Paissan, a pagina 124, si legge “E’ sempre il padre a stilare una lista di farmaci che gli sono stati prescritti negli anni e che, nel caso specifico di Sergio, si sono dimostrati inefficaci, nocivi o con effetto paradosso. Questo un elenco incompleto: Neuleptil, Acutilfosforo, Mogadon, Serenase, Caducid, Matar, Moditen, Tavor, Melleril, Valium, Haldol, decanoas R, Tavor 2,5, Akineton, Gamibetal, Semap, Entumin, Rivotril, trilafon, Minias, Tegretol, EN, Risperdal, Disipal, Depakin” Nel film della Bonnaire è evidente che la metamorfosi di Sabine da ragazzina agile e snella a donna obesa e parkinsoniana è effetto dei neurolettici. Chi ha dimestichezza con la psichiatria adulti è abituato a vedere dei giovani schizofrenici diventati obesi e parkinsoniani. Questo è il prezzo da pagare per liberarsi delle allucinazioni e dai deliri. Ma le persone con autismo, a fronte dei gravissimi effetti collaterali, quali vantaggi traggono dai neurolettici? Si dice che una indicazione ai neurolettici sia la presenza di gravi comportamenti problema, in particolare l’aggressività. Ma se cerchiamo la “evidence” alla base di questa abitudine prescrittiva così devastante, non solo troviamo poco, ma troviamo indicazioni contrarie. Scriveva Stefano Palazzi il 4 agosto 2009 su questo forum “Per quanto non sia possibile assimilare i disturbi autistici alla generalità delle disabilità intellettive, segnalo il sito dove scaricare gratuitamente un articolo del 2009 su: */Neuroleptics in the treatment of aggressive challenging behaviour for people with intellectual disabilities: a randomised controlled trial /*http://www.hta.ac.uk/fullmono/mon1321.pdf Traduco dalle conclusioni: /In questo studio clinico non vi sono prove che il risperidone o l'olanzapina, somministrate in dosi considerate basse, diano vantaggi rispetto al placebo nel breve o lungo periodo per il trattamento dei comportamenti aggressivi problematici in soggetti disabili mentali. A quattro settimane il placebo risultava maggiormente efficace nel ridurre il comportamento aggressivo” Segnalo poi il seguente articolo: Tierney E et al, Parent satisfaction in a multi-site acute trial of risperidone in children with autism: a social validity study, Psychopharmacology (Berl). 2007 Mar;191(1):149-57. Gli autori hanno valutato il livello di soddisfazione dei genitori che hanno partecipato ad una sperimentazione del risperidone verso placebo. La grande maggioranza di loro risulta molto soddisfatta, ma senza nessuna correlazione tra il grado di soddisfazione e l’appartenenza del figlio al gruppo di trattamento o a quello placebo “Of these, 80.0 to 96.8%, expressed satisfaction with their child’s research participation regardless of treatment outcome or assignment to active drug or placebo” La soddisfazione dei genitori è in rapporto con le attenzioni che hanno ricevono durante la sperimentazione, con l’opportunità di avere una buona comunicazione con i ricercatori , con la formazione che hanno ricevuto grazie alla partecipazione alla sperimentazione. Il fatto che la soddisfazione dei genitori non sia in relazione con l’appartenenza al gruppo placebo o alla terapia col farmaco attivo fa pensare che non ci sia stato un impatto significativo del farmaco sulla qualità di vita della famiglia. Insomma. Le persone con autismo, soprattutto adulte, ricevono molti psicofarmaci, hanno molti effetti collaterali indesiderati, molti effetti paradossi e, in troppi casi, nessun vantaggio. Sino ad ora si è praticata la politica dello struzzo. Sarebbe bene cominciare ad affrontare il problema facendolo emergere dal sommerso. Con la speranza che in un futuro non troppo lontano siano disponibili farmaci mirati sui sintomi nucleari dell’autismo che migliorino davvero la qualità della vita, così come avviene per altre condizioni patologiche, a cominciare dalla schizofrenia. _______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Per cancellarsi dalla lista inviare un messaggio a: [email protected]
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daniela marianicerati -
Patrizia Labombarda -
Tiziano Gabrielli