E’ stato pubblicato il 6 giugno scorso l’articolo “Liu S, Larsson H, Kuja-Halkola R, Lichtenstein P, Butwicka A, Taylor MJ. Age-related physical health of older autistic adults in Sweden: a longitudinal, retrospective, population-based cohort study. Lancet Healthy Longev. 2023 Jun 6:S2666-7568(23)00067-3. doi: 10.1016/S2666-7568(23)00067-3. Epub ahead of print. PMID: 37295448. https://www.thelancet.com/journals/lanhl/article/PIIS2666-7568(23)00067-3/fu... L’autismo è quasi sempre riferito ai bambini e, al massimo, agli adolescenti e ai giovani adulti, ma ben poco si sa dell’età matura e meno ancora dell’età anziana. Gli autori hanno utilizzato i registri nazionali dell’intera popolazione della Svezia (Total Population Register and the National Patient) e hanno preso in considerazione le coorti dei nati dal gennaio 1932 al dicembre 1967 per seguirli dall’età di 45 anni in poi fino al 31 dicembre 2013. Su 4 200 887 adulti dai 45 anni e oltre 5291 (0·1%) avevano la diagnosi di autismo ricavata dal National Patient Register. I dati si riferiscono agli anni che vanno dal 1957 al 2013 per cui non si parla di spettro autistico ma di autismo, la cui prevalenza è risultata di 1 su 1000. La forma di autismo a cui si riferisce l’articolo è verosimilmente quella che con il DSM5 si chiamerebbe disturbo dello spettro autistico di livello 2 e 3 Il punto di forza di questo studio sta nella dimensione del campione che ricopre tutta la popolazione svedese di quegli anni. I risultati hanno mostrato diverse condizioni morbose presenti negli autistici anziani in misura statisticamente superiore a quella dei coetanei non autistici. Quella che è maggiormente rappresentata è la presenza di lesioni fisiche (In autistic individuals, the highest cumulative incidence was observed for bodily injuries): al capo, alle spalle, ai polsi eccetera (for example, injuries to the head, shoulder, wrist etc.). Le lesioni derivano prevalentemente dalla autoaggressività (Intentional self-harm). La prevalenza di autoaggressione è risultata 7,08 volte maggiore rispetto a quella della popolazione generale. L’avvelenamento è un’altra condizione molto presente: 4,63 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Si tratta di avvelenamento da farmaci, da sostanze biologiche (Incluse overdose o sostanze date o prese per errore) solventi, sostanze corrosive, gas eccetera. La disregolazione glicidica ha una prevalenza 2,96 volte rispetto alla popolazione generale. Risultano inoltre maggiormente presenti: scompenso cardiaco (HR 1,89), cistite (2,03) e anemia sideropenica (3,12). Contrariamente a quanto si aspettavano gli autori, non è stata rilevata una prevalenza delle suddette condizioni diversa tra i due sessi e tra autismo con disabilità intellettiva e autismo senza disabilità intellettiva. Alcune di queste condizioni sono legate alla patologia, come l’autoaggressività, spesso presente in età giovanile, e che risulta persistere anche in età anziana. La disregolazione glicidica è verosimilmente in rapporto con l’assunzione di psicofarmaci. Per lo scompenso cardiaco mi viene da pensare che probabilmente non sono state trattate le condizioni predisponenti, come l’ipertensione arteriosa e, più in generale, i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Questi dati richiamano i professionisti della Sanità e la società tutta a prendersi maggiore cura della salute psichica e fisica delle persone con autismo e a non abbandonarle quando viene a mancare chi si prende cura di loro fino all’ultimo respiro, ovvero i genitori. Daniela Mariani Cerati