Ringrazio ancora una volta Daniela MC per l'interessante contributo, che condivido. Confermo ad Armando Mazzoni e a coloro che stanno inviando messaggi su questo tema, che è in corso un vivace confronto nella comunità scientifica, in merito alla pubblicazione delle prime raccomandazioni delle linee guida. Il confronto scientifico è una importante risorsa. Infatti, è presupposto necessario per la realizzazione di un modello di assistenza integrato, esaustivo e flessibile, in grado di accogliere "tutti i colori dello spettro" di una condizione lifelong. Soluzioni semplicistiche non sono ipotizzabili in una questione tanto complessa. All'interno di questo modello, l' intervento farmacologico può essere assai importante, se utilizzato in modo mirato, consapevole, responsabile. Non come prima azione, bensì dopo avere seguito un percorso decisionale e intrapreso azioni in linea con le conoscenze scientifiche attuali. Una volta avviato, occorre un attento monitoraggio, in collaborazione con la famiglia e tutti i professionisti coinvolti, con strumenti condivisi con il team educativo. Tutti questi passaggi richiedono norme condivise. In caso contrario, il modello integrato rimarrà solamente un'idea. A tale proposito, segnalo questa interessante e molto apprezzasta sintesi proposta da Luigi Mazzone https://roma.repubblica.it/cronaca/2021/03/29/news/ricerca_e_supporto_social... un cordiale saluto Cristina Panisi Il giorno gio 1 apr 2021 alle ore 18:21 daniela <[email protected]> ha scritto:
Nel 2018 la Società europea di psichiatria infantile e dell'adolescenza (European Society of Child and Adolescent Psychiatry: ESCAP) ha identificato la necessità di un documento di guida pratica che aiutasse a migliorare la conoscenza e la pratica, in particolare per le persone in aree con servizi insufficienti. Il documento, preparato dal Gruppo di lavoro sull’autismo (Autism Spectrum Disorder, ASD) e approvato dal Consiglio ESCAP il 3 ottobre 2019, che riassume le informazioni attuali sull'autismo e si concentra sui modi di rilevare, diagnosticare e trattare questa condizione, è stato pubblicato nel 2020 nel seguente articolo
Fuentes, J., Hervás, A., Howlin, P. et al. ESCAP practice guidance for autism: a summary of evidence-based recommendations for diagnosis and treatment. Eur Child Adolesc Psychiatry (2020). https://doi.org/10.1007/s00787-020-01587-4
https://link.springer.com/article/10.1007/s00787-020-01587-4#Sec19
Il documento è molto esaustivo. Prende in considerazione l’autismo partendo dalle classificazioni diagnostiche internazionali, passando dai quadri clinici delle diverse età della vita e arrivando fino alla vecchiaia. Per quanto riguarda il trattamento descrive a lungo l’iter che deve portare ad un programma abilitativo partendo dall’analisi funzionale dei punti di forza e di debolezza di ciascun individuo.
La trattazione dei farmaci è posta soltanto alla fine del documento, non certo perché gli autori siano contrari alla terapia farmacologica: Fuentes è medico psichiatra e ha dedicato molta parte della sua attività alla terapia farmacologica delle persone con autismo, così come altri Coautori. Il motivo è il seguente: gli autori sono consapevoli del fatto che allo stato attuale delle conoscenze i farmaci hanno un ruolo del tutto marginale nel trattamento dell’autismo in quanto non esistono farmaci che incidano sui sintomi “core” dell’autismo e i farmaci che agiscono su alcuni gravi sintomi che spesso accompagnano l’autismo hanno un rapporto benefici rischi che troppo spesso è sbilanciato a favore dei rischi, soprattutto nel lungo periodo.
Dalla traduzione automatica di Google copio alcuni stralci
“Negli Stati Uniti d'America, due farmaci, Risperidone e Aripiprazolo [ 149 , 150 ], sono approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) per l'agitazione e l'irritabilità nell'autismo. È richiesto un follow-up sistematico quando si prescrive uno dei due farmaci e per il risperidone, in particolare, gli effetti collaterali metabolici devono essere attentamente monitorati. In Europa, l'Agenzia europea per i medicinali (EMEA) ha approvato l'aloperidolo [ 151] per l'aggressione persistente e grave nei bambini e negli adolescenti con autismo, quando altri trattamenti non hanno funzionato o causano effetti collaterali inaccettabili. Anche questo deve essere usato con molta cautela a causa del rischio di effetti collaterali discinetici …omissis
Sebbene le prove attuali, recentemente riviste dalla British Association for Psychopharmacology (BAP) [ 162 ], scoraggino l'uso di routine di qualsiasi trattamento farmacologico per i sintomi principali dell'autismo, documenti di orientamento come BAP e NICE [ 4 , 5 , 162] forniscono molte raccomandazioni per interventi medici che possono essere utilizzati per trattare disturbi frequenti concomitanti. Sebbene le linee guida farmacologiche standard per queste condizioni dovrebbero essere seguite (ad esempio, melatonina per problemi di sonno, anticonvulsivanti specifici per l'epilessia, bloccanti della dopamina per l'irritabilità, metilfenidato, atomoxetina e guanfacine per l'ADHD, ecc.), data l'eterogeneità biologica e genetica dell'autismo, e la relativa mancanza di studi sui farmaci specifici per l'autismo, specialmente per gli adulti, è ancora necessaria molta ricerca sui trattamenti farmacologici”
Faccio notare che gli antipsicotici vengono chiamati in causa prendendo in considerazione tre farmaci specifici (risperidone, aripiprazolo e aloperodolo), i primi due per l’agitazione e l’irritabilità, il terzo per l'aggressione persistente e grave, e la categoria generale degli antipsicotici, che viene chiamata bloccanti della dopamina, per l’irritabilità.
Si ribadisce in più occasioni che al momento attuale ( e magari questa affermazione diventasse presto obsoleta!) non esistono farmaci per l’autismo in quanto tale. Questo in contrasto con l’affermazione della nuova linea guida italiana secondo la quale i D2 bloccanti sono consigliati nei bambini e adolescenti con disturbi dello spettro autistico in quanto tale.
Molto opportunamente si ribadisce la necessità di fare ricerche specifiche sulle terapie farmacologiche nell’autismo “è ancora necessaria molta ricerca sui trattamenti farmacologici”.
La raccomandazione definitiva data dall’ISS, se non contrastata, toglie l’incentivo a fare ricerca, in quanto ammette la libera prescrizione di questi farmaci senza che vi sia la ricerca. Attualmente la prescrizione è off label ed esige l’accettazione scritta dei rischi da parte dei genitori e una maggiore attenzione all’evoluzione del caso per gli effetti collaterali molto frequenti. Daniela Mariani Cerati
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