Il 2022-02-08 20:02 Margherita Ranalli ha scritto:
Buonasera..scusate la mia ignoranza ma quale può essere una forte infiammazione? Grazie
L’articolo di cui abbiamo parlato si riferisce ad un esperimento fatto su topi neonati il cui fine era dimostrare una interazione tra fattori genetici e fattori ambientali nella genesi dell’autismo. Come fattore genetico si è scelta la delezione eterozigote del gene Shank 3 in quanto questa condizione è ritenuta una delle cause monogenetiche di autismo. Sarebbe però più corretto usare il termine di condizione quasi monogenetica, in quanto anche negli umani sono state rilevate mutazioni di SHANK 3 asintomatiche, come riferito da Bourgeron, che ha esaminato cinque sorelle sintomatiche portatrici di mutazione SHANK 3 ereditata dalla madre asintomatica http://autismo33.it/pipermail/autismo-biologia/2017-November/002685.html Nel lavoro in questione sono stati prodotti topi con delezione eterozigote di SHANK 3 che non presentavano sintomi simil autistici con la sola mutazione, ma li presentavano dopo iniezione intraperitoneale in età neonatale di Lipopolisaccaridi, precisamente “Lipopolysaccharides from Escherichia coli O26:B6, Sigma-Aldrich” Il lipopolisaccaride è un componente della parete cellulare esterna dei batteri gram-negativi che, nei topi mutati, ha innescato una risposta infiammatoria con sovraespressione di Trpv4 (Transient Receptor Potential Vanilloid 4) e conseguente comparsa di sintomi simil autistici. Il lipopolisaccaride è stato iniettato anche in topi integri senza conseguenze. Gli autori ipotizzano che l’infiammazione acuta indotta da LPS potrebbe smascherare i deficit comportamentali dei topi eterozigoti per delezione di SHANK3 con un meccanismo dipendente da Trpv4 L’inibizione di Trpv4 nel Nucleus Accumbens ha fatto infatti regredire i deficit di socialità. Gli autori concludono dicendo che i loro dati non solo suggeriscono che l’attivazione del sistema immune puo’ smascherare i fenotipi comportamentali correlati con l’autismo in topi geneticamente vulnerabili, ma anche che Trpv4 potrebbe essere un target terapeutico per i deficit di socialità. Daniela Mariani Cerati