Gentile Signora, anche noi abbiamo fatto le tappe che lei descrive. L' unica differenza consiste nell' inizio in cui bisogna a tutti i costi vincere il mutismo degli autistci: noi abbiamo seguito un altro metodo che, ad essere sinceri, e' un metodo che fa ``tremare le vene e i polsi'' tanto per usare le parole di padre Dante. Il metodo si puo' fare risalire alla Sinagoga ove si ``curavano'' i malati di mente (=nel medioevo queste malattie erano imputate al demonio). Il metodo consiste nel bloccare il malato (nel caso nostro l' autistico) e parlare con calma esigendo che egli prestasse la sua attenzione a quello che chiedevamo. Non vi dico le scene: urli, strepiti, il cercare di sfuggire il nostro sguado etc. fintanto che, quasi per miracolo, il bambino si rilassava e cominciava a incrociare il suo con il nostro sguardo. Dopo circa un mese questo essere costretto a guardare fisso colui che gli parlava e' preso dal bambino come un gioco....e pure si divertiva pure.! A questo punto e' inutile proseguire e si puo' passare alla fase due che consiste il presentare l' immagine di un oggetto con sotto scritto il nome (ad esempio un fiore (imagine) con sottoscritto la parola FIORE). Questo metodo, cosi' semplice, conduce il bambino ad imparare a leggere...nostro figlio (che ora ha 35 anni) dopo l' acquisizione della parola (parla male ma parla con il metodo a suo tempo applicatogli all' eta' di 8 anni...prima era completamente muto!) ha imparato a leggere e a scrivere in tre mesi. Queto metodo fu applicato dal Prof. Zappella; anche egli era molto perplesso della rudezza del metodo (ma che funziona!!) e lo abbandono' dopo averlo applicato ad alcuni casi tra i quali nostro figlio. Il metodo come lei dice funziona: e' un peccato che nessuno degli studiosi abbia tentato di capire il PERCHE' funziona (satana o non satana!!). Questo e' un problema che mi ha sempre assillato in questi 35 anni ed ho tentato (io non sono medico, logopedista etc.) di capirci qualche cosa. Il problema dell' autismo puo' essere percorso in varie direzioni ma nessuna e' la vincente. Io ho cercato di partire dalla biologia del sistema nervoso e ho riassunto quello a cui sono arrivato in un file sul sito http://xoomer.virgilio.it/bioresautism/ dal titolo ``Sulla origine dell' Autismo'' (e si trova anche in inglese ``On the Origin of Autism'') che puo' essere scaricato come un file .pdf. In soldoni l' ipotesi parte da una idea di Darwin secondo la quale si tratterebbe di una disfunzione genetica (chiaramente Darwin non poteva sapere il ruolo del DNA....ma l' intuito geniale di Darwin ricondusse alcune disfunzioni del nervo vago come l' origine di parecchie disturbi, ripeto, senza conoscere la genetica!). Questa disfunzione del nervo vago si ripercuote a TUTTI i nervi cranici e, tramite il cervelletto, va ad interessare il cervello. Concludendo: l' autismo e' una malattia genetica (gia' nel 1970 Rutter dimostro' che l' autismo e' genetico senza alcun dubbio) che ha la sua sede nel nervo vago o per lo meno si manifesta dalle disfunzione di tale nervo. Il parlare e' l' aspetto piu' devastante ed esso ha la sede appunto nel nervo vago. Ne' lei ne' noi potevamo immaginare che cosa si celava dietro l' autismo: il fatto che noi e lei per vie diverse siamo arrivati alla medesima conclusione (cioe' abbiamo individuato ``sperimentale'' un metodo per aggredire l' autismo non per la sua guarigione ma per un miglioramento della vita dei nostri figli alla luce della biologia e non delle favole che si raccontano finora !) depone a favore dell' interpretazione che abbiamo qui dato. Pierluigi Fortini On Sat, 9 Oct 2010, patty lab. wrote:
Salve, convivo con l'autismo di mio figlio da (soli) 14 anni, non ho mai avuto una diagnosi condivisa dai vari neuropsichiatri (nazionali) che lo hanno visitato e inoltre ho sempre ricevuto proposte riabilitative differenti a seconda della regione o del centro di appartenenza. Mio figlio non ha parlato ma solo gridato ed emesso suoni incomprensibili fino all'età di sei anni. Nel frattempo (stanca di lasciarmi confondere dai vari risultati ottenuti dal mondo scientifico che avevo sino ad allora consultato) ho fatto a me stessa una promessa e cioè che avrei dovuto aiutare mio figlio a comunicare, a vivere più serenamente e perchè no a parlare visto che emetteva comunque dei suoni. Nella mia semplicità e ignoranza (non sono medico, nè psicologa, nè logopedista.....etc), ho iniziato (dopo aver letto e capito al meglio il manuale DSM IV ed essere giunta da sola alla diagnosi di autismo) a far ripetere a mio figlio, la parola (inizialmente gli suggerivo all'orecchio) che indicava l'oggetto della sua richiesta. Non e' stato facile fermarlo, quando si arrampicava per ottenere senza chiedere verbalmente, la cosa che desiderava ma, con la costanza e una pazienza infinita certa che insieme ci saremmo riusciti, ce l'abbiamo fatta. Successivamente (verso i sette anni) dopo le prime parole (non pronunciate inizialmente in maniera fonologicamente corretta) ho iniziato a mostrargli un'immagine alla volta e a fargli ripetere la parola corrispondente (quando non conosceva ciò che l'immagine rappresentava usavo un oggetto concreto). Ad oggi, non e' ancora in carico a nessuna equipe (non per mia scelta ma per una triste realtà locale) ma ringrazio Dio perchè dopo tanto ma tanto lavoro (che continua), ora parla, legge (non speditamente), quantifica e se pur in forma semplice si rapporta non solo con me ma anche con altre persone che conosce. Vi racconto la mia esperienza perchè vorrei evidenziare che noi mamme non abbiamo modo o tempo di chiederci se o cosa sarebbe opportuno fare, DOBBIAMO essere operative e se pur a tentativi, dobbiamo poter vivere e convivere ogni giorno con la problematica dei nostri figli ma sopratutto dobbiamo responsabilmente offrir loro una possibilità . Credo che l'esperienza diretta aiuti a capire le quotidiane esigenze e difficoltà dei nostri ragazzi e personalmente ritengo che il deficit di intenzionalità possa essere in minima parte migliorato se offriamo loro fiducia e mezzi idonei a ciascun caso. Cordialmente Patrizia Labombarda ----- Original Message ----- From: Stefano Palazzi To: [email protected] Sent: Thursday, October 07, 2010 9:58 AM Subject: [autismo-biologia] CAA e CF
Conosco e apprezzo la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) in ambito fisiatrico e neuromotorio in particolare, dove si intende compensare un deficit "periferico" sensoriale o motorio. L'approccio ora è diffuso anche per l'autismo (vedi allegato). Che possa occupare lo spazio riabilitativo della illusoria Comunicazione Facilitata (CF)? Il problema resterebbe quello del deficit di intenzionalità e coerenza cognitiva, che sono alla base della diversità autistica. Il partner comunicativo della persona con autismo potrebbe inferire significati che riflettono più l'orecchio e lo sguardo di chi ascolta affatto compiuti nel soggetto. Che ne pensa il gruppo autismo-biologia?
Stefano P.
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