Nel corso della vita delle persone con sindrome dello spettro autistico compare abbastanza spesso il sintomo aggressività. Quando questo compare bisogna fare il possibile per eliminarlo con tutti i mezzi disponibili: psico-educativi e farmacologici. Ma purtroppo, allo stato attuale delle conoscenze, vi sono casi che non rispondono a nessuna terapia, come viene riferito anche nella review della Fondazione Cochrane , commentata al link http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2023-December/005143.html Là dove la terapia allo stato attuale è impotente, si dovrebbe passare all’assistenza. Nei casi di persone con aggressività incontenibile, soprattutto se adulti, i Servizi socio-sanitari dovrebbero disporre di residenze specifiche che tutelassero il benessere dell’utente e la sicurezza della società. Quello che non dovrebbe mai accadere è che una persona che, a causa della sua patologia, ha il sintomo aggressività, finisca in una residenza denominata carcere. Non devono essere puniti per la loro patologia. Mi domando quanti ospiti dei carceri italiani vi siano finiti per carenza di residenze protette costruite e pensate per quei casi di aggressività che non rispondono alle terapie di cui oggi disponiamo. Non conosco i trattamenti riabilitativi e la qualità di vita offerta dalle Residenze di massima sicurezza (REMS), ma conosco la scarsità della loro offerta di posti, tanto che si è verificato un caso, di cui la stampa ha parlato, di un figlio che ha ucciso la madre mentre era in lista di attesa per entrare in una REMS. L’aggressività è un sintomo trasversale a molte patologie e i servizi socio-sanitari devono essere preparati ad agire tempestivamente con atteggiamento terapeutico e assistenziale per evitare che persone malate vengano punite anziché curate e assistite. Daniela Mariani Cerati