Direi che Antonio e Barbara hanno ragione. Il concetto di co-terapeuta ha altri significati come, del resto, quello di "mediazione" appartiene ad un processo cognitivista piuttosto denso di sensi. Ma, si naviga molto nel superficiale e nell'improvvisato. Le soluzioni posticce e sostitutive (sostitutive del training educativo diretto) sono poco utili. Soluzione sostitutiva è anche il ricorso alle immagini (schede, app, leggo io per te, guarda qui e dimmi cosa vuoi...). Il soggetto in Spettro ha bisogno di potenziare le funzioni, non supplirle, tranne in casi gravi e di pluripatologie o età adulta. Il valore di un "Metodo" o di un "Programma" è correlato all'età ed allo scopo. Non è assoluto, ma pur sempre deve essere professionale. Per questo, per tornare ad una discussione di tempo fa, non ci si deve disturbare per le incertezze del paradigma dello "spettro" e delle delimitazioni dei tre livelli, poiché la materia (neurofisiologica, pedagogica e psicologica) è in movimento ed è connotata da complessità delle variabili. Prof. Piero Crispiani Il 01/07/2023 12:02, barbara vietina ha scritto:
Buongiorno. Sono un genitore e concordo totalmente con quanto scritto da Antonio. Il carico emotivo è talmente grande che i genitori hanno bisogno di sostegno e non possono caricarsi di un ruolo che non è il loro e che presuppone una formazione seria e approfondita. Altra cosa è, come dice Antonio, che i genitori abbiano delle indicazioni su come relazionarsi coi figli, indicazioni che devono essere condivise con gli altri soggetti che gravitano sul bambino/a. Immaginate poi la frustrazione di una terapia mediata dal genitore che non porti i risultati sperati...
Saluti e grazie per gli spunti sempre interessanti della lista. Barbara
Il Sab 1 Lug 2023, 11:47 antonio leonardo fiorentino <[email protected]> ha scritto:
Buongiorno la chiamano terapia mediata dai genitori (TMG) e noto che negli ultimi anni la stanno promuovendo (direi in modo ingannevole) come la soluzione low cost....eureka!
Essere genitori di per sé è arduo...non è un caso se la natalità è in picchiata nel nostro paese
Essere genitori di bambini disabili non è arduo, alle volte per alcuni genitori può essere impossibile: spesso ho sentito di papà o mamme che di fronte al fardello dell'autismo hanno letteralmente lasciato la propria famiglia adottando la strategia della fuga, per non parlare dei casi estremi e tutti più o meno leggiamo le notizie di cronaca.
Aggiungo, essere genitori e crescere un figlio disabile è ancora più difficile se ci sono altri figli con mille variabili da gestire in un contesto sociale che non ti aiuta ed in cui se ti va bene conservi il posto di lavoro magari rinunciando ad una crescita professionale per dedicarti alla famiglia dovendo lottare su più fronti: scuola, inps, asl, etc etc
detto ciò, alcuni mi parlano della terapia mediata e di come questa possa rappresentare la soluzione migliore....
Le mie riflessioni: - un genitore prima di tutto è un genitore e tale deve restare: sbaglio o non è consentito ad un chirurgo di intervenire su un parente per un evidente conflitto di interesse emotivo? allo stesso modo un maestro non potrà avere tra i suoi allievi i propri figli....perché dunque pretendere che il genitore sia anche terapista? - all inizio mi hanno invitato ad osservare gli interventi da uno specchio finto: lo avrò fatto diverse sedute io come la mamma (almeno una dozzina). Stia qui e osservi: non mi hanno dato slides, manuali o libri da leggere...una chiacchiera veloce post terapia tutto qui: mi hanno chiesto semplicemente di osservare, attività abbastanza semplice. Osservare per imitare così come mio figlio avrebbe dovuto fare a sua volta: osservare e imitare (scusate se semplifico). Questo approccio (non è anche questo TMG?) è stato quello giusto, dal mio punto di vista. - voler caricare i genitori del fardello della riabilitazione lo trovo inappropriato e semplicistico: il genitore deve essere un partner, il partner principale del team ma non chiedetegli di fare in esclusiva la terapia: lo stress, la resistenza/resilienza di un genitore ha dei limiti - già i problemi sono tanti: lottare con l Inps quando ti negano i diritti (mio figlio è alla terza revisione come se l'Inps si aspettasse la scomparsa dello spettro da un momento all'altro) lottare con la scuola, con un welfare sociale che già non è ottimale dunque accollare ai genitori il welfare sanitario mi sembra una follia di comodo per taluni punto di vista
sia chiaro, i genitori devono svolgere la loro parte e fornire un contributo che va ben oltre l'esser genitori di un figlio neurotipico, ben venga il coinvolgimento "light" (osservazione in "acquario", partecipazioni a sessioni di confronto con altri genitori, etc) ma per favore, non pensate che i genitori debbano fare da terapisti
ripeto, a scanso di equivoci, ben venga la formazione del genitore per istruirlo (soprattutto nelle fase iniziale di crescita) su come giocare con i propri figli, come stimolare la loro attenzione, come correggere e gestire situazioni difficili...alle volte tutto questo avviene da autodidatti perché c'è uno spirito di adattamento che i genitori devono sviluppare e spesso sono i genitori a dover istruire i terapisti su come dover approcciare soprattutto quando questi stanno per iniziare un intervento per la prima volta
Preoccupiamoci dunque per favore del contesto scuola: è lì che i nostri figli trascorrono i 2/3 della loro vita, perché non sento parlare della terapia mediata dagli insegnanti o dagli aec o dagli assistenti alla comunicazione? di questo vorrei sentire parlare....
Se poi pensate di dover delegare ai genitori anche l'approccio riabilitativo allora mettetevi d'accordo con il welfare perché un genitore ha tantissime altre incombenze da seguire soprattutto quando è genitore di un figlio disabile e gli appuntamenti/preoccupazioni/scadenze non finiscono mai
Pensate che un genitore possa fare tutto questo? magari qualcuno (pochi) potrebbero essere in grado ma allora poiché dovrà rinunciare a tante cose (lavoro, tempo da dedicare ad altro, ad altri figli, etc etc) prima di proporre la TMG a date dall'INPS e concordate di istituire un indennità da riconoscere ai genitori che possono fare la TMG (magari hanno un figlio unico e sono liberi professionisti potendo gestire il proprio tempo anche lavorativo).
Questo è il punto di vista di un genitore. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i professionisti del welfare e dell'area socio-sanitaria e perché no avere il punto di vista anche di altri genitori.
Saluti Antonio f.
_______________________________________________ Lista di discussione autismo-biologia [email protected] Autismo-biologia e' una lista di discussione promossa dall' A.P.R.I., Associazione Cimadori per la ricerca italiana sulla sindrome di Down, l'autismo e il danno cerebrale. www.apriautismo.it <http://www.apriautismo.it>
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