A proposito della relazione di Ciro Ruggerini vorrei precisare che si tratta di un progetto di ricerca volto a documentare l’eventuale corrispondenza tra miglioramento o normalizzazione di alcuni parametri biologici e il miglioramento dei sintomi psichiatrici cooccorrenti con l’autismo e/o la disabilità intellettiva. Essendo un progetto di ricerca, non sappiamo al momento se questa correlazione ci sarà. Lo sapremo quando la ricerca sarà completata e i risultati pubblicati. Naturalmente un eventuale dato alterato va sempre corretto. Se troviamo un’anemia, la dobbiamo curare come faremmo per qualsiasi altro utente. Quello che è al momento ipotesi di lavoro e non certezza è il fatto di evidenziare un miglioramento dei sintomi psichiatrici e una conseguente diminuzione degli psicofarmaci in concomitanza con il miglioramento degli indici biologici. Leggeremo con grande interesse i risultati di questa importante ricerca Daniela MC Il 2022-05-18 15:31 daniela ha scritto:
Nel gennaio 2020 ho fatto alcune considerazioni sul caso di un giovane adulto con autismo il cui padre, dopo una lunga storia di gravi sintomi con andamento ciclico a cadenza mensile che si sovrapponevano all’autismo e del fallimento di numerosi psicofarmaci, non su consiglio di medici, ma di sua iniziativa e tramite un’amica che lavorava in ospedale, ha contattato un endocrinologo che ha fatto una serie di esami tra cui risultavano alterati: • Il dosaggio nel sangue di vitamina D (insufficiente) • Il rapporto omega 6/omega 3 (molto elevato)
http://www.pernoiautistici.com/wp-content/uploads/2020/01/Psicofarmaci-e-aut...
L’endocrinologo ha quindi prescritto vitamina D e omega 3 monitorando nel tempo i livelli ematici e ottenendo, consensualmente alla normalizzazione dei parametri, la scomparsa degli episodi ciclici caratterizzati da sudorazione profusa, inappetenza, agitazione e insonnia. Nel tempo il giovane è rimasto libero da questi episodi e ha sospeso gli psicofarmaci. Su mio suggerimento il caso è stato pubblicato
https://www.researchgate.net/publication/329695354_Omega-3_PUFAs_and_vitamin...
Quello che mi sono chiesta a proposito di questo caso è stato: come mai è stato il padre a chiedere la consulenza di un endocrinologo e non uno psichiatra? Perché gli psichiatri continuano a dare solo farmaci sintomatici che agiscono in superficie, spesso ottenendo l’effetto paradosso, e non sentono il bisogno di cercare fattori patogenetici sui quali agire a monte del sintomo?
Questo lo pensavo nel 2020. Ora con piacere posso constatare che ci sono psichiatri che sono entrati nell’ordine di idee di indagare se a monte dei sintomi psichiatrici che si sovrappongono ai disturbi del neurosviluppo ci sono delle alterazioni di parametri biochimici indicative di carenze alimentari, stato infiammatorio, stress ossidativo o altre disfunzioni biologiche.
Di questo ha parlato Ciro Ruggerini nel convegno di Modena del 14 maggio scorso dove ha presentato una relazione dal titolo
“Progetto di una ricerca pilota multicentrica sulla efficacia della psichiatria nutrizionista in persone con disturbi del neurosviluppo in età adulta”
L’ipotesi di lavoro è che, se si rilevano parametri alterati nei settori sopra indicati, correggendo i parametri si potrebbe ottenere consensualmente: un aumento del benessere individuale; la riduzione dei sintomi bersaglio e la riduzione o la sospensione dei farmaci psicoattivi.
Questa ricerca risponde all’auspicio fatto a conclusione dell’articolo sopra citato
“Large clinical trials with a proper study duration are needed to evaluate and/or confirm all the aforementioned hypotheses”
La ricerca presentata da Ruggerini si propone - di reclutare 30 ospiti adulti di tre Residenze ( Charitas –Modena -; Nazareno – Carpi -; Casa del Campo – Cavaso del Tomba; Treviso - ) con diagnosi di Disabilità Intellettiva e/o Disturbo dello Spettro Autistico ed età compresa tra 20 e 40 anni e 30 controlli parificati per età e genere che non assumono terapie, scelte tra gli operatori delle tre strutture - di operare la correzione delle carenze nutritive, quando presenti - di verificare se alla correzione degli indici biologici corrispondono: un aumento del benessere individuale, la riduzione dei sintomi bersaglio e la riduzione o sospensione dei farmaci psicoattivi
Dal momento che il trattamento consisterà nella correzione dei parametri alterati, si tratterà di una medicina personalizzata e non di un trattamento standard uguale per tutti. Anche questo, oltre al fatto di fare una ricerca su ciò che sta a monte del sintomo, è un bel messaggio che richiama ad una attenzione focalizzata sul singolo caso e non solo alla diagnosi categoriale che gli è stata assegnata. Daniela Mariani Cerati