Segnalo l’articolo “Mitochondrial Dysfunction in Autism, Cecilia Giulivi et al., JAMA, December 1, 2010—Vol 304, No. 21, 2389-2396” L’abstract si trova al link http://jama.ama-assn.org/content/304/21/2389.short L’Istituto Superiori di Sanità ne fa un bel riassunto al link http://www.iss.it/farm/osse/cont.php?id=2902&lang=1&tipo=9 Nel recente passato ci si era posti il quesito se ci fosse una relazione causale tra malattie mitocondriali e autismo. Per una rassegna sulle malattie mitocondriali rimando al link http://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK1224/ e, per un breve riassunto in italiano, copio uno stralcio da un articolo divulgativo del Professor Alberto Panerai, pubblicato sul bollettino dell’angsa, anno XX, 3-6 2008, 9-10. Le malattie mitocondriali traggono origine da alterazioni della vita dei mitocondri, piccoli, ma insostituibili organelli, potremmo quasi dire animaletti, contenuti nelle cellule, alle quali forniscono servizi indispensabili, dall’energia alla struttura. Le alterazioni del mitocondrio che sono alla base del suo malfunzionamento possono essere dovute ad alterazioni intervenute nel suo DNA (ricordiamo che il DNA mitocondriale è sempre di origine materna), nella sua struttura e nella sua funzione, andando a modificare la catena respiratoria o altri elementi del suo funzionamento. La frequenza di queste malattie è attualmente stimata in 1:5000 nascite. Le malattie mitocondriali possono essere sospettate (salvo poi confermare la diagnosi con accurati esami) in modo relativamente facile nell’adulto per un insieme di segni abbastanza caratteristici (nel 45% sintomi neuromuscolari e affaticamento, nel 25% alterazioni psichiatriche o cognitive, 10% disfunzioni epatiche). Al contrario, il sospetto di malattia mitocondriale è molto più difficile in età pediatrica, sia per la difficoltà di coglierne i sintomi sia per la mancanza di test univoci: una diagnosi certa può essere ottenuta solo con strumenti di diagnostica molecolare non semplice e non molto diffusa. Nelle malattie mitocondriali pediatriche è stata segnalata una sordità progressiva con alterazioni nel comportamento relazionale conseguente a alterazioni del sensorio. Erano stati segnalati alcuni casi di associazione tra le due condizioni. Uno di questi, Hannah Poling, è stato oggetto di articoli di riviste mediche http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp0802904 e di riviste di larga tiratura come il Times http://www.time.com/time/health/article/0,8599,1721109,00.html I casi segnalati riguardano, in genere, pochi casi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17890412 mentre in un articolo del 2005, citato nel lavoro, ( Oliveira G, Diogo L, Grazina M, et al. Mitochondrial dysfunction in autism spectrum disorders: a population- based study. Dev Med Child Neurol. 2005; 47(3):185-189.) è stata riscontrata una malattia mitocondriale nel 7 per cento delle persone con autismo esaminate. Gli autori dell’articolo in questione non partono dall’ipotesi di diagnosticare la malattia mitocondriale conclamata, ma di evidenziare fini disfunzioni mitocondriali in un campione di 10 bambini autistici dai 3 ai 5 anni, confrontando i parametri con quelli di altrettanti bambini a sviluppo regolare. Il loro approccio è diverso da quello tradizionale. Studiano i mitocondri sui linfociti a differenza di quanto si faceva sino ad ora, ovvero lo studio su tessuto muscolare, il chè richiedeva una manovra invasiva come la biopsia muscolare Nonostante la scarsità del campione, gli autori hanno trovato un caso di malattia mitocondriale conclamata. Only 1 child with autism in this study fulfilled the diagnostic criteria for a definite mitochondrial respiratory chain disorder (10% or 1 of 10 children). This percentage is similar to that reported by others (7.2%) despite using a different experimental design (skeletal muscle biopsies, high lactate-topyruvate ratio screening, participants aged 7-9 years with ASD4) Negli altri bambini gli autori hanno evidenziato una disfunzione mitocondriale non tale da permettere la diagnosi della malattia conclamata, ma con differenze significative rispetto al gruppo dei sani Mitochondrial-dependent oxygen consumption was impaired in peripheral blood lymphocytes from children with autism compared with control children……. The NADH oxidase activities (normalized to citrate synthase) in samples from children with autism and controls were 4.4 (95% CI, 2.8-6.0) and 12 (95% CI, 8-16), respectively (P=.001; TABLE 2). low NADH oxidase activity was the most common deficiency (8 of 10), followed by succinate oxidase (6 of 10), adenosine triphosphatase or complex V (4 of 10), and complex IV or cytochrome c oxidase (3 of 10) (Table 2). mean plasma pyruvate level was significantly higher in children with autism (0.23 mM; 95% CI, 0.15-0.31 mM) compared with controls (0.08 mM; 95% CI, 0.04-0.12 mM) (P=.02), and as a consequence, the lactate-to-pyruvate ratio was also significantly lower (6 [95% CI, 4-8] and 12 [95% CI, 8-16], respectively; P=.002). Nell’interpretare i dati gli autori sono molto prudenti The high prevalence of mitochondrial dysfunction observed in this preliminary study performed with children presenting with full syndrome autism may or may not indicate an etiological role Whether the mitochondrial dysfunction in children with autism is primary or secondary to an as-yet unknown event remains the subject of future work; however, mitochondrial dysfunction could greatly amplify and propagate brain dysfunction, such as that found in autism, given that the highest levels of mtDNA abnormalities are observed in postmitotic tissues with high energy demands (eg, brain).22 The major cause of PDHC deficiency is mutations in the X-linked gene coding for the PDHA1 subunit25; thus, a defect in this gene could play a role in the 4:1 ratio of males to females with autism. Collectively, these results suggest that cumulative damage and oxidative stress over timemay (through reduced capacity to generate functional mitochondria) influence the onset or severity of autism and its comorbid symptoms. inferences about a cause and effect association between mitochondrial dysfunction and typical autism cannot be made in a cross-sectional study. More research is needed to understand the molecular causes of the mitochondrial dysfunction and how this and other neurometabolic defects may contribute to autism or related phenotypes.43 In conclusione gli autori sono prudenti nell’ipotizzare che la disfunzione mitocondriale sia la causa dell’autismo, ma sono abbastanza certi che le conseguenze di tale disfunzione possano iniziare o amplificare le disfunzioni cerebrali tipiche dell’autismo. Lo studio è preliminare, ma pare promettente non solo sul piano conoscitivo, ma anche per fare ipotesi di sperimentazioni terapeutiche . .