Facendo seguito a quanto scritto da Daniela Mariani Cerati sul tema Neurodiversità , Autismi a basso e alto funzionameno e la visione che appare sui mass media in merito alle persone definibili come affette da Disturbi dello Spettro Autistico inoltro una breve riflessione. Anche per quanto mi riguarda non trovo proficuo se non, spesso, dannoso mettere tutto insieme, in particolare quando si parla di Neurodiversità, come se evocare questo termine mettesse fine a gran parte delle difficoltà e dei limiti dei soggetti affetti da ASD , come se fosse un'incapacità da parte nostra a mettersi nei loro panni , a capire la loro diversità , enfatizzando al contrario tutte le loro abilità e talenti eccezionali. In parte può essere vero ma ... Il concetto va indagato nella sua complessità accanto al tema dell'Autismo ad Alto Funzionamento. Bisogna distinguere fra i soggetti ad alto funzionamento che continuano tuttavia a mantenere caratteristiche di Autismo e soggetti che sono caratterizzati da qualche difficoltà sociale ma se la cavano bene o abbastanza bene nella vita di tutti i giorni . E non sono certa che quest'ultima categoria includa in una diagnosi categoriale tutti i soggetti con S. di Asperger. Ovvero anche rispetto ai Soggetti definibili come affetti da S. di Asperger esistono molto livelli di competenza sociale. E purtroppo molti dei bambini da noi inquadrati come S. di Asperger hanno significative difficoltà sul versante sociale e tendono ad "apparire" piuttosto neutri sul versante emotivo. Definirli solo come neurodiversi ritengo sia riduttivo e non li aiuti soprattutto. A costo di apparire impopolare credo che si possa affermare che un conto sono le battaglie sulla "terminologia" e un conto è la vita di tutti i giorni con tutte le sue ambiguità , le sue lotte , le nostre carenze e il quotidiano faticoso reale vivere. La terminologia può essere una premessa, spesso non si riesce a fare un secondo passaggio . Per quanto riguarda poi i soggetti Affetti da Autismo ma definibili ad alto funzionamento ( che molta letteratura distingue rispetto alla Sindrome di Asperger e noi anche) , costoro presentano un forte impairment sul versante sociale di comunicazione e ristrettezza di interessi e come tali si trovano ad affrontare non poche difficoltà nelle vita di tutti i giorni, anche perchè avere un QI elevato non significa chiaramente, essere poi competente nel saper fare sociale , anzi.. E lo sanno bene i genitori di quei bambini che faticano con i compagni e con loro come genitori, per incapacità a comprendere aspetti, per noi banali, che sottendono le nostre relazioni. E per finire andrebbe fatta una netta distinzione rispetto alle forme di ASD con disabilità intellettiva e/o con quadri sindromici. Bisognerebbe cioè dare maggior rilievo alla diagnosi eziologica, che di solito è genetica. Ovvero prima di dire "è autistico" andrebbe detto "è portatore di una Sindrome X fragile e ha in comorbidità [o presenta] alcuni comportamenti autistici" (vedere su questo tema un bell'articolo di Christopher Gillberg del 2014 riguardante l'"autism plus"). Infatti quanto si va a proporre sul versante abilitativo dovrebbe tenere in considerazione la diagnosi eziologica principale per gli aspetti specifici legati ad essa (per es. i soggetti con Sindrome X fragile spesso hanno anomalie EEG o anche crisi epilettiche, una forte irritabilità ed alcuni di questi elementi tendono a mitigarsi nel tempo). Quindi differenza di percorsi evolutivi e differenza di prognosi a lungo termine , almeno per quanto possiamo sapere attualmente sull'evoluzione dei quadri di AUTISMO ....purtroppo ancora troppo poco. Ma se continuiamo a tenere tutto insieme almeno sul versante ricerca probabilmente faremo fatica a compiere decisivi progressi. Dott.ssa Paola Visconti Responsabile Centro ASD UOC NPI /IRCCS-ISNB Ospedale Bellaria Bologna