Anirvan Ghosh conclude l’articolo “Drug discovery for autism spectrum disorder: challenges and opportunities” (NATURE REVIEWS | DRUG DISCOVERY VOLUME 12 | OCTOBER 2013 | 777 )con la seguente affermazione: “La corrente situazione non permette di individuare quali pazienti o quali sintomi bersaglio potrebbero beneficiare di un certo tipo di farmaci. Questo sottolinea ancora di più l’urgente bisogno di sviluppare biomarcatori che potrebbero servire sia per una caratterizzazione diagnostica che per la conseguente predizione della risposta a nuove terapie” Questo equivale a dire che è necessario dividere il gruppo vasto ed eterogeneo dello spettro autistico in sottogruppi omogenei dal punto di vista biologico. Il gruppo di Baron Cohen ha ipotizzato che si possa partire da due sottogruppi, ben caratterizzati biologicamente e identificabili senza bisogno di test sofisticati: maschi e femmine con diagnosi di Asperger La scelta dell’Asperger è giustificata dal fatto che nella ricerca bisogna diminuire il numero di variabili e nell’Asperger abbiamo l’autismo puro, non associato al ritardo mentale e ai disturbi del linguaggio. Nell’articolo“Serum proteomic analysis identifies sex-specific differences in lipid metabolism and inflammation profiles in adults diagnosed with Asperger syndrome” (Steeb et al. Molecular Autism 2014, 5:4 http://www.molecularautism.com/content/5/1/4) l’ipotesi ha trovato un buon supporto sperimentale. A conclusione di uno studio biochimico complesso fatto sul siero di adulti con Asperger (14 maschi e 16 femmine) confrontati con soggetti di pari età e sesso normotipici, i risultati indicano che le femmine con Asperger hanno alterazioni prevalenti nelle proteine coinvolte nel trasporto e nel metabolismo lipidico, mentre i maschi mostrano alterazioni predominanti nei marcatori dell’infiammazione. Gli autori concludono : “These results provide further evidence that the search for biomarkers or novel drug targets in AS may require stratification into male and female subgroups, and could lead to the development of novel targeted treatment approaches” E naturalmente lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici personalizzati è il fine a cui tende la ricerca in medicina. La strada è lunga e tutta in salita, ma un approccio razionale e all’altezza dei tempi ci puo’ avvicinare alla meta, anche se questa per ora pare lontana