Mi pare che l'articolo segnalato da Daniela riporti anche effetti secondari non proprio trascurabili, come un aumento di peso notevole se rapportato all'età dei soggetti ed al tempo di somministrazione. Mi domando se uno dei problemi non risolti sia l'impossibilità pratica, per i medici prescrittori, di controllare anche il contesto di vita e gli interventi educativi che si possono praticare in parallelo o in alternativa alla sperimentazione farmacologica. Molte persone con autismo presentano difficoltà di concentrazione, di spostamento o divisione dell'attenzione, di evocazione e/o manipolazione di immagini mentali, ecc. che rendono OBIETTIVAMENTE PENOSE per loro le interruzioni in corso di attività, gli imprevisti anche banali e cosi via. Un ambiente ben organizzato ed attento ad evitare il più possibile tali esperienze penose e la frustrazione degli insuccessi puo' ridurre notevolmente le occasioni di "irritazione" in senso lato. La possibilità (da insegnare ed apprendere) di comunicare e eventualemnte "sfogare" eventuali frustrazioni con modalità accettabili e comunque non pericolose puo' a sua volta fare la differenza... Ma temo che sia obiettivamente difficile condurre sperimentazioni che possano prendere in conto anche queste variabili. E' stato tentato ? Luciana Bressan Segnalo la pubblicazione del seguente lavoro
PEDIATRICS Vol. 124 No. 6 December 2009, pp. 1533-1540 (doi:10.1542/peds.2008-3782) Aripiprazole in the Treatment of Irritability in Children and Adolescents With Autistic Disorder Randall Owen, MDa, Linmarie Sikich, MDb, Ronald N. Marcus, MDa, Patricia Corey-Lisle, PhDa, George Manos, PhDa, Robert D. McQuade, PhDc, William H. Carson, MDc and Robert L. Findling, MD
http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/124/6/1533
Il farmaco è risultato superiore al placebo nel diminuire i sintomi da irritabilità , termine col quale gli autori intendono âtantrums, aggression, self-injurious behavior, or a combination of theseâ
Copio dal lavoro alcuni stralci per fare poi qualche osservazione.
Questo e altri lavori eseguiti secondo le regole condivise della sperimentazione non giustificano il trionfalismo che abbiamo sentito riferire qualche mese fa da Simonetta da parte di un clinico proprio su questo farmaco. Invitano invece ad una grande prudenza e ad un monitoraggio stretto e attento, ogniqualvolta i sintomi di irritabilità in un bambino o adolescente con autismo sono tanto gravi da giustificare il ricorso ai neurolettici
Alla prossima Daniela
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